Quanti sono gli abilitati? In quanto tempo si smaltirà la coda? I dati dell’abilitazione in riferimento al quadriennio 2014-2017 per l’area 13 dovrebbero fornire indicazioni utili  per tutte le altre aree.  Il numero delle abilitazioni, pur variando fortemente da settore a settore (essenzialmente in ragione di un grado di selezione fortemente diseguale nelle diverse Commissioni), si mantiene su livelli relativamente molto alti risultando, in mediana, pari a più del 100% del numero dei docenti di 1^ fascia di ruolo nel rispettivo settore al 2013. Sono numeri da “bancarotta” del sistema perché un ipotetico smistamento della coda attuale degli abilitati si potrebbe ottenere solo con un totale ricambio generazionale in tempi record (le abilitazioni in essere hanno infatti scadenze che vanno dal 2020 al 2023) o con l’attuazione di una politica di incremento di immissioni in ruolo sulla 1^ fascia senza precedenti. Ai ritmi attuali ritmi attuali e senza considerare l’impatto di nuove abilitazioni future, il tempo medio di smistamento di questa “coda” di abilitati durerebbe in media intorno ai 15 anni. E la proposta di sospendere la scadenza delle abilitazioni non risolverà il problema. 

Come bilancio di fine anno e con riferimento al quadriennio 2014-17, i dati riportati in Tabella possono aiutare a fare il punto sullo stato delle abilitazioni ASN.

I dati sono riferiti ai soli settori concorsuali (SC) dell’area 13, ma dovrebbero fornire indicazioni utili anche per le altre aree. Sono stati ricavati con semplici elaborazioni, a partire da dati grezzi scaricati dai siti istituzionali (ASN e CINECA) fra il 13 e il 15 dicembre 2017, e fanno riferimento alle abilitazioni (ASN 2012, 2013 e 2016 I-III quadrimestre) per il ruolo di 1 fascia, conferite fino a tale data.

Gli aspetti salienti sono:

  1. a) Nel quadriennio 2014-2017 il numero delle promozioni a 1^ fascia ha sostanzialmente coperto il turn over per pensionamento. Il numero di docenti di 1^ fascia dell’area 13 ssd è leggermente sceso durante il 2014-15 per poi risalire, ritornando, ad oggi, su valori di organico straordinariamente simili a quelli di quattro anni fa.
  2. b) Il numero delle abilitazioni effettivamente “giocate” per una promozione a 1^ fascia (colonna E) è una parte molto piccola rispetto al numero totale delle abilitazioni disponibili (colonna C).
  3. c) Il numero delle abilitazioni, pur variando fortemente da settore a settore (essenzialmente in ragione di un grado di selezione fortemente diseguale nelle diverse Commissioni), si mantiene su livelli relativamente molto alti risultando, in mediana, pari a più del 100% del numero dei docenti di 1^ fascia di ruolo nel rispettivo settore: nel complesso si contano 1492 abilitazioni di 1^ fascia, a fronte di 1429 docenti di 1^ fascia di ruolo al 31/12/2013. Sono numeri da “bancarotta” del sistema perché un ipotetico smistamento della coda attuale degli abilitati si potrebbe ottenere solo con un totale ricambio generazionale in tempi record (le abilitazioni in essere hanno infatti scadenze che vanno dal 2020 al 2023) o con l’attuazione di una politica di incremento di immissioni in ruolo sulla 1^ fascia senza precedenti.
  4. d) Certi SC hanno percentuali di abilitazioni eccezionalmente elevate, superando anche il 300% sulla quota base dei docenti di ruolo (vedi A2, che corrisponde al ssd SECS-P/02), anche a causa del fenomeno delle abilitazioni multiple, ottenute da molti candidati su più settori limitrofi. Il fenomeno ha incidenza assai diversa a seconda del settore disciplinare.
  5. e) Le abilitazioni -complessivamente 1492- sono state conseguite da 1111 diversi candidati (alcuni dei quali hanno conseguito 2, 3, 4, e anche 5 abilitazioni: abilitazioni multiple). Al netto dei 240 abilitati già promossi a 1^ fascia, i docenti oggi in possesso di una o più abilitazioni per un SC dell’area 13 sono quindi 871. Al netto delle abilitazioni non più utilizzabili, complessivamente 341, ottenute dai docenti già promossi a 1^ fascia, al momento ne rimangono 1151 giocabili sui diversi SC.
  6. f) tenendo conto del fatto che il fenomeno delle abilitazioni multiple ha una incidenza assai diversa settore per settore, si può ottenere un proxy del tempo teoricamente necessario per consentire il passaggio di ruolo agli 871 abilitati attuali determinando il tasso medio annuo di utilizzo delle abilitazioni (colonna H) sulla base dei dati del quadriennio 2014-17. Ebbene, sic rebus stantibus, ovvero ai ritmi attuali e senza considerare l’impatto di nuove abilitazioni future, il tempo medio di smistamento di questa “coda” di abilitati durerebbe intorno ai 15 anni. Valori disaggregati per ciascun SC si possono leggere in colonna I. Considerando i 4 anni pregressi, la “stima” resta abbastanza coerente con una precedente valutazione riportata su un articolo comparso 3 anni fa sul corriere.it (gl/2w7wvc), che iniziava con la frase: “Per assumerli tutti ci vorrebbero almeno vent’anni”.

