Con le disposizioni introdotte dal DM Programmazione 2013-2015 il Ministro Carrozza ha sostanzialmente stravolto (seppure con le modalità soft law dell’incentivazione) il sistema del reclutamento dei professori associati e ordinari: emanando indicazioni che potrebbero restaurare in capo alle comunità scientifiche nazionali, raggruppate nei diversi Settori Scientifici Disciplinari, un potere di decisione – e non solo di filtro preliminare – sulla copertura dei posti messi a concorso dai singoli atenei.

In un articolo su ROARS di sei mesi fa avevo scritto che la riforma Gelmini, demandando alle commissione dell’ASN – espressione degli SSD o settori concorsuali – un giudizio non comparativo, e consentendo alle sedi universitarie (SU) di mettere in gioco il posto localmente disponibile solo dopo che il candidato “interno” aveva conseguito l’abilitazione, aveva sostanzialmente marginalizzato gli SSD nelle scelte relative al reclutamento: un candidato, per quanto apprezzato o appoggiato dalla comunità nazionale, poteva facilmente conseguire l’abilitazione ma difficilmente aspirare a vincere un concorso locale se non localmente “gradito”, non tanto perché la sede avrebbe preferito il candidato interno, quanto piuttosto perché la cattedra non sarebbe mai stata messa in gioco (i.e.: il concorso locale non sarebbe mai stato bandito) se non in presenza di un candidato già idoneo gradito alla sede.

Scrivevo anche che gli SSD in questo sistema avevano perso il loro ruolo strategico, vedendosi ridotti alla scelta tra una “tattica harakiri” (limitare al minimo gli idonei nell’ASN per escludere candidati, pur localmente graditi dalle SU, sui quali non si raccolga un forte consenso nazionale) e una “tattica kamikaze” (concedere l’idoneità nazionale a tutti i candidati dotati di una sede “amica”, a maggior ragione se ritenuti non meritevoli, per indurre le SU a tirare fuori dal cassetto i posti e poi tentare la “scalata ostile” con forti candidati “esterni”).

La risposta strategica degli SSD si è invece fatta sentire in sede politica, e si è tradotta nell’art. 2 del DM Programmazione, che richiede ai regolamenti di ateneo di prevedere la presenza maggioritaria di docenti esterni nelle commissioni di selezione: commissari estratti a sorte da elenchi nazionali, così come avviene per l’ASN. In sostanza, dopo l’abilitazione nazionale il candidato dovrebbe nuovamente sottoporsi ad un giudizio (stavolta comparativo) nel quale le comunità scientifiche nazionali potranno imporsi rispetto agli interessi della sede che ha bandito il posto e che ne sosterrà gli oneri finanziari.

Va detto che la nuove disciplina del reclutamento in sede locale non si presenta, formalmente, come precettiva: trattandosi di una previsione finalizzata a dosare gli incentivi, gli atenei potrebbero teoricamente disattenderla. Tuttavia sembra difficile preconizzare una resistenza all’adozione di regolamenti coerenti con le indicazioni ministeriali: da una parte perché l’autonomia non ha sostanzialmente intaccato la cultura della subordinazione  gerarchica nei confronti del ministero; dall’altra perché pochi saranno disposti ad esporsi come “dissidenti”, tanto più che i regolamenti di alcuni atenei sono già coerenti con le indicazioni ministeriali sul punto, sicché gli altri rischierebbero concretamente di perdere la corsa all’incentivazione.

E’ legittimo, tuttavia, domandarsi da dove ci si aspetta che gli atenei trovino le risorse per assumere come associato o ordinario quel vincitore del concorso locale che non sia già stipendiato dalla stessa sede, ed è evidente che la necessità di trovare per ogni posto da bandire una copertura “vera” e integrale (soldi e non solo differenziale di punti organico a costo reale zero) rischia di frenare fortemente le politiche di reclutamento (ma dovrebbe dirsi: di promozione) delle università italiane a valle dell’ASN, ancora più di quanto non possano essere rallentate dalla necessità di riscrivere i regolamenti d’ateneo in ottempranza al DM Programmazione e poi effettuare i sorteggi.

