Nei tre lunghi anni del mio dottorato di ricerca senza borsa, mi sono scoperta insegnante, ghost writer, archivista, babysitter, dogsitter, commessa e segretaria. Ormai, solo chi non conosce l’ansia da fine mese può concedersi il lusso di stare in biblioteca per fare ricerca. Questo non è che un esito avvilente delle politiche spietate di tagli. Ma c’è di più. Il diffondersi di quella convinzione neoliberista che guarda con disprezzo alle discipline umanistiche, inutili e controproducenti. Ma la resistenza alle macerie del presente abita proprio nello studio e nei sogni di chi, nonostante tutto, continua a pensare di poter cambiare il mondo.

Marx è il motivo per cui ho iniziato a studiare filosofia. “Marx” è anche la destinazione del 342, l’autobus che ogni mattina alle sei per tre lunghi anni, la durata del mio dottorato di ricerca senza borsa, mi ha accompagnato al lavoro. In questi anni mi sono scoperta insegnante, ghost writer, archivista, babysitter, dogsitter, commessa e segretaria.
Le mie molteplici identità erano definite dai miei “lavoretti”, un vezzeggiativo che mi ha permesso di segnare una distanza ideale tra il mio lavoro accademico “serio” e il resto. Questa dicotomia esistenziale esplodeva ogni volta che, imbarazzata, mi trovavo a dover definire la mia professione. Il mio lavoro serio non pagato era scandito da innumerevoli attività: scrivere saggi, leggere, studiare, seguire seminari, andare in biblioteca, assistere alle lezioni, esaminare gli studenti, organizzare convegni, collaborare con le riviste, tradurre, intervistare etc.
I miei “lavoretti” prevedevano delle mansioni ben definite per cui venivo pagata e, a volte, sottopagata. Lavorare gratis per l’università italiana non mi ha permesso di capire fino in fondo quale fosse il mio statuto, il mio ruolo e il mio dovere in una forma estrema di alienazione. Un vero e proprio mondo invertito quello per cui potevo “lavorare” all’interno dell’università solo grazie alle mie acrobazie di sopravvivenza che, alimentando la mia schizofrenia, hanno fatto di me una disoccupata occupata.
L’inceppo stava nell’ostinazione a voler definire “lavoro” ciò che, in realtà, era solamente “volontariato” della ricerca. Dico volontariato non solo perché non era previsto un compenso, ma anche perché è frutto di una scelta. Ed è proprio su questo crinale sottile della scelta personale che si gioca il torbido legame con i professori, trasformato molto spesso in un circo di promesse e ricatti, di pressione psicologica e obbedienza coatta, di abusi di potere ed esercizio del sacrificio. I dottorandi in Italia sono un anello debolissimo della catena tra studenti e professori.
Troppo vecchi per i collettivi studenteschi e troppo giovani per i sindacati, sono esclusi e dimenticati dal dibattito contemporaneo sul lavoro. I trentenni, che hanno investito tempo, soldi, fatica e speranza in progetti rifiutati e distrutti, vivono in un limbo il dramma di una totale illibertà. È un frammezzo molto difficile perché lungi dal prepararti al mondo del lavoro (che ormai è una chimera), il dottorato diventa una sospensione verso un futuro ancora più incerto. Da quando poi non esiste di fatto neanche più il ruolo di ricercatore a tempo indeterminato (Legge Moratti l. 230/2005), si deve ammettere che la ricerca in Italia – tranne per una minoranza strettissima – è ritornata ad essere una questione di classe.
Ormai, solo chi non conosce l’ansia da fine mese può concedersi il lusso di stare in biblioteca per fare ricerca. Questo non è che un esito avvilente delle politiche spietate di tagli adottate nel nostro Paese da decenni. Ma c’è di più. Il diffondersi di quella convinzione neoliberista che guarda con disprezzo alle discipline umanistiche, inutili e controproducenti. È purtroppo un destino che spetta a molti, a tutto quel sottobosco della cultura che è sempre più sottoterra, a un’intera generazione derubata dalla possibilità di scelta. Ma la resistenza alle macerie del presente abita proprio nello studio e nei sogni di chi, nonostante tutto, continua a pensare di poter cambiare il mondo.
Libera Pisano
* Libera Pisano oggi lavora a Berlino con un post-dottorato in filosofia alla Humboldt universität
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166 Commenti

