ELEMENTARIC’è un “temino”  delle elementari che da mesi gira e rigira sui maggiori quotidiani nazionali  e riviste internazionali  sebbene compaia ogni volta a firma diversa. Un temino che non esito a definire triste e superficiale, poiché ciò che mostra è la mancanza di conoscenza degli argomenti da parte di chi scrive, oltre ad un uso strumentale degli stessi.

Da mesi si sta cercando di tracciare un filo rosso tra casi che non hanno niente a che vedere l’uno con l’altro — il caso Stamina, il calo delle vaccinazioni, le indagini sul presunto traffico di virus aviari e le sentenze che ne sono seguite, l’emergenza Xylella negli ulivi del Salento, gli Ogm — ma che servirebbero a dimostrare, con una sorta di inspiegabile compiacimento, che l’Italia è un Paese che odia la scienza.

L’Italia purtroppo è un Paese dove la corruzione è endemica e dove le lungaggini processuali sono inaccettabili. Ciò però non si può certo tradurre nella rinuncia a indagare di fronte a notizie di reato. Nemmeno quando sono coinvolti scienziati. O è proprio questo che si cerca di sostenere in tali articoli?

Entrando nei dettagli delle singole vicende si riesce, anche con una certa agilità, a smontare pezzo per pezzo il teorema che tanto piace a certa stampa e a certi intellettuali, nelle sue varianti oggi maggiormente in voga: “Paese che odia la Scienza, “Magistratura contro la Scienza”, da utilizzare a seconda delle vicende che via via si profilano all’orizzonte (mediatico).

Partiamo da Stamina, uno dei casi che ho seguito da vicino. Se ne siamo usciti è proprio grazie al lavoro della magistratura. A trascinarci dentro invece sono stati inizialmente alcuni medici e dirigenti ospedalieri. E’ innegabile che al cuore del corto circuito — quello che ci ha fatto rischiare di testare sull’uomo un preparato pericoloso per la salute umana in un trial clinico “di Stato” — ci sono prima di tutto le responsabilità di alcuni membri del personale sanitario di un ospedale pubblico. Responsabilità che sono state accertate proprio dai carabinieri dei Nas insieme ad Aifa, l’ente regolatorio del farmaco.

Sono stati alcuni dirigenti e medici di uno dei migliori ospedali italiani, col benestare della politica, a rendere possibile il sogno di tutta una vita di Davide Vannoni (leader di Stamina): uscire dai garage dove operava in clandestinità (e dove sarebbe stato probabilmente arrestato senza ulteriori conseguenze per lo Stato) per vedersi spalancare le porte di un ospedale pubblico (e garantirgli pertanto di operare alla luce del sole). E’ da questo passaggio chiave che è dipeso tutto ciò che è accaduto dopo, anche se molti giornalisti e commentatori non se lo ricordano più. Ancora oggi quei politici, medici e dirigenti non hanno dato conto pubblicamente del perché decisero di firmare una convenzione con la Fondazione Stamina, permettendole così di somministrare l’”olio di serpente” (come fu definito da molti veri scienziati delle staminali) all’interno di un ospedale e in violazione di qualunque standard scientifico internazionale. Vale la pena sottolineare che così facendo tali medici hanno loro per primi conferito lo status di cura all’olio di serpente, poiché si dà il caso che un paziente che riceve un trattamento medico all’interno di un ospedale pubblico dia per assodato che esso sia stato già validato e che non lo esponga ad inutili rischi (come ad esempio quello legato alla contaminazione batterica, per nominarne uno relativo al caso Stamina). Invece, quel personale sanitario si spinse fino ad iniettare il preparato Stamina ai pazienti, pur non conoscendone la composizione. Non solo: quei medici permettevano a un biologo di Stamina di cacciarli fuori dal laboratorio dove veniva preparato il trattamento ogni qualvolta il biologo doveva aggiungere “l’Ingrediente segreto” al preparato prima di iniettarlo ai pazienti.  Questo è quanto è accaduto in origine. In un ospedale pubblico italiano. Se di ignoranza si è trattato, ha riguardato prima di tutto chi la scienza dovrebbe conoscerla. La stampa farebbe bene a ricordarlo quando richiama il caso Stamina.

Per quanto riguarda il calo delle vaccinazioni, è sicuramente un problema serio. Ma come spiegano esperti sia italiani che stranieri, non è con ulteriori obblighi di legge (come proposto nell’ultimo Piano Nazionale Vaccini e già implementato dalla regione Emilia Romagna) che si può favorire la creazione di una cultura condivisa della vaccinazione. Questo poteva andar bene in anni in cui la scolarizzazione in Italia era al minimo storico. Oggi non è più accettabile. E’ investendo sulle campagne di informazione, sui consultori, sul personale sanitario che si può raggiungere l’obiettivo, con processi condivisi e mirati a raggiungere e coinvolgere la popolazione finanche gli scettici. Non è certo additandoli come ignoranti e complottisti che la situazione migliorerà. C’è da dire che neanche l’ombra dei conflitti di interesse che grava su chi ha stilato l’ultimo Piano Nazionale Vaccini pare essere la strategia migliore a generare maggiore fiducia nella vaccinazione. Compromettere il patto di fiducia tra medico e paziente, industria farmaceutica e paziente, può solo che peggiorare le cose.

Nel 2016, come spiega bene Vittorio De Micheli (ex responsabile dei programmi vaccinali del Piemonte) bisogna fare in modo che le persone chiedano e pretendano di essere vaccinate o di vaccinare i propri figli, perché ne comprendono l’importanza e perché si fidano di chi è chiamato a scegliere, per loro, le migliori strategie. Non è con la forza, ad esempio impedendo l’entrata a scuola a chi non è vaccinato, che aumenteranno le soglie.

