Può un cammello passare per la cruna di un ago?

A poche settimane dall’arrivo della grande ondata degli abilitati all’ASN, e prima di essere trascinati nell’arena delle lotte fratricide, conviene riflettere ancora un momento sul senso dell’operazione condotta dal MIUR e dell’ANVUR in attuazione della riforma Gelmini. Nello specifico, l’obiettivo di questo intervento è provare a calcolare, secondo diversi possibili scenari, il costo della messa in ruolo degli abilitati nell’ASN 2012 per cercare di comprendere se vi sia o meno una sproporzione tra gli esiti possibili dell’ASN e le risorse che saranno messe a disposizione del sistema universitario per promuovere/reclutare gli abilitati.

Necessariamente non si terrà conto del fatto che, mentre si stanno ancora attendendo i risultati dell’ASN 2012, si stanno per chiudere le candidature alla seconda tornata del nuovo sistema di reclutamento. Le due coorti di abilitati si troveranno, dunque, a breve tempo, a competere per le medesime risorse con, sulla carta, i medesimi diritti. A tale proposito, è giusto osservare che l’abilitazione costituisce un titolo sostanzialmente diverso dalle vecchie idoneità, frutto di una valutazione comparativa, e perciò dovrebbe essere del tutto naturale che una parte degli abilitati non possano prendere servizio con la nuova qualifica.

Ma, dopo aver magari atteso per anni un passaggio di carriera, aver passato le forche caudine delle mediane e aver superato l’esame delle commissioni, chi sarà disposto, tra gli abilitati 2012, ad attendere la fine delle abilitazioni 2013 perché siano distribuiti i pochi ossi disponibili sul piatto? E quanti si risolveranno a mettere tranquillamente la propria abilitazione in un cassetto perché si trattava di una “semplice” abilitazione?

Reclutamento o scorrimento?

Si è sempre parlato dell’ASN come di un sistema di “reclutamento” della docenza universitaria ma l’espressione è equivoca per almeno due motivi. In primo luogo l’ASN è a tutti gli effetti  una “semplice” preselezione del personale da reclutare: il vero reclutamento sarà, infatti, quello che compiranno gli atenei dopo aver preso atto delle risultanze dell’ASN e sulla base dei propri regolamenti interni (come prescritto dagli artt. 18 e 24 della L. 240/2010).

In secondo luogo, il termine “reclutamento” invita a pensare a una nuova leva di ricercatori e docenti universitari che entreranno in massa nell’Università. In realtà, come è largamente noto, l’ASN è stata sostanzialmente pensata per transitare una parte consistente di appartenenti al ruolo ad esaurimento di ricercatore a tempo determinato a quello di professore associato. Si risolverà, dunque,  in larga parte in una gigantesca operazione di scorrimento interno delle carriere, da ricercatore a professore associato e da professore associato a ordinario (e solo in pochissimi casi, probabilmente, da ricercatore a ordinario). Solamente una minima parte di nuovi docenti proverrà dall’esterno dell’università: solo tenendo conto di ciò, dunque, ha un senso parlare di “reclutamento”.

I dati sul numero degli aspiranti per ogni fascia di docenza e per area disciplinare è noto: ne ha parlato Giulio Marini su Roars il 31 luglio 2013 (link). C’è un totale di 58.061 domande presentate da 43.332 studiosi e ricercatori, dei quali 22.538 già strutturati (circa il 52%).  Alla luce dei dati sulla ripartizione delle domande tra I e II fascia, che danno un rapporto di circa 1 a 3, è possibile ipotizzare una distribuzione dei candidati “interni” in questi termini: 6.876 (30%) hanno fatto domanda per la I fascia, 15.662 (70%) per la II fascia. Questi dati non tengono conto, peraltro, di coloro che non provengono dai ruoli dell’Università, una componente che verrà considerata in un secondo momento.