  1. “Il vincolo serve ad evitare che una classe di strutturati mentecatta utilizzi tutti i fondi (per pochi o tanti che siano) per promuovere se stessa anzichè per rinnovare il sistema, cosa di cui c’è estremo bisogno. Mi permetto di utilizzare la parola “mentecatta” perchè è veramente allucinante che le uniche voci a sostegno del vincolo siano quelle dei precari.”
    .
    Quello che invece stupisce me, per usare un eufemismo, è come chi addirittura si è formato in psichiatria possa affermare che la classe degli strutturati sia mentecatta (“le uniche voci sono quelle dei precari”), e che il 99% dei colleghi siano scientificamente mentecatti.
    Un certo insieme di persone, da psichiatri a giornalisti, a politici, a, a, a, crede quindi che intere categorie siano fondamentalmente dedite al male, che occorra costringerle casomai con dei vincoli o con delle purghe ad agire per il meglio.
    .
    Non sono psichiatra, neanche psicologa, ma stranamente mi è fin troppo chiaro che certe “idee” parlino molto di più di chi le professa che di chi ne è vittima.

  2. Vorrei partire da un’osservazione generale.
    Negli ultimi 20 anni in questo paese sono state realizzate una serie di riforme del mercato del lavoro che hanno introdotto precarizzazione, del rapporto d lavoro e proungaento dei tempi di lavoro. Con la motivazione dell’insostenibiità del sistema retributivo, si è passati al contributivo e si aumentato il numero di anni necessari per andare inensione. La motivazione, falsa, che si è addotta è che andare in pensione più tardi avrebbe creato nuova occupazione.Tutti sapevano che non esisteva nessuna evidenza empirica che sostenesse una così controintuitiva affernmazione, mentre viceversa esistevano evidenza del contrario. M tant’è la rforma è passata,con l’assenzo di troppi. Mi chiedo e vi chiedo perchè l’università dovrebbe vivere una condizione diversa?
    All’inizo dell’anno il Centro Studi della Confindustria ha pubblicato una ricerca sul mercato del lavoro negli anni della crisi 2007-2014: gli over 55 con lavoro sono aumentati di 1,1 milioni (tasso di occupazione è salito al 46,9% nel terzo trimestre 2014 dal 34,2% nel terzo 2007) mentre tra i 25-34 enni si è registarto un calo , contro il calo di 1,6 milioni (tasso di occupazione è sceso al 59%, -11,2%).
    Perchè, mi chiedo l’università dvrebbe avere dinamiche diverse?
    Forse il problema è generale o no?

  3. l problema principale dei sistemi sociali cui vengono tolte poco a poco le risorse è che la prima e più facile soluzione è cercare di recuperare il proprio status perduto combattendo contro i propri “primi vicini” all’interno del sistema per accaparrarsi le poche risorse rimaste.

    La verità è che le aspirazioni di carriera di chi è dentro l’Università non sono appetiti indegni che mortificano i giovani, ma istanze quasi semrpe giustificate di un corpo docente in media sottoinquadrato ( e i numeri dell’ASN, cui pure si era provato a mettere un freno dall’alto, con paletti difficili da superare, lo testimoniano ampiamente). Non c’è nulla da guadagnare ad auspicare un panorama universitario con progressioni bloccate in eterno (come sta avvenendo ad esempio in alcuni enti di ricerca con la pianta organica congelata e con fior di personalità scientifica congelate in ruoli ben inferiori rispetto alle professionalità raggiunte). E il piano straordinario associati, per quanto mi è dato di vedere, sta semplicemente sanando situazioni che si erano esacerbate negli anni: quando vinsi il concorso per PA nel 2010, a scorrere i curricula dei 35 che come me, avevano fatto domanda per lo stesso posto, mi fu chiaro che almeno 20 fossero più che maturi per un posto da associato, ma solo due erano passati.

