Nei tre lunghi anni del mio dottorato di ricerca senza borsa, mi sono scoperta insegnante, ghost writer, archivista, babysitter, dogsitter, commessa e segretaria. Ormai, solo chi non conosce l’ansia da fine mese può concedersi il lusso di stare in biblioteca per fare ricerca. Questo non è che un esito avvilente delle politiche spietate di tagli. Ma c’è di più. Il diffondersi di quella convinzione neoliberista che guarda con disprezzo alle discipline umanistiche, inutili e controproducenti. Ma la resistenza alle macerie del presente abita proprio nello studio e nei sogni di chi, nonostante tutto, continua a pensare di poter cambiare il mondo.

Marx è il motivo per cui ho iniziato a studiare filosofia. “Marx” è anche la destinazione del 342, l’autobus che ogni mattina alle sei per tre lunghi anni, la durata del mio dottorato di ricerca senza borsa, mi ha accompagnato al lavoro. In questi anni mi sono scoperta insegnante, ghost writer, archivista, babysitter, dogsitter, commessa e segretaria.
Le mie molteplici identità erano definite dai miei “lavoretti”, un vezzeggiativo che mi ha permesso di segnare una distanza ideale tra il mio lavoro accademico “serio” e il resto. Questa dicotomia esistenziale esplodeva ogni volta che, imbarazzata, mi trovavo a dover definire la mia professione. Il mio lavoro serio non pagato era scandito da innumerevoli attività: scrivere saggi, leggere, studiare, seguire seminari, andare in biblioteca, assistere alle lezioni, esaminare gli studenti, organizzare convegni, collaborare con le riviste, tradurre, intervistare etc.
I miei “lavoretti” prevedevano delle mansioni ben definite per cui venivo pagata e, a volte, sottopagata. Lavorare gratis per l’università italiana non mi ha permesso di capire fino in fondo quale fosse il mio statuto, il mio ruolo e il mio dovere in una forma estrema di alienazione. Un vero e proprio mondo invertito quello per cui potevo “lavorare” all’interno dell’università solo grazie alle mie acrobazie di sopravvivenza che, alimentando la mia schizofrenia, hanno fatto di me una disoccupata occupata.
L’inceppo stava nell’ostinazione a voler definire “lavoro” ciò che, in realtà, era solamente “volontariato” della ricerca. Dico volontariato non solo perché non era previsto un compenso, ma anche perché è frutto di una scelta. Ed è proprio su questo crinale sottile della scelta personale che si gioca il torbido legame con i professori, trasformato molto spesso in un circo di promesse e ricatti, di pressione psicologica e obbedienza coatta, di abusi di potere ed esercizio del sacrificio. I dottorandi in Italia sono un anello debolissimo della catena tra studenti e professori.
Troppo vecchi per i collettivi studenteschi e troppo giovani per i sindacati, sono esclusi e dimenticati dal dibattito contemporaneo sul lavoro. I trentenni, che hanno investito tempo, soldi, fatica e speranza in progetti rifiutati e distrutti, vivono in un limbo il dramma di una totale illibertà. È un frammezzo molto difficile perché lungi dal prepararti al mondo del lavoro (che ormai è una chimera), il dottorato diventa una sospensione verso un futuro ancora più incerto. Da quando poi non esiste di fatto neanche più il ruolo di ricercatore a tempo indeterminato (Legge Moratti l. 230/2005), si deve ammettere che la ricerca in Italia – tranne per una minoranza strettissima – è ritornata ad essere una questione di classe.
Ormai, solo chi non conosce l’ansia da fine mese può concedersi il lusso di stare in biblioteca per fare ricerca. Questo non è che un esito avvilente delle politiche spietate di tagli adottate nel nostro Paese da decenni. Ma c’è di più. Il diffondersi di quella convinzione neoliberista che guarda con disprezzo alle discipline umanistiche, inutili e controproducenti. È purtroppo un destino che spetta a molti, a tutto quel sottobosco della cultura che è sempre più sottoterra, a un’intera generazione derubata dalla possibilità di scelta. Ma la resistenza alle macerie del presente abita proprio nello studio e nei sogni di chi, nonostante tutto, continua a pensare di poter cambiare il mondo.
Libera Pisano
* Libera Pisano oggi lavora a Berlino con un post-dottorato in filosofia alla Humboldt universität
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166 Commenti

  1. Mi ha risposto e ringrazio. Non c’era imbarazzo, solo il sistema di moderazione e’ un po’ bizzarro.

    “Temo che sarebbe focalizzato sui suoi interessi esattamente come lo è adesso. Vedo poca visione di sistema su tutti i fronti”.

    Sbaglia clamorosamente, vede io (ed immagino altri) ho una visione organica nel problema promozioni e reclutamento. Certo sento piu’ vicino il problema reclutamento, ma ho sempre ritenuto legittime le aspirazioni dei ricercatori ed associati ad avere riconoscimenti e piu’ soldi e non riterrei ad esempio opportuno destinare i punti organico interamente al reclutamento. Puo’ darsi lei abbia piu’ interazioni di me con persone un po’ piu’ egoiste, con senso etico traballante, e privi di quella visione che auspica. Anche tra i junior c’e’ chi ha visione d’insieme.

    A parte la mia visione delle cose che puo’ interessare o meno, mi aspetterei dagli ordinari e dai rettori, fuori dai giochi e giochetti legati a promozioni, prese di posizione che siano nell’interesse del sistema Universitario e non di junior, associati, ordinari. Mi perdoni, se non loro, la visione d’insieme chi dovrebbe averla?

    “Per quanto mi riguarda, io non mi sono espresso a favore dello svincolo e non lo ritengo una grande trovata, ma non posso fare a meno di osservare che, anche quando c’era, il vincolo ha avuto ben poco effetto.”

    Beh, io andrei un po’ piu’ in lá del non ritenerla una grande trovata, e’ una cialtroneria bella e buona ed ha valore simbolico. Concordo sul fatto che il vincolo abbia avuto poco effetto (in larga parte perche’ non si volevano bandire RTDb, non certo perche’ non si volessero promuovere associati, dati i po), ma che non ci sia generale disapprovazione per una misura che, nell’architettura malandata della riforma Gelmini, garantiva l’ingresso dei junior (tra altro un’intuizione discreta devo dire, infatti l’unica cosa buona e’ stata tolta, guarda un po’), lo ritengo un segnale sconfortante. Condito un po’ di benaltrismo, per cui i problemi o le soluzioni sono altre, per cui alla fine i profili illegittimi nei concorsi alla fine possono andare e tiriamo anche via il vincolo che le soluzioni sarebbero altre.

    Dal mio punto di vista, ma dico una banalita’ grande un palazzo, il problema dei concorsi “blindati” evidenzia un problema etico che la leadership universitaria non ha mai voluto affrontare, non uso nemmeno l’avverbio seriamente.

    Apprezzo le sue analisi sulla mancanza di risorse, ma qua trovo le sue argomentazioni piuttosto deboli. Non si chiede di fare gli eroi, ma almeno di rispettare la natura del proprio incarico.

    Termino dicendole che ha completamente travisato la mia considerazione sul non aver sentito proteste vigorose. Non mi riferivo di certo a Roars, che e’ un blog gestito da privati nel tempo libero e anche se guadagnassero buon per loro e dicono e scrivono cio’ che vogliono. Ci mancherebbe che io chiedessi qualcosa a Roars.it, non c’era alcun riferimento e mi spiace abbia male interpretato (il fatto che siano stati due contributi su roars, uno sulla stampa ed uno, ottimo, da parte di APRI, la ritengo una protesta non vigorosa del sistema universitario, considerazione personale). La ringrazio anche per l’offerta di presentare un contributo, ma sono impegnato con la ricerca, magari piu’ avanti.
    Mi piacerebbe molto che, senza eroismi, alcuni ordinari, leggendo di alcuni bandi veramente deprimenti nella forma e nello scopo, “tirassero le orecchie” ai loro colleghi. Ripeto, senza eroismi, ma con un po’ di senso civico. Invece paiono coalizzarsi quando si deve evitare al papa di parlare alla sapienza, quello sí un bel problema.

    • La riforma Gelmini sta funzionando benissimo allo scopo per la quale è stata fatta: diminuire del 20-30% l’università. E questo è avvenuto con l’ovvio sacrificio delle nuove generazioni. Vedere nell’architettura malandata della Gelmini una norma che “garantiva l’ingresso dei junior (tra altro un’intuizione discreta devo dire, infatti l’unica cosa buona e’ stata tolta, guarda un po’), ” significa non aver capito nulla di quello che è successo.