Stessa cosa vale per il caso Xylella del Salento: indipendentemente da chi abbia ragione, per imporre una misura così drastica ad un territorio (quella del taglio degli ulivi) c’è bisogno di un processo condiviso con la cittadinanza. Che può essere faticoso, ma questo è ciò che consegue al fatto di vivere (per nostra fortuna) in uno Stato di diritto. Tra l’altro né l’Europa né il governo italiano hanno ritenuto di dover prima validare scientificamente l’efficacia del taglio, misura che si vorrebbe calare dall’alto, senza sé e senza ma, su un intero territorio la cui bellezza e tradizione sono legate a doppio filo alla presenza di migliaia di ulivi secolari e millenari. La popolazione, giusto o sbagliato che sia, è attualmente contraria (si veda la discussione tra Antonia Battaglia e Marco Cattaneo pubblicata su MicroMega 5/2016 per maggiori dettagli). Lo è anche perché chiede prove scientifiche di ferro (vista la posta in gioco) che il taglio sia l’unica misura efficace. Prove che non sono mai state fornite, nonostante l’Europa abbia aperto una nuova infrazione contro l’Italia per non aver proceduto all’estirpazione degli ulivi. Dare dell’ignorante a chi si oppone — e che lo fa, dal suo punto di vista, in difesa del proprio territorio — non contribuisce a raggiungere il migliore risultato possibile. Ed è agghiacciante vedere come certi professionisti dell’informazione scientifica si accaniscano contro gli “ignoranti”, spingendosi in alcuni casi fino allo sberleffo e allo scherno. Quando avrebbero invece il preciso dovere di contribuire a fare chiarezza (riportando tutte le notizie, non solo quelle che maggiormente incontrano i gusti personali del giornalista) e fornire gli strumenti culturali a chi forse non è un esperto, ma non per questo non ha interesse a capire. L’ignoranza dunque risiede proprio in questo modo di procedere: insultare chi si azzarda a pensarla diversamente, sulla base di una presunta superiorità culturale (tra l’altro, certificata da chi?). Ignorare arrogantemente i processi democratici che sottendono alle questioni politiche o giudiziarie dove entra in gioco anche la scienza — pensando di risolvere a colpi di imposizioni dall’alto o facendo appello agli ipse dixit di turno — contribuisce solo ad abbassare il livello culturale e il senso critico di questo Paese, oltre a intaccare le basi della democrazia. Un atteggiamento che alla scienza può solo nuocere, mentre ha il “pregio” di favorire l’humus dove prospera la corruzione.

E’ proprio l’ostinazione a non voler tenere in conto la complessità della realtà (che lo stesso concetto di democrazia ci impone di abbracciare) che rivela l’ignoranza e il cinismo di una parte della classe dirigente e degli intellettuali di questo Paese. Di chi cioè avrebbe tutti gli strumenti per cogliere tale complessità, ma preferisce abdicare in favore di ricette semplicistiche e solo in apparenza di più rapida applicazione (come il caso Xylella, tuttora irrisolto, tristemente insegna). Ricette che sembrano in certo casi voler silenziare il libero dibattito, biasimando e perfino schernendo chi la pensa diversamente dai “guru” di turno. Un dibattito che invece deve includere tutti — “ignoranti” e non — e che rappresenta l’unica via per giungere a soluzioni realmente efficaci, perché condivise. In una parola, democratiche.

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26 Commenti

  1. Che una parte della Magistratura abbia combinato disastri, con imposizioni e decisioni assurde, non ci piove. Dagli onerosissimi e grotteschi studi clinici (con soldi pubblici) degli intrugli del Prof. Di Bella, alla sentenza di primo grado per non aver previsto il terremoto dell’Aquila. Quanto ai vaccini, e’ certamente opportuno ricordare la gigantesca responsabilità’ dell’Editor del Lancet, Richard Morton. Fu lui a decidere di pubblicare, contro il parere dei revisori, il lavoro del ciarlatano Wakefield nel ’98, su legame tra vaccinazioni ed autismo. Spazzatura ampiamente diffusa su internet e di cui e’ impossibile liberarsi.

    • Le leggende sono dure a morire. Come ho spiegato qui https://www.roars.it/online/il-fantomatico-scontro-tra-giustizia-e-scienza/

      Per quanto riguarda il primo da poco è stata emanata la sentenza definitiva in cui è stato condannato il vice capo della protezione civile Bernardo de Bernardinis per diffusione di notizie infondate. Come si ricorderà, l’intera Commissione Grandi Rischi era stata condannata in primo grado per aver divulgato rassicurazioni infondate alla popolazione; in appello sono stati tutti assolti con l’eccezione di de Bernardinis le cui dichiarazioni furono precedenti alla riunione della Commissione.

      Nel caso de L’Aquila, dunque, non c’è stata una valutazione da parte dei magistrati della capacità di prevedere i terremoti da parte dei sismologi e neppure fu giudicata la maniera in cui le conoscenze scientifiche furono trasmesse alla popolazione, quanto piuttosto il processo ha affrontato il problema: se l’esito della riunione della commissione, e/o le dichiarazioni di alcuni membri di essa, avessero influenzato, in base a informazioni negligenti e senza base scientifica, i comportamenti di alcuni ben identificati cittadini aquilani la notte tra il 5 e il 6 aprile del 2009.

      Di là dalle responsabilità giudiziarie che sono state accertate, rimangono i comportamenti etici dei singoli: un’intercettazione telefonica del capo della protezione civile Guido Bertolaso in cui quest’ultimo parla di “operazione mediatica” per tranquillizzare la popolazione proprio in riferimento alla riunione della Commissione Grande Rischi. Chiaramente, proprio perché i terremoti non si possono prevedere, non è neppure possibile rassicurare qualcuno che un evento catastrofico non accada.