    Detto questo, il vincolo RTDb/ordinario secondo me è una cosa buona, proprio nell’ottica di sancire un “patto generazionale” e proprio perché la situazione in cui versano molti interni, sottoinquadrati rispetto alla propia maturità scientifica e didattica, crea una pressione (che, ripeto, non è nè indegna nè censurabile) che altrimenti sarebbe difficile da gestire per le Università. Per fare un esempio la mia Università si accinge a bandire alcune decine di posti di RTDb, che non avrebbe probabilmente mai bandito se non vi fosse stato il vincolo.
    Eliminare il vincolo significa di fatto accettare un compromesso al ribasso, e quindi rassegnarsi ad “arrangiarsi” ancora per molti anni con il capestro dei punti organico distribuiti centralmente con criteri estremamente discutibili: è lì il problema, non nel vincolo PO/RTdb, che sarebbe ragionevole e giusto rispettare, ma chiedendo con forza allo Stato/Governo di investirvi risorse. E lo dico da PA abilitato a PO, quindi nella condizione di chi più si potrebbe avvantaggiare nell’immediato futuro, della rimozione del vincolo stesso.

    • C’è un’ultima cosa che voglio dire, perché non mi va di tacere su questi punti.
      Se per voi è accettabile che un governo rimandi il problema “giovani” alle università promuovendo sorpassi a destra, perché voglia tagliare piuttosto che finanziare posti o, al massimo, ridistribuire i fondi totali a scapito di certe università, per me non lo è.
      “Decine di RTDb” è poi improbabile. Basta infatti fare un rapido conto, ad esempio sulle risorse 2014 in termini di punti organico, per accorgersene. Ci sono complessivamente 841 p.o. per il 2014. Se consideriamo l’operazione 1 RTDb per 2 PO, si ha un totale di 1.3 p.o. necessari, o 1.1 se si “prenotano” gli 0.2 punti necessari per il passaggio RTDb->PA (previo ottenimento dell’abilitazione che ad oggi è sospesa, pure) dopo tre anni. Ciò significa che nel primo caso (1.1 p.o.) si possono reclutare 841/1.1=764 RTDb per 66 università, pari a 11 RTDb per università, oppure 841/1.3=646 RTDb, pari a meno di 10 RTDb per università. Ma c’è da dire che la distribuzione di po non è omogenea, e quindi che c’è chi ne potrà reclutare di più e chi addirittura meno. Inoltre, il bilanciamento va realizzato nei 3 anni (2015-2017) quindi i dipartimenti possono scegliere a chi dare la precedenza.
      Se poi gli aspiranti PO volessero davvero dire qualcosa che sia a loro discapito, dovrebbero sostenere il reclutamento di RTDb e la contemporanea promozione degli altri RTI meritevoli, che, ricordiamolo, sono ad esaurimento. Questo sia per non creare sorpassi a destra (immagino che fambros non abbia nel suo gruppo RTI che da dieci o quindici anni sostengono corsi di laurea anche per lui) sia perché gli scorrimenti ad associato hanno un significato giuridico ed economico decisamente diverso dagli scorrimenti a PO.
      E allora anche i vincoli possono essere ingiusti in quanto discriminatori.
      Visto, poi, che alcuni precari citano come esempio di virtuosità i sistemi anglosassoni perché prenderebbero solo i migliori, bisognerebbe ricordare loro che mai un’università anglosassone farebbe una scelta fra candidati a posti di professore per via di un vincolo del genere, che non è necessariamente legato al merito.
      Questo, da parte mia, è tutto.