 

Considerazioni conclusive: Per scelta, la struttura delle selezioni ASN è stata impostata su valutazioni di merito ad obsolescenza rapida – essendo riferita a un intervallo temporale di produttività di medio-breve periodo: 5-15 ultimi anni. Al di là di questo orizzonte temporale il sistema ha una sostanziale perdita di memoria (chi in teoria avesse una carriera trentennale da sottoporre a valutazione, può tranquillamente depennarne metà). Per questo motivo, possibili soluzioni al problema-code quali la proposta di sospensione della scadenza delle abilitazioni (vd https://www.roars.it/online/docenti-universitari-labilitazione-non-deve-scadere/ ) non sembrano purtroppo poter risolvere il problema. Che senso avrebbe tener buona una abilitazione per altri 10-15 anni se il sistema di valutazione rigetta per principio la memoria (dei meriti) a lungo termine?

 

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17 Commenti

  1. L’ASN e’ fatta male. Su questo non ho dubbi e personalmente troverei razionale abolirla.

    Tutavia “dura lex, sed lex” e la legge 240 dice chiaramente:
    ” Il conseguimento dell’abilitazione scientifica non costituisce titolo di idoneità ne’ dà alcun diritto relativamente al reclutamento in ruolo o alla promozione presso un’università al di fuori delle procedure previste dall’articolo 18. ”

    Non mi sembra che ci sia nulla che possa far pensare ad automatismi abilitazione=posto di ruolo.

    Su questa base di fatto non capisco il senso di parlare di “troppe” abilitazioni. Piuttosto mi sembra che la conseguenza dovrebbe essere quella di reclamare piu’ risorse per avere più posti. Non di lamentare l’ impossibilita’ di uno smistamento (doveva forse essere smaltimento?).

  2. Certo,
    è ovvio, è naturale,
    se si diventa “strutturati” solo dopo aver conseguito l’abilitazione,
    tutti si candidano all’ASN ed il sistema non riesce a smaltire gli abilitati.
    Se si procedesse per gradi, re-introducendo gli R.U. a tempo indeterminato oppure un meccanismo di progressione connotato da ragionevolezza,
    si avrebbero meno richieste di abilitazioni ed il sistema sarebbe meno ingolfato e sicuramente migliore.
    Questo disagio lo si può constatare (e lo si sarebbe potuto prevedere) già dalla prima tornata del 2012-13.
    Evidentemente, questo sistema, che ci induce a tenere un comportamento isterico, è il risultato di una politica poco illuminata e che non è disposta a farsi illuminare.
    E’ inutile andare a votare,
    è meglio pregare.