  2. 7 Marzo 2013

    Trib. di L’Aquila, 22 ottobre 2012, Barberi e a., Giud. Billi.

    il giudice conclude per la violazione della norma cautelare addebitando agli imputati:

    «di non essere stati in grado di comprendere e utilizzare, in modo adeguato, tutti i dati a disposizione per la valutazione e per la previsione del rischio; e di non essere stati capaci di orientarne l’interpretazione nella direzione della prevenzione e della corretta informazione.» (p. 363)

    Sulla prevedibilità dei terremoti gli imputati affermano:

    «”non è possibile fare previsioni” (prof. BOSCHI)»

    «”è estremamente difficile fare previsioni temporali sull’evoluzione dei fenomeni sismici” (prof. BARBERI)»

    «”qualunque previsione non ha fondamento scientifico” (prof. BARBERI)» (pp.220-221)

    Il giudice ravvisa una intrinseca contraddizione tra queste affermazioni, una mancata chiarezza sul se si riferiscano al contesto aquilano, e in particolare se fossero dirette a confutare le previsioni fatte da un ricercatore locale, che tanto allarme avevano diramato presso la popolazione, o se fossero invece affermazioni di carattere generale.

    Non mi pare ci sia nulla di leggendario, davo per scontato che su questo si potesse essere d’accordo, well, I got it wrong come direbbero alla Written Tower University. A lei interessa di piu’ Guido Bertolaso? de gustibus e pure e vabbuo’.

    • Certo che il giudice ravvisa una contraddizione tra il fatto di non saper prevedere i terremoti e le affermazioni di De Bernardinis. Come scrive Nature http://www.nature.com/news/2011/110914/full/477264a.html (magari e’ in inglese e lo capisce meglio chissa’ – ma ne dubito)

      In press interviews before and after the meeting that were broadcast on Italian television, immortalized on YouTube and form detailed parts of the prosecution case, De Bernardinis said that the seismic situation in L’Aquila was “certainly normal” and posed “no danger”, adding that “the scientific community continues to assure me that, to the contrary, it’s a favourable situation because of the continuous discharge of energy”. When prompted by a journalist who said, “So we should have a nice glass of wine,” De Bernardinis replied “Absolutely”, and urged locals to have a glass of Montepulciano.

      Questa e’ la contraddizione, chiaro o le devo fare un disegnino ?

    • Come geologo, senza alcuna intenzione di difesa corporativa, confermo che non è possibile fare previsioni temporali sui terremoti e che qualunque previsione non ha fondamento scientifico.
      La sentenza di primo grado a L’Aquila era sbagliata. Punto e basta.
      La sentenza di appello si è concentrata solo sugli aspetti comunicativi. La comunicazione purtroppo non è una scienza esatta e sulla comunicazione dei rischi geologici in Italia c’è tantissimo da fare.
      Il terremoto de L’Aquila è diventato un disastro perché si è costruito in un’area sismica in modo inadeguato e perché gran parte della popolazione non aveva la minima idea di vivere in un’area ad alto rischio. Il rischio sismico si riduce costruendo edifici sicuri, con i piani di protezione civile e con una corretta informazione ai cittadini in “tempo di pace”. Le comunicazioni date in tempo di “guerra”, ovvero durante uno sciame sismico, non possono funzionare e infatti non hanno funzionato.

    • La differenza tra la sentenza di primo grado e quella di appello è che nell’appello si riconosce che la Commissione Grandi Rischi non è colpevole, mentre il responsabile della Protezione Civile De Bernardinis lo è. Ovvero i giudici hanno riconosciuto che gli scienziati della commissione Grandi rischi non rassicurarono i cittadini dell’Aquila ma che a fuorviare gli aquilani, una settimana prima del terremoto in Abruzzo, fu solo un’intervista in tv dell’allora vice-capo della Protezione civile, Bernardo De Bernardinis, il braccio destro di Guido Bertolaso.

      Detto questo possiamo aggiungere che la CGR e gli scienziati in essa coinvolti ha dato una pessima prova. Basta ascoltare le registrazioni delle intercettazioni di Bertolaso (https://www.youtube.com/watch?v=oCBp8Z42Etk) e di Boschi (http://www.repubblica.it/cronaca/2012/10/25/news/terremoto_aquila_intercettazioni-45259736/) per capire l’ingerenza politica e l’appiattimento su quello che questa chiedeva.

    • Caro Francesco. Le cose non sono così semplici. Le intercettazioni devono essere contestualizzate. In quei giorni drammatici a L’Aquila c’era un clima di allarmismo per le dichiarazioni di Giuliani e per la sua presunta previsione temporale dei terremoti, non accreditata da alcun organismo scientifico. La protezione civile non voleva tranquillizzare, ma sgombrare il campo da dichiarazioni senza fondamento scientifico che la stampa aveva diffuso forse con troppa leggerezza.
      Nelle telefonate intercettate di Bertolaso e Boschi e nelle dichiarazioni di De Bernardinis si dice chiaramente più volte che nuove scosse NON possono essere escluse. E questa è l’unica cosa corretta che si poteva dire durante uno sciame sismico.
      Le dichiarazioni ufficiali di De Bernardinis e Barberi al termine della riunione della commissione grandi rischi non sono state registrate e sono state riportare variamente sulla stampa. L’unica dichiarazione registrata è quella di De Bernardinis PRIMA della riunione della Commissione, che quindi NON era basata su alcun parere esperto né su una valutazione di rischio della Commissione, che è stata fatta DOPO.
      L’intera vicenda è stata una pessima pagina del rapporto fra scienziati e mezzi di comunicazione, purtroppo non ancora completamente compresa e superata.
      Mi occupo di rischi geologici e mi capita spesso di interagire con la stampa e le TV in situazioni emergenziali. Ti assicuro che non è per niente semplice riferire le cose in maniera scientificamente corretta ma comprensibile. La stampa le riporta poi sempre in maniera diversa o parziale. E il tutto sotto la spada di Damocle che, in caso di disgrazia, dovrai andare a spiegarle nelle Procure e nei Tribunali.
      Nel nostro Paese si è costruito e si continua a costruire nelle aree a rischio (sismico, vulcanico, di frana, di alluvione e di tsunami), si eludono continuamente le norme tecniche sulle costruzioni e la legislazione urbanistica. Quest’ultima risale al 17 agosto 1942 (perché solo con la dittatura, la guerra e le ferie estive fu possibile imporre agli Italiani un po’ di regole urbanistiche). Poi quando succede qualcosa si pensa che scienziati e protezione civile vengano a togliere le castagne dal fuoco, prendendosi responsabilità assurde. E se succede il peggio poi si mandano tutti alla sbarra, perché non si è in grado di comprendere l’incertezza connessa a tutti i fenomeni geologici naturali.

