Ancora indecisi sul voto di domenica? Se può esservi utile per decidere, considerate, tra gli altri, anche il tema delle politiche universitarie. Di seguito i link e una sintesi dei programmi dei partiti politici. Si va dalla competizione di +Europa, al PD che propone un human technopole da creare a Napoli sul modello di IIT. Dalla progressiva gratuità dell’istruzione terziaria di LeU all’abolizione di ANVUR di Potere al Popolo. Fino al “rilancio dell’università italiana” della coalizione di centrodestra, al ponte tra università e impresa di Civica Popolare. Per finire con “un sistema universitario equo, diffuso, sempre più accessibile e in continuo e costruttivo dialogo con la società e il territorio che la circonda” (M5S).

 

 

+Europa

Il programma contiene una pagina dedicata a scuola e ricerca

Civica Popolare

Il programma di civica popolare dedica 6 righe all’università

Coalizione di Centro Destra

L’albero della libertà non contiene riferimenti a scuola, istruzione, ricerca.


Nel programma della coalizione si legge:

Liberi E Uguali

Scuola e università sono la prima voce nel programma di Liberi e Uguali.

La sintesi del programma sull’università dice cose diverse da quelle contenute nell’approfondimento programmatico .

M5S

Il documento programmatico si trova qui. Quello dedicato a università e ricerca si legge invece qua. Si tratta di un documento così complesso che non compare nella sintesi di 20 punti sulla qualità della vita degli italiani.

Partito Democratico

Il programma del Partito Democratico è composto da diversi documenti.

Il documento di sintesi contiene 6 volte la parola “università” e 3 volte la parola “ricerca”. ALl’università sono dedicate 5 righe nella pagina intitolata “società della conoscenza”:


C’è anche un elenco di 100 cose fatte e 100 cose da fare, dove l’università torna due volte:

Qua il link al programma esteso del PD.

Potere al Popolo

Nel programma di Potere al Popolo, al punto 7, si trova “Scuola, Università, Ricerca”

 

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17 Commenti

    • abbiamo rimediato e adesso ha il simbolo più grande di tutti, quasi un endorsement della Redazione 😉

    • più che altro ha rispolverato quello del 2008 e lo ha messo in pratica

  1. Le proposte ci sono, ma nei dibattiti televisivi e sulla stampa non hanno mai avuto risalto.
    Le uniche parole dette, lette e ascoltate sono state: reddito di cittadinanza, immigrati, legittima difesa, jobs act, precariato, disoccupazione, rimborsi ecc…
    Se non impieghi mai parole o espressioni tipo “Anvur con regole che non vanno”,
    “precariato universitario”,
    “ASN che funziona malissimo”,
    “ricercatori universitari destinati alla disoccupazione”,
    “mancata valorizzazione del titolo di dottore di ricerca nei concorsi pubblici”,
    “collegamento inesistente tra dottorato e mondo del lavoro”,
    “collegamento inesistente tra curriculum (anche universitario: dottorato, pubblicazioni. assegni di ricerca ecc…) e concorsi della Pubblica Amministrazione,
    “collegamento inesistente tra curriculum (anche universitario: dottorato, pubblicazioni. assegni di ricerca ecc…)” e mondo della scuola (Concorso Fit della Scuola) che non contemplerà il titolo di dottore di ricerca.
    “L’invenzione di quella cosa assurda dei 24 CFU (pedagogia, psicologia, antropologia ecc…) che devono essere conseguiti adesso per partecipare ad un concorso della scuola che non è ancora uscito e può darsi che non uscirà mai…”
    BENE,
    se tutti questi argomenti non sono stati discussi mai in campagna elettorale, nella stampa, in TV, nei dibattiti,
    ALLORA
    significa che a te, politico, i problemi dell’università e della ricerca non interessano.
    Punto e basta.