  3. IL CONSEGUIMENTO DELL’ABILITAZIONE SCIENTIFICA NON COSTITUISCE TITOLO DI IDONEITÀ NE’ DÀ ALCUN DIRITTO RELATIVAMENTE AL RECLUTAMENTO IN RUOLO O ALLA PROMOZIONE PRESSO UN’UNIVERSITÀ AL DI FUORI DELLE PROCEDURE PREVISTE DALL’ART. 18.
    Ha ragione Pastore. Ritengo anche sia “pericoloso” insistere sui numeri di abilitati che non hanno ottenuto inserimento in Università. Si tratta di una “abilitazione” (appunto) che deve essere distinta dalle politiche di reclutamento. Il rischio è quello di vedere bloccate le abilitazioni “perchè ci sono troppi abilitati”. Ma se l’abilitazione non da alcun diritto all’assunzione bloccarle significherebbe frustrare le aspettative di migliaia di giovani (aspettative legittime come legittime erano quelle degli attuali abilitati quando presentarono domanda di abilitazione). Ritengo anche sia corretto attribuire scadenza al titolo abilitativo. Il candidato deve dimostrare di continuare a lavorare e pubblicare anche dopo averlo ottenuto. Gli abilitati NON devono essere tutti smaltiti. Questo è un corto circuito del sistema. Naturalmente ognuno persegue i propri interessi nel sostenere una o l’altra tesi. Io dico solo che, per come oggi è strutturato il sistema (impostato sui ricercatori a tempo DETERMINATO) se si bloccano le abilitazioni la situazione peggiorerà e perderemo altre generazioni di studiosi validi. Si responsabilizzino, invece, le commissioni, che adottano linee persino opposte in settori diversi (tutti abilitati e tutti non abilitati, con settori colmi di abilitati e settori in cui gli abilitati escono con il contagocce) pensando che si tratti di un “concorso” con posti assegnati.

    • “Il candidato deve dimostrare di continuare a lavorare e pubblicare anche dopo averlo ottenuto”
      _____________
      Interessante notare lo scivolamento verso una concezione “agonistica” della scienza. Una volta, si ragionava nei termini del raggiungimento della “(piena) maturità scientifica”. Adesso, i risultati scientifici sembrano avere la data di scadenza come lo yogurt. Con conseguenze a cui, forse, non si pone abbastanza attenzione. Ovvero che persino chi ha conseguito risultati destinati ad entrare nella storia della propria disciplina dovrebbe dimostrare di continuare correre i 100 metri in meno di 10″ pure a 60 anni, anche quando ricopre incarichi organizzativi e direttivi di un certo peso. L’unico modo per farcela è mettere il proprio nome sui lavori pensati e scritti da altri. Perché non c’è solo chi deve rinnovare l’abilitazione, ma anche chi deve stare “sopra mediana” (e anche più) per poter rimanere nei collegi di dottorato o per canidarsi a Principal Investigator del PRIN 2017. Io non credo che la maturità scientifica scada come uno yogurt e non sono tra quelli che biasimano l’Accademia delle Scienze svedese per aver conferito il Nobel a Higgs. Da noi, i colleghi lo avrebbero trattato come una m..a umana, cacciandolo dal collegio del dottorato in fisica, rimpiazzandolo con qualcuno che è coautore di una manciata di lavori recenti ciascuno dei quali con 1.000 o più coautori.
      ___________
      https://www.roars.it/online/il-nobel-dei-baroni/

