Ovvero: che ce ne facciamo di tutti gli abilitati?

Dopo quasi due anni dall’uscita dei primi risultati dell’Abilitazione Scientifica Nazionale 2012 è forse possibile raccogliere alcuni dati e provare a stimare quale sorte è toccata ai primi abilitati del nuovo sistema di reclutamento universitario. Sulla base di un campione di 28 settori concorsuali, per i quali è stata effettuata una ricerca nominativa, si è reso possibile verificare non solo il grado di assorbimento degli abilitati alla II e alla I fascia ma anche l’apertura verso gli abilitati esterni e le donne e la distribuzione territoriale delle assunzioni. I risultati non sono incoraggianti: la percentuale di abilitati che hanno preso finora servizio è assai limitata, sia per la I fascia sia per la II, sebbene quest’ultima abbia potuto godere delle disponibilità del Piano Straordinario Associati 2012-2013. Se forse è troppo presto per trarre conclusioni definitive riguardo a eventuali discriminazioni di genere, l’incapacità del sistema di aprirsi al reclutamento dall’esterno e la crescente discriminazione di alcune aree del Paese rispetto ad altre sono già pienamente evidenti.

Due anni fa, esattamente in questi giorni, alla vigilia dell’uscita delle prime liste degli abilitati, pubblicammo su Roars un articolo intitolato Il cammello e la cruna dell’ago nel quale cercavamo di stimare il risultato finale della prima Abilitazione Scientifica Nazionale (ASN 2012). Poiché la sensazione era che il numero degli abilitati sarebbe stato considerevole, ci chiedevamo se le legittime aspirazioni di quanti stavano per superare la prima tornata del nuovo sistema di reclutamento avrebbero avuto qualche possibilità di essere soddisfatte.

Ora che tutte le commissioni hanno chiuso i loro lavori (strascichi di ricorsi a parte), e che le università hanno avuto un paio di anni di tempo per investire le loro risorse in termini di organico, è possibile forse verificare se la metafora che avevamo usato era sensata, ovvero se il cammello degli abilitati stia passando per la cruna dell’ago del reclutamento effettivo. Ci chiederemo inoltre se in questa prima fase di assunzioni si stanno verificando evidenti distorsioni di genere e nella destinazione geografica dei primi abilitati assunti.

 

Le misure del cammello…

 

In quell’articolo provavamo a immaginare tre scenari di abilitazione: uno più restrittivo con un tasso di abilitazione medio del 15% dei candidati che avevano fatto domanda per la prima fascia e del 25% di coloro che l’avevano presentata per la seconda, uno intermedio con tassi rispettivamente del 25 e 40%, e infine uno più generoso con una previsione del 35 e 55% di ammissione al ruolo di ordinario e di associato.

Come si è visto in seguito, e come hanno dimostrato i lavori di Moreno Marzolla che ha tenuto aggiornate le statistiche sull’ASN 2012 , si è in realtà registrato un tasso di abilitazioni pressoché identico tra le due fasce: 43,2% per la prima e 42,7% per la seconda (tasso complessivo finale 42,8%).

Vale la pena di ricordare che questi valori medi non rendono conto delle considerevoli differenze tra settori concorsuali, che sono saltate all’occhio sin da subito e che hanno provocato più di un dubbio sui criteri adottati dalle commissioni: per fare due esempi fra tanti il settore concorsuale bibliometrico 05/I1 Genetica e microbiologia ha avuto solo il 16,55% dei candidati ordinari abilitati mentre 06/F3 Otorinolaingoiatria e Audiologia, anch’esso bibliometrico, ben il 90,32%.

 

Comunque siano andate le cose, due anni fa avevamo sottostimato ampiamente le possibilità di abilitazione dei candidati (o sovrastimato la selettività delle commissioni). Nello scenario più ottimista avevamo infatti immaginato 13.500 abilitazioni, mentre invece l’esito delle 59.149 domande di abilitazione è stato positivo per ben 25.342 candidati: il cammello si è dimostrato ben più grande di quanto avessimo immaginato.

Oltre 25 mila abilitazioni non significano tuttavia 25 mila persone che aspirano a un’assunzione o a una promozione: circa 10 mila dei quasi 60 mila candidati hanno infatti presentato due o più domande, per ruoli o settori concorsuali diversi; ad esempio almeno 1.835 candidati hanno presentato contemporaneamente una domanda per la I e la II fascia nel medesimo settore.