Se il Ministro facesse sul serio, il nuovo e rivoluzionario sistema di reclutamento (che, al netto dell’ASN, ricorda quello che per alcuni mesi governò l’assunzione degli ultimi ricercatori a tempo indetermina) dovrebbe accompagnarsi ad una politica del FFO che consenta, quantomeno, di trasferire i punti organico (e la relativa copertura finanziaria reale) da un ateneo all’altro per i vincitori di concorsi banditi in sedi diverse da quella di servizio: misura, questa, a costo zero, che indubbiamente ripristinerebbe una qualche di mobilità geografica in occasione delle “promozioni” del personale docente. Ma se il Ministro facesse davvero sul serio, dovrebbe assicurare agli atenei le risorse per assumere in ruolo gli idonei non strutturati che, eventualmente, abbiano superato l’ASN e poi vinto il concorso locale, sbaragliando candidati interni e strutturati di altre sedi; potrebbe dirsi che questo restituirebbe ai “baroni” che dominano le comunità scientifiche nazionali il potere di “piazzare” nelle sedi i loro allievi, senza subire condizionamenti, e riaccentrerebbe in capo agli SSD il potere di gestione del reclutamento.

Ma al momento, in mancanza di supporto finanziario, il decreto Carrozza si limita a scatenare una guerra tra poveri: da una parte i poveri ricercatori di ruolo, che speravano che il superamento dell’ASN fosse l’ultimo scoglio prima di una promozione in sede, a costo effettivo zero (o addiritutra a costo negativo, quando titolari di supplenze retribuite); dall’altra i poveri abilitati (o abilitandi) non strutturati che vedono nella commissione locale sorteggiata l’unica speranza di trasformare un pezzo di carta in un posto di lavoro… E mentre i poveri si schierano gli uni contro gli altri il sistema mantiene la sua inquietante immobilità.

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79 Commenti

  1. Mi sembra una buona notizia per chi e’ non-strutturato o comunque non gia’ nei ruoli dell’ateneo che bandisce la posizione. Al di la’ del limite del 20% che gia’ gli atenei avevano dichiarato di voler disattendere, le (poche) posizioni bandite sarebbero stato appannaggio esclusivo degli interni.
    Detto questo condivido le preoccupazioni dell’autore sulla reale applicabilita’ della norma, che richiede una revisione delle regole dei punti organico, nonche’, naturalmente, dell’importo del finanziamento ordinario.

  2. D’altra parte un sistema che preveda l’unica vera procedura concorsuale (ossia una procedura comparativa e con posti limitati) solo nella fase del reclutamento locale (il cd. concorso nazionale è in realtà, sul piano giuridico, un esame di abilitazione) contraddice se stesso laddove non assicuri almeno un decente grado di imparzialità nella commissione locale.

    Non vedo quindi altre soluzioni, sul piano logico prima ancora che giuridico, che quella di impedire commissioni ad hoc, a favore del candidato pre-scelto. Ed in Italia, piaccia o no, l’unico sistema che ha dimostrato di potersi avvicinare a questo obiettivo è quello dell’estrazione a sorte.

    • l’estrazione a sorte ha solo introdotto “l’effetto fortuna” in un sistema già iniquo. Probabilmente gli italiani, che sono notoriamente avvezzi al rischio, hanno gradito molto. Ma per quanto mi riguarda l’estrazione a sorte di buono ha veramente molto poco..

    • Come ho gia’ detto. La soluzione finale e’ l’estrazione a sorte dei candidati. Ovviamente dopo aver scelto con un altra estrazione a sorte il bambino (orfano e straniero) che dovra’ fare l’estrazione.