    • Naturalmente, correre i 100 metri in meno di 10″ trainati da altri ha i suoi rischi. Ma quando succede il patatrac (per esempio ci si ritrova coautori di una frode scientifica), si può sempre dire:
      ___________
      “When I am a passenger in a car and the driver drives through a red light, then I am not to blame.”
      http://www.nytimes.com/2002/10/15/science/on-scientific-fakery-and-the-systems-to-catch-it.html
      ___________
      L’autore dell’efficace metafora è B. Batlogg che, grazie agli esperimenti falsificati del suo giovane collaboratore H. Schön, era sulla strada per il Nobel. Non ci è arrivato perché la frode è stata scoperta prima (ne è seguita la retraction di 8 articoli apparsi su Science e di 6 apparsi su Physical Review). Batlogg è semplicemente sceso dal taxi e, scagionato da ogni responsabilità, è andato a ricoprire una cattedra all’ETH di Zurigo fino all’onorata (?) pensione.
      https://en.wikipedia.org/wiki/Sch%C3%B6n_scandal
      https://en.wikipedia.org/wiki/Bertram_Batlogg

    • Concordo in pieno con le osservazioni di De Nicolao. L’abilitazione scientifica “a tempo” è l’ n-esima ruota su cui far correre i criceti-ricercatori senza che abbia alcun senso. Inoltre aiuta a far sì che l’abilitazione resti quello che di fatto e’: un cripto-concorso nazionale, con criteri in gran parte “imposti” alla commissione dall’ anvur e apparentemete sganciato dalla disponibilità di posti. Col risultato di andare esattamente nella direzione opposta alla responsabilizzazione piena delle commissioni e dei settori. Col sistema attuale ogni commissario (ASN e selezione locale) può correttamente dire di non essere responsabile del risultato al 100%.
      .
      Inutile dire che sarebbe stata molto piu’ sensata un’abilitazione (a tempo indeterminato) che tenesse anche conto delle capacità didattiche (che un certo peso lo avrebbero nell’ottica di far crescere il numero di laureati). Ma queste continuano ad essere la cenerentola del sistema accademico italiano e non sono altrettanto funzionali a rinforzare il sistema baronale quanto la produttività nella ricerca.

  4. Come tutte le riforme universitarie che si sono succedute nel corso degli anni siamo per l’ennesima volta arrivati dove ci hanno portato sempre. Praticamente senza risorse finanziarie siamo di nuovo punto e a capo. E ora mi meraviglia che per cercare di sostenere l’ennesima riforma fatta senza risorse una parte del mondo accademico propone modifiche ancora più complesse (graduatorie, punteggi, scelta della sede) che non faranno altro che spostare l’attenzione. Sono sempre più convinto che è la mancanza di risorse che affossa qualunque riforma e non il viceversa.

  5. Caro De Nicolao, Lei ha ragione e condivido…in parte. Mi permetto di invitarLa, però, a guardare a settori non bibliometrici dove i “risultati” non sono poi così “oggettivi”, in cui non si “scoprono” Higgs, dove i “risultati” o la “maturità scientifica” vengono decisi (arbitrariamente?) dalla comunità scientifica (commissione…) che valuta un lavoro eccellente o limitato, settori in cui lo stesso lavoro è stato giudicato limitato da una commissione ed elevato da un’altra commissione…e persino eccellente in sede di VQR (e, dunque, da altri revisori)…settori in cui gli Higgs sono uno su migliaia…settori in cui i lavori a 4, 6, 8 mani non valgono nulla. Un lavoro importante dovrebbe restare…e se è valso la “maturità scientifica” questa non dovrebbe certo essere negata anche in futuro con commissioni diverse…o no? Anche perchè quel lavoro andrà sempre in valutazione…si chiede all’aspirante abilitato di superare alcune mediane che, onestamente, non mi sembrano poi così elevate. Ammetto, però, che io ho un’immagine parziale legata al settore da cui provengo e agli altri settori non bibliometrici affini.

  6. Sono d’accordo con Giuseppe De NIcolao. Il livello scientifico di un ricercatore non può esser definito da parametri bibliometrici rigidi e automatici che possono variare fisiologicamente da una stagione all’altra per vari motivi, indipendenti dalla qualità della ricerca e del ricercatore.
    Posso avere tutti e tre i valori soglia a dicembre, ma non a marzo e quindi in pochi mesi il mio livello qualitativo scade di brutto!