Va infine precisata un’altra importante distinzione, sulla quale era inciampata la nostra previsione, quella cioè tra candidati interni o strutturati nei ruoli dell’università all’epoca della domanda, e candidati che non vi appartenevano. Oltre 27 mila dei quasi 60 mila candidati all’abilitazione (45.6%) erano infatti studiosi esterni che aspiravano ad entrare nell’università, o che avevano interesse ad avere un’abilitazione universitaria per i propri fini professionali. Il loro tasso di abilitazione è risultato circa la metà di quello dei candidati interni, ma comunque superiore rispetto a ogni possibile previsione. Si tratta di un dato eclatante, al quale era stato dato risalto nell’audizione dell’ANVUR alla Camera dei Deputati nei termini di un’occasione importante di apertura che veniva offerta agli Atenei. Niente di più illusorio, come avremo modo di vedere.

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… e quelle della cruna dell’ago

 

Nell’autunno 2013 gli Atenei italiani hanno dunque cominciato a “chiamare” e a far prendere servizio agli abilitati dell’ASN 2012. A quell’epoca avevano ancora a disposizione, in tutto o in parte, le risorse derivanti dal Piano Straordinario Associati 2012–2013[1] che stanziava risorse per il passaggio dal ruolo di ricercatore a quello di associato: 791 punti organico corrispondenti all’upgrade teorico di 1.500 ricercatori interni.

Nel biennio 2013-2014 hanno poi avuto a disposizione 1.259,53 PO (445,5 PO per il 2013 e 814,03 PO per il 2014)[2] ai quali si sono aggiunti gli 819,65 PO per l’anno in corso, che sono stati ripartiti tra gli Atenei lo scorso luglio[3], a onore del vero in largo anticipo rispetto agli anni precedenti, e che sono di conseguenza ancora largamente intatti[4].

Un campione di settori concorsuali, una ricerca nominativa

 

Per provare a vedere se il cammello stia effettivamente passando per la cruna dell’ago abbiamo individuato un campione di 28 settori concorsuali (2 per ogni area CUN, il 15,2% dei 184 settori concorsuali), tra quelli le cui commissioni avevano chiuso i lavori prima del 31 dicembre 2013[5]. In questi 28 settori concorsuali gli abilitati alla I fascia sono stati 1.212 e gli abilitati alla II fascia 2.816 (rispettivamente il 15,6% e il 16,1% di tutti gli abilitati all’ASN 2012).

Per verificare quanti di costoro abbiano preso a tutt’oggi servizio, abbiamo compiuto una ricerca sul sito Organico MIUR del Cineca, verificando nominativamente quanti degli abilitati risultano in servizio con la qualifica guadagnata nell’abilitazione[6]. I risultati sono i seguenti:

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Dei vincitori dell’ASN 2012, il 30% (o poco meno) degli associati ha dunque già preso servizio, a fronte di un 7,4% degli ordinari che a tutt’oggi è stato assunto con questa qualifica. Questi due primi dati suscitano già alcune riflessioni.

Il sistema di reclutamento basato su una verifica scientifica nazionale informata a criteri condivisi ed eguali per ogni ambito universitario, alla quale segue una seconda fase di selezione affidata alle singole università, è stato creato agli inizi degli anni 2010 per rispondere ad una serie di esigenze. In primo luogo per dare all’università un nuovo sistema di reclutamento e scorrimento delle carriere che risolvesse perlomeno alcuni dei problemi messi in luce da quello precedente[7] basato sostanzialmente sul reclutamento locale. In secondo luogo, messo a termine il ruolo dei ricercatori a tempo indeterminato dalla Legge Gelmini, vi era l’esigenza di immettere nei ruoli professorali una larga parte dei ricercatori, per recuperare docenti che potessero insegnare a tempo pieno ed evitare lo stillicidio che è stato riservato al ruolo di assistente dopo il DPR 11 luglio 1980, n. 382.

Per questo secondo obiettivo, il sistema dell’abilitazione sembra stia funzionando. Il 30% di professori associati assunti in meno di due anni, passati attraverso il doppio filtro nazionale e locale, pare una percentuale incoraggiante. Considerando che il titolo di abilitazione durerà 72 mesi, un simile ritmo lascia intuire un assorbimento elevato dei ricercatori nel ruolo superiore. Ma come filtro di reclutamento di nuovo personale e come metodo per ordinare lo scorrimento delle carriere il sistema sta rivelando più di una pecca.

