Intervento svolto alla riunione delle Associazioni dell’area 12 il 29 maggio 2013

La fase attuale è alquanto delicata per tutto il sistema universitario. In particolare, è in pieno svolgimento la procedura delle abilitazioni scientifiche nazionali ed è giunta al termine la VQR e si attendono i risultati finali.

L’esperienza di questi mesi pone tutti di fronte a significativi problemi, che non possono essere trascurati soprattutto da chi coltiva il campo degli studi giuridici e, comunque, è interessato a non essere travolto da una burocratizzazione illiberale della comunità scientifica.

 

2. Quanto alla VQR, è noto a tutti il metodo nebuloso con cui sono stati selezionati i GEV. L’oscurità delle procedure di nomina sicuramente influenza l’affidabilità dell’intero processo. Di fatto s’è attribuito a pochissimi soggetti l’enorme potere di controllare il processo valutativo dei settori di rispettiva pertinenza. Tutto questo si è svolto senza nemmeno tenere conto degli insegnamenti delle più importanti esperienze internazionali.

La classificazione delle riviste è avvenuta con modalità oscure e con negoziazioni sotterranee, non tenendo conto, in molti casi, del parere delle società scientifiche. Il che è dimostrato dalla circostanza che diverse riviste non collocate in fascia A hanno già ottenuto risposte positive dal giudice amministrativo, il quale ha censurato la valutazione dell’Anvur.

La concentrazione del dibattito sulla classificazione delle riviste e alcuni difetti informativi hanno poi prodotto un effetto distorsivo su molti valutati. Infatti, costoro sono stati portati a sottoporre a giudizio prodotti pubblicati su riviste di fascia A, omettendone altri collocati in sedi meno prestigiose, ma forse scientificamente più significativi. Solo quando il processo di conferimento dei prodotti era quasi terminato s’è chiaramente capito che la sede di pubblicazione non avrebbe influenzato il giudizio finale.

In Italia, s’è così avviato un tentativo di classificazione delle sedi editoriali, trascurando l’esperienza straniera che dimostra come i ranking e/o i rating di riviste producono più effetti perversi rispetto a quelli benefici.

Preferibile è così la strada prescelta dal Cun di giungere alla sola definizione di una lista di riviste scientifiche e di avviare una consultazione pubblica in modo tale da giungere, attraverso un procedimento democratico, all’individuazione dei criteri che identificano il carattere scientifico delle pubblicazioni.

 

3. Quanto all’abilitazione scientifica nazionale si colgono molteplici distorsioni. Anzitutto, nonostante le ragionevoli segnalazioni delle comunità scientifiche nella direzione della fissazione di soglie in valori assoluti per l’accesso al giudizio qualitativo, l’Anvur ha prescelto il sistema della “mediana” della produttività scientifica.

Ciò ha innescato una corsa verso una produzione quantitativa. E comunque la tecnica della mediana presenta in sé notevoli incertezze, specie sotto il profilo del calcolo e della tipologia dei prodotti da considerare. Peraltro, il correlato criterio della normalizzazione per l’età accademica moltiplica le storture di tale sistema. Fino a giungere a risultati paradossali.

La fragilità del meccanismo valutativo è comprovata dal fatto che le commissioni stanno operando in modo variegato. V’è chi ha stabilito criteri preliminari di accesso al giudizio rigorosamente fondati sul superamento delle mediane; v’è, invece, chi (traendo spunto da prese di posizione dell’Anvur e del Ministero) ritiene di potere prescindere dalle mediane e utilizza soglie di accesso espresse in valori assoluti.

E’ auspicabile che prevalga sempre il giudizio qualitativo sui prodotti, a prescindere dalla classificazione dei generi letterari e coerentemente alle tradizioni dei singoli settori. In particolare, v’è stato chi ha segnalato la necessità della consapevolezza che “i parametri quantitativi devono essere derogabili con valutazioni di merito motivate”. Si tratta di vedere se questo ragionevole auspicio troverà accoglimento o ci sarà chi verrà escluso in base al solo calcolo numerico dei suoi scritti e pertanto prevarrà il cosiddetto “feticismo dei numeri”.

D’altra parte, la scarsa affidabilità scientifica dell’apparato escogitato per l’abilitazione scientifica nazionale emerge anche dalle considerazioni del Gruppo di lavoro per l’area 12 dell’Anvur che ha esplicitamente affermato l’impossibilità di costruire, prima di tutto, la base (la lista delle riviste di classe A) per il funzionamento della cosiddetta “terza mediana”: quella appunto data dal numero di articoli pubblicati nelle riviste di eccellenza. Ma, nonostante ciò, l’Anvur ha pubblicato la lista delle riviste di classe A e gli indicatori relativi alla terza mediana intensificando le incertezze e aprendo innumerevoli varchi ad un infinito contenzioso giudiziario.

 

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4 Commenti

  1. Bisogna tuttavia tenere conto che talvolta – e l’associazione di cui è componente del direttivo l’autore dell’articolo ne è un non luminoso esempio – le associazioni scientifiche hanno esse classificato le riviste “con modalità oscure e con negoziazioni sotterranee”, con risultati talvolta ridicoli, mentre la giustizia amministrativa si è poggiata talvolta sulle inattendibili valutazioni della associaizoni scientifiche per altrettanto inattendibili provvedimenti. Il collega e amico Bellavista ben conosce ciò di cui parlo

  2. L’articolo è un’analisi lucida e direi esaustiva dei limiti e delle distorsioni delle procedure dell’ASN, più volte denunciati da Roars. In ultimo: la beffa della proroga “tiramolla” per le commissioni. Dopo la denuncia dello scandalo delle riviste, del conflitto d’interessi dei Gev, le procedure andavano corrette o interrotte.

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