      Noi l’avevamo scritto 5 anni fa:

      “La riforma Gelmini non solo sta per assestare un colpo mortale all’università ed alla ricerca in Italia, ma sembra essere un vero e proprio insulto alle nuove generazioni. Quelli che nell’università non sono ancora entrati e che probabilmente, a parte rare eccezioni, non ci entreranno mai. ”

      http://www.scienzainrete.it/contenuto/articolo/perche-riforma-gelmini-e-da-rottamare-prima-che-nasca

  2. Caro Vincenzi, le rispondo io come ricercatrice, che ha partecipato insieme ad altre decine di migliaia di colleghi alla protesta durante il concepimento del ddl Gelmini, con riunioni, partecipazioni a consigli di Facoltà, azioni come ritiro della disponibilità ai corsi, sensibilizzazione di studenti e famiglie e dei cittadini tramite comunicati stampa.
    .
    La protesta ha riguardato ben più della difesa dei propri interessi, ma, come è già stato ricordato, tutti gli aspetti critici del ddl Gelmini, dai tagli, al precariato, al diritto allo studio come può leggere ad esempio qui:
    .
    http://www.rete29aprile.it/index.php/comunicati-stampa-menu/comunicati-r29a/187-comunicato-stampa-assemblea-nazionale-dei-ricercatori-il-17-settembre-a-roma
    .
    dove in particolare si chiedeva:
    – di istituire un ruolo unico dei professori universitari che garantisca indipendenza e autonomia di didattica e ricerca, e sostituisca la attuale pletora di posizioni funzionali previste nel lontano 1980 e mai pienamente implementate;
    – un contratto unico pre-ruolo che sia realmente in grado di garantire un rapido accesso ai ruoli docenti, invece degli assegni di ricerca e dei contratti triennali che estendono la durata della gavetta pre-ruolo oltre i dieci anni, di fatto istituzionalizzando il precariato nell’Università;
    – finanziamenti adeguati per didattica e ricerca e garanzie riguardo ad autonomia e democrazia negli organi di governo degli atenei, ridotte praticamente a zero dal progetto ministeriale;
    – equità rispetto alle modalità di pensionamento dei ricercatori universitari, da equiparare – anche in considerazione del ruolo pressoché identico svolto nei fatti sino ad oggi – a quelle previste per i professori;
    – un impegno ad assicurare il diritto allo studio, la mobilità studentesca, strutture e infrastrutture al livello dei migliori Paesi europei.
    .
    Qui trova un esempio di un doceumento di sensibilizzazione degli studenti che sono stati dalla nostra parte, non come ricercatori ma come *universitari*:
    https://profs.sci.univr.it/~posenato/home/sites/default/files/Comunicato%20dei%20Ricercatori%20in%20mobilitazione%20agli%20Studenti%20e%20alle%20loro%20Famiglie_0.pdf
    .
    Per quanto riguarda nello specifico i propri interessi, inquadrati però in una visione di sistema come può rileggere ancora sopra, il problema dei ricercatori è esistente da tempi non sospetti, cioè da ben prima del concepimento del ddl Gelmini quando ancora si reclutavano anche più di 1000 RTI l’anno. Dato il basso rapporto docenti/studenti gli RTI, in contraddizione rispetto a quanto previsto nell’82 per il proprio ruolo, hanno sempre svolto circa mediamente il 40% dell’attività didattica istituzionale, sostenendola quindi in maniera determinante, al pari di associati e ordinari ma senza alcun riconoscimento giuridico e quindi economico.
    .
    Infine, le scelte politiche operate in risposta a queste richieste sono tutte nel ddl Gelmini. Per i ricercatori strutturati a TI, l’art 24 *non* prevedeva la chiamata diretta (quella di interni), e, come si è ribadito più volte qui, si profilava come tale incostituzionale, promuovendo il sorpasso di RTDb, comunque *più costosi* perché in tre anni avrebbero assorbito 0.5+0.2 p.o. e comunque spesso senza un curriculum didattico altrettanto nutrito.
    .
    Come può verificare dall’art 24 stesso, la chiamata di interni per 4/5 delle chiamate è legge, non è un capriccio, e vale fino al 2016 per gli RTI. Per gli RTDb non ci sono invece limiti. Per chi è la discriminazione, casomai?
    .
    La invito a riflettere e anche ad informarsi meglio prima di criticare.

  3. (Preciso che non sono L. Pisano)
    —-
    Ciao, oscurità, vecchia amica
    sono qui per parlarti di nuovo
    perché una visione arrivando dolcemente
    ha lasciato i suoi semi mentre dormivo
    e la visione
    che si è fissata nella mia mente
    rimane ancora
    dentro il suono del silenzio

    In sogni senza riposo io camminai da solo
    in strade strette acciottolate
    nell’alone di luce di un lampione
    sentii il mio colletto freddo ed umido
    quando i miei occhi furono abbagliati
    dal lampo di una luce al neon
    che spezzò la notte
    e intaccò il suono del silenzio.

    E nella luce fredda io vidi
    diecimila persone, forse più.
    Persone che parlavano senza dire nulla
    persone che ascoltavano senza capire
    persone che scrivevano canzoni che le voci non potevano cantare assieme
    e nessuno osava
    disturbare il suono del silenzio

    “Pazzi” dissi io “voi non sapete
    che il silenzio cresce come un cancro”
    “Ascoltate le parole che io posso insegnarvi.
    Prendete le mie braccia così che possa raggiungervi.”
    Ma le mie parole cadevano come goccie di pioggia silenziose,
    e ne usciva l’eco dai pozzi del silenzio.

    E la gente si inginocchiava e pregava
    al dio neon che aveva creato.
    E l’insegna lampeggiava il suo messaggio
    con le parole che lo formavano.
    E il messaggio era: “Le parole dei profeti
    sono scritte sui muri della metropolitana
    e negli androni dei palazzi,
    e diventano sussurro nel suono del silenzio.”

    http://www.testitradotti.it/canzoni/simon-garfunkel/the-sound-of-silence

    https://www.youtube.com/watch?v=dTCNwgzM2rQ

  4. Sylos Labini,
    legge cose che gli altri (io, ndr) non dicono. Mi pare, magari mi sbaglio, lei una visione ideologica e quindi mette tutto nel suo bel contenitore scolpito nel tempo.
    Mi chiarisca le idee, gentilmente. La riforma Gelmini c’e’ e al momento si lavora con quella, sempre sperando in un mondo piu’ giusto. Sperare che prima delle prossime elezioni ci sia una nuova, sostanziale riforma, e’ una follia. Io non sono di certo sostenitore di una riforma del genere, ma anche nelle cose brutte si trova un fiore, ogni tanto.
    L’intuizione e’ che nel tipico assalto alla diligenza italiano gia’ visto e rivisto, e dato che in Universita’ ci sono potentati che fanno il bello ed il cattivo tempo da sempre ed hanno a cuore non certo gli interessi dell’Universita’, ma i propri, il vincolo PO/RTDb avrebbe in qualche modo legato gli interessi di chi e’ gia’ dentro con quelli di chi dovrebbe/potrebbe entrare.
    Lei dice, con la solita, affascinante, eleganza ed educazione “significa non aver capito nulla di quello che è successo.”. Non sto parlando di tutta la Gelmini, ma solo di questa specifica norma. Io la trovo una buona intuizione, lei no? In questo caso non mi interessa la deriva neo-con, neo-lib, i piani dei massoni per distruggere l’Universita’ come lei sostiene da tempo, ma solo questa norma.

    Chi e’ che decide di non bandire RTDb?

    Concludo sulla riforma Gelmini dicendo che per me non aver impostato un sistema all’americana o all’inglese (sono stato per anni un US ed e’ un sistema che funziona discretamente) e’ stata piu’ una roba da pazzi che una roba criminale.

    • Non ho mai sostenuto che ci sia “la deriva neo-con, neo-lib, i piani dei massoni per distruggere l’Universita’ ” dunque non mi metta in bocca schiocchezze che non ho mai scritto. Il vincolo PO/RTBb non funziona per un motivo molto semplice: non ci sono i soldi: nel 2013 ci sono stati 117 posizioni RTDb e nel 2014 141 Chi lo decide mi chiede? Molto semplice chi ha le chiavi della borsa. E chi ce l’ha? Chi fa la politica universitaria dal ministero Gelmini in poi che poi sono le stesse persone che non fanno parte né della massoneria né della spectre. E ribadisco che il vincolo PO-RTDb non è una buona intuizione, ma un norma fallimentare (una delle tante) come i fatti hanno ampiamente mostrato.