Anzitutto, come si è già detto, il suo funzionamento è strettamente legato alla disponibilità di risorse: il tasso di assorbimento attuale rischia così di non essere più sostenibile dal sistema. Finora è stato alimentato, infatti, soprattutto attraverso i “punti organico” del Piano Straordinario Associati 2012-2013, oramai giunto a termine. Inoltre, sebbene nei prossimi anni si prevede che il turnover nazionale dovrebbe aumentare progressivamente fino al 100%, diminuiranno significativamente i docenti in via di pensionamento. La percentuale finale di assorbimento alla quale è destinata la coorte degli abilitati alla II fascia nell’ASN 2012 dipenderà, dunque, da quante risorse potenziali verranno concesse agli Atenei: senza altri interventi straordinari dubitiamo che potrà superare il 60% di coloro che hanno ottenuto l’abilitazione alla II fascia nell’ASN 2012, ossia all’incirca un numero corrispondente a un quarto dei 23.747 ricercatori a tempo indeterminato in servizio alla fine dell’anno 2013, il cui ruolo si intendeva chiudere. Se questo fosse il risultato sarebbe assai deludente.

Secondo la regola del punto organico, poi, il ritmo dell’assunzione di nuovi associati abilitati non potrà non essere correlato negativamente all’assunzione di nuovi ordinari abilitati. Nei primi 20-22 mesi dall’uscita dei risultati dell’ASN 2012, secondo il nostro campione, i nuovi ordinari assunti sono stati appena il 7,4% del totale degli abilitati. Si tratta di un dato irrisorio ma prevedibile, considerato il sistema che ingabbia gli atenei, che sono stati costretti prima ad assumere per ogni nuovo ordinario un ricercatore a tempo determinato di tipo b[8] e ora, sulla base della legge di stabilità 2015[9] un ricercatore a tempo determinato di tipo b per ogni due ordinari. Se l’upgrade di un associato interno costerebbe da solo in termini di punti organico 0,3 PO (da 0,7 a 1), questo vincolo ha rialzato l’onere dell’assunzione di un ordinario “interno” prima a 1 PO (0,3 di upgrade + 0,7 di RTDB) ed ora a 0,65 PO[10].

Poiché finora il sistema universitario ha convogliato risorse soprattutto verso la promozione di ricercatori ad associati, è probabile che l’esigenza di immettere forze fresche e stabili dall’esterno (ricercatori di tipo b) e di riconoscere promozioni di carriera a una massa imponente di docenti che hanno avuto un’abilitazione alla prima fascia aumenterà, sebbene lentamente, il numero di prese di servizio di ordinari, a scapito di quelle degli associati.

Il cammello sta quindi entrando, solo per alcuni pezzetti, dentro la cruna dell’ago.

Sistema di reclutamento, o di scorrimento?

Una delle questioni sulle quali ci eravamo soffermati due anni fa era il dubbio se l’Abilitazione Scientifica Nazionale potesse effettivamente essere definita un sistema di reclutamento del professorato accademico, così come veniva descritta nei documenti ufficiali.

Il nostro campione è illuminante a riguardo, soprattutto tenendo conto che, come si è visto, l’aspirazione dall’esterno a entrare nei ruoli universitari è stata massiccia.

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Queste percentuali assolutamente irrisorie di prese di servizio di personale non strutturato confermano l’impressione che, almeno in questa prima tornata, l’ASN sia stata semplicemente un sistema di promozione alla qualifica superiore di personale già in ruolo. Sorge di conseguenza spontanea una domanda: valeva la pena tutto ciò, se la selezione doveva ridursi a questo? Valeva la pena in termini di investimento di risorse, macchina burocratico-amministrativa, tempo distolto a quella che dovrebbe essere la vocazione dell’Università (didattica e ricerca)?

Un aspetto non secondario va tenuto, a nostro avviso, in conto. Considerando la grande massa degli abilitati, la vera selezione degli stessi sta in realtà avendo luogo attraverso il reclutamento locale[11], secondo procedure di selezione stabilite da regolamenti d’ateneo che variano considerevolmente da sede a sede. Si è dunque fintamente passati da un sistema locale a un sistema nazionale: in realtà il reclutamento continua a essere saldamente in mano ai singoli atenei e, al loro interno, dei gruppi accademicamente più forti (non necessariamente scientificamente più solidi), sia per quanto riguarda l’individuazione degli ambiti scientifici da potenziare, sia nella scelta dell’abilitato da chiamare. E’ la commissione locale (e chi la nomina) che, di fatto, decide, nel bene e nel male. Si può forse osservare che questo non è il frutto del sistema di reclutamento adottato ma della forma mentis dell’homo universitarius: in ogni caso, a questa caratteristica genetica della specie il sistema dell’ASN non pone rimedio.