Tre possibili scenari

Di seguito, calcoliamo il costo ipotetico dell’assunzione degli abilitati già strutturati (“interni”) ipotizzando tre diverse ipotesi di percentuali di conseguimento dell’abilitazione, e cioè:

Ipotesi A – tasso di abilitazione pari al 15% per coloro che hanno fatto domanda per la I fascia e al 25% per coloro che hanno fatto domanda per la II fascia;

Ipotesi B – tasso di abilitazione pari al 25% per coloro che hanno fatto domanda per la I fascia e al 40% per coloro che hanno fatto domanda per la II fascia;

Ipotesi C – tasso di abilitazione pari al 35% per coloro che hanno fatto domanda per la I fascia e al 55% per coloro che hanno fatto domanda per la II fascia;

Ecco i numeri di cui si parla, desunti dal totale delle domande presentate.

Tabella 1 – Stima degli abilitati “interni” per fascia

 

I fascia: II fascia:
Totale candidati:  22.538 6.876 15.662
tasso di abilitazione abilitati tasso di abilitazione abilitati
Ipotesi A 15% 1.031 25% 3.916
Ipotesi B 25% 1.719 40% 6.265
Ipotesi C 35% 2.407 55% 8.614

 

Per i non strutturati (“esterni”), per le ragioni ci cui si è detto sopra, si ipotizzano percentuali di conseguimento dell’abilitazione sensibilmente più basse rispetto a quelle prospettate per gli interni: il 5% dei candidati per la prima fascia e il 15% per la seconda fascia. In quest’ultimo caso si tiene conto di una ampia base di candidati altamente qualificati tenuti fuori dal sistema universitario in quest’ultimo decennio a causa del contingentamento delle risorse.

Tabella 2 – Stima degli abilitati “esterni” per fascia

 

I fascia: II fascia:
Totale candidati:  20.794 6.238 14.556
tasso di abilitazione abilitati tasso di abilitazione abilitati
Ipotesi unica 5% 312 15% 2.183

Quanto verrà a costare la progressione di carriera dei docenti interni e l’assunzione dei docenti esterni?

Il Punto Organico, un punto cruciale

Come è noto, per l’assunzione di personale universitario (sia ricercatore/docente che tecnico-amministrativo) è invalsa dal 2009 una “prassi”, non sancita da alcuna legge ma applicata sulla base di una mera circolare ministeriale (la cosiddetta “Circolare Masia”), secondo cui il costo delle assunzioni è legato a un indicatore detto “punto organico” (d’ora in poi PO). Per un professore di prima fascia è necessario impegnare 1 PO, per un professore di seconda fascia 0,7 PO e per un ricercatore 0,5 PO. Per i passaggi di carriera vale la differenza, quindi per far prendere servizio nella stessa sede un professore associato abilitato all’ordinariato costa 0,30 PO e un ricercatore abilitato come professore associato costa 0,20 PO.

In secondo luogo, il Dlgs 49/2012 prevede (art. 4, c. 2) che gli atenei debbano assumere 1 ricercatore a tempo indeterminato cosiddetto “di tipo b” (RTD-B) per ogni professore ordinario assunto. Il calcolo del costo di un ricercatore di questo tipo è assai complicato (e non ancora chiaro) perché deve tener conto anche dal successivo upgrade del ricercatore a professore associato: per comodità lo considereremo uguale a 0,70 PO, sebbene tale ipotesi implichi, di fatto, l’ottenimento di un’abilitazione nell’arco di tre anni.

Inoltre, è necessario tenere conto che la L. 240/2010 “Gelmini” (art. 18 c. 4) prevede che almeno il 20% delle risorse debba essere destinato a chiamate di soggetti che non siano già in servizio presso la sede universitaria interessata al reclutamento. Ciò implica che tutti gli atenei dovranno assumere un certo numero di associati e ricercatori “a prezzo pieno”, impiegando cioè, rispettivamente, 1 e 0,7 PO.