    • Oltre ai problemi di soldi, c’e un altro motivo per il quale il rapporto 1/1 tra PO/RUb in questo momento non e’ gradito: “tensioni interne”.

      Dato che i PO stanno andando verso 12 mila unita’, le universita’ verrebbero assumere almeno 4 mila nuovi PO nei prossimi 3 anni.

      Se si assumono anche 4 mila RUb nei prossimi 3 anni si creano delle tensioni nei gruppi di ricerca.

      In particolare, tensioni tra gli RU a tempo indeterminato (anche abilitati), che ancora non sono PA, e questi nuovi RUb, che sicuramente diventano PA dopo 3 anni.

    • Salasnich,
      prendendo per buona la sua osservazione, certo la politica sara’ responsabile (la e’), ma l’attuale personale docente universitario ha poco da dare lezioni di moralita’ alla politica.

  5. Lilla,
    grazie per l’invito ed il lungo messaggio.

    “La invito a riflettere e anche ad informarsi meglio prima di criticare.”
    Ma sono tutti arrabbiati i commentatori di questo blog?

    Allora, al tempo dei tetti e dei megafoni ero in Universita’ italiana, mi pare di aver anche partecipato ad una (qualche) riunione, ma ho questa tendenza a rimuovere le cose brutte. Sono piuttosto informato, ho solo un’opinione diversa dalla sua.

    L’opinione mia e di altri (numerosissimi) junior era che la protesta dei ricercatori fosse fatta dai ricercatori per i ricercatori. Guardi, io non vedo niente di eticamente discutibile in questa visione, specie in Italia dove il “si salvi chi puo'” e’ la parola d’ordine, pero’ non ho mai per un secondo sospettato che il fine principale (poi c’erano indiscutibilmente dei minors qua e lá) dei ricercatori non fosse quello di non finire su un binario morto.
    Infatti, guarda caso, la forza propulsiva del movimento dei ricercatori e’ scemata progressivamente a partire dall’approvazione del piano straordinario. Non l’avrei mai detto.

    Tra l’altro, ai ricercatori non e’ andata propriamente male. Tanti di quelli che hanno ottenuto l’abilitazione (alcuni bravissimi, altri un po’ meno) hanno ottenuto un posto fatto apposta per loro, senza confrontarsi con altri ed approfittando dei profili illegittimi (poche proteste, strano). Altri con l’abilitazione purtroppo no, ma ci sperano ancora, e comunque hanno il loro stipendio, stanno a contatto con i giovani, e c’e gente che sta peggio.
    Poi c’e’ chi non ha passato l’abilitazione in due tornate. Tra questi ci sono validi ricercatori che sono stati “fregati” da una procedura di abilitazione che e’ un misto di terzo mondo e terzo reich, e ci sono scalzacani (nella ricerca, non nella vita, ben inteso) che in un contesto internazionale non sarebbero nemmeno presi in considerazione. Lei dira’ che e’ un’inevitabilita’ statistica, io le diro’ che e’ anche il risultato di procedure di conferma in ruolo inesistenti. Quanti ricercatori non sono stati confermati in ruolo? Se dico 0, quanto sono lontano dalla realta’? I ricercatori tendono a presentarsi come anime belle.

    Questi ricercatori continueranno a fornire un pessimo contributo per gli ultimi (a volte lunghi) anni di carriera, magari con una certa delusione, tipica di chi non si e’ confrontato con altre realta’.
    Poi, a me i ricercatori sono simpatici, e nei grandi gruppi c’e’ una distribuzione di capacita’, valori ecc. Certo, magari una procedura seria di conferma in ruolo ai tempi.

    • “Infatti, guarda caso, la forza propulsiva del movimento dei ricercatori e’ scemata progressivamente a partire dall’approvazione del piano straordinario. Non l’avrei mai detto.”
      ___________________
      Visto che viene detto da uno che ammette di essere soggetto a rimozioni (“ho questa questa tendenza a rimuovere le cose brutte”), facciamo un breve fact-checking. L’emendamento sui 9.000 posti (ottobre 2010) è stato subito definito “piatto di lenticchie” dai ricercatori, come si può leggere nel messaggio di un mio collega ricercatore, datato 20.10.2010
      ___________________
      “Posso fare io un intervento sullo stato dei ricercatori, e sul perche’ la
      soluzione GelCrui (AKA: piatto di lenticchie) non sarebbe comunque stata
      una risposta proporzionata ai bisogni.

      […] e dico che le lenticchie
      NON sono la soluzione al problema.”
      ___________________
      La forza sarà scemata dopo …
      Mica tanto: il 10 novembre 2010, la forza propulsiva era lungi dall’essere scemata e i ricercatori davano così tanto l’impressione di combattere una battaglia corporativa da essere riusciti a trascinare anche gli studenti:
      ____________________
      “Manifestazioni di protesta si sono svolte in molte città. Questa mattina a Pavia ci sono state assemblee in tutte le facoltà e sospensione di un’ora di lezione fino al 17 novembre. A Parma gli studenti hanno votato al referendum che ha unito la protesta contro i tagli alle borse di studio in finanziaria e l’aumento dei costi delle mense. A L’Aquila sit- in davanti alla mensa di Coppito. A Napoli assemblee all’università Federico II e alla Parthenope. In serata le assemblee a Firenze alla Casa dello Studente Maragliano, ad Ancona presso le Breccie bianche, a Pisa alla Casa dello Studente Praticelli, a Cosenza e Lecce in tutte le facoltà e presidi, a Macerata la riunione organizzata da Offina Universitaria.

      Domani gli studenti si incontrano a Ferrara al Polo biomedico, a Palermo sit-in presso l’Ersu e la mensa dentro la cittadella universitaria. A Brescia iniziativa alla mensa Isu, assemblee ad Ancona, Teramo e Forlì, presidio a Pisa e a Urbino.”
      http://www.repubblica.it/scuola/2010/11/10/news/protesta_fo-8966160/?ref=HRER2-1
      ____________________
      Ai tempi di internet non è così facile riscrivere la storia su misura dei propri (approssimativi) ricordi, senza essere smentiti.

    • De Nicolao, confermo scemata progressivamente.
      Mi tira fuori delle robe del 2010, le segnalo siamo nel Gennaio 2015. Scemata progressivamente dopo l’approvazione… Certe volte rimango di sale leggendo i commenti dei moderatori, almeno fossero commenti simpatici, mah.

      Dato che le piacciono i film (anche io sono un appassionato), le consiglio “Ritorno al Futuro”, un film interessante, un po’ vecchio.

      “Ai tempi di internet non è così facile riscrivere la storia su misura dei propri (approssimativi) ricordi, senza essere smentiti.”

      Non mi pare abbia smentito granché, anche ai tempi di internet. Provi questa ricerca su Google: “data di oggi” e “cosa significa scemare progressivamente?”.

      “A Parma gli studenti hanno votato al referendum che ha unito la protesta contro i tagli alle borse di studio in finanziaria e l’aumento dei costi delle mense.”

      Nel commento di Lilla mi era sfuggito che tra i punti programmatici del movimento dei ricercatori ci fosse la lotta contro il caro mense.

    • 25/01/2015 alle 19:41 Simone Vincenzi: “Mi tira fuori delle robe del 2010, le segnalo siamo nel Gennaio 2015. Scemata progressivamente dopo l’approvazione…”
      =========================
      Non giochiamo con le parole: io ho replicato a questa affermazione:
      _________________________

      25 gennaio 2015 at 18:49 Simone Vincenzi: “Infatti, guarda caso, la forza propulsiva del movimento dei ricercatori e’ scemata progressivamente a partire dall’approvazione del piano straordinario.”
      _________________________
      Se l’obiettivo dei ricercatori era il Piano Straordinario Associati (tesi che andrebbe riscontrata mostrando che lo avevano richiesto), la protesta avrebbe dovuto scemare dopo l’apparizione dell’emendamento (una volta che si profila il raggiungimento del vero obiettivo chi sarebbe così stupido da rischiare di mandarlo a monte?). Ma non risulta che sia andata così: il nomignolo “piatto di lenticchie” affibbiato all’emendamento parla da solo. A chi non si arrampica sugli specchi è pure chiaro che una volta approvata la legge qualsiasi protesta si spegne. Per convalidare la sua tesi deve per forza fare riferimento al periodo ottobre-dicembre 2010.

