Sette_Tecnopole

Sobrietà e realismo sono il tratto distintivo della storia di copertina che Sette, il magazine settimanale del Corriere, ha dedicato al progetto Human Technopole, la cui cabina di regia è stata affidata (con decretazione di urgenza) all’Istituto Italiano di Tecnologia. Secondo Eliana Liotta, autrice di ben tre articoli, “l’uomo del futuro quasi immortale nascerà nei padiglioni vuoti di Expo“, il DNA sempre in tasca “ci farà vivere di più e meglio“. Il titolo del terzo articolo, cita invece Gianfelice Rocca, Presidente di Assolombarda, secondo il quale “l’asse di scienza, tecnologia, engineering, arte e manufacturing” sarebbe “in grado di generare un valore aggiunto fra i 17 e i 24 miliardi di euro“. Visioni che fanno impallidire le promesse di Berlusconi, che, più modestamente, puntava a sconfiggere il cancro in tre anni.

A fronte delle molte perplessità che circolano sull’IIT, la Liotta si limita a menzionare i malumori di chi teme che l’investimento su Human Technopole vada a scapito del resto della ricerca italiana. Precisando, a scanso di equivoci, che “la diffidenza iniziale nei confronti del progetto tirato fuori a sorpresa da Renzi appaia superata“. Difficilmente, l’ufficio stampa dell’istituto Italiano di Tecnologia sarebbe riuscito a fare di meglio. Nessun cenno alle questioni di trasparenza nella gestione degli ingenti finanziamenti pubblici e a quelle relative all’efficienza della spesa (come ha mostrato Roars, l’IIT è due volte meno efficiente del Politecnico di Bari).

IIT_PoliBA_plot_efficienza

Da parte nostra, in attesa che nei padiglioni vuoti di Expo sorga l’uomo “quasi immortale“, avanziamo una richiesta assai più facilmente esaudibile. Se proprio non se la sente di rispondere alle questioni sollevate da Gianni Barbacetto sul Fatto Quotidiano o alle domande poste da scienziati, l’Istituto Italiano di Tecnologia potrebbe almeno pubblicare i suoi bilanci, secondo quanto scritto nel suo statuto, fino ad oggi disatteso?

Barbacetto_FQ_IIT_03012016

N.B.

La rivista Wired ha dedicato un articolo  sulla questione IIT. Secondo il suo direttore

 

fernazza

Facciamo un po’ di fact checking al fact checking di una rinomata rivista che dovrebbe avere un interesse particolare al tema dell’innovazione, e vediamo se è vero che nell’articolo di Barbacetto c’è “poco di vero”.

(1) L’entità dei finanziamenti. Secondo Wired

(1) Il Fatto punta il dito sui finanziamenti, sostenendo che all’intero sistema universitario e della ricerca viene destinato meno di quanto viene concesso al solo Iit, ovvero 91 milioni di euro, ma non è così. Basta controllare sul sito dell’Istat per vedere che invece gli investimenti nel settore pubblico sono circa 10 miliardi di euro.

Ha scritto Gianni Barbacetto che “In un Paese in cui all’intera ricerca sono destinati solo 91 milioni di euro, all’IIT ne vengono dati 50 milioni di euro per l’anno 2004, e 100 milioni all’anno dal 2004 al 2015, più tutti i beni della fondazione IRI”. A meno di essere completamente a digiuno di conoscenze sul finanziamento della ricerca in Italia, e sorprende che Wired e il suo direttore lo siano, si capisce chiaramente che Barbacetto si sta riferendo al finanziamento Prin che per l’anno in corso è proprio di 91 milioni per tre anni (dunque poco più di 30 milioni/anno). I progetti Prin coprono il finanziamento di tutta la ricerca di base curiosity driven del paese e l’evoluzione temporale del finanziamento è riportata nella figura:

 

Diapositiva22

 

A novembre 2015 è uscito un nuovo bando per 91 milioni in tre anni. Dunque a voler essere pignoli la frase di Barbacetto contiene una inesattezza e andrebbe riformulata in

In un Paese in cui all’intera ricerca, per progetti curiosity driven, sono desitinati solo 91 milioni di euro, all’IIT ne vengono dati 50 milioni di euro per l’anno 2004, e 100 milioni all’anno dal 2004 al 2015, più tutti i beni della fondazione IRI

Il fact checking di Wired considera il fatto sbagliato, poiché considera l’intera spesa per università ed enti pubblici (!), che non solo comprende le voci più disparate, ma include anche tutte le spese relative alla didattica, per una ammontare nel 2013 di un po’ meno di 9 miliardi di euro (e non 10 come scrive Wired).

