Segnaliamo ai lettori il documento CODAU (Convegno dei Direttori generali delle Amministrazioni Universitarie) “L’Università è per il Paese, lo Stato è per l’Università?”, approvato dalla giunta CODAU a margine del XII Convegno Annuale.

Segue il testo.


 

L’Università è per il Paese. Lo Stato è per l’Università?

La Giunta del CoDAU, a margine del XII Convegno Annuale, ha approvato all’unanimità il seguente documento. Questo atto nasce con l’intento propositivo, di formalizzare le tante sollecitazioni emerse durante i lavori e raccolte dal CoDAU al fine di “fare meglio per fare di più” riprendendo e sostanziando il tema del Convegno.
È divenuta convinzione di tutti che il sistema universitario sta attraversando un periodo, ormai lungo, di difficoltà. Difficoltà non solo di tipo economico, che pure ci sono e “pesano” sempre di più.
La riforma dell’Università voluta dallo Stato italiano a fine 2010, è andata concretizzandosi proprio nella stagione dei tagli. Tant’è che diversi meccanismi, allora introdotti, dovrebbero essere corretti perché non appaiono più pienamente sostenibili.
Negli ultimi anni all’Università è venuta a mancare l’autonomia.
La crisi generale del Paese ha portato a scelte, senza ponderazione, uguali per tutto il variegato complesso genericamente definito “amministrazione pubblica”. L’Università è stata trattata allo stesso modo di altre realtà profondamente diverse per dimensione, territorialità, articolazione e soprattutto vocazione istituzionale.
Diversamente dal resto delle amministrazioni pubbliche, le Università – considerate sovente luoghi di conservazione per eccellenza – hanno accettato di intraprendere un percorso di profonda trasformazione lungo il quale si sono concretamente spinte. Sono giunte negli ultimi anni a una reale riorganizzazione nell’erogazione dell’attività didattica e nella gestione dei servizi di supporto, manifestando un effettivo e oggettivo aumento dell’efficienza del sistema.
Proviamo a ricordare solo alcuni punti in modo sintetico. Gli atenei, chiamati a fare molto di più, hanno:

  • subìto una riduzione delle risorse del 18%, le Università non Statali una riduzione del 48%;
  • cambiato profondamente la governance;
  • certificato le attività didattiche e di ricerca (AVA e SUA RD);
  • attuato la trasparenza dell’amministrazione;
  • introdotto la valutazione in tutte le attività e per tutto il personale;
  • ricevuto le risorse per un quinto sulla base dei risultati pur avendo, relativamente al personale tecnico amministrativo, la retribuzione mediaal penultimo posto fra tutti i comparti pubblici;
  • mantenuto un numero contenuto di dirigenti (ogni dirigente universitario gestisce mediamente oltre 160 unità di personale contro le 50 degli enti locali e ancor meno per i dirigenti degli altri settori pubblici).

Le Università sono una realtà estremamente complessa in cui si coniugano la Scuola, il Laboratorio, l’Amministrazione, con logiche funzionali diverse che però devono necessariamente convivere. Questa complessità interiore è chiamata a sua volta a confrontarsi con una pluralità di soggetti esterni, nazionali e internazionali (enti, imprese, istituzioni europee ecc.), ognuno con le sue regole e le sue logiche. Tutto questo complesso panorama impone, perché l’attività sia realmente efficiente ed efficace, di poter esercitare scelte flessibili che mal si collocano in un sistema burocraticamente orientato.
In particolare bisogna tener presente che:

  • l’efficienza del sistema e la capacità di produrre risultati di formazione e ricerca ha effetti diretti e indiretti sullo sviluppo economico del Paese (attività imprenditoriale, competenze in linea con il fabbisogno del mercato, attività di ricerca con effetti sulla vita reale, salute inclusa);
  • la qualità della ricerca è strettamente dipendente dalla qualità del reclutamento e dalla capacità di attrazione di risorse qualificate;
  • la mobilità degli studenti e del personale universitario, ancora troppo limitata, si scontra con sistemi di gestione nazionali e internazionali e con le barriere all’ingresso (in particolare per i soggetti extra UE);
  • gli atenei si confrontano con la competizione internazionale nella quale devono seguire approcci più equiparabili a quelli delle imprese che non ad una tradizionale PA (mobilità, fondi di ricerca, placement).

