«La frase “l’Università fa schifo” da Lei utilizzata nel corso di una trasmissione televisiva suona offensiva per i docenti e il personale universitario che giorno dopo giorno svolge il proprio lavoro tra mille difficoltà. L’Università non si riforma e non si migliora con gli slogan ma ascoltando chi opera all’interno dell’istituzione e pensando al ruolo che la stessa ha svolto in una consolidata e gloriosa tradizione storica e che, con o senza il riconoscimento di chi pensa che fa schifo, continuerà a svolgere per la crescita dei giovani e del nostro Paese».

Riceviamo e volentieri pubblichiamo la lettera indirizzata dal Comitato Nazionale Universitario (da non confondere con il CUN) al Presidente del Consiglio a proposito di alcune recenti affermazioni circa la qualità degli atenei italiani, che erano state commentate anche dai dottorandi dell’ADI e dagli studenti di LINK.

 


CNU

COMITATO NAZIONALE UNIVERSITARIO

(Associazione culturale e sindacale dei docenti universitari)

Caro Presidente Renzi,

La frase “l’Università fa schifo” da Lei utilizzata nel corso di una trasmissione televisiva suona offensiva per i docenti e il personale universitario che giorno dopo giorno svolge il proprio lavoro tra mille difficoltà. L’Università non si riforma e non si migliora con gli slogan ma ascoltando chi opera all’interno dell’istituzione e pensando al ruolo che la stessa ha svolto in una consolidata e gloriosa tradizione storica e che, con o senza il riconoscimento di chi pensa che fa schifo, continuerà a svolgere per la crescita dei giovani e del nostro Paese.

Caro Presidente nel corso dei suoi ruoli di amministratore e di uomo politico si sarà sicuramente avvalso della competenza e della collaborazione di quei professori, categoria a cui appartiene anche il Ministro Giannini, ai quali ha manifestato sfiducia. Non saranno certo mancate le occasioni per riconoscere la loro conoscenza, la valenza professionale e l’onestà intellettuale. Ci domandiamo preoccupati perché, quando si parla di Università, assieme alle mele marce non si ricorda che i nostri docenti, per la maggior parte, sono apprezzati e valorizzati anche all’estero come dimostra l’indagine che pone l’università italiana all’ottavo posto nel Mondo.

IL CNU che ho il piacere di rappresentare, in più occasioni Le ha fatto pervenire idee e proposte per migliorare il sistema universitario. Quest’Associazione culturale e sindacale dei docenti universitari ha accolto con grande entusiasmo la conferenza sull’università organizzata dal PD il 26 febbraio u.s. alla quale ha partecipato, recando il suo contributo. Il CNU è pronto a collaborare in un contesto libero e aperto, senza pregiudizi. Quello che Lei ha riportato in televisione è grave anzitutto per la mancanza di rispetto nei confronti di migliaia di persone che si dedicano quotidianamente agli studi, alla formazione e alla ricerca e per l’impegno di quanti credono nelle “istituzioni di alta cultura”, come le Università e le Accademie vennero designate espressamente dai Padri Costituenti nell’articolo 33 della nostra Costituzione.

L’Università non ha più bisogno di riforme introdotte da singoli Ministri e da burocrati ministeriali. L’Università italiana ha bisogno di norme condivise che non creano disagio agli studenti e alle loro famiglie. Vogliamo ricordare che solo un terzo degli studenti iscritti si laurea in tempi regolari e che il 40% di coloro che conseguono una laurea triennale non prosegue gli studi. Negli ultimi anni assistiamo ad un significativo calo delle iscrizioni alle università e il Suo improvvisato intervento non aiuta a far comprendere questa carenza ed a porvi rapido rimedio. L’Università ha bisogno di risorse per rafforzare la ricerca, ha bisogno di giovani ai quali dovrà essere garantito un futuro stabile, ha bisogno di essere valutata con trasparenza e con congruità, ha bisogno di processi gestionali snelli e non di burocrazia, ha bisogno di modalità concorsuali che privilegiano il merito nella ricerca e nella didattica, ha bisogno di uno stato giuridico dei propri docenti moderno e che si fondi su di un’unica figura della docenza, ha bisogno di una razionalizzazione dei percorsi formativi, ha bisogno di un piano di orientamento agli studi universitari da costruire in accordo con il sistema scolastico. Il personale universitario ha pagato un prezzo assai elevato alla crisi, subendo anche il blocco degli stipendi che perdura da sei anni e contribuendo al pareggio di molti bilanci universitari. Questi sacrifici non meritano il disprezzo di chi pensa che l’Università fa schifo.

Il Paese e l’Università hanno bisogno di un congruo potenziamento del diritto allo studio e d’interventi che possano estendere ed agevolare i processi d’internazionalizzazione, incentivando la mobilità della comunità dei docenti attraverso la partecipazione ai programmi europei. Il Paese non ha bisogno di un sistema universitario parcellizzato e diviso ma di un’Università capace di fare ricerca, formazione ed innovazione per fornire un contributo essenziale allo sviluppo del Paese ed aiutarlo a superare la crisi economica.

Il CNU è consapevole che oggi siamo in una fase di emergenza universitaria. Questa emergenza mortifica alcune sedi più di altre, accentuando, per riflesso, la crisi sociale in quanto impedisce alle famiglie meno abbienti, particolarmente del Sud, di fare accedere i propri figli agli studi universitari.

Caro Presidente, Il CNU non farà mancare il proprio contributo di idee per sostenere un intervento organico, largamente condiviso, sull’Università. La nostra Associazione chiede, da tempo, che siano posti in essere alcuni interventi urgenti per evitare l’irreversibilità del danno che la mancanza di risorse e di considerazione per l’alta funzione formativa e culturale svolta ha comportato al sistema universitario nel suo insieme.

Un cordiale saluto

Il Presidente del CNU

Prof. Vincenzo Vecchio

 

25 Maggio Lettera Aperta Presidente del Consiglio dei Ministri

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