  3. Concordo pienamente con Carlo Nitsch. Per esperienza ho visto che il sorteggio favorisce sì la “colonizzazione” (in base alla presenza fortuita di commissario esterno e candidato a lui vicino), ma non certamente un’affermazione della qualità. E poi, non c’è contraddizione tra questa pratica e la valutazione dei dipartimenti sulla base della produttività (e della quealità dei prodotti) dei neo-assunti (come è già stato fatto nella VQR)?

  4. Ghino: ma allora tanto varrebbe sopprimerli questi concorsi se poi il vincitore è pre-scelto, o sbaglio? così almeno appalesiamo meglio la responsabilità del dipartimento….

    Carlo: è meglio l’effetto fortuna o l’effetto è inutile iscriversi tanto il concorso è del pre-scelto e se provo ad iscrivermi poi si vendicano (quantomeno) con un giudizio sferzante?

    • Si, conviene sopprimere i concorsi e instituire un meccanismo punitivo per scoraggiare l’assunzione di persone che poi non rendono come dovrebbero.
      Tutti ci stiamo focalizzando sulla scelta del candidato migliore, ma poi chi ci garantisce che questo effettivamente faccia il suo lavoro?
      Diamo la possibilita’ alle universita’ e dipartimenti di scegliersi chi vogliono, se poi questo non rende per lui c’e’ il licenziamento in tronco e per il dipartimento il taglio dei fondi.

  5. Non c’è da stupirsi del colpo di coda degli SSD: finchè il ministro sarà un professore universitario le baronie non perderanno il loro potere. Purtroppo ai nostri prof. ordinari servono bacchettate dall’esterno, da maestrine tipo M.S.Gelmini…

    • Gli ordinari hanno poco da recriminare nei confronti di M.S. Gelmini dato che la riforma ha aumentato il loro potere (commissioni di concorso, per es.). La stessa sostituzione di ricercatori a tempo determinato con figure a tempo determinato aumenta il potere di condizionamento dei PO dentro i dipartimenti e i gruppi di ricerca.

  6. Esprimete qualsiasi critica nel metodo e nel merito dei provvedimenti ma non usate non-strutturati come schermo.

    La parola povertà non è metaforica ma reale per chi non ha uno stipendio, contributi, ferie… a tempo indeterminato.

    Se ci sarà guerra sarà tra chi non ha e chi ha.

    • oh, finalmente qualcuno nota questa differenza macroscopica.

      a stipendio, contributi, ferie aggiungerei pensione, fondi di ricerca, riconoscimento professionale, stabilità

  7. L’idea di “commissari estratti a sorte da elenchi nazionali, così come avviene per l’ASN” non sarebbe male se (1) gli elenchi nazionali fossero davvero ben fatti e (2) la responsabilizzazione delle commissioni fosse effettiva e non solo “di parere”.

  8. sono d’accordissimo con la soppressione dei concorsi: il metodo di selezione della commissione -elezione o sorteggio- non cambia assolutamente nulla. Non vince il migliore, ma il candidato più vicino alla maggioranza dei commissari sorteggiati.
    sono d’accordissimo con la valutazione ex post della persona assunta da un ateneo: se la persona assunta non fa niente, si devono tagliare i fondi del dipartimento responsabile dell’assunzione, e licenziare l’assunto che non fa niente
    fine della storia
    sono 10 anni che siamo al palo con le discussioni infinite sui concorsi e i controconcorsi: è ora di ridare un po’ di dignità alle generazioni straziate da questo schifo decennale

    • Parole sante. Non so tu chi sia, ma solo per quello che hai scritto ti farei ministro dell’IUR. Io sono un associato circondato da tre ordinarie parassite entrate con i concorsi farsa della tripla idoneità (quando l’università italiana ha raccattato veramente chiunque). Non producono nulla, pubblicano su sedi regionali (neanche nazionali), ma in Dipartimento hanno inspiegabili rendite di posizione. Con la valutazione ex post queste 3 signore sarebbero già a casa. Basta aver frequentato (o insegnato) in una università dell’UK per capire che la tua proposta è molto saggia. Più che colpire il Dipartimento punirei però solo la persona. In questo modo potremmo fare spazio a tanti (tantissimi) giovani con veri cv internazionali e profili di alto livello che stanno a spasso (o nel migliore dei casi sono sfruttati come assegnisti).