    • Caro Simone, mi sa che qui l’arrabbiata non sono io, ma è un’impressione eh 🙂
      “L’opinione mia e di altri (numerosissimi) junior era che la protesta dei ricercatori fosse fatta dai ricercatori per i ricercatori”, beh, magari anche, ancora i ricercatori non lavorano per la Croce Rossa.
      .
      Non ho parlato di “anime belle” e ricordo bene, ad esempio, che tanti alle riunioni o a sensibilizzare famiglie e studenti non si sono mai visti.
      Come so bene che l’Università non è fatta tutta di “anime belle”, anzi.
      Ma pretendere oggi di sanare una situazione che poi, alla fine, non si è rivelata neanche così pessima (è stato ripetuto allo sfinimento che in quanto a qualità di ricerca e didattica l’Italia non sfigura, tutt’altro), con epurazioni, sorpassi a destra o improbabili vincoli, non è un atteggiamento migliore di quello che si vuole condannare.
      .
      Allora bisogna mettersi con pazienza e spirito di squadra intorno ad un tavolino, nei gruppi, nelle sedi, nei dipartimenti, e cercare di far andare avanti le diverse persone nei diversi ruoli. In queste condizioni ci vorranno anni, e non sarà possibile neanche che saranno andati avanti tutti, ma dovremo poter pensare di aver fatto il meglio.
      .
      Anche le conferme in ruolo fanno parte del passato, quindi Ritorno al futuro devi rivedertelo anche tu! 😉

    • Il punto per me dirimente e’ che scelte vengano fatte con le poche risorse disponibili/allocate.

      Si poteva approvare anche nel 2010 un piano straordinario di reclutamento. E’ stato fatto un piano straordinario associati.
      Si potevano spendere oggi i punti organico in reclutamento. La proposta della politica, non senza input chiari da parte dell’Universita’, e’ stata di tentare di allocare i punti organico in promozioni da associato ad ordinario e non in reclutamento. Guarda caso, sono ritenute piu’ importanti le promozioni rispetto all’ingresso di nuovo personale dopo un blocco che dura dal 2008 o giu’ di li’.
      A volte si devono ripetere anche le ovvieta’, a rischio di essere noiosi.

    • Lilla,
      di certo non sono un arrabbiato di professione, espongo le mie idee con una certa pacatezza, come si dovrebbe fare.

      “L’opinione mia e di altri (numerosissimi) junior era che la protesta dei ricercatori fosse fatta dai ricercatori per i ricercatori”, beh, magari anche, ancora i ricercatori non lavorano per la Croce Rossa.

      Nessuno chiede di fare volontariato, ma neanche di spacciare movimenti per i ricercatori come movimenti che perseguono un interesse piu’ ampio, come lei ha cercato di fare.

      “Ma pretendere oggi di sanare una situazione che poi, alla fine, non si è rivelata neanche così pessima”.

      Questo mi sembra un ragionamento simile (cone le dovute distanze) a chi, facendo riferimento al piu’ che dignitoso GDP pro-capite italiane, sostenesse che tutto sommato la lotta per garantire il rispetto dei diritti personali non e’ cosi’ importante. Se altri stanno peggio, non vuol dire che si stia cosi’ bene. In piu’ i dati aggregati sono, appunto aggregati. Oltre alla media e’ utile guardare alla varianza, per i piu’ quantitativi tra noi.
      Ho una lunga esperienza negli USA, paese piuttosto ricco, come sapra’. Secondo il suo ragionamento, il problema delle mostruose disuguaglianze economiche e sociali osservate negli USA non dovrebbe essere affrontato (o essere un punto centrale del dibattito) perche’ comunque la situazione generale non e’ neanche cosi’ pessima (GDP pro-capite piu’ alto per paesi con un certo numero di abitanti). Non la penso cosi’.

      “Allora bisogna mettersi con pazienza e spirito di squadra intorno ad un tavolino, nei gruppi, nelle sedi, nei dipartimenti, e cercare di far andare avanti le diverse persone nei diversi ruoli.”

      I ricercatori vedono i junior come competitor, almeno questa e’ l’impressione che ho avuto diverse volte. Infatti i concorsi sono gia’ con vincitori stabiliti (al di la’ del problema punti organico). Aneddoti e non statistiche.

      “Anche le conferme in ruolo fanno parte del passato, quindi Ritorno al futuro devi rivedertelo anche tu!”

      Esempio non calzante. I ricercatori (visione ampia con diverse generalizzazioni) sono molto spesso (non tutti, ma tanti tanti, sempre per chiarire) entrati con concorsi fatti apposta per loro (vedi gli “esterni” che non vincevano mai, dato sorprendente per i non addetti ai lavori), mai valutati seriamente (vedi tutti i confermati in ruolo), concorsi ad associato fatti apposta per loro (vedi profili illegittimi e chiare indicazioni sul fatto che dovesse vincere il concorso un ricercatore), se non passano l’abilitazione rimangono comunque ricercatori vita natural durante. Se domani decidessero di appendere il cappello metaforicamente al chiodo, sarebbero comunque inamovibili.
      A me sembra piu’ una categoria protetta che altro, poi ci sono ricercatori validissimi e di livello internazionale che per svariati motivi non hanno ottenuto gratificazioni economiche e professionali ed hanno la mia solidarieta’ e vicinanza.

      I ricercatori bravi non dovrebbero temere di confrontarsi con in junior nei concorsi, vinca il migliore, no? Ah no, dimenticavo che non sono iscritti alla croce rossa.

    • Ho capito, tu vuoi vincere il premio Testa Dura 2015. Solo che con me è…dura, appunto 🙂
      .
      “Nessuno chiede di fare volontariato, ma neanche di spacciare movimenti per i ricercatori come movimenti che perseguono un interesse piu’ ampio, come lei ha cercato di fare.”
      Ah. Quindi io e altri diecimila e qualcosa abbiamo montato un grande bluff, sgolandoci anche sugli altri 4-5 punti che non ci riguardavano direttamente per quasi un anno, in tutte le situazioni, per..? Per intenerire Gelmini&Co.? Certo, è probabile che si siano anche messi a piangere.
      .
      “Questo mi sembra un ragionamento simile (con le dovute distanze) a chi, facendo riferimento al piu’ che dignitoso GDP pro-capite italiane, sostenesse che tutto sommato la lotta per garantire il rispetto dei diritti personali non e’ cosi’ importante. Se altri stanno peggio, non vuol dire che si stia cosi’ bene.”
      Se ho ben capito mi stai citando più o meno la storia dello statistico con la testa nel forno e i piedi nel ghiaccio che dice: “Mediamente sto bene”.
      Solo che io non ho mai detto che la situazione non vada sanata perché mediamente buona. Ma c’è chi vuol fare credere che non era neanche mediamente buona e che quindi andasse azzerata…o poco diversamente detto, fortemente ridimensionata.
      .
      “I ricercatori vedono i junior come competitor, almeno questa e’ l’impressione che ho avuto diverse volte. Infatti i concorsi sono gia’ con vincitori stabiliti (al di la’ del problema punti organico). Aneddoti e non statistiche.”
      Non è il ricercatore che vede lo “junior” (cosa intendi? 30enni? io ne ho 40 eh, no perché qui è un attimo che si vuol mandare in pensione anche me…magari!) come competitor, ma Gelmini&Co che hanno voluto metterli in competizione. Il vero reclutamento si fa con gli RTDb che sono associati in pratica. Solo che è una competizione impari. Un passaggio RTI->PA è molto meno costoso di un RTDb, come sai. E, ripeto, molti RTI hanno una gavetta almeno decennale anche in didattica.
      .
      La battuta sulle conferme era per dire di non guardare al passato. Non mi pare utile, se non ad amareggiarsi di più in certi casi?
      .
      Comunque, hai tutti i requisiti per vincere il Testa Dura, se solo te la giochi nelle battaglie utili.
      Ciao!

    • Lilla,
      e’ uno scambio di opinioni, non e’ il caso di tirare fuori il testa dura, potrei dire lo stesso di lei, ma a che pro, soprattutto in una discussione online?

      Rispondo brevemente per concludere, anche perche’ mi sto ripetendo, senza cercare di avere l’ultima parola.