Cammello maschio o femmina?

Uno degli aspetti che ha subito attirato l’attenzione degli osservatori relativamente ai risultati dell’ASN 2012 è la questione del genere. Su queste colonne Alberto Baccini si è chiesto se nell’ASN vi sia stata discriminazione di genere (“segregazione verticale”) e, dopo aver analizzato i dati sulle candidature e sulle abilitazioni, è giunto alla confortante conclusione che non c’era “evidenza che le commissioni [avessero] in media discriminato i candidati di genere” (link). La sua analisi si chiudeva, però, con una riflessione che suonava da avvertimento:

“C’è da verificare se quando si farà sul serio, con le chiamate ed i concorsi locali, la preferenza per gli uomini riemerga in modo del tutto simile a quanto avvenuto nel corso degli anni con i concorsi locali.”

Ecco quanto ci suggerisce a riguardo il nostro campione:

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Il numero di donne assunte nei ruoli di associato e ordinario può essere meglio inquadrato se riferito alla distribuzione di genere dei settori concorsuali all’inizio delle assunzioni, e se si considera il rapporto tra candidate, abilitate e assunte:

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I risultati si prestano a considerazioni diverse. Se per un lato conforta la percentuale di donne immesse nella I fascia a tutt’oggi, quindi nelle prime fasi delle assunzioni, che è nettamente superiore alla presenza di donne nei diversi settori al momento della chiusura dell’ASN, per un altro lato colpisce che a ogni passaggio (candidatura, abilitazione, assunzione), in entrambe le fasce il tasso di femminilizzazione diminuisce. Desta poi qualche preoccupazione il fatto che su 28 settori ben 11 (il 40%), e di questi 9 in aree bibliometriche, non hanno ancora assunto neanche una donna ordinario: le prese di servizio sono state finora troppo poche per ricavarne una tendenza statisticamente significativa, ma l’avvio non appare foriero di alcunché di buono. Poco incoraggiante è anche l’incremento di donne registrato nella seconda fascia dove pure, come si è visto, le assunzioni sono procedute a un ritmo più sostenuto. Molta strada, insomma, rimane da fare.

Cammello del nord o del sud?

Ultima, ma non meno importante, anzi per certi versi decisiva, la questione della distribuzione geografica delle nuove assunzioni.

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La sperequazione territoriale è evidente. Mentre al 31 dicembre 2013 il corpo docente delle Università italiane vedeva il 57,9% dei docenti incardinati al centro-sud (27,1% al centro e 30,8% nel meridione) e il 42,1% al nord, a oggi, tra gli abilitati dell’ASN 2012 due terzi degli ordinari e oltre la metà degli associati hanno preso servizio in atenei del nord. Tale dato colpisce ancora da più se letto vicino alla distribuzione territoriale degli iscritti (oltre 1,7 milioni di studenti) nello stesso periodo: 40,7% al nord, 25,6% al centro e 33,6% al sud.

Conclusioni

1) Se non interverrà un adeguato stanziamento di risorse il sistema dell’ASN si dimostrerà un meccanismo generatore di aspettative destinate a rimanere in larga parte insoddisfatte, con pesanti ricadute in termini di demotivazione del corpo docente accademico italiano. Perché lo Stato si premura di certificare a migliaia di studiosi, in età non più giovane, che meritano uno status professionale superiore se non è in grado di assicurare loro i vantaggi che ne dovrebbero derivare? Perché non si comprende che con tale sistema si finisce semplicemente per scaricare i conflitti a livello locale, dove tendono a risolversi secondo la legge del più forte?

2) La quota irrisoria di assunzioni di esterni in prima e seconda fascia conferma il perdurare del blocco sostanziale del reclutamento di personale strutturato nell’Università italiana. I vincoli di spesa imposti agli Atenei attraverso il meccanismo dei “punti organico”, escogitato dal Ministero, si sta saldando alla politica di reclutamento decisa dal basso, cioè dai singoli Atenei, impedendo di fatto un reale ricambio, mantenendo migliaia di studiosi nel limbo del precariato ed espellendone altrettanti, se non di più, dal mondo della ricerca.