    • Quando sento la frase “patto generazionale” inizio a preoccuparmi e mi metto le mutande di ferro…

      La mia generazione (1967) l’ha già preso varie volte:

      i) come studenti eravamo, a scuola, in 35 o 40 per classe (esplosione demografica) e all’universita’ in 250 per aula;

      ii) abbiamo avuto vari mediocri docenti (per fortuna quasi tutti oramai pensionati) usciti dalla riforma dell’universita’ del 1980 e precedenti ope legis;

      iii) come lavoratori abbiamo subito la gestione separata INPS al 10 per cento;

      iii) il metodo contributivo invece del retributivo per la pensione;

      iv) la precariata’ fino ai 45 anni e oltre;

      v) il blocco degli stipendi a classe stipendiale 0;

      vi) il prelievo forzoso nel conti correnti (Amato 1992);

      vii) l’aumento della tassazione diretta ed indiretta (tutti i governi);

      viii) la tassazione sugli immobili triplicata (IMU e TASI);

      ix) come docenti abbiamo subito il raddoppio delle ore di lezione a parita’ di salario (ultimi governi);

      x) subiremo inoltre l’eliminazione della ricostruzione della carriera (riforma Gelmini);

      xi) l’eliminazione dell’assegno ad personam (Monti);

      x) l’eliminazione del buono pasto SOLO per i docenti universitari (Monti).

      Vorrei quindi un NUOVO “patto generazionale” dove i settantenni cacciano la grana (che mi stanno rubando) ed i trentenni bevono meno spritz e pubblicano di piu’.

    • @lilla
      scusami, ma il concetto di “sorpasso a destra” mi sembra frutto di una visione miope, anche se posso comprendere l’amarezza che la genera.

      Checché se ne possa pensare ( e io penso sia sbagliato, ed ero uno di quelli che hanno provato a bloccare la riforma Gelmini nel 2010), oggi l’unico modo per entrare con un posto stabile (leggi possibilità di iniziare la propria vita: casa, figli etc etc.) nell’Università è un posto da RTDb.
      In questo senso il passaggio RTDa-RTDb ha un significato, giuridico ed economico, molto più rilevante di qualunque scorrimento di carriera interno, che sia da RTI a PA o da PA a PO.

      E sì, io sono d’accordo che si facciano sia gli RTDb che i passaggi da RTI a PA, laddove ci sono le condizioni. Ma i secondi sono già stati fatti in discreta quantità in questi anni o mi sbaglio? Non possiamo fare finta di non sapere che (secondo me giustamente) gli RTI stanno usufruendo oggi delle uniche risorse disponibili nell’Università in questi anni per i passaggi di ruolo, con il piano straordinario. Ora io credo che non possiamo permetterci di perdere un’intera generazione di giovani studiosi per aspettare che tutti gli RTI siano diventati PA con la logica del “non si sorpassa a destra”. La questione è e rimane semplicemente un problema di risorse, dovremmo in modo chiaro e forte far sentire l’esigenza di rimettere in movimento il sistema iniettandovi nuove risorse per posti e per promozioni, senza spararci addosso l’un l’altro in una logica “tutti contro tutti”.
      L’RTDb non è un nemico tuo o mio (sono un PA, dopo vent’anni di lavoro, potrei sentirmi anche io se non sorpassato a destra, almeno raggiunto alla velocità della luce, ti pare?): è la garanzia che l’Università continui ad esistere di qui a dieci/vent’anni.

      p.s.
      i calcoli che hai fatto per i punti organico non sono corretti, e proprio perché il riequilibrio è previsto in più anni si faranno oggi i posti da RTDb per compensare gli ordinari fatti negli ultimi anni. E saranno tanti, vedrai, al costo di 0,5 punti/RTDb: il vincolo avrà l’effetto di “salvare” probabilmente alcune centinaia di giovani in tutta Italia. Sempre troppo pochi, comunque…

    • Fambros, per me va bene dialogare ma non facendomi dire cose che io non ho detto e che non penso.
      “Nemici” e “reclutamento non importante” non ci sono nel mio commento.
      .
      Per chiudere il discorso, sul quale non intendo ritornare né ora né in futuro, non capisco cosa intendi per bilanciamento con gli ordinari fatti in questi anni.
      Il nuovo vincolo (2 PO per 1 RTDb) è nella legge di stabilità e riguarda la programmazione del triennio 2015-2017.
      Se non sei d’accordo, dovresti dirmi perché e mostrare i numeri.