      “Quindi io e altri diecimila e qualcosa abbiamo montato un grande bluff, sgolandoci anche sugli altri 4-5 punti che non ci riguardavano direttamente per quasi un anno, in tutte le situazioni, per..?”

      Per come la vedo io (e non solo), il punto principale del movimento ricercatori/rete 29 aprile era ottenere il piano straordinario, con qualche minor qua e la’. Quindi confermo. Adesso pare, da un altro intervento, ci fosse anche tra i punti anche il caro mensa (scherzo).

      “Ma c’è chi vuol fare credere che non era neanche mediamente buona e che quindi andasse azzerata…o poco diversamente detto, fortemente ridimensionata.”

      Non detto da me in questo scambio di battute, non so chi siano gli altri. Non tutto fa schifo, certe cose si’ (non mi ritengo cosi’ importante da citarmi), queste andrebbero sanate. Non e’ solo un problema di fondi, e’ anche un problema etico che gli strutturati non hanno mai affrontato (vedi profili illegittimi, concorsi blindati, mancanza di valutazione, robe che vanno avanti da anni se non da decenni). Per me e’ assurdo che ci sia una procedure di abilitazione nazionale (fatta male, con criteri folli ecc.), poi chi e’ non abilitato (io avrei preferito una procedure di valutazione invece che (o assieme a) di abilitazione), vada avanti come se niente fosse. Immagini un ricercatore entrato per grazia ricevuta e ne conosco diversi. Immagini lo stesso ricercatore, il quale in un contesto internazionale farebbe ridere. Confermato in ruolo senza valutazione. Non passa l’abilitazione o non ci prova neppure. Rimane in ruolo. Bella roba. Riaffermo che ci sono persone validissime tra i ricercatori/strutturati e ne conosco personalmente diversi.

      “Non è il ricercatore che vede lo “junior” (cosa intendi? 30enni? io ne ho 40 eh, no perché qui è un attimo che si vuol mandare in pensione anche me…magari!) come competitor, ma Gelmini&Co che hanno voluto metterli in competizione. Il vero reclutamento si fa con gli RTDb che sono associati in pratica. Solo che è una competizione impari. Un passaggio RTI->PA è molto meno costoso di un RTDb, come sai.”

      L’ho anche scritto. Sono scelte anche quelle, promuovere 3 ricercatori invece di reclutare un nuovo PA (piu’ o meno). Dato che con interventi da filibustieri si emenda in continuazione la riforma Gelmini (o ci si passa sopra, vedi profili illegittimi nei bandi) e si cambia il sistema pensionistico dalla sera alla mattina, non era un problema trovare una soluzione per le coperture didattiche. L’arrampicata sui tetti ha certamente pagato.
      Per junior intendo i non-strutturati. Non mi piace definire un gruppo di persone con una negazione, mi spiace per la confusione.

      “E, ripeto, molti RTI hanno una gavetta almeno decennale anche in didattica.”

      Gavetta? Ho tenuto il primo corso (ufficialmente) di 80 ore quando avevo 26 o 27 anni (pagato). Ho tenuto per 2 anni un altro corso senza prendere un euro. Ho proposto negli anni successivi di tenere ancora il corso a titolo ancora gratuito per dare un servizio agli studenti. Mi e’ stata negata la possibilita’ per qualche oscuro motivo legato a punti, crediti, coperture non ricordo neanche. Non ho mai pensato di essermi spaccato la schiena, anzi mi piaceva abbastanza. Non sono l’unico tra i junior ad avere fatto questo percorso, sempre in un contesto di contratti di lavoro non dignitosi.

      “La battuta sulle conferme era per dire di non guardare al passato. Non mi pare utile, se non ad amareggiarsi di più in certi casi?”

      Il contesto italiano manca di cultura della valutazione. A cosa servirebbero altrimenti i concorsi blindati, profili illegittimi ecc. se non evitare valutazioni ed oneste competizioni? E’ la stessa storia della conferma in ruolo, con altra declinazione.

      “Comunque, hai tutti i requisiti per vincere il Testa Dura, se solo te la giochi nelle battaglie utili.”

      Avrei anche tutti i requisiti per essere un associato, ma pare i ricercatori non siano d’accordo e preferiscano farsi i concorsi per sé.

    • Simone Vincenzi: “Per come la vedo io (e non solo), il punto principale del movimento ricercatori/rete 29 aprile era ottenere il piano straordinario, con qualche minor qua e la’. Quindi confermo”
      ===================
      Troppo facile darsi ragione da solo, quando non si porta uno straccio di riscontro e si è anzi smentiti da quelli portati dagli interlocutori. Un aspirante ricercatore dovrebbe essere abituato a portare riscontri a ciò che scrive.

    • “Immagini lo stesso ricercatore, il quale in un contesto internazionale farebbe ridere. Confermato in ruolo senza valutazione. Non passa l’abilitazione o non ci prova neppure.”
      =======================
      Forse sarebbe meglio scrivere di meno e meno confuso. Di cosa stiamo parlando? L’abiltazione serve per diventare associati o ordinari. Secondo quali regole ci sarebbero conferme in ruolo senza valutazione?

    • Simone, era una battuta. Wake up, buddy! Comunque se mi dici che ho la testa dura non posso biasimarti.
      .
      “Per come la vedo io (e non solo), il punto principale del movimento ricercatori/rete 29 aprile era ottenere il piano straordinario, con qualche minor qua e la’. Quindi confermo. Adesso pare, da un altro intervento, ci fosse anche tra i punti anche il caro mensa (scherzo).”
      Confermo io invece quanto detto da Giuseppe: non era quello, ma era di più e per più persone 🙂
      Quando sono arrivate le lenticchie, abbiamo fatto due conti e capito subito che sarebbero andati avanti in pochi. E infatti il piano straordinario è finito e ci sono ancora abilitati RTI con tutte le carte più che in regola per diventare PA.
      .
      Sul resto in effetti dovrei ripetermi anche io, sorry buddy 😉
      Andiamo direttamente a:
      “Avrei anche tutti i requisiti per essere un associato, ma pare i ricercatori non siano d’accordo e preferiscano farsi i concorsi per sé.”
      Leggi sopra: ci sono abilitati RTI con tutte le carte più che in regola per diventare PA.
      I precari che remano nei gruppi non restano senza stipendio e piano piano, nel rispetto della programmazione dei dipartimenti, andranno avanti. E intanto si continuano a chiedere più risorse (sai, la testa dura).
      You can’t change the past, quindi rema!
      Se vuoi altri consigli non richiesti, chiedi pure 🙂

  6. Sylos Labini (ma come si fa a rispondere sotto la risposta?),
    la massoneria era per farsi due risate (sul blog ci sono molti arrabbiati), ma che lei veda i liberisti come tra i responsabili dell’attacco all’Universita’ e’ nei suo scritti (ho fatto una breve ricerca tanto per confermare di non aver avuto delle allucinazioni: non le ho avute).

    Quindi ci sono pochissime risorse, ci siamo. Dato che ci sono pochi punti organico, spendiamoli in promozioni di associati ad ordinari. Mi sembra un’ottima e lungimirante strategia.
    Guarda caso, non ho visto nessun disegno di legge o simili che proponesse di bloccare temporaneamente le promozioni di associati ad ordinari e di destinare in punti organico (pochi, pochissimi) a posizioni RTDb, aumentando in questo modo il personale ed immettendo nel sistema nuova carne da cannone (volevo dire forze fresche). Quella visione d’insieme che appunto nessuno sembra avere.

    Lei, come lo spiega?

    • Perché nessuno ha una visione d’insieme? La domanda giusta è perché chi ha un ruolo politico/dirigenziale non l’abbia. E’ una domanda che ho fatto anche io e la risposta è stata “Perché la politica è lotta di interessi e chi è più forte vince e si fa i propri”. Non è una buona risposta ma è così e vale per tutto: finché non ci sarà un contrasto vero a questo tipo di politica non c’è verso di cambiare le cose.

