La terribile vicenda dell’Unità 731 (un’unità scientifica che durante l’occupazione giapponese della Cina nella Seconda Guerra Mondiale condusse esperimenti umani spingendosi oltre ogni diritto civile e limite etico) viene esplorata in questo seminario realizzato dai dottorandi di Biochimica dell’Università di Pavia. Da un’idea del professor Vittorio Bellotti (Biochimica, UNIPV) e sotto la regia di Marco Bianciardi, in questo seminario raccontato in forma di monologhi teatralizzati i giovani si interrogano sulle cause e sulle conseguenze di questo oscuro episodio della storia, confrontandolo con altre vicende come Auschwitz, e domandandosi infine qual è il ruolo della ricerca scientifica e quali sono i suoi limiti etici.

Il seminario ha avuto luogo il 21 settembre 2019 presso la Biblioteca Universitaria di Pavia (MIBAC), nella suggestiva cornice dello storico Salone Teresiano.

Gli eventi che si raccontano sono quelli accaduti durante la seconda guerra mondiale e negli anni antecedenti in una struttura di ricerca militare, l’Unità 731, che il Giappone realizzò nella Manciuria occupata militarmente. Quello che accadde nella Unità 731 ricorda le atrocità perpetrate, in nome della ricerca scientifica, in alcuni lager nazisti, ma rispetto a quanto accaduto in Germania, le vicende della Unità 731 sono rimaste nascoste per molti anni, coperte dalla ragion di stato sia del paese sconfitto che di quello vincitore.

Il male, commesso in nome della ricerca scientifica, suscita uno sgomento particolare e impone a tutti, e in particolare ai ricercatori, di interrogarsi sulle sue origini e sulle ragioni che lo alimentano.

Un gruppo di giovani biochimici del nostro ateneo, profondamente colpiti da questa storia, ha voluto riappropriarsi della vicenda, studiandola e vivendola anche emotivamente con la raccolta di documenti e testimonianze. Una vicenda che li ha costretti a cimentarsi con le complesse implicazioni storiche, sociologiche e filosofiche e per le quali hanno potuto contare sul generoso supporto intellettuale dei colleghi Luca Vanzago e Marco Bianciardi.

Ora propongono al pubblico dei ricercatori e dei cittadini comuni quanto elaborato in questi mesi. Hanno scelto una modalità di presentazione in cui, al racconto scientifico dei fatti, si associa una componente recitativa che libera la forte componente emotiva che una vicenda come questa non può non suscitare. Viene proposta una recitazione essenziale di un testo inedito ed un accompagnamento musicale dal vivo che rendono la narrazione fruibile ad un pubblico diverso da quello ristretto del mondo scientifico per una storia orribile ma che crediamo sia importante raccontare.

La ricerca scientifica rappresenta una delle attività di cui il genere umano può sentirsi più orgoglioso; spostare i confini della conoscenza ci nobilita e ci rende più liberi. Appassionatamente convinti di questo i giovani ricercatori che propongono questo lavoro non hanno paura di guardare ai pericoli di una ricerca scientifica svincolata dall’etica e dalla difesa della dignità umana e dal rispetto della natura.

Vittorio Bellotti
Università di Pavia

 

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Intervista al Prof. Vittorio Bellotti (3′ 35″)

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Seminario teatralizzato “I pozzi del silenzio” (44′ 51″)

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