(2) Come sono spesi i soldi. Wired prosegue riportando il virgolettato dell’ufficio stampa dell’IIT:

Abbiamo contattato l’Iit di Genova per cercare di comprendere quanto le accuse siano fondate, questa la risposta ufficiale: “i 430 milioni furono risparmiati i primi anni, quando si stava costruendo l’infrastruttura. Quei soldi vengono dalla fase di startup, quando si stavano realizzando i laboratori e i poli in Italia. È fuorviante dire che l’Iit non sappia come spendere i soldi, piuttosto si è trattata di una oculata gestione di denaro pubblico che è tornato allo Stato”.

Dunque il risultato è il seguente: l’intera comunità scientifica italiana ha subito l’azzeramento per due anni dei progetti di ricerca di ricerca Prin, l’università ha perso il 20% dei docenti, gli atenei e gli enti di ricerca hanno avuto un taglio di circa il 20% al loro finanziamento ordinario, il reclutamento è diminuito del 90%, e l’IIT ha accantonato 430 milioni in conti bancari.

Dati_universita_ricerca

E si trattarebbe anche di gestione oculata! Ne avrà sicuramente giovato la ricerca del paese, e i giovani che non hanno prospettive ingrossando le file del più grande esodo di persone con istruzione superiore mai avvenuto. Davvero? 

Forse Wired avrebbe potuto continuare nell’accurato fact checking e chiedere a IIT cosa significa che i 430 milioni “sono tornati allo stato”. Quei 430 milioni sono iscritti nel bilancio dell’IIT e nella disponibilità dell’IIT; in che senso sarebbero tornati allo stato?

(3) I bilanci di IIT. Wired riporta ancora la versione dell’ufficio stampa dell’ IIT

la Ragioneria generale dello stato riceve i bilanci previsionali e consuntivi e i dettagli dei movimenti di incasso e pagamenti. I bilanci sono disponibili sull’homepage del sito.

Il link che si apre facendo clic su “i bilanci sono disponibili” è

http://images.wired.it/wp-content/uploads/2016/01/1452165032_Sintesi-2013-2014-Iit-Genova.pdf

Come si può vedere, esso rimanda al sito di Wired. Però il documento è effettivamente reperibile nella versione inglese dell’homepage del sito di IIT:

Homepage_IIT

Curiosamente, invece di essere in una cartella specifica dedicata a financial highlights e dati di bilancio da rendere pubblici (come da statuto), il documento è depositato nella cartella dell’albo fornitori:

https://www.iit.it/en/albo-fornitori/doc_download/17-financial-highlights.html

Il documento pdf  contiene dei Financial Highlights relativi agli anni 2013-2014. Dalle proprietà del file risulta che la data di creazione è il 22.12.2015, posteriore all’articolo di Roars che aveva segnalato la mancata pubblicazione dei bilanci.

Data_Financial_Highlights_IIT_rev2

Si tratta di tre scarne paginette che contengono qualche dato del conto economico di IIT, ma nessun dato sul patrimonio di IIT. Wired ha forse scambiato quelle tre paginette per il bilancio? Noi aspettiamo fiduciosi che IIT pubblichi sul sito i bilanci preventivi e consuntivi per tutti gli anni di attività. E ci chiediamo anche: ma le norme di amministrazione trasparente che le università e gli enti pubblici di ricerca sono tenuti a rispettare, non si applicano ad IIT?

Morale: la forza dell’IIT è il suo ufficio stampa. La debolezza dell’IIT sono i fatti, a partire dal 3% di finanziamento da parte dell’industria per un ente che avrebbe dovuto fare da ponte tra ricerca di base e ricerca applicata (e per questo è vigilato da Ministero dell’Economia e non dal Ministero dell’Università e della Ricerca come gli altri enti di ricerca).