      Per quel che riguarda l’attacco all’università “i liberisti” bocconiani & co hanno sicuramente dato un ottimo contributo a diffondere dati e idee completamente fuori dalla realtà grazie al fatto di avere accesso ai maggiori quotidiani nazionali. Ma la Riforma Gelmini è stata scritta da Confindustria. Le riporto un mio pezzo così da rassicurarla circa le allucinazioni

      “Questo risultato non è casuale, piuttosto è un esempio evidente degli effetti del problema del sub-appalto della politica. “L’epocale riforma Gelmini”, varata dal governo meno interessato alla ricerca e alla cultura dal dopoguerra, è stata scritta, appoggiata e sostenuta dai “poteri forti” del paese, ovvero Confindustria, con gli organi preposti (Treelle, Fondazione Agnelli, ecc.), che, vedendo nell’Università un modo per formare quadri aziendali gratis e per avere un ufficio studi a costo zero, chiede di fornire formazione e ricerca ritagliate sulle esigenze del momento, spesso di corto respiro: sia il centro destra che il Partito Democratico hanno delegato in toto a questi soggetti il ruolo di determinare la politica universitaria dalla riforma Gelmini ad oggi.”

      http://www.ilfattoquotidiano.it/2014/12/20/ricerca-il-processo-di-precarizzazione-nelluniversita/1286818/

      (per fare il reply in coda basta spingere il tasto “Rispondere”)

    • Ehm, direi che il direttore di FSL e’ neo-liberista. Se non ho capito male, ha ricevuto 10 M$ dalla fondazione Soros.

      Come, ho gia’ scritto, oggi ci sono:

      circa 13 mila PO

      circa 20 mila PA

      circa 17 mila RU

      Se si volesse tornare ai favolosi anni 80 ci dovrebbero essere invece

      20 mila PO

      20 mila PA

      20 mila RU

      Quindi, in questa ipotesi, mancano 7 mila PO e 3 mila RU.

      Ma chiaramente altre ipotesi sono possibili. La piu’ economica (con numero di persone fissato a 60 mila) e’ questa:

      0 PO

      0 PA

      60 mila RUa

      Aspettando un po ci si potrebbe arrivare. E’ sostanzialmente l’ipotesi del “ruolo unico”, tanto amato da certi ambienti.

    • “Ehm, direi che il direttore di FSL e’ neo-liberista. Se non ho capito male, ha ricevuto 10 M$ dalla fondazione Soros.” Ahaha bella questa! Le voci che si propagano nelle università non sono seconde a nessuno, ma a una certa età bisognerebbe aver imparato a verificarle.

  7. Dimenticavo questo.

    “con epurazioni, sorpassi a destra o improbabili vincoli, non è un atteggiamento migliore di quello che si vuole condannare.”

    Per come la vedo, pur riconoscendo a tutti il diritto alla possibilita’ di avere un lavoro, chi e’ palesemente incompetente non dovrebbe lavorare in un contesto che richieda quelle competenze. E’ un discorso filosofico e non entro nel merito di come si dovrebbe fare. Non vedo perche’ si debba accettare come inevitabile che palesemente incompetenti (e dai che li conoscete anche voi, su…, magari uno, due, ma li conoscete – io qualcuno in piu’) debbano continuare la loro carriera in quel contesto. Poi i licenziamenti sono una brutta e triste roba, sono d’accordo, infatti si potrebbe valutare al momento giusto (ma come si fa a valutare seriamente un amico, o magari la propria figlia/o?).

    Un piccolo esempio e’ appunto al conferma in ruolo (prendere la tenure) nel sistema US. Vieni valutato con serieta’ e su quello che hai fatto per 6 anni, con opinioni della faculty e di esterni e poi magari ti arriva la telefonata: “Sorry, buddy, you were not good enough”. Dura? Certo, ma ho sentito pochi, anche tra i non tenured, lamentarsi (a parte Harvard, ma anche li’ lo sanno ben in anticipo). C’est la vie. Le epurazioni ricordano tristi momenti, ma a me le valutazioni non dispiacciono (e sono molto utili per motivare i meno motivati tra noi). Dai commenti di questo blog, a parte quelli un po’ piu duri dei junior per ovvi motivi (come il calciatore che si ritiene bravo si arrabbia quando vede lo scarpone giocare al suo posto), sembra che tutti comunque siano ottimi, special snowflakes. Non e’ vero, c’e’ anche variabilita’ in tutti i gruppi (e medie diverse, mind you) ed anche tra i junior ci sono incompetenti.

    “sorpassi a destra o improbabili vincoli”.

    Certo, togliamo il vincolo cosi’ possiamo promuovere senza vincoli, se non quelli dei punti organico, gli ordinari. How smart.
    L’altro improbabile vincolo e’ quello dei concorsi blindati per ricercatori, che guarda caso fa comodo ai ricercatori, per cui i ricercatori non si lamentano. In quel caso il vincolo non e’ improbabile.

    • Boh. Io ho preso il posto fisso a Liceo a 33 anni. Al CNR a 36+6=41 e all’universita’ a 43+3=46 (come PA).

      Non ho nessun problema a competere. E’ una vita che sono in competizione. Meglio, vivo per competere. E la cosa tragica e’ che di solito perdo.

      Ed e’ il sistema accademico italiano che mi ha reso cosi.

      All’estero e’ molto molto piu’ facile.

      Nel mio settore di gente cazzuta come me ce ne e’ tanta.
      Non credo si libererebbero molti posti nel mio settore se si licenziassero i fannulloni (sono tutti pensionati ormai).
      Suggerisco ai “junior” un’altra strategia per eliminare i competitors “senior” nel mio settore.

    • In aggiunta, vedo che c’e’ un Simone Vincenzi (non so se sei tu) che a 34 anni ha preso una Marie Curie andare in US (con tanto di articolo sulla gazzetta di Parma).

      Beh, giusto per la cronaca, a 30 anni ho preso una Marie Curie anche io, per andare in Francia. Ma ho rinunciato per un postdoc a Milano (pagato 1/4), principalmente per poter continuare a giocare a calcio (a Padova).

    • Attila,
      grazie.
      Non auguro i licenziamenti a nessuno, dove l’avrei scritto nel mio italiano orribile, affermazione tipica di chi ha pochi argomenti?

      “Conquiste del XX secolo, per un mondo migliore”

      E’ rimasto indietro di un secolo.

      Chi ha pochi argomenti tende anche a non firmarsi con nome e cognome. Questa l’ha capita, nel mio italiano orribile?

  8. Ritornando al tema dell’utilità del dottorato, e al suo riconoscimento nei concorso della PA, segnalo un articolo sul sole 24 di ieri che riportando una ricerca dell’ISTAT afferma: Nel 2014, a quattro anni dal conseguimento del titolo (2010), lavora il 91,5% dei dottori di ricerca mentre è in cerca di un lavoro il 7%. A sei anni dal conseguimento del titolo (2008) lavora invece il 93,3% (un valore ancora molto elevato e solo in leggera diminuzione rispetto all’edizione precedente) e cerca un lavoro il 5,4%.
    Il link è il segunete:
    http://www.infodata.ilsole24ore.com/2015/01/22/conviene-diventare-dottori-di-ricerca-nove-su-dieci-trovano-lavoro/
    Il che, mi sembra, rende inutili una buona parte di argomentazioni induttive che ho letto in questa sede.

  9. @marcello:

    magari!!!!

    mi spiego meglio:
    io ho conseguito il dottorato nel 2008, e da giugno 2013 fino a novembre 2014 effettivamente lavoravo, ma era un contratto co.co.co con i soldi che avevamo vinto con un Prin.

    Ora sono disoccupato.

    L’articolo non parla mica dei posti a tempo indeterminato!

    Nella P.A. dipende tutto dal bando, ma generalmente il dottorato vale zero.