    • Caro Nicola, l’intercettazione di Bertolaso alla Stasi non è interpretabile: le cose che dice sono molto chiare non mi sembra ci sia ambiguità. Le intercettazione Boschi-Bertolaso neppure. Che la CGR sia stata inconsapevolmente strumentalizzata è certamente una possibilità, ma mi sembra innegabile che ci fosse una finalità politica e non scientifica di fondo.

      “L’unica dichiarazione registrata è quella di De Bernardinis PRIMA della riunione della Commissione, che quindi NON era basata su alcun parere esperto né su una valutazione di rischio della Commissione, che è stata fatta DOPO.”

      Infatti De Bernardinis è stato l’unico condannato in Cassazione. Anche perché quella di De Bernardinis fu l’unica versione che ebbe risonanza nei media.

      Che ci sia un problema nella relazione tra scienza e media non lo metto in dubbio e ho dedicato ampie riflessioni a questo problema nel mio libro su “Rischio e Previsioni”. Però nel caso di De Bernardinis la dichiarazione è sua senza intermediari.

    • Telefonata Bertolaso-Stati: “Devi dire ai tuoi di non fare comunicati dove non sono previste altre scosse di terremoto, perché quelle sono delle c*** Non si dicono mai queste cose quando si parla di terremoti.”

      Dichiarazione De Bernardinis:
      “[Il terremoto] si colloca in una fenomenologia senz’altro normale dal punto di vista dei fenomeni sismici che ci si aspetta in questa tipologia di territorio.
      “Da un punto di vista della protezione civile, ci deve insegnare due fatti, primo che noi dobbiamo convivere con un territorio che è fatto in questo modo, che non è fatto solo di frane e alluvioni, ma è fatto di sismicità, secondo che noi stessi dobbiamo mantenere uno stato di attenzione, senza avere uno stato d’ansia”
      “Mi raccontavano della sismicità degli eventi e come loro stessi erano pronti ad affrontarli e come si ricordavano quelli dei loro padri”

      Tutti concetti scientificamente corretti e ineccepibili, addirittura di buon senso. Il loro significato viene stravolto se decontestualizzato.

      L’Aquila è una zona sismica e in una zona sismica i terremoti sono purtroppo eventi “normali”, piaccia o non piaccia. Per questo bisogna essere preparati e per questo bisogna difendersi prima, non durante e dopo.

      Fra il 2003 e il 2006 il Dipartimento della Protezione Civile rifece la classificazione sismica nazionale assegnando L’Aquila in classe 1 di massima sismicità. La Regione chiese subito la declassificazione perché questo avrebbe comportato vincoli e l’aumento dei costi delle costruzioni.

      Non sono state fatte le microzonazioni sismiche, né i piani di protezione civile, né l’identificazione delle zone sicure in caso di emergenza, non sono state messi in sicurezza le scuole e gli edifici pubblici e strategici.

      Quel terremoto, di magnitudo non straordinaria (=6), ha fatto crollare la prefettura, la casa dello studente e il nuovo ospedale: i simboli dello Stato, della Scuola e della Sanità, i fondamenti stessi della Protezione Civile sul territorio. Non era stata fatta pianificazione del rischio perché evidentemente nessuno si ricordava più dei terremoti “dei loro padri” o perché costava meno non ricordarsene (e non erano ancora i tempi dei tagli, della spending review e del ce lo chiede l’Europa).

      Non si era tenuto conto della sismicità nella pianificazione urbanistica e nelle norme tecniche delle costruzioni.

      Poi la colpa è di De Bernardinis. Se siete convinti va bene così.
      Io non mi convincerò mai.

    • Ci sono stati tre gradi di giudizio e dunque non è che sono certo io a emanare sentenze ma una lunga vicenda giudiziaria.

      Telefonata Bertolaso-Stati: “E’ più una operazione mediatica hai capito ? … Così loro che sono i massimi esperti di terremoti diranno è una situazione normale sono cose che si verificano, meglio che ci siano 100 scosse di 4 scala Richter piuttosto che il silenzio perché 100 scosse servono a liberare energia e non ci sarà mai la scossa quella che fa male”. (Quest’ultimo mi sembra un concetto piuttosto eccepibile, o sbaglio?)

      E, come riporta l’articolo su Nature http://www.nature.com/news/2011/110914/full/477264a.html (uno dei migliori che ho letto sul tema) questo è stato il punto cruciale della questione (si veda qui https://www.youtube.com/watch?v=kLIMHe0NnW8 per l’intervista completa):

      In press interviews before and after the meeting that were broadcast on Italian television, immortalized on YouTube and form detailed parts of the prosecution case, De Bernardinis said that the seismic situation in L’Aquila was “certainly normal” and posed “no danger”, adding that “the scientific community continues to assure me that, to the contrary, it’s a favourable situation because of the continuous discharge of energy”. When prompted by a journalist who said, “So we should have a nice glass of wine,” De Bernardinis replied “Absolutely”, and urged locals to have a glass of Montepulciano.

      Non c’è niente di stravolto e decontestualizzato (e non c’è stato alcun processo alla scienza e nessuno è stato condannato perché non ha saputo prevedere il terremoto – come si continua ancora a leggere anche su L’Economist o sul Washington Post https://www.washingtonpost.com/news/speaking-of-science/wp/2015/12/23/italian-scientists-accused-of-spreading-olive-ebola/).