Infine, c’è un “piccolo” problema di cui molti fanno finta di non ricordarsi. A causa del blocco delle assunzioni negli anni passati una parte degli idonei negli ultimi concorsi a professore universitario banditi nel 2008, e avviati nel 2010 con commissioni sorteggiate, debbono ancora prendere servizio (Non si uccidono così anche gli idonei). Costoro, ai sensi della legge Gelmini, devono essere quantomeno equiparati agli abilitati prossimi venturi e quindi rientrano nel calcolo del costo complessivo del “reclutamento”.  Considerando che, stando alla banca dati Reclutamento del Cineca, gli idonei alla I fascia non ancora assorbiti (in generale perché in servizio in sedi che sono incorse per anni nel cosiddetto “blocco delle assunzioni”) sono ancora circa 200 e quelli idonei alla II fascia sono ancora circa 250, il loro costo, in termini di PO, è pari a circa 144: una bazzecola rispetto al costo potenziale degli abilitandi.

Tabella 3 – Idonei ai concorsi banditi nel 2008 che non hanno ancora preso servizio       

I fascia II fascia
Idonei “residui” 200 250
di cui % già strutturati (90%)* 180 225
Totale punti organico per fascia 74 70
Totale PO 144

* Si ipotizza che circa il 10% degli idonei che non hanno ancora preso servizio sia esterno ai ruoli universitari.

Il costo dell’ASN 2012

Stante queste noiose ma indispensabili premesse, è possibile calcolare il costo in termini di punti organico dell’ ASN 2012.

Tabella 4 – Costo in punti organico ASN 2012

Punti organico (PO)
Interni      
Ipotesi A Ipotesi B Ipotesi C
Scorrimenti da associato a ordinario 309 516 722
Adempimento Dlgs 49/2012: RTD b 722 1.203 1.685
scorrimenti da ricercatore a associato 783 1.253 1.723
Totale PO interni 1.814 2.972 4.130
Esterni      
Assunzione di ordinari esterni 312
Adempimento Dlgs 49/2012: RTD b 218
Assunzione di associati esterni 1.528
Totale PO esterni 2.058    
Idonei 2008  
Idonei “residui” I fascia 74
Idonei “residui” II fascia 70
Totale PO idonei 2008 144
Totale fabbisogno PO 4.016 5.174 6.332

Per gli idonei 2008 si fa riferimento al dettato normativo contenuto nell’art. 29 della Legge Gelmini che per questi ultimi, prevede l’applicabilità delle procedure ex Legge 210/98 e, pertanto, non si prevede il costo aggiuntivo in termini di PO che deriva dal vincolo ex-art. 4 c.2 Dlvo 49/2010. L’applicazione, al contrario, si configurerebbe, come un vincolo vessatorio e discriminatorio: tutti gli altri 1.400 idonei alla prima fascia nei concorsi banditi nel 2008 che hanno preso servizio tra il 2010 e il 2013 hanno potuto farlo, infatti, ad un costo pari al solo differenziale di PO relativo alla loro posizione precedente.

Le risorse in campo

Questi numeri assumono il loro pieno valore solo se confrontati con la reale disponibilità che gli atenei italiani hanno e avranno nei prossimi anni per le assunzioni di personale. Il DM 9 agosto 2013 n. 713, che ha fissato per l’anno 2013 i punti organico a disposizione di ogni sede, ha stanziato 445,5 punti organico per l’intero sistema universitario italiano. Si tratta di una cifra che deriva dall’applicazione di turn over di sistema del 20%, e che è sensibilmente inferiore (del 20%) a quella dell’anno 2012, a causa della diminuzione complessiva del personale universitario intervenuta nel quinquennio 2008-2013 e della curva di età del corpo docente: una buona parte dei docenti più anziani sono già andati in pensione negli anni scorsi.

Per calcolare il turn over per gli anni 2014 e seguenti bisogna quindi armarsi di pazienza e seguire l’altalena delle cifre tra i diversi e più recenti provvedimenti governativi. Alla data odierna, secondo la bozza della Legge di Stabilità 2013, lo scenario più plausibile (link art. su Roars) è che il turn over per i prossimi anni sia: 50% (2014), 50% (2015), 60% (2016), 80% (2017) e 100% (2018). Tali dati potrebbero naturalmente cambiare nelle prossime settimane ma qualche spostamento non modificherebbe, ahinoi, sul medio periodo l’entità delle risorse messe in campo.