  10. Ricapitolando.
    Ciascuno ha un’idea diversa di come dovrebbe funzionare l’università, com edel resto su come si allestisce un sq di calcio e come dovrebbe giocare (modulo?). All’estero è meglio? Dipende dal punto di vista e dove si guarda. Si vienen valutati psulla base della produttivtà scientifica e dei finanziamenti? Entrambi sono unfair: il network è determinante nelle pubblicazioni e se hai tanti fondi ottenre 500.000 dollari non è affatto difficle.
    Le Università sono al lumicino e ricevono fondi inadeguati, i finaziamenti esterni sono minimi e quelli internazionali dipendono, in ultima istanza, da molte cose, non necessariamente la bontà scientifica del progetto e l’autorevolezza dei partner, se arrivi secondo non prendi nulla, spesso.
    Nell’Univ ci sono i baroni, ma dove? Al massimo vedo qualche valvassino. Non è che i concorsi nazionali fossero meglio, ricordo concorsi da associato in cui vincevano docenti senza dottorato e senza pubblicazioni su riviste internazionali referate, o sbaglio. Il fatto che allora non era necessario e nessuno si stracciava le vesti.
    Ora si afferma che nell’univ non si lavora che la produzione scientifica non è di qualità, che i giovani meritevoli sono esclusi. L mia esperienza è diversa: a distanza di qualche anno, mi sembra, i dott che hanno avuto il titolo sono impiegati o nell’università come ricercatori o in strutture apicali dello stato o degli enti locali. La mia esperienza, per quello che può valere il metodo induttivo, mi conferma i dati della ricerca dell’ISTAT. Negli ultimi cinque anni le cose sono cambiate, ma forse qualcuno ha perso di vista il generale: siamo nel mezzo della più profonda crisi economica dalla Grande Depressione, non a caso chiamata Grande Recessione. L’università ha perso oltre il 20% dei finanziamenti, politiche di bilancio dissennate hanno pregiudicato il snetiero di crescita e quindi di assunzioni e progressione dei docenti. Il numero di amministrativi è in molti casi imbarazzante.
    In tutto questo il problema sono i meccanismi di selezione e valutazione? Sinceramente non credo. Mediamente i docenti che vincono sono di qualità più che buona e la scelta dell’eccellenza, a meno di unti del Signore e sinceramete nella mia vita quelli che ho incontrato si contano sulle dita di una mano. Scegliere tra il migliore non è un’azione oggetiva e quindi non fornisce risultati univoci. Ai non esperti vorrei rammnetare che se si trasforma un ordinamento qualitativo in uno quantitativo, l’ordinamento che si ottiene non è invariante rispetto all’unità di misura, quindi come sempre tutto, a meno della fede, è relativo….
    Chiedere più riosrse, riavviare i finanziamenti, chiedere il riconoscimento del valore del titolo di dott di ricerca nei concorsi della PA sono obiettivi minimi, ma praticabili, comincerei dall’oggi. Di grandi riforme ne ho viste tante e in genere tutte peggiorative dell’esistente.

  11. E’ vero, Anto! Ma veramente credete alle statistiche a peso dei giornali? Il problema vero che è stato segato un posto a basso costo come il RTI, che rappresentava il normale approdo per tantissimi dottori di ricerca/assegnisti. Adesso ci vogliono un pacco di soldi per un’assunzione (PA) vera. Anche perchè le altre posizioni non sono a tempo determinato, ma a scadere. Nel senso che, dopo 5 per i “gelminiani” e 6 per i “morattiani”, non c’è altra possibilità di rinnovare i contratti, se non a tempo indeterminato da PA. La tenure all’amatriciana non esiste. Il passaggio di un RTD, a o b che sia, a PA all’ultimo anno del suo percorso (e solo fino al 2016) passa sempre dalla disponibilità di un budget e quindi dal benestare del consiglio di amministrazione/Senato Accademico (secondo me, per questo motivo, la polemica sull’aggancio PO/RTDb è da relativizzare, non trattando il tema di una posizione a tempo indeterminato per un giovane, come qualcuno crede). Allora le strade, secondo me, sono due: o per ancora pochi anni esisteranno i RTD, che saranno inseriti negli organici come PA, dopo essere stati abilitati (e gli organici saranno modificati solo in funzione dei pensionamenti); oppure le Università si ritaglieranno una quota di docenti a TD per risparmiare e fare una sorta di turnover-macelleria.

  12. interessante discussione, questo sito sembra un covo di reazionari. Mi domando se è rappresentativo dell’università italiana o se sono tutti su ROARS. Vorrei giusto rispondere a qualche affermazione (dal mio punto di vista allucinante) in ordine sparso:
    1) qualcuno chiede ingenuamente: “a chi danno fastidio i dottorandi senza borsa?” Sicuramente non danno fastidio a chi ha la possibilità di sfruttare manodopera qualificata gratis. Danno però molto fastidio ai dottorandi stessi perchè forniscono un metodo ufficiale per lavorare senza retribuzione. Lo sfruttamento non è etico, un’università degna di questo nome dovrebbe almeno insegnare questo ai propri studenti anzichè sguazzare dentro alle potenzialità della schiavitù. Danno inoltre estremamente fastidio a chi non si può permettere di lavorare gratis, perchè creano una netta discriminazione a favore di chi la possibilità economica ce l’ha
    2) “non abbiamo bisogno di riforme”. Questa affermazione denota una mancanza di capacità di osservazione del reale francamente disarmante. Abbiamo bisogno di riforme esattamente quanto di risorse. Rabbrividisco al solo pensare di tornare ai “meravigliosi” anni 80. A me, ma credo anche a tanti altri abituati ad altri contesti, sconvolge la mancanza di cultura della valutazione che c’è in Italia. Immagino questo sia il frutto dell’infame ope legis per cui ci troviamo ancora un numero altissimo di docenti che non hanno mai fatto un concorso in vita loro. Dobbiamo veramente aspettare che questi muoiano (vadano in pensione) tutti per sperare di cambiare registro? Vorrei far notare che nelle famigerate e fallimentari procedure ASN, senza andare a guardare il capello, ha fallito la componente qualitativa, umana, universitaria, molto di più della tanto vituperata componente bibliometrica automatica. Per carità non mi sciorinate adesso link e paper sui limiti degli indicatori bibliometrici automatici, ne sono perfettamente consapevole e sono d’accordo su tutte le limitazioni. Resta il fatto però che nell’ASN itagliana quello che desta veramente scandalo sono i giudizi odiosi, fuori contesto, strumentali, ripetitivi (chi vuole aggiunga dispregiativi a volontà) dei commissari, tutti professori strutturati nell’università italiana (con un “povero” forestiero messo in mezzo). Mi piacerebbe fare uno studio qualitativo ed andarli ad intervistare uno per uno questi qui, chissà se il MIUR mi finanzia un grant. Se mai un giorno qualcuno dovesse decidere di puntare su formazione e ricerca aumentando le risorse all’università senza proporre una riforma decente (la riforma gelmini non lo è), avrebbe senz’altro messo la firma sulla parola fine per l’italia
    3) le interpretazioni e sostanzialmente giustificazioni sulla contrarietà al vincolo RTDb/PO date sopra sono da un lato patetiche, dall’altro rivelatrici. È ovvio che il vincolo, riguardante il reclutamento, può funzionare soltanto in presenza di risorse per il reclutamento. Che diamine significa che va tolto perchè è inutile vista la mancanza di risorse? Il vincolo è effettivamente una buona intuizione e dovrebbe essere difeso a spada tratta, a prescindere dalle risorse. Prima che lo chiediate con maliziose domande retoriche, sì, lo difenderei anche se fossi all’interno del sistema. Il vincolo serve ad evitare che una classe di strutturati mentecatta utilizzi tutti i fondi (per pochi o tanti che siano) per promuovere se stessa anzichè per rinnovare il sistema, cosa di cui c’è estremo bisogno. Mi permetto di utilizzare la parola “mentecatta” perchè è veramente allucinante che le uniche voci a sostegno del vincolo siano quelle dei precari. L’affermazione sulle “tensioni” che si creerebbero nei gruppi di ricerca, parla da se. I gruppi di ricerca dovrebbero fottersene della politica e pensare ad avere al loro interno i ricercatori migliori. Purtroppo non è così, sarà per questo che quando vado (testardamente lo ammetto) ai congressi nazionali della mia disciplina sento relazioni al 99% di qualità scientifica imbarazzante (De Nicolao, non mi rimandi i grafici per carità, giuro che li ho stampati tutti e appesi di fronte alla mia scrivania!) ma lunghissime, animatissime e competentissime discussioni nei corridoi su questioni di politica accademica, italiana of course…
    V.