      Poi è ovvio che in una zona sismica si debba costruire in maniera appropriata, ma non è questo il motivo per cui la CGR è stata processata.

    • Atteniamoci alle sentenze della Magistratura:
      Il processo alla Grandi Rischi si è concluso con sentenza definitiva:
      – Tutti i membri della CGR sono stati assolti
      – Nessuno è stato condannato per non aver fatto valutazione di rischio
      – Nessuno è stato condannato per non aver previsto la scossa sismica
      – De Bernardinis (che non era membro della CGR) è stato condannato solo per imprudenza nella comunicazione, non per aspetti tecnici e scientifici.
      Ergo, la sentenza di primo grado era sbagliata.
      Il processo di primo grado è stato anch’esso un “evento mediatico” trasformatosi in un improprio processo alla Scienza. Le conclusioni, sbagliate, sono state cancellate in Appello.
      Il Processo Grandi Rischi bis, contro Bertolaso, è appena iniziato a L’Aquila (dopo 7 anni dagli eventi!). Andrà ovviamente in prescrizione. Bertolaso è rinviato a giudizio per omicidio colposo plurimo e lesioni. Egli ha dichiarato: “La prescrizione scatterà prima, ma io rinuncerò perché voglio ci sia una sentenza”.

    • Sono d’accordo, la differenza tra il primo grado e l’appello è come avevo scritto prima che “i giudici hanno riconosciuto che gli scienziati della commissione Grandi rischi non rassicurarono i cittadini dell’Aquila ma che a fuorviare gli aquilani, una settimana prima del terremoto in Abruzzo, fu solo un’intervista in tv dell’allora vice-capo della Protezione civile, Bernardo De Bernardinis, il braccio destro di Guido Bertolaso.” Nella sentenza di primo grado le responsabilità tra De Bernardinis e la CGR erano state legate tra loro attraverso il reato della «cooperazione colposa» poi decaduto: questa è la principale differenza tecnica. tra il primo grado e l’appello. (Qui una spiegazione chiara della vicenda giudiziaria http://www.lettera43.it/capire-notizie/l-aquila-processo-grandi-rischi-una-guida-per-capire_43675143661.htm)

    • Nell’articolo citato da FSL, c’è un passaggio che merita di essere letto:
      __________________
      Secondo il giudice [di primo grado] il tenore della riunione della Cgr è riassunto in modo esemplare dalle parole di congedo dell’assessore alla Protezione civile regionale Daniela Stati: «Grazie per queste vostre affermazioni che mi permettono di andare a rassicurare la popolazione attraverso i media che incontreremo in conferenza stampa». E lì De Bernardinis confermò: «Non ci si aspetta una crescita della magnitudo».
      BERTOLASO: «È PIÙ UN’OPERAZIONE MEDIATICA». L’esito della riunione sembra coerente con l’impulso di Bertolaso, che il giorno prima chiamò Stati: «Ti chiamerà De Bernardinis, al quale ho detto di fare una riunione lì all’Aquila domani (…) Io non vengo, ma vengono (…) i luminari del terremoto d’Italia. (…) a me non frega niente, (…) è più un’operazione mediatica (..) Così loro, che sono i massimi esperti di terremoti diranno: è una situazione normale (…) meglio che ci siano 100 scosse di 4 scala Richter piuttosto che il silenzio perché 100 scosse servono a liberare energia e non ci sarà mai la scossa, quella che fa male. Hai capito? (…) poi fatelo sapere che ci sarà questa riunione (…) perché vogliamo tranquillizzare la gente. (…)». L’intercettazione salterà fuori a processo in corso, ma non ci sono prove per stabilire un nesso causale tra Bertolaso e le dichiarazioni dei membri Cgr.
      De Bernardinis, ai tempi vice di Bertolaso, parlò in un’intervista del rilascio di energia: «Più scarica, meglio è». Queste le parole con cui molti aquilani convinsero se stessi e i propri familiari a rimanere a casa al crescere delle scosse. Che quest’idea fosse una «bestialità scientifica» gli scienziati lo diranno in qualità di imputati, non durante la riunione, nel corso della quale Barberi li aveva informati: «Ho sentito il capo della Protezione civile dichiarare alla stampa (…) che quando ci sono frequenze sismiche frequenti si scarica energia e ci sono più probabilità che la scossa non avvenga (…)». Nessuno parlò.
      NESSUNA SMENTITA DAGLI ESPERTI. Bertolaso, interrogato, replicò: «L’ho detto decine di volte, non è una mia invenzione, nessuno scienziato mi ha mai smentito». Chi abbia messo in giro l’idea dello scarico è una domanda importante, ma inevasa, dell’intero processo.
      __________________
      L’articolo spiega anche bene come le eventuali responsabilità dei componenti della CGR si trovassero su una linea di confine. Da quanto capisco, il punto è capire in che misura la CGR sia corresponsabile dell’imprudente (a dir poco) comunicazione di De Bernardinis. Sembrerebbe che la CGR fosse al corrente della tesi sullo “scarico di energia”, ma non risulta che abbia reagito. A valle della riunione della CGR è uscita una comunicazione “imprudente” e, nelle intenzioni di Bertolaso, sembra che la riunione fosse finalizzata a giustificare proprio questo genere di comunicazione alla popolazione. Dato che a parlare è stato De Bernardinis, può benissimo essere che la CGR non abbia alcuna responsabilità penale, ma non mi sentirei di parlare di “processo alla scienza”.

    • Mi dispiace che la discussione sul bell’articolo di Laura si sia concentrata prevalentemente sulla vicenda del processo alla Commissione Grandi Rischi.

      Ripeto che le dichiarazioni di Bertolaso e De Bernardinis (vertici della protezione civile, ma non scienziati componenti della CGR) vanno lette nell’ottica del clima di allarmismo creato dalle dichiarazioni di Giuliani, che aveva previsto, con un metodo senza fondatezza scientifica riconosciuta, un forte terremoto con epicentro a Sulmona la settimana prima.