3) Assieme al meccanismo dei “punti organico”, il sistema dell’ASN sta ridisegnando gli equilibri dell’assetto universitario italiano, spostando risorse da alcune aree del Paese ad altre e (ma questo sarà dimostrabile solo a processo completato) da alcune tipologie di Ateneo ad altre, da alcune aree di ricerca ad altre. La divisione gerarchica tra research universities e teaching universities si sta realizzando sotto i nostri occhi, senza, però, essere il frutto di una strategia democraticamente discussa e aperta di politica accademica, bensì surrettiziamente, in una partita nella quale alcuni giocatori si trovano in mano, più o meno consapevolmente, le carte migliori, e altri sono costretti a giocare sempre e comunque con le carte peggiori.

4) Questi fenomeni sono destinati ad acuirsi: non bisogna infatti dimenticare che, mentre il cammello fatica ad entrare nella cruna dell’ago, c’è un nuovo cammello che si è messo in fila (ASN 2013) e un altro se ne profila all’orizzonte (ASN 2.0).

 

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[1] DM 28 dicembre 2012.

[2] I decreti assunzionali di riferimento sono: DM 9 agosto 2013, n. 713 e DM 18 dicembre 2014, n. 907.

[3] DM 21 luglio 2015, n. 503.

[4] Per completezza di ricostruzione bisogna tuttavia osservare che le abilitazioni 2012 si sono sovrapposte alle vecchie idoneità derivanti dall’ultimo concorso nazionale bandito con la vecchia normativa nel 2008, e che nell’autunno 2013 non erano ancora state completamente “smaltite”. Due anni fa avevamo stimato in 200 unità gli idonei alla I fascia che non avevano ancora preso servizio e 250 alla II fascia. Molti di questi ricercatori e docenti sono stati nel frattempo assunti (molti con il Piano Straordinario Associati) ma non sono pochi i vecchi idonei non assunti che si sono presentati all’ASN 2012 risultandone, nella grande maggioranza dei casi, abilitati.

[5] Per ognuna delle 14 aree CUN è stato scelto il primo e l’ultimo settore concorsuale della lista, a patto che l’abilitazione partisse entro l’anno 2013. In caso contrario, si è scelto il secondo settore oppure il penultimo, e così via. Nell’area 5 nessun settore concorsuale ha presentato i risultati prima del gennaio 2014.

[6] Senza dubbio il motore di ricerca CINECA non assicura la registrazione immediata di tutte le prese di servizio, tuttavia i tempi di pubblicazione sono ormai ridotti.

[7] L. 3 luglio 1998, n. 210 e successive modificazioni, cfr. articolo su Roars di Alessandro Bellavista del 21 ottobre 2012: http://www.roars.it/online/il-reclutamento-dei-professori-e-dei-ricercatori-universitari-dopo-la-legge-gelmini/.

[8] Dlgs 49/2012.

[9] Art. 1, n. 347.

[10] Da notare per inciso l’impegno elevatissimo, in termini di punti organico, dell’assunzione di un ordinario proveniente da un’altra sede o non già strutturato, che nel 2013 e 2014 implicava un investimento di ben 1,7 PO (incluso l’RTDb) ed ora “solamente” 1,35 PO.

[11] Artt. 18 e 24 della L. 240/2010.

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7 Commenti

  1. E’ interessante vedere che i numeri confermano le previsioni di 3 anni fa.
    Comunque, riguardo alle conclusioni una soluzione semplice e’ abolire i punti organico. E’ facile e non costa nulla. Un comma di un rigo. Questo risolverebbe molti problemi, dato che tante progressioni di carriera potrebbero avvenire a costo quasi zero.
    Ovviamente andrebbe fissato un tetto rigido per le spese di personale (che esiste gia’!).

  2. Io sono uno dei 17 fortunati (della Tabella 3) che sono riusciti da esterno a entrare in ruolo da associato. Francamente mi aspettavo maggiori possibilità per gli outsiders nei concorsi ex art 18 comma 4. Invece le eccezioni sono state pochissime e il tutto si è ridotto a delle promozioni con (s)cambi di ateneo, come i numeri di questo articolo hanno mostrato.
    L’aspetto positivo è che il meccanismo dei punti organico ha creato delle dinamiche di scambio tra atenei, a spese sempre e comunque dei precari, che finiscono col pagare il prezzo più alto.
    Come già detto da altri, vanno aboliti i punti organico e, soprattutto, reintrodotta la terza fascia a tempo indeterminato.