    Tra l’altro, ormai l’uso improprio dei parametri si sta diffondendo in modo infettivo: a parte le ASN, anche per l’accreditamento dei dottorati, l’attribuzione degli incentivi alla didattica e degli scatti stipendiali e ora anche per i PRIN! E tra l’altro, per l’accreditamento dei dottorati i membri della giunta devono avere i parametri della categoria superiore, cosa assurda per non dire surreale! Esempio: chi ottiene l’abilitazione ad associato superando i valori soglia ed è poi chiamato, per entrare nella giunta di dottorato è bene che abbia i parametri di ordinario… ma se ce li avesse allora avrebbe dovuto ottenere l’abilitazione a ordinario…ma come ordinario però poi dovrebbe avere i parametri da commissario…

  7. Prima si loda il fatto che l’abilitazione non costituisce alcun diritto al posto, poi si dice “bloccarle significherebbe frustrare le aspettative di migliaia di giovani (aspettative legittime come legittime erano quelle degli attuali abilitati quando presentarono domanda di abilitazione)”. Ma quali aspirazioni si possono soddisfare se poi queste non ti procurano un posto di ruolo?. Succederà e succede che alcuni neoabilitati, più ‘abili’ degli altri, passano avanti ai vecchi abilitati. Molti abilitati ormai sono precari di lungo corso che hanno anche 40 e più anni. Che se ne fanno di una abilitazione?

  8. Cara redazione di ROARS,
    da abilitato di medio corso (2014), non strutturato, dopo avere partecipato a tutte le selezioni del mio settore (circa 15), sempre valutato bene, ma oviamente non benissimo, e dopo più di 15 anni di precariato universitario (12 con incarichi di insegnamento) vi devo dire che secondo me avete valutato male la lettera del buon presidente della confindustria di Cuneo, anche se sbaglia le somme nella sostanza ha ragione invitando famiglie e ragazzi a moderare le ambizioni, meglio un dignitoso operaio specializzato con un posto al mondo che un eterno precario in attesa di non si sa che.
    Ormai il sistema di reclutamento universitario italiano non è nemmeno più corrotto o clientelare, la scarsità di risorse lo sta trasformando in familistico, a me è stato detto chiaramente da P.O. che ha seguito tutto il mio percorso scientifico: “che vuoi, figurati che non trovo un posto nemmeno per mia figlia…”.
    L’ASN è chiaramente l’ennesima ruota per i criceti della ricerca, l’unica cosa seria da fare sarebbe dare retta a Gola (confindustria cuneo) e chiudere i dottorati, magari anche limitare gli accessi ai licei alle famiglie facoltose e/o dotate di opportuni appoggi), magari tra 15 o 20 anni potremi riaprire il reclutamento, oppure delegare la formazione ai paesi che hanno investito nel frattempo.

    Cordialmente

  9. A mio avviso la scadenza dell’ASN dovrebbe essere semplicemente prolungata da 6 a 8 anni, come già proposto a fine anno scorso ma non recepito dal governo.
    Infatti potrebbero esserci complicazioni per gli abilitati alla prima tornata che sono entrati nel percorso ricercatore tdA + ricercatore tdB, circa contemporaneamente o immediatamente in seguito all’ottenimento dell’ASN, ai fini della chiamata ad associato a conclusione del percorso di tenure track.
    Un prolungamento da 4 a 6 anni d’altro canto è già stato a suo tempo introdotto ma non appare sufficiente: spesso nel passaggio tra rtdA a rtdB sono intercorsi alcuni mesi, trattandosi di distinti concorsi.
    Peraltro le modifiche alla Legge Gelmini introdotte dal precedente governo hanno comportato dall’anno scorso la possibilità di partecipare ai concorsi ed entrare direttamente in ruolo quale ricercatore tdB, con il solo requisito del possesso dell’ASN, di fatto riducendo a 3 anni il percorso per la chiamata ad associato dei ricercatori tdB e quindi avvantaggiando chi ha ottenuto l’ASN di recente rispetto a chi l’ha ottenuta nelle prime tornate, riducendo a metà il percorso tenure track.
    A ciò si aggiunga che la deroga presente nella Legge Gelmini, che concedeva per 6 anni ai ricercatori a tempo indeterminato un canale speciale per passare a professori di II fascia una volta ottenuta l’ASN – il cosiddetto upgrade, praticamente automatico – è stata estesa dal precedente governo credo a tempo indeterminato: la conseguenza è che i ricercatori a tempo indeterminato che solo ora ottengono l’ASN, pur essendo ricercatori già dai tempi della prima toranata ASN, passano subito ad associati, davanti ai colleghi ricercatore a tempo determinato con ASN dalla prima tornata.
    Un po’ troppe disparità di trattamento e deroghe per non rendere giusta e necessaria un’ulteirore correzione riparatrice.

