La riforma Gelmini ha introdotto due nuove figure di ricercatore. La prima è ben nota ed è quella del ricercatore a tempo determinato (RTD). La seconda tipologia è un po’ meno nota e si può considerare frutto di un incidente di percorso, di un errore di calcolo. Si tratta del RAP (Ricercatore in Attesa di Presa di servizio), meglio conosciuto come “ricercatore fantasma”.

Il RAP è un ricercatore che ha vinto un regolare concorso, bandito da una università “virtuosa”. (L'”Università virtuosa” è quella che non ha superato la soglia del 90% nel rapporto tra la spesa per gli Assegni Fissi e il Fondo di Finanziamento Ordinario. Una legge approvata nel Gennaio 2009 ha stabilito che un ateneo non virtuoso non può fare nuove assunzioni né può bandire nuovi concorsi).

Tra l’emanazione del bando e l’espletamento del concorso è trascorso però troppo tempo (nella maggior parte dei casi 2 anni) e nel frattempo l’università è diventata “non virtuosa”, dunque non lo assume. Se ne riparlerà quando l’università sarà tornata virtuosa. Una caratteristica del RAP, che lo distingue dal RTD, è che il RAP può essere anche disoccupato. In realtà accade spesso che il RAP, con un compenso trascurabile (praticamente invisibile!), svolge regolarmente le lezioni e gli appelli d’esame, segue le tesi di Laurea, fa ricerca nel tempo che rimane disponibile, insomma contribuisce al funzionamento dell’Università. All’insaputa di questa, s’intende.

Tempo fa qualcuno ha provato a fare una stima sul numero di RAP in Italia. Tale stima era basata su una previsione fatta da FLC CGIL e pubblicata su Repubblica il 31/03/09, secondo la quale nel 2010 vi sarebbero stati in Italia 17 atenei dichiarati “non virtuosi”. Dall’elenco di questi atenei, i miei colleghi erano risaliti al numero di posti banditi dagli stessi tra il 2008 e il 2010, contando circa 315 RAP in tutta Italia.

In questi giorni ho voluto verificare questo dato e ho telefonato agli uffici del personale di più di venti atenei italiani, gran parte dei quali erano nella lista citata dall’articolo di Repubbilca. Ho trovato in tutto 94 RAP, sparsi nelle università di Trieste, Udine, Piemonte Orientale, Siena, Urbino, Macerata, Cassino, L’Aquila, Roma “Tor Vergata” e Bari. La mia stima è che in Italia vi siano attualmente circa un centinaio di RAP. Non riesco a capire se devo essere contenta o no per il fatto che siamo meno del previsto.

Gli atenei più colpiti, dal punto di vista numerico, sono Bari e Trieste con 32 e 28 RAP rispettivamente. A Bari ho trovato un caso limite che ha dell’incredibile: un ricercatore il cui concorso è stato bandito nel 2005, il quale, dopo una lunga serie di problematiche che ne hanno ritardato l’assunzione, si è ritrovato sotto la tagliola della legge 1/2009.

Va precisato che non tutti i RAP sono uguali: esistono quelli di I tipo, che “possono” essere assunti (nel senso che la legge non lo vieta: sono i vincitori di posti cofinanziati o interamente finanziati dal MIUR) e quelli di II tipo, che “non possono” essere assunti (per via della famosa legge 1/2009).

L’assunzione dei RAP di I tipo è a discrezione dei rettori. Nella maggior parte dei casi, essi sono stati assunti, spesso “scavalcando” i RAP di II tipo, i quali avevano vinto il concorso ben prima di loro. Un fatto curioso è che alcune delle università che sono risultate “non virtuose” nel 2009 e nel 2010 hanno continuato a bandire concorsi per posti interamente finanziati dal MIUR.

Ad esempio, nel 2010 l’Università di Bari ha bandito 20 posti per ricercatore a tempo indeterminato finanziati dal MIUR e l’Università dell’Aquila ne ha banditi 5 dello stesso tipo. I vincitori di questi concorsi (che hanno tutto il diritto di essere assunti, visto che non c’è nessuna legge che lo vieta) presto potrebbero “scavalcare” i colleghi di II tipo.

In questo caso poi, la parola “scavalcare” assume un significato non solo temporale: infatti è molto probabile che tra i candidati per questi nuovi posti di ricercatore ve ne siano diversi che hanno partecipato a quelle stesse valutazioni comparative vinte dai colleghi di II tipo.

Io personalmente faccio parte del gruppo dei RAP dell’Università dell’Aquila e sono in contatto con circa 50 RAP di altre università.

Insieme abbiamo già inviato due lettere al Presidente Napolitano, senza ottenere alcuna risposta. In questi giorni abbiamo preparato una lettera da inviare al CUN.

Poco prima che cadesse il governo, nell’audizione al Senato e alla Camera del 20 Settembre 2011, il CUN ha espresso parere favorevole alla proposta di un emendamento che consentisse alle università non virtuose di assumere i professori di seconda fascia. Il giorno successivo, anche la CRUI ha espresso un parere analogo ed ha chiesto un intervento legislativo sottolineando come, nella fruizione dei finanziamenti destinati all’assunzione dei professori di seconda fascia, non sarebbe corretto discriminare tra ricercatori in servizio presso atenei virtuosi e ricercatori di atenei non virtuosi. Giusto.

Peccato però che un provvedimento del genere determini una discriminazione ancora più insopportabile, tra ricercatori di ruolo in attesa di una progressione di carriera e ricercatori (precari o disoccupati) in attesa di presa di servizio.

Ma noi siamo “ricercatori fantasma”, quindi il nostro disagio non esiste.

Ida Germana Minelli

 

 

 

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