      Il tema della democrazia sul dibattito scientifico posto da Laura è in questo caso centrato. Io penso che sia giusto che nel nostro Paese sia consentito a Giuliani di fare ricerca libera, perché come dice la nostra Costituzione “l’arte e la scienza sono libere e libero ne è l’insegnamento”. Però la ricerca ha delle regole non scritte (o forse scritte solo dai burocrati dell’ANVUR) che richiedono che una teoria scientifica sia accreditata solo quando pubblicata su riviste scientifiche, sottoposta a un processo di revisione fra pari e citata da altri scienziati (magari in positivo, ma questo all’ANVUR non lo capiscono!).

      Le previsioni di Giuliani non avevano fondatezza scientifica. Così nemmeno le dichiarazioni di Bertolaso e De Bernardinis che erano rappresentati di un’istituzione e non di un organismo scientifico.

      Nessun scienziato ha rilasciato dichiarazioni sullo scarico di energia dello sciame sismico e sulla improbabilità di scosse più forti. Stampa e TV hanno mescolato ruoli e informazioni facendo confusione.

      Gli sciami sismici sono fenomeni naturali che si verificano frequentemente nel territorio italiano. L’allora Capo del Dipartimento della Protezione Civile Franco Gabrielli (oggi Capo della Polizia e in precedenza Prefetto de L’Aquila) in udienza al processo della CGR ha fornito dati precisi in merito, relativi al periodo dal 1 novembre 2010 al 31 marzo 2012 (17 mesi):
      • 17901 scosse sismiche registrate su tutto il territorio nazionale;
      • 29 sequenze o sciami sismici, della durata da 3 a 17 mesi, su aree di raggio da 1 a 13 km, di cui:
      • 14 sequenze o sciami in corso;
      • 13 sequenze o sciami con più di 100 scosse;
      • 7 sequenze o sciami con più di 200 scosse;
      • 2 sequenze o sciami con più di 1000 scosse;
      • 15 sequenze o sciami con scosse di magnitudo superiori a M 3.5.
      Agli sciami di cui sopra si aggiungono:
      • 12 eventi singoli di magnitudo uguale o superiore a 3.5 su terraferma;
      • 9 eventi singoli di magnitudo uguale o superiore a 3.5 in mare;
      In 17 mesi si sono avuti in totale 50 (29+12+9) sciami ed eventi singoli di magnitudo M maggiore o uguale a 3.5 (scala Richter).

      A termine di paragone, si evidenzia che lo sciame de L’Aquila dall’inizio al 31 marzo era stato caratterizzato da circa 250 scosse.
      Tali dati sono tratti dal sito web dell’INGV a libero accesso: http://iside.rm.ingv.it/

      In ogni modo, ci sono i processi che hanno accertato e accerteranno le responsabilità.

      La sentenza di primo grado era sbagliata. Non lo dico io, lo ha detto la Corte d’Appello e poi la Cassazione. Si è conclusa solo con una lieve condanna per De Bernardinis (che ancora oggi è Presidente di ISPRA) per negligenza e imprudenza nella comunicazione. Nella COMUNICAZIONE quindi, non nella valutazione del rischio o nelle procedure di prevenzione o di intervento in emergenza.

      Il processo a Bertolaso è appena iniziato e si vedrà come andrà a finire, visto che lui ha dichiarato di voler rinunciare alla prescrizione.

      Va benissimo la democrazia e la libera discussione. Però anche in campo geologico, istituzionale, giornalistico e giudiziario ci vuole il riconoscimento delle competenze e dei ruoli.

      Non possiamo fare tutti i geologi, i capi della protezione civile, i comunicatori e i giudici.

      Se si fosse dato credito alle dichiarazioni (infondate) di Giuliani, forse la Protezione Civile avrebbe dovuto evacuare quasi 100 mila persone da L’Aquila e dintorni la settimana prima. Per metterle dove? Fino a quando? Probabilmente sarebbero state fatte rientrare a casa, fra le proteste di media e politici perché non era successo niente, proprio in tempo per la scossa principale della settimana dopo.

    • Giuliani “prevedeva” un terremoto a Sulmona e non a L’Aquila. In ogni caso perché bisognava dargli retta? le sue conclusioni erano basate su dati scientifici del tutto fallaci. Non c’era a mio parere alcun bisogno di “rassicurare” nessuno, era sufficiente che la CGR avesse rilasciato un comunicato semplice e chiaro riportando i fatti scientifici: (1) non c’è correlazione tra emissione di gas radon e terremoti (2) non era vero che l’energia si stesse scaricando grazie a terremoti più piccoli (3) i terremoti non si possono prevedere e dunque ognuno si deve regolare di conseguenza magari tendendo conto che (4) la gran parte degli edifici de L’Aquila non è stato costruito rispettando norme antisismiche. A me non sembra proprio che questi semplici fatti siano stati ricordati.

    • Ci sono alcuni punti chiave nella redistribuzione delle responsabilità che vengono sistematicamente trascurati.

      Ne considero, qui, uno soltanto: il mantra dello scarico di energia.

      E’ stato scritto sopra che:

      “L’unica dichiarazione registrata è quella di De Bernardinis PRIMA della riunione della Commissione, che quindi NON era basata su alcun parere esperto né su una valutazione di rischio della Commissione, che è stata fatta DOPO.”

      E’ un frammento di verità che va ricollocato, altrimenti porta a una lettura sballata dei fatti.

      E’ noto che, nella famosa intervista, De Bernardinis faccia proprio l’ordine di Bertolaso e metta in circolazione il “mantra dello scarico” – “più scosse ci sono e meglio è, significa che sta scaricando energia”, la falsa idea che convincerà molti a rimanere in casa al crescere delle scosse.

