«Universities are threatening to punish staff who fail to make up for lectures and seminars cancelled during strikes, a move that union leaders say could prolong the industrial action. In one case the University of Kent has told staff that any failure to reschedule lectures or classes lost because of the strike would see them lose 50% to 100% of their pay “for every day where an individual continues to refuse to perform their full contract of employment”». Si minaccia di punire gli scioperanti che non accetteranno di recuperare le lezioni perse nello sciopero di 14 giorni proclamato nelle università del Regno Unito. Si parla di 61 università coinvolte e di un milione di studenti le cui lezioni sono a rischio. Lo sciopero nasce dalla protesta contro il progetto di legare le pensioni dei docenti ai rendimenti azionistici per far fronte alle difficoltà del loro fondo pensionistico. Di fronte ad uno sciopero senza precedenti, la maggioranza degli studenti, secondo il Guardian, è solidale con gli scioperanti. Coerentemente con la concezione degli studenti come clienti, il Ministro dell’Università ha dichiarato che gli studenti dovrebbero essere risarciti per le lezioni perse. Il sindacato sta cercando di sostenere con fondi di solidarietà (hardship funds) i precari, a cui è affidata una parte importante e crescente della didattica: «A long strike means a massive hit to wages. […] We’ve set up a local fund to help members who face real hardship as a result of taking strike action, prioritising those on the most precarious contracts» (Strike fund appeal by University of Nottingham UCU). Di seguito, forniamo alcuni link ad articoli che approfondiscono gli aspetti tecnici e anche il contesto in cui è maturata la protesta.

 

Per approfondire:

  • BBC News: Universities face 14 days of strike action over pensions

    Overall, 61 universities could be affected after members of the University and College Union voted in favour of industrial action. Staff fear the changes could cost an average lecturer £200,000 over the course of their retirement. The umbrella group Universities UK called the ballot result disappointing. Last-ditch talks are due to be held on Tuesday and if they fail, the union says:

    • strikes will begin on 22 February with a two-day walkout
    • strikes could escalate to blocks of up to five days in future weeks
    • union members will work to contract, refusing to cover classes, do voluntary work or reschedule classes lost on strike days
  • The Guardian: University lecturers begin strike action over pensions

    A YouGov poll conducted on the eve of the strike suggested that a majority of students support the industrial action and think universities are most to blame. Overall, 61% of students said they supported the strikes; 50% blamed the university employers for the dispute that led to Thursday’s industrial action, 20% thought staff and universities were equally to blame and 2% blamed their lecturers. […] UUK says the pension scheme is £6.1bn in deficit and the only way to make it sustainable is to change it from a defined benefit scheme, giving members a guaranteed income in retirement, to a defined contribution scheme, where pensions are subject to changes in the stock market. The UCU insists the existing scheme is performing well and UUK’s refusal to compromise has left them no alternative but to strike. Attention also turned to the £124m running costs of the USS after the BBC reported that its chief executive, Bill Galvin, received a 17% pay rise this year, taking his salary from £484,000 to £566,000. Two other staff reportedly earned more than £1m each.

  • Independent: Over a million UK students could have exams disrupted by lecturer strikes, union warns
    Students could have their end-of-year exams disrupted by lecturer strikes this summer unless a dispute over pensions is resolved, the University and College Union (UCU) has warned. An unprecedented level of strikes over proposed changes to lecturers’ pensions will hit 61 UK universities this week – and more than a million students could be affected by 14 days of action. And now Sally Hunt, general secretary of the UCU, has issued fresh warnings that the walkouts – which were due to end on March 16 – could continue into the exam period if no solution is found.