In realtà il “fact checking” di Wired non solo non mostra che qualcosa sia sbagliato nell’articolo di Barbacetto o in quello pubblicato su Roars, ma fa sorgere un dubbio su Wired stessa: come si fa a smontare un’inchiesta su un ente attraverso le dichiarazioni dell’ufficio stampa dell’ente stesso? Questo non è solo sconcertante è deprimente.

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17 Commenti

  1. Quando si cita Gianfelice Rocca, oltre a indicarlo come presidente di Assolombarda, sarebbe utile, per far capire meglio ai lettori di chi si sta parlando, aggiungere che, è anche presidente del gruppo industriale Techint, dell’Istituto Clinico Humanitas (fonte wikipedia), e ottavo uomo piu’ ricco d’ Italia e 474-mo al mondo nella classifica Forbes, fino al 2012 vicepresidente di Confindustria con delega all’ education , e presenza italiana in recenti incontri del gruppo bilderberg (giusto per ricordare che si tratta di persona con possibilità di influenza non da tutti) e, last but not least, e’ anche membro onorario del Consiglio dell’ IIT (come da informazione su sito IIT).

    • Scrive infatti Barbacetto nell’articolo del FQ sopra riportato: “[…] La regia dell’operazione è affidata a Roberto Cingolani, eterno direttore di IIT […]. Coinvolto anche Gianfelice Rocca, presidente di Assolombarda e fondatore dell’Istituto Clinico Humanitas […]”.

      Quando ci si chiede perché per libertà di informazione il nostro paese sia messo così male rispetto a quasi tutto il resto dell’occidente, la risposta vien da sé. Quella di Sette non è un’inchiesta, e neppure un articolo di cronaca. È puro advertising, camuffato da giornalismo, dove a dare pareri sulla qualità e serietà dell’operazione IIT-postExpo è uno di coloro che quell’operazione ha contribuito a fondare. Siamo alle solite: annunci roboanti di scoperte fenomenali, o in corso ma più spesso futuribili – mai seguiti da alcun fact check o parere di scienziati terzi e esperti nei temi trattati – ma semplicemente ripresi e rilanciati da una stampa superficiale, scientificamente priva di qualsiasi capacità di comprensione (quindi capace di bersi qualsiasi cosa) e inginocchiata. Che pena come in Italia la divulgazione scientifica si riduca a questo giornalismo d’accatto.

  2. E dopo Report, un altro baluardo della “informazione libera” nazionale ha espresso le sue simpatie per IIT. Onore a Wired, che nel giro di un anno ha parlato prima di brutto pasticciaccio di IIT, in merito alla proposta di far diventare l’istituto il depositario di tutti i brevetti della ricerca nazionale, ed ora parla con tutt’altro tono. W la coerenza!

  3. Nella valanga di soldi con cui finanziano l’Iit (che poi come abbiamo capito non e’ neppure capace di spenderli) ci sono anche quelli che stanno sottraendo ai nostri stipendi con il mancato riconoscimento giuridico del periodo di blocco degli scatti. Questo e’ il gioco a cui sta giocando il governo sulla nostra pelle.

    Quando ci sveglieremo e cominceremo seriamente a fare qualcosa? il quadriennio 2011-14 viene valutato per la VQR, ma sparisce completamente dalla carriera, con effetti a vita su stipendi, contributi e pensioni.

    Una risposta tiepida o assente adesso significhera’ diritti persi per sempre.

    Aderiamo in massa all’astensione dalla VQR!

  4. Cmq l’ITT è una copia del MIT anche nel nome. Sono quegli enti che hanno varie funzioni: 1) appunto immagine; 2) collocamento e clientelismo-abbiamo troppe intelligenze- mancano i muratori e le attività manuali in genere;3)produrre brevetti anche se non andranno mai in produzione e se ci andranno venderanno tre pezzi costati 20 milioni l’uno; 4) far circolare denari e spendere il surplus ; 5) far arrabbiare gli altri.

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