    • Leggo:

      “si faranno oggi i posti da RTDb per compensare gli ordinari fatti negli ultimi anni”

      Non mi e’ chiaro il significato di questa frase. Negli ultimi 10 anni il numero di PO e’ calato da circa 20000 a circa 13000: circa 7000 in meno. L’ultimo nuovo PO del mio dip. e’ di 4 anni fa.

      In che Universita’ stai, fambros? E’ in questa Galassia?

    • @Luca Salasnich
      Non c’è bisogno di spiegare a un brillante fisico teorico che il numero totale di PO può diminuire anche in presenza di reclutamento, se il rate di reclutamenti è un ordine di grandezza inferiore al rate di pensionamenti.

      E anche se so che per un vero teorico i dati sono fonte di fastidio, specie se non si accordano al proprio modello, ti suggerisco di controllare, ad esempio dal sito della flc-cgil che pubblica tutti i bandi pubblicati in GU, che solo negli ultimi 6 mesi del 2014 sono stati banditi circa 75 posti di PO nelle Università italiane (Via Lattea). La mia estrapolazione è che se si contano gli ultimi due anni ci si avvicina a qualche centinaio, che sarà il numero di RTDb che dovranno essere banditi “in riparazione” come minimo, a cui si aggiungono quelli per rispettare il vincolo ulteriore della Finanziaria rispetto alle future assunzioni 2015-2017.
      E, ripeto, per me restano pochissimi.

    • Essendo fisico cerco di distinguere i dati veri da quelli “estrapolati”. E se devo fare un modello teorico non uso mai dati “estrapolati” (orrore!!) ma, al piu’ “interpolati”, che e’ una cosa molto diversa.

      Dal sito MIUR, questo

      http://bandi.miur.it/

      si evince che dal novembre 2011 ad oggi (cioe’ negli ultimi 3 anni) sono stati banditi (bandi scaduti) i seguenti posti da PO nei settori della Fisica:

      02/A1: 2 posti

      02/A2: 0 posti

      02/B1: 1 posto

      02/B2: 1 posto

      02/B3: 1 posto

      02/C1: 0 posti

      Totale: 5 nuovi posti da PO in tutta la Fisica negli ultimi 3 anni (2012, 2013, 2014), considerando tutte le universita’ italiane, anche le private e le telematiche.

      Facciamo il confronto con i posti di RUb banditi (e scaduti) nella Fisica in Italia negli ultimi 3 anni:

      02/A1: 5 posti

      02/A2: 4 posti

      02/B1: 5 posti

      02/B2: 3 posti

      02/B3: 2 posti

      02/C1: 0 posti

      Totale: 19 posti da RUb in tutta la Fisica negli ultimi 3 anni (2012, 2013, 2014), considerando tutte le universita’ italiane, anche le private e le telematiche.

      Quindi negli ultimi 3 anni

      (nuovi PO)/(nuovi RUb) = 5/19

      Quindi il ragionamento di fambros nella Fisica non funziona. Negli ultimi 3 anni nella Fisica sono stati banditi molti piu’ posti di Rub che di PO. Piu’ del triplo.

    • Sempre dal sito MIUR: bandi scaduti, triennio 2012-2014,
      tutti i settori concorsuali e tutte le universita italiane:

      bandi per PO: 195

      bandi per PA: 1397

      bandi per RUb: 341

      bandi per RUa: 1083

      Quindi nel triennio di riferimento:

      (bandi PO)/(bandi RUb) = 57 per cento

      (bandi PO)/(bandi PA) = 14 per cento

      (bandi PO)/(bandi PA+RUb+RUa) = 7 per cento

      Questi sono i dati empirici.

