Per il prossimo 25 febbraio i docenti precari delle università stanno organizzando protesta collettiva che dia visibilità alla loro protesta, motivata dai bassi salari e dalla mancanza di tutele. Qualcuno sarà sorpreso nell’apprendere che tutto ciò sta per accadere negli Stati Uniti, dove nonostante la vertiginosa crescita delle tasse universitarie – e la conseguente esplosione del debito studentesco – si è assistito ad un contemporaneo degrado dei redditi e delle condizioni lavorative dei docenti. Come già riportato su Roars, il 76% dei docenti operanti nell’istruzione terziaria sono dei precari malpagati, spesso sotto la soglia di povertà.

Vi segnaliamo un articolo di Sarah Kendzior che spiega perché il problema del precariato universitario non deve essere considerato solo un problema interno all’accademia. Un articolo che tratteggia sinteticamente ed efficacemente uno dei paradossi meno noti ma più signficativi dell’higher education statunitense. Bastano un paio di numeri per apprezzare le dimensioni del problema:
  • la retribuzione media per tenere un corso è $2,700;
  • negli USA ci si aspetta che su 40.000 postdoc solo il 15%  riuscirà ad ottenere una posizione accademica permanente.

 

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11 Commenti

  1. Dovremmo farlo TUTTI il walkout anche noi strutturati.
    Io sono un professore ordinario che dopo tanti anni è finito in X classe stipendiale e devo fare lezioni ed esami tutto l’anno (fra l’altro senza collaboratori) per un misero stipendio da fame di poco più di 4000 euro netti al mese??
    Vi chiedo vi sembra sostenibile???

    • Un articolo incredibile: davvero per commentare di questi fatti bisognerebbe almeno averne sentito parlare lontanamente. “…la legge Gelmini, tra tanti effetti negativi, propone un percorso certo e in qualche modo predefinito per regolare l’accesso dei giovani: conseguimento del dottorato, posto da ricercatore per tre anni, poi se il giovane ha fatto bene, può diventare professore associato, a tempo indeterminato, il posto fisso…”. Poi ci sono anche gli asini che volano. Non ci sarebbe problema se fosse pubblicato su Novella 2000 e l’autore fosse l’ultimo tronista (con tutto il rispetto per il tronista)

    • Magari, gli autori erano entrati in coma agli inizi del 2011 e, essendosi destati solo ora, ripetono gli slogan di quattro anni fa. Un po’ come la Zona morta di King/Cronenberg, solo che in quel caso il protagonista si ritrovava dotato di una “seconda vista”. Qui, invece, sono ciechi.

    • Uffa, mi hanno dato del “vecchiotto”. Beh, effettivamente a 47 anni si è vecchiotti.

      🙁

      Chiedo scusa di essere invecchiato senza diventare PO, ma ero troppo impegnato in feste da sballo in Costa Azzurra. Noblesse oblige.

      😉

    • E’ uno scherzo?
      In fondo ad un articolo del genere immaginavo di trovare una firma di un giornalista solito noto o al più di Gennarino Fregnaccia, invece gli autori sarebbero due accademici, di cui uno dei Lincei.
      .
      Nella legge Gelmini non c’è traccia di vincoli del genere sulla promozione di PO, ma nell’art. 24 comma 6 si dice che:
      .
      “6. Nell’ambito delle risorse disponibili per la programmazione, fermo restando quanto previsto dall’articolo 18, comma 2, dalla data di entrata in vigore della presente legge e fino al 31 dicembre del sesto anno successivo, la procedura di cui al comma 5 può essere utilizzata per la chiamata nel ruolo di professore di prima e seconda fascia di professori di seconda fascia e ricercatori a tempo indeterminato in servizio nell’università medesima, che abbiano conseguito l’abilitazione scientifica di cui all’articolo 16. A tal fine le università possono utilizzare fino alla metà delle risorse equivalenti a quelle necessarie per coprire i posti disponibili di professore di ruolo. A decorrere dal settimo anno l’università può utilizzare le risorse corrispondenti fino alla metà dei posti disponibili di professore di ruolo per le chiamate di cui al comma 5.”
      .
      e cioè che fino al 2016 metà delle risorse, quindi metà dei p.o. (neanche dei posti), può essere usata per le chiamate dirette di professori (PA e PO), come previste dal comma 5, mentre per l’altra metà vale l’art. 18 (chiamate aperte agli esterni, a budget pieno, 0.7 PA e 1 PO).
      Che è cosa diversa dal dire che per ogni PO vanno fatti addirittura due RTDb. Il vincolo introdotto successivamente, quand’era ministro Profumo mi pare, parlava poi di 1 RTDb per ogni PO.
      Fra l’altro, gli art. 18 e 24 sono tuttora in vigore! Tant’è che per far tornare tutti i conti adesso bisogna risolvere sistemi di equazioni di p.o. a dodici incognite.
      .
      I due fanno anche dell’ironia su “anzianotti professoroni”, quando tutti sappiamo che dal 2008 sono, siamo, praticamente quasi tutti bloccati a parte quei 1000 e qualcosa promossi col piano straordinario a PA (solo perché costavano poco, 0.2).
      .
      Infine cose come:
      “Così la manovra renziana va a peggiorare, paradossalmente, la legge 240 del 2010 (cosi detta “Gelmini”) che aveva finalmente introdotto possibilità di percorsi di carriera trasparenti e virtuosi, omogenei al resto d’Europa.”
      “la legge Gelmini, tra tanti effetti negativi, propone un percorso certo e in qualche modo predefinito per regolare l’accesso dei giovani: conseguimento del dottorato, posto da ricercatore per tre anni, poi se 
il giovane ha fatto bene, può diventare professore associato, a tempo indeterminato, il posto fisso.”
      .
      si commentano da sé.
      Non si capisce come l’aver identificato casomai un percorso 3 anni (+2) + 3, fra precariato e posto da PA, soggetto al vincolo di abilitazione (ottenuta casomai con carrozzoni lenti e di dubbio valore) sia di per sé un processo più trasparente o virtuoso del precedente, che dava stabilità già da ricercatori e consentiva la necessaria serenità per prepararsi al ruolo docente casomai (se poi non ci fossero state onde anomale di vario tipo che hanno lasciato vivi solo i gabbiani).
      .
      “Adesso attendiamo, con ansia ma soprattutto con urgenza, che qualche successivo provvedimento ripristini lo spirito iniziale del progetto.”
      Ma, e di nuovo, nessun percorso, certo-non certo, trasparente-opaco, può servire a qualcosa se non ci sono adeguati finanziamenti per attuarlo, senza, cioè, i famosi “oneri aggiuntivi per lo Stato”.
      Questo Gennarin…, i due accademici si sono scordati di dirlo. Sarà stata l’ansia.

    • Dalla mia esperienza, in Italia i contrattisti non vengono pagati per un tot. a CFU ma per un tot. all’ora. E nelle varie università la proporzione CFU-numero di ore è diversa. Io per lo più conosco università che ti fanno fare 75 ore per 10 crediti pagate a €25/h LORDE (che è il minimo previsto dalla legge). Ma bisogna dire che non è così dovunque.

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