C’è poi da tenere conto del Piano Straordinario Associati che, con il DM 28 dicembre 2012, ha fissato la distribuzione dei PO tra le sedi, con il fine di “transitare” i ricercatori a tempo indeterminato ad esaurimento nel ruolo di associato.  Per il 2012 sono stati previsti per l’intero sistema 749,2 PO e per il 2013 41,6. Quanti di questi sono già stati impiegati dagli atenei, ad esempio per far prendere servizio ai ricercatori risultati idonei ad un posto di professore associato nel concorsi banditi nel 2008? Una parte considerevole, ma per carità di patria vogliamo credere che siano ancora disponibili più della metà: 400 PO…

A questo punto, ipotizzando una sostanziale invarianza della base di calcolo dei PO per il prossimo triennio (2014-2016) – che saranno invece certamente in calo data la diminuzione dei pensionamenti – e tenendo conto di quanto sopra detto a proposito di turn over, si può approssimare un quadro temporale per l’assorbimento degli idonei e dei nuovi abilitati  nei prossimi anni:

Tabella 5 – Cronoprogramma assorbimento idonei ASN 2012

     
Ipotesi A Ipotesi B Ipotesi C
Totale fabbisogno PO 4.116 5.174 6.332
PO disponibili nel 2013 (turnover 20%) 445 445 445
PSA 400 400 400
Totale PO disponibili 845 845 845
Saldo 2013 -3.271 -4.329 -5.487
PO disponibili nel 2014 (turnover 50%) 1113 1113 1113
Saldo 2014 -2.158 -3.216 -4.374
PO disponibili nel 2015 (turnover 50%) 1.113 1.113 1.113
Saldo 2015 -1.045 -2.103 -3.261
PO disponibili nel 2016 (turnover 60%) 1.335 1.335 1.335
Saldo 2016 290 -768 -1.926
PO disponibili nel 2017 (turnover 80%) 1.780 1.780
Saldo 2017   1012 -146
PO disponibili nel 2018 (turnover 100%)     2.225
Saldo 2018     2.079

Queste ipotesi non tengono tuttavia conto di due altri elementi che si è volutamente esclusi dalla proiezione, e cioè che i PO in dotazione alle sedi dovrebbero servire anche:

  1. all’assunzione e allo scorrimento delle carriere del personale tecnico amministrativo (un aspetto che al Ministero continuano ad ignorare evitando di stimare il rapporto docenti/personale tecnico-amministrativo come invece richiede lo stesso Dlgs  49/2012), ponendo vincoli unicamente sul personale docente;
  2.  al reclutamento di ricercatori a tempo determinato di tipo a che, se non gravano su risorse esterne all’ateneo, devono essere imputati alla disponibilità di punti organico “ordinaria”.

Una minima incidenza di questi due fattori sul sistema sposterà almeno di un anno l’assorbimento degli abilitati nell’ASN 2012.

Considerazioni conclusive

Dunque, nonostante le ipotesi avanzate – al di là della loro apparente precisione numerica – siano stime largamente approssimative, il quadro appare sufficientemente chiaro. Considerando i tempi tecnici necessari ogni anno per avere a disposizione i punti organico, secondo questi tre scenari gli abilitati nell’ASN 2012 potranno legittimamente pensare di essere assunti (se esterni) o di prendere servizio con la qualifica superiore( se interni) entro una forbice temporale che va tra il 2016 e il 2018.

Se si tiene però conto dell’incidenza del costo di possibili assunzioni di personale tecnico-amministrativo e del possibile (auspicabile?) impiego di risorse per reclutare ricercatori, la forbice si sposta al 2017/2019.

Va poi considerato un altro elemento. L’assorbimento è stato finora considerato in termini di sistema, come se la pentola fosse unica e ogni ateneo potesse attingervi in base al numero di bocce da sfamare. In realtà, come ha dimostrato il recente decreto che ha distribuito i PO tra le sedi (link), le disparità di disponibilità di risorse tra le sedi sono in vertiginoso aumento e questo provocherà una crescita considerevole del costo di assorbimento degli abilitati 2012. Una parte di essi, una parte molto più consistente di quanto si immaginasse, se vorrà prendere servizio dovrà necessariamente cambiare sede e ciò avrà un costo maggiore di sistema. La forbice, dunque, si sposta ancora: 2018/2020.