      Dati questi fatti, la ricostruzione sarebbe questa:

      ‘poiché De Bernardinis obbedisce a Bertolaso e rilascia l’intervista PRIMA della riunione ALLORA questo dimostra che gli scienziati erano all’OSCURO della manovra che si fonda su fregnacce scientifiche e sono da ritenersi “scagionati” da ogni responsabilità.’

      E’ una ricostruzione sbagliata.

      Infatti, Barberi, DURANTE la riunione, INFORMO’ TUTTI i presenti:

      “Ho sentito il capo del dipartimento del Protezione Civile (Bertolaso, ndr) dichiarare alla stampa (…) che quando ci sono sequenze sismiche frequenti si scarica energia e ci sono più probabilità che la scossa non avvenga. Cosa potete dire al riguardo?”

      Che dissero sul punto? Stando alla sentenza:

      Enzo Boschi – “NON RICORDO”; 
      Mauro Dolce, – “NON RICORDO”; 
      Giulio Selvaggi – DISTRATTO. 
      Franco Barberi – “SI TRATTO’ DI UN RIFERIMENTO UN PO’ IRONICO”. 
      Bernardo De Bernardinis – la domanda fu posta “PIU’ O MENO IRONICAMENTE”
      Professor Claudio Eva: preferì ‘AGGIRARE IN QUALCHE MODO LA FRASE’ con un ‘EUFEMISMO PER CERCARE DI DIRE E NON DIRE’”.

      Riformulando l’ordine del discorso:

      1) Bertolaso ORDINA DI TRANQUILLIZZARE: “meglio molte scosse che quello che fa male …”
      2) De Bernardinis OBBEDISCE e rilascia l’intervista PRIMA DELLA RIUNIONE: “sta scaricando …”
      3) Barberi informa la CGR, TUTTI TACCIONO
      4) Il messaggio esce dalla CGR e imperversa su tutti i media, anche nazionali, per tre giorni, senza che NESSUNO scriva anche una sola riga di precisazione.

      E ancora:

      5) Bertolaso, interrogato, dirà:

      “Era un’affermazione (quella sullo ‘scarico’, ndr) che io avrò fatto (…) decine e decine di volte. Non c’è stato, dottor Picuti, mai un solo scienziato degno di tale nome, italiano o straniero che mi abbia mai detto: ‘Ma che cosa stai dicendo’. Mai uno che prima delle 3:32 del 6 aprile 2009 mi abbia mai contestato quest’affermazione”.

      Così, per Bertolaso l’idea dello scarico non è farina del suo sacco e scarica sull’INGV che, a sua volta, si comporta come se l’idea venisse dal cielo. Sarebbe bello che qualcuno – magari qualche interno – ci informasse su dove nasce e come evolve tale ipotesi, poi ritenuta scellerata. Anche perché De Bernardinis, per difendersi, ha tirato fuori molto materiale in cui mostra come, nei passati DIECI ANNI, sia la PC che l’istituto hanno parlato in modo congiunto, in altre occasioni, proprio di scarico di energia (i riferimenti sono nella sentenza di secondo grado).

      Questi silenzi sono stati ritenuti penalmente non rilevanti in secondo grado – per motivi che sono degni di dibattito giuridico – ma dicono molte cose sulla deontologia e la (in?)consapevolezza di essere, in quel frangente, PUBBLICI FUNZIONARI. Fare adeguate analisi del rischio era richiesto loro dalla legge. Corretto focalizzare l’attenzione sulla mancata analisi del rischio se va a integrarsi con la RASSICURAZIONE che di quella cattiva condotta – negligente – fu l’EFFETTO. E se così è andata questo è stato effetto, in quel determinato contesto, di un mondo accademico in rapporto di promiscuità con il potere politico, di fronte al quale ha, ahimè, chinato la testa.

    • Scusate se replico un’ultima volta e poi non aggiungerò altro sull’argomento, anche perché preferisco scrivere di Università e Ricerca su ROARS.

      @Francesco
      (1) “non c’è correlazione tra emissione di gas radon e terremoti ”
      Scientificamente non si può dire questo. Non c’è chiara correlazione. Qualcuno ha trovato correlazioni, comunque non utilizzabili per previsioni temporali
      (2) “non era vero che l’energia si stesse scaricando grazie a terremoti più piccoli”
      L’energia si scarica con i piccoli terremoti, su questo non c’è alcun dubbio. Nessuno può dire però se questo incide sulla probabilità di avere poi una scossa più forte. La scala di magnitudo è logaritmica, l’energia liberata da un terremoto M=6 è oltre 30 mila volte maggiore di un M=3 dello sciame sismico. Nessuno poi può sapere la quantità di energia potenzialmente rilasciabile da una faglia in un certo intervallo di tempo. Si può solo sapere qual’è il massimo terremoto atteso, e a L’Aquila quel terremoto era atteso come si legge sulla classificazione sismica nazionale prodotta dalla stessa Protezione Civile di Bertolaso fra il 2003 e il 2006.
      (3) “i terremoti non si possono prevedere e dunque ognuno si deve regolare di conseguenza”
      questo è vero ed è stato detto e ridetto da tutti i protagonisti della storia. Solo Giuliani ha affermato di poter prevedere la data della scossa più forte, nessuno scienziato lo ha sostenuto, solo la stampa e le televisioni gli hanno dato credito ed hanno generato quel clima di allarmismo e “realtà deformata” entro cui va letta tutta la vicenda della CGR e le dichiarazioni dei vertici del DPC.
      (4) “la gran parte degli edifici de L’Aquila non è stato costruito rispettando norme antisismiche”
      quando era Capo della Protezione Civile Franco Barberi fece realizzare uno studio per l’adeguamento anti-sismico di tutti gli edifici pubblici della Regione Abruzzo. Inutile dire come è stato utilizzato dalla Regione e dai Comuni. Poi alla sbarra ci è andato Barberi, non gli amministratori locali. Nessuno tocca chi non fa niente, chi sfugge alle responsabilità, chi mette nei cassetti gli studi, chi continua ad autorizzare una edificazione demenziale e criminale. Tanto se succede qualcosa, si dà la colpa agli scienziati!