    • ” Resta il fatto però che nell’ASN itagliana quello che desta veramente scandalo sono i giudizi odiosi, fuori contesto, strumentali, ripetitivi (chi vuole aggiunga dispregiativi a volontà) dei commissari … Il vincolo serve ad evitare che una classe di strutturati mentecatta utilizzi tutti i fondi (per pochi o tanti che siano) per promuovere se stessa … quando vado (testardamente lo ammetto) ai congressi nazionali della mia disciplina sento relazioni al 99% di qualità scientifica imbarazzante”
      ===================
      Non ha molto senso spargere fango usando un nickname e senza specificare nemmeno di che SSD si tratta. La nostra policy di moderazione ammette i commentatori anonimi, ma – a maggior ragione – mi sembra doveroso chiedere di specificare di che SSD “itagliano” stiamo parlando. Tutti buoni a sparare nel mucchio, ma nessuno disposto ad esporsi, stando anzi bene attenti a non circostanziare i bersagli delle accuse. Se si trattasse del mio SSD, mi sentirei di dire che siamo di fronte a delle calunnie. Lanciare gravi accuse anonime senza specificarle (e senza dare pertanto modo di effettuare riscontri e smentire) è un modo di procedere alquanto “indegnio” di un uomo di scienza.
      In ogni caso, ora e sempre, W L’IGNIORANZA! 😉

    • Vladimir, ma veramente non ce la fa a discutere utilizzando toni pacati? Ricordare che la tenure in Italia non esiste, quando molti precari credono sia così, è patetico? Ho detto relativizzare, non eliminare: significa che “agganciare” un RTDb ad un Ordinario non da, come risultato, un posto a TI in più. Volevo solo chiarire un punto.

  13. Caro De Nicolao,
    la ringrazio per questa precisazione sul nickname. Le faccio presente che basta fare click sul nome (che poi si tratta del mio nome, nessun nick) per vedere chi sono ed “intuire” a quale SSD appartengo (appartenevo sarebbe più esatto). Spero vivamente che lei vorrà intervenire con altrettanta solerzia contro tutti quelli che utilizzano un nick su ROARS, cosa che, come scritto più volte, dà molto fastidio anche a me, perchè è indice del clima mafioso e relativa omertà che si respira nell’università italiana. Anzi, le suggerirei proprio di prevenire che questo sia possibile. Sono sicuro che la piattaforma di ROARS permette di chiedere nome e cognome a chi si registra e di fare una verifica.
    Prima di essere denunciato dal dr. SSD per calunnia vorrei precisare che il mio commento sull’ASN si riferiva a questa nel suo complesso. Mi pare che si siano sollevate molte più proteste verso i giudizi che verso gli indicatori bibliometrici. Per quanto riguarda i congressi, confermo senza problemi quello che scrivo. Aggiungo pure che la stessa identica sensazione ce l’ho quando incontro italiani a congressi internazionali.
    Saluti,
    V.

    • Ha ragione, non avevo cliccato. Pertanto, i mentecatti sarebbero i colleghi di MED/25 (Psichiatria)? Avrebbe un suo senso …
      Magari è colpa dell’oggetto di studio.

    • Mi faccia capire, è un tentativo di distorcere quello che ho scritto a scopo intimidatorio? Mi incuriosisce vedere fino a che punto si arriva.
      Se rilegge il mio messaggio, si rendera’ senz’altro conto che l’aggettivo mentecatto si riferisce a tutti coloro che si oppongono al vincolo RTDb/PO, gruppo che mi pare purtroppo molto nutrito e trasversale a tutti i SSD.
      Quando mi riferisco a congressi invece, mi pare piuttosto ovvio che mi riferisco alla mia personale esperienza in quelli che frequento. Puo’ benissimo essere che ai congressi di matematica o fisica i colleghi italiani spicchino per il loro valore scientifico, non ne ho idea. In ogni caso suggerisco questo bellissimo articolo che si adatta benissimo all’accademia italiana:
      http://oxpo.politics.ox.ac.uk/working_papers/wp_08-09/OXPO_WP08-09f_Gambetta.pdf

      V.

    • Ha ragione. È stata colpa dell’associazione di idee psichiatria-mentecatti. Più, precisamente, ci viene detto che i colleghi di MED/25 (Psichiatria) sono quelli che nei loro congressi nazionali presentano “relazioni al 99% di qualità scientifica imbarazzante”. Nelle classifiche bibliometriche dovremmo stare dalle parti dell’arcipelago Chagos. Ma, a giudicare da SCImago, la situazione non deve essere molto meglio nemmeno all’estero, dato che per citazioni l’Italia si classifica (as usual) al settimo-ottavo posto. Se fosse vero che gli psichiatri italiani sono al 99% imbarazzanti, questi dati non si spiegano. Non è che le disavventure ed i traumi individuali dettano una chiave di lettura più ispirata dal risentimento che da una lettura equilibrata della realtà?

  14. Interessante la tabella, sono numeri assoluti? Produciamo lo stesso numero di pubblicazioni dell’Olanda? Se dividiamo i numeri per popolazione e PIL forse finiamo davvero al livello dell’arcipelago summenzionato. Mi domando poi se l’articolo prenda in esame tutte le pubblicazioni di tutti gli autori italiani a prescindere da dove lavorino, se prenda in considerazione l’affiliation e soprattutto se si potesse generare una tabella simile prendendo in considerazione esclusivamente il primo nome di ogni pubblicazione. Felice di essere smentito, ma penso che ne vedremmo delle belle.
    Non nego di essere stato traumatizzato ma la mia lettura, come si esce da ROARS, risulta abbastanza condivisa. Io sono uno di quelli che fino ad un certo punto ha pensato “tutto il mondo è paese”, poi, uscito fuori, ho capito quanto mi sbagliavo, e non sono il solo vi assicuro. Tutti traumatizzati con il giudizio annebbiato dal risentimento? La mia storia personale mi dice che in un anno al Karolinska Institute, non l’ultima universita’ medica, ho fatto la carriera che mi è stata negata in Italia in dieci anni. Vi assicuro che non si è trattato di un problema di fondi ma di come questi vengono utilizzati.

    Rispetto al “mentecatto” mi dispiace per chi si è offeso ma francamente non trovo termini piu’ politically correct per chi vorrebbe abolire l’unico appiglio per tenere in equilibrio reclutamento e promozioni. Ovviamente si potrebbe fare di molto meglio, in primis separare le risorse, ma meglio il vincolo che niente. Le obiezioni che ho sentito fino ad ora (non è servito a nulla perche’ sono stati reclutati pochissimi RTDb e crea squilibri nei gruppi di ricerca) mi sembrano francamente assurde. Spero tutti sappiamo che qualsiasi numero moltiplicato per zero fa zero, per cui è ovvio che un vincolo che disciplina la distribuzione delle risorse serve a poco se le risorse sono uguali a zero. Questo non è pero’ un buon motivo per rimuoverlo, purtroppo sospetto secondi fini molto meno nobili. La questione che fare troppi RTDb creerebbe problemi perche’ questi “scavacherebbero” gli attuali RU, si commenta da sola.

    • “Mi domando poi se l’articolo prenda in esame tutte le pubblicazioni di tutti gli autori italiani a prescindere da dove lavorino, se prenda in considerazione l’affiliation …”
      _____________________
      As usual, vengono prese in esame le affiliazioni. Con tutti i possibili caveat di questo mondo, i dati non sono compatibili con la tesi di un 99% di ricerca imbarazzante. Chi ha consuetudine con il lavoro scientifico, si accorge subito che quell’affermazione non regge il confronto con l’evidenza sperimentale. A poco serve sviare il discorso sui primi autori o i Paesi Bassi. Quel 99% è mitologia al pari di tante altre che abbiamo ascoltato e ascolteremo.

    • “Rispetto al “mentecatto” mi dispiace per chi si è offeso ma francamente non trovo termini piu’ politically correct per chi vorrebbe abolire l’unico appiglio per tenere in equilibrio reclutamento e promozioni … Spero tutti sappiamo che qualsiasi numero moltiplicato per zero fa zero, per cui è ovvio che un vincolo che disciplina la distribuzione delle risorse serve a poco se le risorse sono uguali a zero.”
      ___________________________
      Appunto.

    • Forse non ci siamo capiti. Se fosse per me gli assegnisti sarebbero RUa (ovviamente ce ne sarebbero di meno, circa meta’ con le risorse attualmente disponibili).
      E gli RUB non esisterebbero perche’ ripristinerei
      gli RU a tempo indeterminato.

      Ho solo osservato (nel senso di constatato personalmente)
      che nelle universita’ ci sono tensioni causate dal fatto che gli RUb scavalcano gli RUold. Che e’ il motivo per il quale hanno fatto il piano straordinario associati. Ma non tutti gli RUold sono diventati associati e quindi le tensioni permangono.

      A proposito, segnalo che dei miei 3 postdoc attuali (italiani) nessuno ha fatto laurea o dottorato a UNIPD (e precedentemente erano all’estero 2 su 3). E gli ultimi 2 RUold del nostro gruppo di teoria della materia condensata pure non erano mai stati ad UNIPD.

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