Infine, non va dimenticato quanto si diceva all’inizio, e cioè che le due tornate di abilitazione prima o dopo si sovrapporranno (e lasciamo per ora perdere l’ipotesi di un’ASN 2014). Considerando che nel frattempo ad una buona parte degli abilitati 2012 scadrà… l’abilitazione stessa, la cui durata è quadriennale (quindi indicativamente fino al dicembre 2017), si torna dunque alla domanda iniziale.

Può un cammello passare per la cruna dell’ago?

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41 Commenti

  1. @Alfio70
    un mio collega l’ha inviata poco fa per la prima fascia, puoi ancora inviarla, credo solo che tu non possa modificare curriculum e pubblicazioni (anche se non è certo), sicuramente puoi inviarla ancora fino alle 17 e puoi ancora caricare carta di dentità e scheda di sintesi, certo ridursi all’ultimo giorno non è il massimo dell’astuzia…

    • Caro Alberto Saracco,
      nel tuo commento trovo le seguenti due frasi:

      “È ridicolo se ancora non ho notizie neppure ufficiose della mia abilitazione”

      “Commissione che ha lavorato seriamente, e ha deciso di darmi l’abilitazione da associato e negarmi quella da ordinario”

      mi domando se sia successo qualcosa durante la stesura del pezzo. Vedo una qualche contraddizione.
      in bocca al lupo

  2. @GC e Vendra
    sono pienamente d’accordo con Vendra, tra le due frasi emerge chiaramente una contraddizione “ridicola” per usare le stesse espressioni di Alberto Saracco, aggiungerei che, per chi sa di aver già conseguito l’abilitazione, è molto facile invitare gli altri a non ricandidarsi

    • Leggo solo oggi i vostri commenti al mio post su facebook, che è poi stato bloggato su iononfaccioniente e poi citato qui.

      Francamente non capisco la contraddizione.
      Io sapevo ufficiosamente di essere stato abilitato da associato e non da ordinario.

      Nell’altro pezzo analizzavo semplicemente i casi:
      1) “È ridicolo se so di essere stato abilitato […]”
      2) “È ridicolo se so di non essere stato abilitato […]”
      3) “È ridicolo se ancora non ho notizie neppure ufficiose della mia abilitazione […]”

      Qual è la contraddizione ridicola tra l’enunciare i casi possibili e il ricadere personalmente in uno dei casi citati?

  3. Il post di Ferrara sull’allocazione dei punti organico e la distribuzione territoriale delle risorse è illuminante! Con metodo, come fanno gli autori di questo articolo, dimostra che ancora una volta il merito nel Mezzogiorno non serve a niente. Questa volta però non per colpa dei baroni! L’abilitazione, se sei in organico a una università del Mezzogiorno, rimarrà carta straccia. Anche se meritavi di prenderla, anche se i tuoi sforzi “costano” di più in un ambiente privo dei mezzi di quelli che operano nelle grandi sedi del nord o in quelle piccole, nuove e ricche, anche se, ipoteticamente, potresti rientrare nella programmazione del tuo ateneo. Si fanno morire così le speranze di tanti giovani ricercatori (e non intendo la fascia) la cui colpa è quella di aver scelto il Sud. Oltre i numeri di questo articolo, che forse sono stati tenuti prudenzialmente bassi, il permanere di vincoli fratricidi tra fasce, la progressiva riduzione delle possibilità assunzionali (solo il 20% di quota garantita punti organico se non entri in quota premiale), la costante disattenzione dei media per l’Università che pare essere “giornalisticamente rilevante” solo quando si deve parlare di scandali (magari vecchi di anni), cosa può contribuire ad spazzare via le speranze delle abilitate e degli abilitati del mezzogiorno?

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