    • Che senso ha che a valutare una persona bibliometricamente attiva sia una persona bibliometricamente moribonda?

      Fate qualunque sistema ma non mettete dei moribondi nelle commissioni di valutazione.

    • Va detto che gia’ attualmente e’ prevista una quota premiale per i dipartimenti che hanno assunto personale docente che ottiene ottimi risultati.

      Cosi come e’ previsto che gli scatti stipendiali dei docenti (se mai ci saranno) siano concessi SOLO se il docente ha buone performance di ricerca e didattica.

      Poi pero’ arrivano quelli (non mancano mai) che dicono (spesso via blog) che le valutazioni sono fatte male e che loro hanno la ricetta giusta.

      Ripeto: farsi valutare si, ma da persone che siano scientificamente di livello (e questa e’ esattamente l’idea delle mediane per i commissari).

    • “Va detto che gia’ attualmente e’ prevista una quota premiale per i dipartimenti che hanno assunto personale docente che ottiene ottimi risultati.”
      Forse padova prevede questo.
      Non esistono norme nazionali che “premino di diaprtimenti”.
      L’FFO è distribuito agli Atenei nel loro complesso e nella quota premiale non entrano le politiche di reclutamento.

  9. Ma come, siamo sempre stati, e giustamente, molto critici sulla conduzioni dei concorsi attuati con modalita’ che favorivano il candidato locale ed ora riteniamo dannosa la possibilita’ di avere in maggioranza commissari esterni e nel caso di un concorso di prima fascia un commissario proveniente da un altro paese? Sono convinto che con questa modalita’ i concorsi locali esprimeranno con maggiore equita’ i livelli dei merito dei singoli.
    Sono d’accordo, siamo lontani da una soluzione ottimale, ma a volte il meglio e’ nemico del bene.

  10. rispetto ai sorteggi dei concorsi rti, c’è la novità che i commissari saranno estratti a sorte solo tra chi supera le mediane. questo potrebbe portare miglioramenti notevoli. infatti nei passati concorsi rti non vinceva il migliore o il locale ma chi era più legato con il gruppo maggioritario. nei prossimi concorsi locali ci saranno forse anche casi analoghi, ma il sistema di selezione dei commissari con le mediane non può che rendere il concorso più virtuoso.

    • “infatti nei passati concorsi rti non vinceva il migliore o il locale ma chi era più legato con il gruppo maggioritario” DIVENTERA’
      “infatti nei passati concorsi rti non vinceva il migliore o il locale ma chi era più legato con il gruppo maggioritario DI CHI SUPERA LE MEDIANE”

    • Stai parlando delle mediane che dividono i docenti di un settore concorsuale in una metà di buoni e giusti, autorizzati a disporre del mondo (accademico) a loro piacimento/giudizio, e metà di cattivi e nullafacenti, che meritano solo di essere ghettizzati? Secondo cui il 51° è degno ed il 49° è indegno?

  11. una considerazione: per favore la smettiamo di equiparare “esterno” con “precario”.

    gli esterni possono esser tante cose, ma non sono necessariamente dei precari. possono essere strutturati di altri atenei o enti, o studiosi che stanno all’estero, o persone impegnate fuori dall’accademia.

    peraltro la legge impedisce agli stessi precari di un ateneo di accedere alla quota per esterni.

    infine paragonare la condizione dei precari e degli strutturati è falso, mistificatorio e per di più indecente

    riconoscere la disparità di condizione è un elemento di partenza per qualsiasi riflessione. e questo non significa chiedere privilegi o tutele particolari per chi sta peggio, ciò che chiedono i precari è solo di potersi giocare una partita onesta, in un campo regolamentare e senza arbitri venduti.

  12. “L’FFO è distribuito agli Atenei nel loro complesso e nella quota premiale non entrano le politiche di reclutamento.” Non è esattamente così, il DM in corso di pubblicazione nella quota ricerca inserisce anche la valutazione delle politiche di reclutamento (upgrading e nuove assunzioni) già per l’FFO 2013.