Questa tipologia di azioni e attività avvicinano l’Università più al sistema delle imprese di servizi, in una logica di produzione e competizione internazionale, che a quello della Pubblica Amministrazione generalmente intesa.
E’ quindi urgente riconoscere questi elementi al fine di semplificare, nel rispetto dei vincoli di bilancio e di spesa, la normativa del sistema universitario permettendo così agli Atenei di essere più competitivi a livello internazionale e di promuovere il sistema Paese. In questo modo si gettano le basi per rendere chiaro a tutti che l’Università non è un peso per il Paese ma una leva per superare la crisi. Così fan tutti i Paesi nel mondo, perché noi no?
Dall’analisi delle precedenti considerazioni, è possibile formulare quanto sotto riportato. Alcune possibilità di semplificazione:

  1. Interruzione dei versamenti allo stato derivanti dai risparmi sui tagli lineari alla spesa al 31.12.2014, perché tali versamenti costituiscono una forma indiretta di ulteriore riduzione del FFO.
  2. Eliminazione dei tanti limiti per tipologie di spesa per beni, servizi e opere, poiché esiste già il generale limite costituito dall’assegnazione per FFO e non si comprende il senso dei limiti sulle risorse autonomamente conseguite.
  3. Maggiore flessibilità nelle politiche di acquisto per gli atenei con i conti in ordine; valutazioni a campione hanno dimostrato che per alcune tipologie di acquisti di beni e/o servizi in adesione a convenzioni Consip, non si sono conseguiti i risparmi attesi, anzi, sono aumentati i costi. È necessario ritornare alla modalità per cui Consip forma il prezzo di riferimento al di sotto del quale gli atenei hanno facoltà di acquistare ricorrendo al mercato libero.
  4. Flessibilità nell’utilizzo degli istituti economici di contrattazione integrativa, entro il solo limite dell’ammontare complessivo del fondo dettato dalle norme.
  5. Definizione di un sistema unico di pianificazione d’Ateneo che comprenda la performance in tutte le sue articolazioni (compreso la componente strategica di didattica e ricerca), la trasparenza e l’anticorruzione.
  6. Attuazione delle norme sulla trasparenza solo rispetto alle effettive situazioni di controllo, come definite nell’ambito civilistico, escludendo tutte quelle in cui le Università hanno semplicemente una partecipazione. Definire per le Università gli ambiti soggettivi degli obblighi di cui all’art. 14 del Decreto 33/13, tenuto conto delle peculiarità del sistema universitario che prevede, per legge, la partecipazione di componenti esterni negli organi di governo.
  7. Semplificare le regole per l’accoglienza di studenti e ricercatori stranieri, riconoscendo una specifica valenza all’invito formale al soggetto straniero, sottoscritto dagli organi dell’Università.
  8. Attuazione immediata di quanto previsto per la regolazione dei rapporti tra Università con Policlinici a ex gestione diretta della Sanità, in applicazione dell’art. 6, comma 13 della Legge 240/10.

Ogni punto proposto ha alle spalle scenari di “blocco” o di difficoltà gestionale crescenti che minano il bilancio degli atenei. Le attuali regole, è ormai chiaro, non portano ne risparmi ne maggiore efficienza ma mortificano l’aspetto motivazionale, l’orgoglio del dipendente pubblico che ama il suo lavoro e che ancor di più “sente” di partecipare ad un’organizzazione dove si pensa il futuro.
Altre possibilità di semplificazione.
Ulteriori elementi di sostanziale semplificazione potrebbero essere introdotti e riconosciuti agli
atenei che rispettino particolari condizioni di sostenibilità economico-finanziaria.

Essi potrebbero essere:

  1. possibilità di incentivare il personale tecnico amministrativo con risorsederivanti da
    finanziamenti autonomamente conseguiti;
  2. eliminazione dei vincoli di utilizzo dei punti organico;
  3. possibilità di personalizzare dei “pacchetti di attrazione” per docenti e ricercatori o personale tecnico amministrativo con risorse aggiuntive di bilancio;

Le molte proposte riportate in questo documento nascono con l’intento di trovare soluzioni migliorative a problemi reali che negli ultimi anni hanno messo in difficoltà il sistema universitario. Con responsabilità vogliamo dare un contributo soprattutto nell’identificare la strada giusta per recuperare reputazione e quindi autonomia, fare meglio e contribuire alle sorti del Paese.
Oggi siamo sullo sfondo, con poco possiamo rimettere in moto l’Università. Ne siamo convinti.

 

GiuntaCODAU

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2 Commenti

  1. Se io per far formattare un testo complesso, con illustrazioni e note complicate, devo trovarmi un informativo attraverso un bando pubblico emesso dal Dipartimento (che non saprei nemmeno come formulare) anziché darlo direttamente a qualcuno, ché lo farebbe in qualche ora, di cosa stiamo parlando? Funziona tutto così.

  2. Guarda un po’, quelli del CODAU si sono svegliati e si accorgono ora che la burocrazia universitaria è diventata insopportabile.
    Fino a oggi dal CODAU arrivavano le interpretazioni più restrittive e più illogiche di norme che, palesemente, non erano nemmeno applicabili alle Università.
    Succederà qualcosa? Spero di sì, ma credo di no.

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