    • @Luca Salasnich
      Apprezzo molto il fatto che tu abbia raccolto dei dati corretti, invece di estrapolare semplicemente dal numero tortale di PO l’entità del reclutamento: questo migliora senz’altro la qualità della discussione. Peraltro io ero rimasto al vecchio sito reclutamento.miur.it dove i nuovi bandi non vengono pubblicati, quindi mi hai segnalato uno strumento prezioso per queste analisi, che ammetto, non conoscevo.
      Purtroppo in questo caso si può solo estrapolare: perché i bandi in GU (e sul sito MIUR) sono solo quelli ex art. 18, che sono la minoranza rispetto ai posti da PO messi a concorso, che sono stati fatti principalmente (almeno nella mia Università) con art. 24 comma 6 (e questi non passano per la GU ma solo per l’albo di Ateneo.
      Noto peraltro con piacere che la tua misura dei posti ex art. 18 conferma esattamente l’ordine di grandezza da me stimato: alcune centinaia di posti di prima fascia banditi in Italia negli ultimi anni. Confesso invece che non avevo fatto il calcolo degli RTDb e pensavo fossero di meno, basandomi sull’esperienza della mia Università e sul fatto che tutti, in questo blog hanno dato per scontato che il numero fosse prossimo a zero: ammetto l’errore e ti ringrazio per avermelo segnalato.
      Però, ritornando al punto principale della questione, (utilità/inutilità del vincolo PO/RTDb) questo dimostra ancora una volta che il vincolo è (è stato) utile: ci sono 341 giovani (più i futuri, diciamo probabilmente ordine un ulteriore centinaio e non qualche centinaio come avevo stimato in precedenza, stima che si riferiva al totale) che ne hanno usufruito, e che, se non ci fosse stato questo vincolo, non avrebbero mai visto questa possibilità. I Consigli di Dipartimento infatti, bloccati dalle istanze di chi teme il sorpasso a destra (è successo nel mio Dipartimento, so di cosa parlo) non avrebbero mai approvato una programmazione contenente anche RTDb se non fosse stata imposta dalla legge.
      La sostanza del discorso mi sembra resti tutta:

      -alcune centinaia di RTDb sono stati fatti (e/o si faranno nel prossimo futuro per le Università che come la mia ne hanno fatti pochissimi finora) solo grazie al vincolo
      – sono circa un ordine di grandezza in meno di quanti dovrebbero essere per sostenere il sistema in modo ragionevole.
      A questo aggiungerei, in risposta alle considerazioni fatte da Lilla, che il declino del numero di PO a livello di sistema rende secondo me improponibile come soluzione il bandire quasi esclusivamente posizioni per PA e RTDb nel prossimo futuro.
      Il fatto è che il problema, con le condizioni al contorno che ci vengono date, (leggi risorse) non ammette soluzione ragionevole. Dobbiamo semplicemente cercare
      di “rompere” la cornice, questo è il punto di tutti i miei commenti.
      p.s.
      il fact checking è la base di ogni discussione seria ed è uno dei motivi per cui aprpezzo Roars. Però il dare per scontato che l’altro “dica balle” su sé stessi e su dati che ha di prima mano (seppur locali) mi sembra un modo inutilmente aggressivo di impostare le discussioni, che non porta lontano. Ma insomma, ognuno ha il suo stile.

    • Quindi:

      a) in Italia negli ultimi 3 anni si assumevano piu’ RUb che PO, e nella fisica in particolare circa 4 RUB per ogni PO;

      b) nella Universita’ di fambros si e’ fatto il contrario.

      Domandina: forse forse l’universita’ di fambros sta in questa galassia ma e’ “ribelle”, aka “non virtuosa” secondo i criteri di Darth Fanton dell’Impero Galattico ANVUR?

      Domandina: Forse forse l’universita’ di fambros e’ proprio l’unica universita’ in Italia dove negli ultimi 3 anni hanno gia’ assunto un nuovo PO nel mio settore!!