  10. Caro utenteKZX312, la possibilità di “entrare direttamente in ruolo quale ricercatore tdB, con il solo requisito del possesso dell’ASN” non mi risulta. Anche perché trattandosi di un concorso aperto, fra più candidati al posto di RTD B in possesso della abilitazione ci sarebbe comunque da fare una scelta di un unico vincitore del posto. Diverso è dire che il possesso della abilitazione possa costituire per il candidato al posto di RTD B, una sorta di “titolo” di cui la commissione potrebbe forse tenere conto.
    Non è nemmeno vero che il concorso riservato (ex. art. 24, comma 6, L. 240/10) sia stato esteso a tempo indeterminato. La proroga della possibilità per le università di procedere alla chiamata nel ruolo di professore di prima e di seconda fascia, previa valutazione, di professori di seconda fascia e ricercatori a tempo indeterminato già in servizio presso il medesimo ateneo che abbiano conseguito l’abilitazione scientifica nazionale è estesa solo fino al 31 dicembre 2019.
    Il fatto è che l’articolo prova che le cifre della “bancarotta” sono ben più gravi della toppa che potrebbe mettere il prolungamento da 6 a 8 anni della scadenza della abilitazione. Ci sono circa 40000 abilitati a fronte di 33500 fra ordinari e associati attualmente in ruolo. Si tratta di numeri da totale “cambio-generazionale”. Numeri per i quali si prospetterebbero tempi di assorbimento quantificabili più o meno nella lunghezza media della carriera nel ruolo – ossia molto di più di 8 anni.
    La mia previsione è che nel 2020 più del 50% degli abilitati (ASN 2012) vedrà scadere la sua abilitazione, almeno in Area 13 (ma non credo che la prospettiva sia molto diversa per le altre aree). C’è chi dice che è ovvio e normale, nel senso che si sapeva che la abilitazione non avrebbe dato garanzie di progressione di carriera e che era già prevista la fattispecie della sua scadenza. Basta organizzarsi per ri-ottenerla ad libitum, lustro per lustro.
    Certo. Peccato però esistano i concorsi riservati (ex. art. 24, comma 6, L. 240/10).
    Posto che la maggior parte degli abilitati vedrà scadere la propria abilitazione, chi e come si decide chi, entro il 31-12-2019, verrà “salvato” da un concorso riservato e chi no causa scadenza di questo termine (entrando nella prospettiva di ri-ottenere la abilitazione, certo, ma perdendo però per sempre l’opportunità di giocarsela in un concorso riservato)? Quelli che hanno la abilitazione più vecchia? Quelli dotati dei migliori titoli? O piuttosto, gli abilitati più deboli, proprio perché è opportuno preservarli dai rischi di un concorso aperto anche ad altri abilitati?…

  11. Sono a favore dell’abolizione dell’ASN per tutti: è chiaro che non sta funzionando e non valuta del tutto il merito. Vi sono altre variabili che entrano in gioco, tanto più ora che i posti sono sempre meno.
    Chi avrà il coraggio di proporre questo?

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