    • Volevo dire questo.

      Anche perche’ poi ci sara’ una ripartizione locale tra dipartimenti piu’ virtuosi e meno virtuosi.

      Se non capisco male, la maggioranza degli intervenenti su ROARS sembra pensare che esista una specie di “transizione di fase” tra “pre-PO” (prima di diventare professore ordinario) e “post-PO” (dopo essere diventato professore ordinario).
      Ed in particolare, che una stessa persona nella fase “pre” sia “buona e brava” e nella fase post diventa “cattiva e scarsa”.

      Forse la cosa e’ un po’ piu’ complicata di cosi.

  13. A chi auspica (e spera) l’abolizione del sistema concorsuale ricordo che tutto ciò richiederebbe un (complesso) passaggio preliminare:

    A. l’abrogazione, previa revisione dell’art. 97 ult. co Cost , del principio del necessario accesso ai pubblici uffici tramite concorso aperto a tutti, ovvero

    B.la privatizzazione totale delle università statali, ridotte a fondazioni private che agiscono pienamente nelle forme del diritto privato anche in relazione al reclutamento e del tutto verosimilmente rinunciano, in virtù di tale trasformazione, a gran parte del finanziamento pubblico ( ma attenzione, ormai anche le società in mano pubblica si vedono legislativamente imposto l’obbligo di assumere nel rispetto dei principi del concorso pubblico, quindi non sarebbe propriamente facile ottenere la libertà di assunzione nelle università, a meno di non rinunciare quasi completamente ad ogni connessione con lo Stato e quindi destinare una buona parte delle università italiane alla morte).

    • Sono d’accordo con Teo che “l’abolizione del sistema concorsuale […] richiederebbe un (complesso) passaggio preliminare”.

      .

      Riguardo al punto B, pero’, la privatizzazione non richiede la rinuncia al finanziamento pubblico. Due esempi:

      .

      – la costruzione di strade e’ finanziata dal settore pubblico (governo, regioni, etc) e fornita da enti privati (che devono certo osservare molte regole e soddisfare criteri di rigore e serieta’, e sottoporsi a controlli)

      .

      – il sistema universitario nel regno unito e’ costituito formalmente da universita’ private, che ricevono il finanziamento pubblico per didattica e ricerca. Se vogliono riceverlo, devono rispettare certe regole fissate dai vari ministeri.

    • @Gianni: ragionavo sulla base del sistema giuridico italiano, senza pretese di fare affermazioni assolute: in UK non hanno una costituzione e probabilmente tutte le amministrazioni (non solo le università la cui natura è del resto discussa) gestiscono i reclutamenti in modo diverso che in Italia, ossia molto più libero; non c’è dubbio che un soggetto privato possa esercitare un pubblico servizio ed essere finanziato dal pubblico. Difficile è però, con riguardo alle attuali università statali, pensare che possano continuare ad essere finanziate come adesso una volta trasformate in fondazioni vere e proprie e comunque, se massicciamnente finanziate, dovrebbero allora sottostare al sistema concorsuale, così come imposto per legge (sulla scorta della giurisprudenza costituzionale) anche alle società in mano pubblica. Insomma, se assumi con denaro pubblico, passi per il concorso, indipendentemente dalla forma dell’ente.

    • In principio non e’ necessario che chi assume con fondi pubblica faccia concorsi per le assunzioni, per questo citavo come esempio, nell’ordinamnto italiano, le imprese che costruiscono strade, pagate con fondi pubblici. Dove pero’ se si vuole partecipare alle gare per gli appalti occorre avere certe caratteristiche (esperienza, assenza di corruzione, regoralita’ contabile, etc).

      .

