Riceviamo e pubblichiamo un commento del direttore della Fondazione Agnelli al post di Giorgio Tassinari dedicato al portale Eduscopio sviluppato dalla stessa Fondazione.

lettera

Al Professor Tassinari proprio non piace il portale Eduscopio.it della Fondazione Agnelli, che dal 2014 confronta le scuole superiori italiane per come formano all’università e come preparano al lavoro dopo il diploma, provando ad aiutare le famiglie nella scelta. E fin qui, liberissimo.

Però da un ordinario di Statistica ci si aspetta che almeno metta bene a fuoco l’oggetto delle sue bordate. Tassinari, invece, muove puntualissime critiche metodologiche e tecniche a un Eduscopio.it di sua completa invenzione. Non è difficile, infatti, scoprire che Eduscopio.it – quello reale – adotta premesse e criteri diversi da quelli che Tassinari gli attribuisce. Non si può, perciò, nemmeno discutere se le sue molte osservazioni siano valide e le critiche stimolanti, perché semplicemente nessuna di esse è pertinente. Salvo la prima, che però è falsa (in quanto dai dati risulta che i voti agli esami universitari e i crediti al primo anno di università sono correlati positivamente al 55%, contrariamente alla sua assunzione).

Evidentemente, a differenza di molti insegnanti e genitori che questa fatica l’hanno fatta, il Professor Tassinari non si è dato pena di entrare nel portale Eduscopio.it, dove avrebbe trovato una  sezione che spiega la metodologia adottata e anche un più analitico documento tecnico accessibile e scaricabile: https://eduscopio.it/res/report_eduscopio_esitiuniversitari_2016.pdf. Peccato. È chiaro che, nell’epoca post truth, la verifica dei fatti di cui si scrive è diventata del tutto pleonastica.

Andrea Gavosto, direttore della Fondazione Giovanni Agnelli

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12 Commenti

  1. Difficile per un economista direttore della Fondazione Agnelli e proveniente da quegli stessi ambienti in cui lavorano persone come Andrea Ichino (tra le persone rigraziate per aspetti legati alla metodologia di analisi nel documento tecnico) riuscire a capire che le migliori analisi statistiche possono fallire miseramente se applicate a grandezze o ipotesi mal definite.
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    L’ accusa di mancata verifica dei fatti puo’ essere tranquillamente rispedita agli estensori delle classifiche.
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    Basterebbe uscire dagli uffici di Bankitalia o della Fondazione Agnelli per scoprire due banalità:
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    1. Nella scuola italiana anno 2016 le variazioni interne nella qualità della preparazione fornita, nello stesso istituto scolastico superano di molto le differenze tra valor medi degli istituti. Come genitore sono poco interessato a valor medi sull’ istituto quando un mio figlio è in una data sezione.
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    2. La preparazione in entrata è solo una delle componenti (e non necessariamente la dominante) del successo o insuccesso universitario. Chi come me lavora da anni a studiare sul campo le problematiche reali del passaggio scuola/università non può che trovare superficiale e ingiustificato l’ assunto di base della classifica.
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    Dopo di che, spero prima o poi di trovare un economista che ammetta umilmente che il mondo reale possa essere un po’ più complesso di quanto descritto nei manuali di economia.

  2. Forse può essere utile esaminare alcuni casi concreti, che si conoscono bene, per valutare se il metodo usato funziona. Posso portare l’esperienza dei licei classici di Firenze e provincia. Negli ultimi anni sono risultati al primo posto una volta un liceo scientifico, il Giotto Ulivi, con un’unica sezione di classico nella quale era rimasta un’unica classe, l’ultima (peraltro ridotta a una decina di studenti), perché da quattro anni non si raggiungeva il numero minimo di iscritti; pertanto a quel miglior liceo classico della provincia nessuno si poté iscrivere, perché era già chiuso. L’anno seguente il più eccellente è stato uno storico liceo classico fiorentino, il Dante, oramai ridotto anche lui dopo una lunga e costante crisi al lumicino di una sola sezione, e costretto alla coabitazione con un liceo musicale per non scomparire del tutto; chi vuole usufruire di questo miglior liceo classico si iscriva subito, perché tra un po’ rischia di non poterlo più fare. Sono lungi dal pensare che il numero di iscritti sia proporzionale alla qualità della scuola, per carità; ma in queste due circostanze è evidente che la presunta eccellenza dipenda sostanzialmente dal numero minimo e residuale di studenti autoselezionatosi e selezionati nel tempo.

    • La dimostrazione che ANVUR è un ente clientelare. Innanzitutto non sono stati considerati i ricercatori improduttivi, cosa che ha certamente avvantaggiato gli atenei mediamente più scarsi. Il meccanismo di valutazione delle riviste, inoltre, ha avvantaggiato gli umanisti e penalizzato i settori bibliometrici. Gli uni giocano in casa, gli altri devono confrontarsi con Harvard…..probabilmente ora chi si è affrettato a inserire le proprie pubblicazioni , potrà finalmente constatare che i suoi sforzi di compiacere ANVUR sono stati vani. Comunque bene la risalita del sud. Purtroppo però, sempre mediamente, gli studenti scelgono spesso il nord per sfuggire alla famiglia, organizzare parties ogni sera , e non certo per studiare…..un caro saluto e auguri.

    • @aciccel: il commento sugli studenti è ingeneroso e soprattutto completamente ingiustificato. Nella sua generalizzazione fa il paio con i “bamboccioni” di Padoa-Schioppa o gli “sfigati” di Michel Martone. Ottima compagnia.

    • Caro Pastore, mediamente è cosi. Certo non tutti. L’ università di massa e tutti dottori dopo tre anni e stato un fallimento. Totale. Ripeto, certo non sono tutti cosi, ci mancherebbe, ma il bamboccione è il livello medio. La invito una sera in qualche città universitaria….Alcuni di questi , si trascinano poi fino a oltre 40 anni (40 anni !) con borse , assegni, ecc. anche dentro l’università, perchè fanno comodo a chi ne ha bisogno. Anche questi andrebbero fermati. Un caro saluto.

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