    • il dottorato e i post-doc sono concepiti come dei ‘cul de sac’ alla fine dei quali è difficilissimo trovare lavoro (in Italia).
      ciò è ben studiato dalla politica e messo in pratica in Italia ‘meglio’ che nel resto d’Europa.
      fa parte del pacchetto ‘eliminazione dell’università pubblica’ e dubito che questa tendenza verrà invertita da una qualsivoglia forza politica.

  2. Comunque vorrei far notare quella che è diventata una certezza: chi parla di abolizione del valore legale del titolo di studio non sa quello che dice. +Euorpa lo conferma alla grande. Chi ha lo stomaco per leggere il “programma” di +Euorpa potrà constatare che le peggiori stupidaggini sulla politica universitaria sono lì contentute.

    • Ah, i programmi! 😉 Ma forse quando si parla di programmi, la “gente comune” pensa ai programmi televisivi.
      Con tutto il rispeto per Bonino e soci, non posso che concordare con Sylos Labini. Anche se, tanto, questi programmi andrebbero letti come libri di fantascienza che parlano di un altro universo. Invece (sia chiaro che ho le idee chiare su come votare e non le cambierò), però un bel +1 lo assegno a “impropriamente detta Buona Scuola” (sottolineo comunque la vaghezza dell’affermazione in cui e’ contenuta)

  3. A sottolineare una certa idea (non propriamente positiva, diciamo, per usare un eufemismo) che il partito di governo ha dell’Università, di chi ci lavora e degli elettori italiani tutti, è arrivata una raffica di decreti ministeriali – tra il 27 febbraio e il 2 marzo, cioè, casualmente, nell’ultima settimana prima del voto – i quali: assegnano 2200 posti da RTDb agli Atenei secondo criteri che smentiscono clamorosamente la logica anvuriana del ‘merito’ (https://tinyurl.com/y8hgbdly); per soprannumero, distribuiscono ulteriori 600 posti da RTDa agli Atenei del Sud, ribadendo la smentita di cui sopra (https://tinyurl.com/yadcgymd); infine, distribuiscono a pioggia la mancetta del ‘recupero scatti’ (https://tinyurl.com/y8vuy8ub).
    Mi chiedo: che considerazione si dovrebbe avere per un partito che, al governo da 5 anni, ha perseguito sempre e indefessamente, per mezzo dei suoi vari ministri (in possesso o meno di titoli accademici che fossero), una coerente politica di ‘eccellenza’, ‘meritocrazia’, ecc. ecc., e poi – a pochi giorni dal voto – smentisce tutto questo, senza teorizzarlo (cioè: senza cambiare ufficialmente indirizzo politico, senza proporre una diversa idea di Università), ma nei fatti, distribuendo in modo affrettato con logiche del tutto opposte alle precedenti una parte del ‘malloppo’? Solo a me questo pare sconcertante?

  4. @fausto_proietti:
    non solo,
    ma si potrebbe tranquillamente dire che “La legge Gelmini è stata opera (sbagliata) della sinistra”,
    Sappiamo, infatti, che è opera della destra,
    ma quella sinistra che la criticava, in 5 anni non l’ha mai modificata, pur con tanto di scandali e di articoli di Stella – Rizzo sul corriere della Sera, per 5 anni (in riferimento alle cose brutte della ASN).