      In un sistema universitario parzialmente o completamente privatizzato (quale quello che proposi anni fa, http://archivio.lavoce.info/articoli/pagina2531-351.html e
      http://noisefromamerika.org/articolo/privatizzare-luniversit ) le istituzioni che vogliono ammettere accogliere studenti finanziato con borsa di studio pubblica, o che vogliono competere per l’assegnazione di progetti di ricerca tipo PRIN e altri, devono soddisfare certi criteri (di rilevanza internazionali, di qualita’ dell’insegnamento, di qualita’ delle struttre fisiche e della governance, e cosi’ via). Non dissimile, ritengo, dalla situazioni in cui si trovano oggi la Bocconi, la LUISS, e le universita’ cattoliche, quindi senz’altro possibile nell’ordinamento vigente italiano.

  14. fate un po’ quello che volete: ma non si può venire a raccontare che con il metodo del sorteggio vincono i migliori, perché, sistematicamente, vincono i candidati più vicini alla maggioranza dei commissari sorteggiati, così come, se la commissione è eletta, vincono i candidati più vicini alla maggioranza dei commissari eletti
    Il sistema dell’ASN, a mio avviso, una volta ben rodato, dovrebbe garantire l’espulsione degli impresentabili. Viste le energie, il costo del sistema ASN e gli anni necessari a metterlo in piedi, non si possono infliggere ulteriori tempi e costi e energie da sprecare a livello locale; dunque il meccanismo di entrata, una volta ottenuta l’abilitazione, va semplificato nel maggior modo possibile.
    Riguardo l’assenza di mobilità: per forza, con gli stipendi da fame che ci sono, come fai a pagarti una nuova casa, un nuovo affitto? Molti, forse la maggior parte, cambierebbero volentieri aria: ma chi paga?
    Intanto, tre generazioni vengono cancellate: da dieci anni ormai, si è “tenuti buoni” con la promessa che, tra un po’ si sblocca questo e si sblocca quello, mentre molto costituzionalmente, i ricercatori fanno il lavoro di più ordinari pagati meno della metà di un ordinario.
    Tra 15 anni, praticamente in Italia non ci potrà essere più nessun emerito: la legge richiede, infatti, tra i requisiti, di essere professori ordinari da almeno 20 anni
    con questo enorme schifo, nessuno della mia generazione lo sarà mai

  15. Quindi le disposizioni accolgono uno dei tre punti proposti in questo post https://www.roars.it/online/universita-e-ricerca-prime-proposte-roars-per-una-discussione/

    .

    Se la mia sintesi nel commento a quest’altro post (https://www.roars.it/online/programmare-il-declino-carrozza-segue-la-scia-di-profumo-e-ne-firma-il-decreto-made-by-gelmini-giavazzi/) e’ corretta.

    .

    Le altre proposte (A, B, D) potrebbero venir attuate a costo relativamente basso, anche se la proposta D (aumento della quota di “esterni”) favorirebbe, nella guerra tra i poveri, “i poveri abilitati (o abilitandi) non strutturati”

    • “anche se la proposta D (aumento della quota di “esterni”) favorirebbe, nella guerra tra i poveri, “i poveri abilitati (o abilitandi) non strutturati”
      _______________
      Proprio per questo è bene che la quota minima di esterni venga decisa a livello centrale (MIUR). Tale quota, oltre a favorire i non strutturati, può aiutare gli strutturati che fossero disponibili a cambiar sede (magari perché non trovano spazio nella propria sede per i più vari motivi).

  16. Nel caso mio il sorteggio non è servito a niente: i sorteggiati hanno fatto vincere i candidati già decisi a tavolino due anni prima! Si sono complimentati con me in privato. Una vera pagliacciata.

  17. Io invece sono passato proprio perché il DL Gelmini del 2008 imponendo il sorteggio ha, nella mia materia, significativamente scardinato gli accordi e quindi alcune vecchie cariatidi già destinate alla promozione per meriti di…anzianità, sono state fregate e qualche giovane in più con i titoli si è infilato.
    Ciò detto quel che conta non sono le esperienze personali, ma le circostanze oggettive: c’è qualcuno pronto a negare ciò che è autoevidente, ossia cche il sorteggio (ovviamente tra professori scientificamente attivi) rende più difficili gli accordi spartitori rispetto alla elezione o, peggio, alla nomina diretta della commissione? nessun sistema è perfetto – è ovvio – ma bisogna ricercare quello che garantisca di più l’imparzialità della commissione e così il merito.