      Le risposte le ha date c_s.

    • Be’, dove sono questi numeri? Ancora niente?!
      Per il resto… dunque… un tentativo di dimostrare che un numero, comunque spannometrico, di qualche centinaio di RTDb/tre anni/tutte le università sia molto maggiore di zero… la dimostrazione che il vincolo 1 PO – 1 RTDb sia utile perché produce tanti RTDb quanti PO…
      Nulla da fare, non andiamo neanche avanti…bisogna che torni al prossimo appello 🙂
      .
      Arinboccallupo a tutti noi!

  4. @Lilla
    Io continuo a credere che valga il principio di non contraddizione, e non il bipensiero orwelliano: per me lamentarsi contro il “sorpasso a destra” costituito dagli RTDb equivale a prendere posizione contro il reclutamento, per quello che io intendo essere il reclutamento.
    Se poi tu conosci un altro modo per reclutare nell’Università italiana del 2015 fammelo sapere.

    La parola nemico l’ho usata io in un contesto ben preciso per esemplificare un concetto, non mi sembra di averla attribuita a nessuno, in particolare non a te: ma davvero non sono interessato a una polemica personale, e a discutere sulle parole, quindi non risponderò più a messaggi di questo tenore. Se ti sei offesa mi dispiace, non era mia intenzione.

    Questo non cambia che la delusione e l’amarezza di chi non è stato promosso con il piano straordinario non possono e non devono essere i fattori che paralizzano il futuro dell’Università italiana e quello di migliaia di giovani. Che questa sia una posizione di retroguardia e dettata da una visione miope è, secondo me, una lampante verità, pur con tutto il rispetto dovuto alle vicende personali di ciascuno.

    p.s.
    I calcoli sono sbagliati perché le assunzioni che si faranno oggi di RTDb serviranno a riequilibrare le assunzioni fatte in precedenza (su FFO 2012-2013) di PO, con il vecchio vincolo 1 PO=1 RTDb.

    • No, guarda, non hai proprio capito il senso del mio commento.
      Ho parlato di reclutamento (in quantità pari o superiore a quello previsto: il vincolo non vale al contrario e si possono fare tranquillamente RTDb senza passaggi a PO) E contemporaneamente di passaggio di RTI meritevoli. Gli aspiranti PO, SE davvero vogliono promuovere il reclutamento E magari contemporaneamente attenuare l’effetto collaterale del “sorpasso a destra” (che è semplicemente un fatto in certi casi), possono sempre aspettare o ridurre i propri passaggi.
      Vogliono?!
      Il piano straordinario non è bastato per la metà degli abilitati, che a loro volta sono circa la metà degli RTI.
      Infine, i PO fatti con FFO 2012 e 2013 col turn-over al 20% e le abilitazioni in corso, sono pochissimi e in certi casi (come nel mio dipartimento), sono pari a zero. I numeri non li hai scritti.
      .
      Con questo, senza ritenermi offesa, il discorso per me si chiude.
      E’ stata una questione di onestà intellettuale, ma la vera questione, quella centrale, è la scarsità di risorse. E’ poco dignitoso raccontarci storie o arrampicarci sugli specchi per pochi soldi.
      .
      In bocca al lupo anche a te, chiunque tu sia.

  5. “fambros”,
    bel tentativo quello di fingere di essere un professore associato. Quasi mi convincevi, col tocco dei venti RTI su trentacinque meritevoli al concorso del 2010. Peccato che dopo tu ti sia disunito: riprovaci e stavolta tenta di rimanere concentrato.
    Lilla (cui va il mio plauso) è stata fin troppo buona.

    • ciao a tutti, incuriosita dalla discussione ho cliccato sul nick di fambros. Da lì conosci nome e cognome, basta cercare su google per scoprire di chi si tratta. Per quello che ho letto, non ha finto di essere associato, lo è ed è pure abilitato ad ordinario.
      Buona domenica a tutti

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