Il governo Monti ha visto dunque la luce con una squadra composta interamente da “tecnici”. Al ministero dell’Istruzione, Università e Ricerca è stato designato Francesco Profumo, già Preside, poi Rettore del Politecnico di Torino e quindi presidente del CNR. E’ senz’altro apprezzabile che si sia scelta una persona di grande esperienza, che conosce bene l’Università e gli enti di ricerca anche per aver avuto responsabilità nella loro guida e amministrazione. Tanto più che il neo ministro dovrà subito confrontarsi con la difficile situazione degli atenei italiani e con i non pochi problemi connessi all’attuazione della riforma Gelmini.

A questo proposito, si è fatta insistente la voce secondo la quale il Ministro, negli ultimi giorni del suo mandato, si sarebbe affrettato a completare la redazione dei decreti attuativi e vi avrebbe apposto la propria firma. La cosa non può che allarmare chi opera nell’Università e ha seguito l’iter della riforma. Ai decreti attuativi è rimessa la definizione di un’amplissima parte della riforma: motivo per cui sarebbe opportuno procedere con cautela e attente verifiche tecniche.

Il Ministro Profumo

Desidero qui richiamare alcuni punti critici. L’insieme dei decreti attuativi disegna un sistema estremamente rigido, tutt’altro che semplificato e deregolamentato (come pure suggerirebbero i recenti documenti in materia della Commissione UE). Si assiste all’iperregolazione di aspetti organizzativi e funzionali, molti dei quali consegnati alle future determinazioni di ANVUR e che dunque vedranno la luce in momenti successivi (basti pensare, ad esempio, a punti chiave per il funzionamento della formazione avanzata e della ricerca come le abilitazioni nazionali, gli accreditamenti, i dottorati di ricerca).

Il sistema che si viene cosìdelineando mostra una preoccupante carenza di flessibilità, mentre è evidente un’eccessiva concentrazione di funzioni in capo a pochi apparati; ad esempio la mole dei compiti assegnati all’ANVUR rischia di impedire un’efficace azione dell’Agenzia stessa. Inoltre, l’adozione di regole che non siano sufficientemente consolidate e riconosciute sarebbe una certa fonte di contenzioso: contenzioso che rischierebbe di pregiudicare sul nascere l’applicazione della riforma. Un esempio potrebbe essere costituito dall’adozione di parametri bibliometrici troppo rigidi, quando la giurisprudenza amministrativa si mostra uniforme nel ritenere che essi non possano in alcun modo costituire un parametro determinante di valutazione e che debba sempre prevalere il criterio del peer review.

A questo proposito, il sistema di valutazione della ricerca che è già ora celermente attuato sotto la direzione dell’ANVUR lascia per più di un verso perplessi: la selezione dei componenti i panels di valutatori per le diverse aree disciplinari sta avvenendo in modo non del tutto trasparente e lo stesso vale per l’adozione dei criteri di valutazione, che dovrebbero essere sufficientemente testati anche in ambito internazionale e applicati con la necessaria accortezza per evitare distorsioni e risultati pregiudizievoli, anche in considerazione del fatto che la stessa raccolta dei dati che costituiranno l’oggetto della valutazione appare operazione problematica, essendo al momento i dati stessi difficilmente accessibili, incompleti e scarsamente verificabili.

Così pure, la proposta dell’ANVUR di legare l’accesso alle abilitazioni nazionali alla mediana della produttività dell’area disciplinare rischia di produrre l’effetto paradossale di favorire la progressione di carriera nei settori meno produttivi e sfavorirla in quelli di eccellenza. L’Università italiana ha bisogno di valutazione e ha bisogno di uscire dalla situazione nella quale si trova ormai da molti mesi: è importante che la troppa fretta nel concludere il processo di attuazione non finisca per prolungarne ulteriormente la paralisi.

Pubblicato su Il Riformista il 18 novembre 2011

Send to Kindle

7 Commenti

  1. I decreti attuativi più “caldi” fanno ancora in tempo ad essere rivisti, o – comunque – approfonditi dal nuovo Ministro.

    Tuttavia non mi aspetto che Profumo abbia necessariamente le “idee più chiare” della vecchia gestione politica su come affrontare i prossimi passaggi. E’ un problema più ampio e più complesso dell’intero settore accademico, e della società italiana. Comunque vedremo.

  2. A questo proposito segnalo che oggi per la prima volta il Ministro Profumo ha partecipato ai lavori della VII Commissione del Senato, dove tra l’altro è stato finalmente votato il parere sull’Atto del Governo n. 396 (Schema decreto legislativo valorizzazione efficienza università), su cui la “scheda seduta” riporta brevemente che “Il ministro Profumo ha dichiarato di confermare l’atto a nome del nuovo Governo.”

    http://www.senato.it/commissioni/4569/1691/313345/ultimaschedaseduta.htm

    Si noti però che questo Decreto Lgs. deve ancora essere mandato al Consiglio di Stato.

    • Uhm, intendi il Regolamento “criteri e parametri”? Io chiamo ‘Regolamento “abilitazioni”‘ quello riguardante le caratteristiche generali della procedura di abilitazione nazionale

      http://www.senato.it/leg/16/BGT/Schede/docnonleg/21323.htm

      Questo Regolamento è stato firmato dal Presidente della Repubblica ma deve avere ancora il via libera della Corte dei Conti che, se troverà motivi di critica (e.g. facendo scorta delle osservazioni del Consiglio di Stato), potrà ulteriormente dilazionare la sua pubblicazione in G.U., perchè il Governo sarà chiamato ad esprimersi per “sterilizzare” tali critiche.

      Io ritengo che il CdS non possa realmente cominciare ad esaminare il Regolamento “criteri e parametri” senza che sia ufficiale il testo del Regolamento “abilitazioni”: quello (DPR) è gerarchicamente, e logicamente, sotto-ordinato a questo (DM). Che ne pensi?

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.