  18. concordo con teo e con chi ha scritto che “il bene non può essere nemico del meglio”. (forse sarebbe più adeguato dire “il benino” in questo caso…)

    posto che, in un’ottica di riforma complessiva, dopo un’abilitazione nazionale seria (che quindi corregga i troppi errori di questa), ogni dipartimento dovrebbe essere libero di chiamare chi ritiene opportuno, legando la scelta a una solida valutazione ex-post e assegnando incentivi positivi e negativi di conseguenza, anche io credo che il sorteggio abbia introdotto elementi positivi. molti giochi e scambi sono stati impediti (non tutti, ovvio).
    per quanto riguarda l’applicazione delle mediane ai commissari, la domanda è: quanti commissari sono stati esclusi? la risposta si ottiene confrontando le liste pre e post mediane. io l’ho fatto per il mio settore (sociologia) e vi posso dire che lo scarto è molto contenuto (intorno al 10-15% di esclusi – vado a memoria).ciò non stupisce, data la scarsa selettività delle mediane calcolate su liste poco rigorose e molto inclusive.
    bisognerebbe calcolare la quota di commissari esclusi per tutte le altre aree, sarebbe un dato comparativo interessante.

  19. a proposito “Secondo me non è vero che li rende più difficili, ma solo che li differisce: anziché prima dell’elezione, dopo il sorteggio” (fausto proietti).

    possibile, certo… ma gli accordi differiti sono per definizione esposti a incertezza e opportunismo, per cui è difficile fare accordi do ut des con una commissione futura ignota, perché estratta. come dicevo tutto è possibile, dipende molto dalle dinamiche delle comunità scientifica e dalle relazioni tra gruppi di potere. ma mi pare azzardato dire che non cambia nulla.

  20. Quali sarebbero le lungaggini scaturite da queste tipologie di concorsi? I tempi per l’elezione di commissari nazionali saranno lunghi o brevi? Ci saranno le solite defezioni e rielezioni dopo sei mesi? Ho paura che un abilitato possa consumare i suoi 4 anni ad attendere che si completi una procedura concorsuale siffatta. Ma dico io, non possiamo copiare dagli inglesi e dagli olandesi? In questo modo l’ateneo non avrebbe alcun interesse a promuovere uno poco produttivo perchè sarebbe nel tempo fortemente penalizzato. Condivido inoltre che sarebbe ora di applicare la filosofia ex post a tutti. Un ordinario che non produce nulla è un peso massimo sullo stomaco dell’ateneo; nel mio ateneo ne conosco vari che hanno una produttività pari a zero, ma continuano a fare il bello e cattivo tempo nelle riunioni consiliari, quando si discude sulla spartizione di fondi di ricerca, ecc. Simonetta sono completamente d’accordo con te.

    • Non possiamo copiare dagli Inglesi e dagli Olandesi perché noi non siamo né Inglesi né Olandesi.
      Ho sempre trovato francamente inaccettabile questo modo di fare “importazione” a spizzico – e lo dico da Europeista, consapevole e favorevole ad un ravvicinamento delle forme politiche-giuridiche dei vari Paesi.
      MA chi pensa che in UK e Olanda ci sia un riconoscimento del merito soltanto perché hanno impostato un “Materialismo Meccanicistico di Premi e Punizioni” sbaglia di molto: la deontologia professionale e la reputazione personale rimangono molto più al centro degli avvenimenti di quanto si racconti. E per fare le c.d. valutazioni “ex-post” ci vuole sempre deontologia professionale e moralità, che si crede?
      O qualcuno pensa che esista un meccanismo, una macchinetta, che può sostituire del tutto il giudizio di valore dei singoli?

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