  • Dinamo Press: Lo sciopero più lungo della storia delle università inglesi di Antonio Sanguinetti
    […] La risposta del management è stata molto violenta, non solo detrarranno totalmente il salario dei 14 giorni di sciopero, ma la cosa più grave è che in seguito alle fine dello sciopero i dirigenti di quasi tutte le università hanno chiesto ai professori di ri-organizzare tutte quelle lezioni che andranno perse. […] Dopo la minaccia della management di detrarre il 25% della paga per “action short of a strike”, i primi a vacillare sono stati i precari e in particolare i dottorandi che costituiscono una parte preponderante della docenza sopratutto perché sono quelli che coprono i seminari in cui hai un rapporto più diretto con gli studenti. L’università inglese si basa sempre di più sul lavoro precario: pagato a ore; fixed term; part-time o contrattualizzati. I ruoli di docenza vengono assegnati sempre di più a queste figure contrattuali precarie. Il sindacato ha portato avanti un’azione molto concreta e ha dato la possibilità ai precari di richiedere un rimborso per il salario perso durante lo sciopero. I fondi di cui si parla si aggirano intorno alle 500 sterline a persona per l’intero periodo di sciopero […]

    Mi sembra che sull’Università si stia giocando una partita molto più ampia che riguarda anche il futuro del Regno Unito e intreccia l’economia finanziaria nella quale i fondi pensionistici rappresentano una delle risorse più importanti. Nel settore pubblico il sistema pensionistico non è stato ancora messo sul mercato azionario, per cui si dice che il governo dei Torys abbia un interesse al ché la riforma passi, può diventare un primo esempio di privatizzazione di un fondo pensionistico semi-pubblico.

  • Jacobin: Lecturers on Strike di Steven Parfitt

    But the roots of the strike go much deeper. Why else would the angriest and most determined parties be academics thirty or even forty years away from their first pension payment? The underlying reason for this anger is a vicious circle that has closed at UK universities over the past 20 years: students pay much more for their education, teachers get paid less to give it to them.

    To understand the strike, and to win it, we need to put the strike in context. It is crucial to understand how British higher education has changed but also to see how those changes are connected to wider transformations in British society. Unless the strike is seen as part of a broder shift in the economy which has brought about the privatization of every conceivable space, the growth of casual labour in many industries and the extension of “lean production” throughout the economy, the long-term trends it challenges will continue unabated.

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6 Commenti

    • Da quest’articolo: “Gone are the days when students venerated institutions and were thankful to be admitted. We are in a new age – the age of the student.” Io andrei anche oltre la visione del ministro britannico. Istituirei didattica universitaria a sportello, anzi a call centers dislocati dove capita, sollevando così lo stato dagli oneri edilizi, servizio didattico retribuibile in proporzione al numero delle chiamate e al tasso di gradimento rilevato immediatamente dopo l’erogazione del servizio didattico. Call centers disponibili 24 h su 24. Ovviamente tutto in inglese.

  1. Abbiamo un quadro chiaro circa la precarizzazione della docenza e i suoi perché. Sono anche i risultati di una visione neoliberistica dell’istruzione e dell’alta istruzione.
    Un’altra conseguenza è il basso livello della preparazione degli studenti, strettamente collegata alla loro definizione di studenti.

    • Da Wikipedia: “Diversi economisti vedono la grande recessione del XXI secolo come un effetto del fallimento delle politiche neoliberiste con le sue molteplici distorsioni economiche a mezzo di meccanismi speculativi [note]. La stessa globalizzazione del XXI secolo è vista come un effetto delle politiche neoliberiste [nota].”
      Dalla nostra esperienza quotidiana: precarizzazione in graduale aumento da quasi due decenni a questa parte: gestioni verticistiche in continuo rifacimento donde nessuna certezza di funzionamento stabile e affidabile; iperburocratizzazione vessatoria e inefficace che genera totale opacità; democrazia di facciata; digitalizzazione delle procedure all’insegna della modernità, della scientificità, dell’oggettività, in realtà fasulle e fallimentari. V. “Digitalizzare un processo aziendale è molto più della digitalizzazione di un semplice documento. È un nuovo paradigma organizzativo che consente di mappare in modo completo tutte le attività, di risparmiare tempo e costi e garantire alti livelli di performance.” (http://ubmservices.it/UBM/cms/newsevento/3547-i-benefici-della-digitalizzazione-dei-processi-aziendali.html).
      Le ultime leggi epocali hanno promosso il caos al quale si è approdati.

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