  3. Mi congratulo per il lavoro svolto. Vorrei però rimarcare (se ne fa un piccolo riferimento nel documento) che le procedure ASN sono state caratterizzate da un tasso elevatissimo di ricorsi. Strutturati con valutazioni eccellenti in altre sedi non sono stati abilitati per motivi diversi dal “merito scientifico” (basti osservare quanto accaduto in diversi settori e alle interrogazioni parlamentari, già citati più volte in questo sito). Oserei dire “solo per motivi politici”. Per settori interi è stata dichiarata l’illegittimità della procedura (e già questo è un indice di come è stata “gestita” la procedura ASN).
    Concordo con le conclusioni raggiunte, con la seguente precisazione: l’abilitazione non è un concorso e non è possibile pensare di eliminare i potenziali “concorrenti” non abilitandoli. Perchè questo è accaduto in alcuni settori: voler vincere il campionato non permettendo ad altre squadre di entrare in campo per giocare le partite (perchè prive di abilitazione). Inoltre vorrei ricordare i molti strutturati meritevoli non abilitati, che ora si trovano a “non esistere” (il ricercatore a tempo indeterminato è sparito e non ve ne se fa più menzione nemmeno nell’ultima legge di stabilità). Cosa ne facciamo di loro? Spesso la risposta è la seguente: non devono lamentarsi perchè sono a tempo indeterminato. Quale modo migliore per disincentivare uno studioso non assicurandogli una prospettiva di crescita solo perchè “ha perso un treno”…e non è nemmeno colpa sua: lui era in orario e con tutte le carte in regola per salire. Purtroppo il treno era troppo pieno, con pochi vagoni, ed era necessario fare una scelta. Purtroppo non questa non è stata basata sulle “carte in regola”.

  4. è evidente, come ha sottolineato Belardo qui sopra, che l’analisi dei numeri dell’Asn ponga alcune chiare conclusioni: ripristinare una terza fascia indeterminata; ripensare il meccanismo dei trasferimenti interni (che non possono avvenire per concorso); togliere i punti organico.

  5. Scambi di assunzioni tra interni tra università stanno impedendo agli esterni di entrare. Ma se un associato esterno continuerà a costare piu del triplo di una promozione interna non capiterà di migliorare le cose per gli outsider in futuro. A questo si aggiungono le cattive pratiche di qualche università, ad esempio non degnarsi di mandare nemmeno una mail di convocazione al concorso in cui si aveva fatto domanda, una pratica scorretta che ha la chiara intenzione di creare oblio costringendo gli applicanti a visionare ogni giorno il sito web per avere info.

    • indubbiamente. Ma pensa (casi concreti dal mio settore) ad un concorso per associato, aperto anche ad esterni, a cui si iscrivono altri associati perché si vogliono trasferire da fuori. poi vince un rtd-a perché la commissione è pietosa e ritiene anche che l’rtd-a sia bravo (oltre che dotato di abilitazione). poi l’associato che viene da fuori fa ricorso perché pensa di essere più bbbbbbravo

  6. Dati ed analisi estremamente interessanti.
    L’ interpretazione secondo me lascia intravedere la difficolta’ di adeguare modi di pensare del passato ad un sistema con abilitazione.
    .
    Condizione per fare il tassista e’ di avere la patente. Ma non tutti i patentati faranno i tassisti. Il meccanismo attuale viene un po’ troppo frettolosamente assimilato alle idoneita’ dei vecchi concorsi nell’ immaginario collettivo: sono stato dichiarato idoneo e quindi mi aspetto di poter “spendere” questa idoneita’ attraverso una chiamata.
    .
    Proviamo invece a pensarlo come un concorso fatto da scritto e orale: prima prova (lo scritto) l’ abilitazione, seconda (l’orale) la selezione locale.
    Tutti gli ammessi all’ orale hanno il diritto di avere l’ aspettazione di passare anche l’ orale ? E soprattutto ci si scandalizza se passano troppi o troppo pochi allo scritto ?
    .
    Il vero problema (a parte i meccanismi (le mediane) e le eventuali porcate nella valutazione dello “scritto” o dell’ “orale”) resta altrove.
    La crisi sostanziale non la sta generando il meccanismo in se’ quanto la mancanza di risorse pur in presenza di un bisogno strategico per il Paese di investire in formazione terziaria e di un calo costante della docenza.

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