  5. Ciao, vedo che qui è cambiato tutto! E’ bello, solo che prima era più facile riconoscere subito i post in ordine cronologico e si vedevano a destra i commenti lasciati, dove e da chi (forse non li vedo io, non saprei). Questo era utile per seguire le discussioni o vedere anche solo il contenuto degli ultimi commenti.
    Questo mio commento adesso, ad esempio, è una segnalazione. La lascio qui convinta che approfondirete.
    E’ uscito da qualche giorno il decreto “Criteri e modalità per la ripartizione delle risorse e l’attribuzione dell’importo una tantum ai professori e ai ricercatori di ruolo previsto dall’articolo 1, comma 629, Legge 27 dicembre 2017, n. 205”, il cui testo si trova qui:
    http://www.miur.gov.it/web/guest/-/criteri-e-modalita-per-la-ripartizione-delle-risorse-e-l-attribuzione-dell-importo-una-tantum-ai-professori-e-ai-ricercatori-di-ruolo-previsto-dall-ar
    Orbene, c’è una sorpresa che riguarda i criteri/modalità di attribuzione di questa una-tantum/elemosina, che consiste nel fatto che questo importo una tantum:
    “b) è riconosciuto esclusivamente all’esito della positiva valutazione ottenuta ai sensi dell’articolo 6, comma 14, della legge 30 dicembre 2010, n. 240.”
    (art.2, comma3, lett b)
    Incredibile! Ciò significa che l’importo è soggetto a valutazione (cosa non emersa prima da nessuna parte, meno che meno in nessun discorso propagandistico della Ministra – e abbiamo visto com’è andata a finire!), il che ha effetti sia su modalità di ottenimento che tempistiche, diversamente da quanto previsto dalla legge di bilancio stessa (erogazione entro febbraio 2018 e febbraio 2019). Le modalità a questo punto NON sono chiare: cosa significa che l’importo una tantum relativo agli anni 2011-12-13-14-15 è soggetto ad una valutazione prevista dalla legge Gelmini esplicitamente *dal primo scatto triennale*, da maturarsi dopo lo scatto biennale maturato automaticamente a fine blocco (è scritto chiaro nella L240, art 6 e 8)? E’ qualcosa che non ha senso. Inoltre questa una tantum non è uno scatto stipendiale.
    Non sono giurista ma ci sarà qualche giurista che potrà esprimersi meglio a tale proposito.
    E’ veramente ridicolo che si sottoponga perfino questa misera parzialissima compensazione di scatti perduti e non riconosciuti ad oggi neanche giuridicamente (ci vorranno minimo 10 anni con gli scatti biennali, per chi poi non va in pensione), ad una valutazione peraltro giuridicamente dubbia. Fra l’altro in un momento di transizione politica come questo, nel quale non ci sarebbe stata nessuna sicurezza (anzi) che il governo uscente sarebbe stato riconfermato per prendersene la responsabilità.

    • Coraggio: Fedeli (che è riuscita nell’impresa di perdere le lezioni in un collegio di Pisa) sarà ministro ancora per poco, sperabilmente. Anche se è vero che di analfabeti è piena l’Italia, e dunque non sarà difficile trovare qualcuno che la rimpiazzi.

    • Ok, ho trovato la sezione “ultimi commenti”, in fondo alla pagina 🙂
      Fausto, non so chi scriva queste leggi/bandi (tipo anche i FFABR, ecc) pieni di nonsense e senza prevederne abbastanza le conseguenze. Sospetto che siano dei “tecnici” che molto probabilmente resteranno dove sono, continuando a propinarceli (in relazione poi ai due soldi concessi in ogni caso).
      “Ai sensi dell’art 6” non vuole dire niente per me in relazione ad una “una tantum” che non è neanche uno scatto. E’ senza sensi, è una perdita di sensi.
      Bisognerà interpretare, magari con qualche ennesima circolare che dice “quello che veramente volevamo dire è” tutta un’altra cosa, arbitraria, ma che abbia un po’ di senso per permettere uno straccio di applicazione pratica. E da questo probabilmente scaturirà la necessità di emettere un ennesimo regolamento di Ateneo (quello per gli scatti è su base triennale e riguarda gli scatti, appunto – e deve già essere modificato per passare di nuovo agli scatti biennali!), in cui si praticheranno magie fantasiose per valutare il passato (dal 2011 al 2015). Cose già viste, fantozziane a volte, come la punizione per non aver partecipato a tot consigli di 7 anni fa, magari, o non avere prodotto x cose, anzi prodotti, quando l’unica vera certezza era di avere gli stipendi bloccati e i concorsi bloccati per anni.
      Speriamo prevalga il buon senso almeno degli atenei stavolta.

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