      @Ranieri
      Ripeto che le dichiarazioni citate devono essere lette nel contesto dell’allarmismo provocato sui media dalle incaute dichiarazioni di Giuliani. Le istituzioni, sentita la Comunità scientifica, hanno detto che tali dichiarazioni NON avevano fondamento scientifico. E questo è vero. Forse sono stati sbagliati i tempi e i modi nella comunicazione e c’è chi ha pagato per questo con sentenza definitiva. Non c’è nessuna teoria del complotto dietro.
      Tutti siamo bravi a dire come si dovrebbero fare le cose dopo.
      L’Italia è un Paese di 60 milioni di allenatori di calcio, 60 milioni di di geologi/geofisici, 60 milioni di capi della protezione civile, 60 milioni di procuratori e 60 milioni di giudici.
      Meno male che la Costituzione e la legge tutelano le professioni e le competenze. Meno male che c’è la Giustizia con i tre gradi e la possibilità di difendersi nei tribunali, invece di essere linciati sulla pubblica piazza con processi mediatici (come quello che stiamo facendo anche noi qui su ROARS). Meno male che queste cose nella riforma costituzionale NON verranno cambiate.

    • Scusa Nicola ma non stiamo facendo un processo mediatico ma stiamo cercando di mettere ordine in un caso importante in cui scienza e giustizia si sono toccate e su cui c’è ancora una grandissima confusione. Basta leggersi l’articolo su Washington Post o sull’Economist per capire i danni fatti da una cattiva informazione.


      Per tornare ai punti sopra (i) la correlazione terremoti/randon non è sufficientemente forte da permettere di fare previsioni. Siamo d’accordo è quello che ho scritto. (ii) I terremoti più piccoli sono in sala log dunque l’energia che scaricano è irrilevante rispetto a un terremoto più forte. Anche su questo siamo d’accordo ma da quanto ho capito è stata una dei punti del processo (intervista di DE Bernardinis – vedi intervento di Ranieri).

  3. Sono d’accordo che si stia sovrastimando il livello di opposizione alla scienza in questo paese. Non sono sicuro pero’ che gli esempi siano proprio calzanti. Nel caso della Xylella, per esempio, abbiamo due perizie (su due) che concordano nel dire che l’eradicazione e’ l’unico modo attualmente noto di fermare la diffusione del batterio. E’ giusto, e’ sbagliato? Non sono un agronomo e non posso dire nulla, ma le perizie ci sono… solo che gli autori della prima sono stati rinviati a giudizio – non semplicemente accusati, eh: finiranno proprio in tribunale – sotto accuse gravissime e assurde per le quali, a quanto so, non esistono nemmeno indizi. Un paese in cui si puo’ finire alla sbarra semplicemente per vox populi non mi sembra un gran paese. Ma a parte questo, siamo sicuri che sospendere le eradicazioni sia piu’ sicuro che continuarle? Dov’e’ finito il principio di precauzione tanto spesso invocato? Teniamo presente che se la Xylella dovesse diffondersi in tutta Italia sarebbe una catastrofe, perche’ attacca molte piante, non si sa nemmeno esattamente quali, tra cui la vite. Vogliamo proprio correre il rischio di una nuova fillossera?

  4. Mi scusi Esmargia, di quali perizie parla? Se può specificare, perché altrimenti si rischia di fare confusione.
    Il commento non intende difendere in assoluto l’operato della magistratura, ci mancherebbe, solo riportare i fatti correttamente rispetto alle vicende che solitamente vengono tirate in ballo in un certo contesto, in modi che ritengo del tutto strumentali. Ci sono molte cose interessanti da dire rispetto al caso Xylella. Francamente però non ho l’abitudine di dibattere con chi si presenta con un nickname. Abbia pazienza.

    • Sto parlando della Boscia-Martelli (non so se perizia sia il nome piu’ adatto, comunque ci capiamo), e di quella recentemente presentata al tribunale di Lecce, che di fatto conferma quanto detto da Boscia et al..
      Ma come ho detto il problema non e’ chi abbia ragione. Il punto e’ che ci sono scienziati non solo indagati, ma rinviati a giudizio per il SOLO fatto di avere elaborato raccomandazioni che non sono andate giu’ – comprensibilmente, ci mancherebbe altro – alla popolazione, e che sono stati trattati – letteralmente – da untori, per la sola ostilita’ della folla (i parallelismi con Di Bella sono inquietanti). Non capisco come si faccia a negare che questa sia una vicenda di ostilita’ alla scienza. Certo, gli oppositori affermano di comportarsi scientificamente, ma e’ una follia: nella discussione scientifica non si mandano in galera gli avversari. A meno di ritenere Lysenko un modello di scienziato.

  5. Il mio lavoro nell’ambito della salute pubblica, non quello in accademia, ma in ambito Efsa e Commissione europea, è basato sull’analisi del rischio. Se c’è notizia di un alimento contaminato e potenzialmemte pericoloso per il consumatore all’autoritá competente spetta il compito di prendere delle decisioni. Queste decisioni sono prese sulla base dell analisi del rischio, che prevede un procedimento ben definito per ottenere dei numeri. Tutti gli alimenti che mangiamo contengono sostanze indesiderate (aggiunte come gli additivi, pervenute come gli inquinanti, neoformate durante i procedimenti tecnologici) e la quantitá tollerata per legge deriva dall’analisi del rischio.
    Questo preambolo per dire che gli esperti dell’Aquila non fecero l’analisi del rischio (p. 363). Questa l’unica colpa, gravissima.
    Non furono indagati per aver dato indicazioni sbagliate, ma per non aver fatto la valutazione del rischio, che alla fine è un numero, come la probabilitá che domani ci sia bel tempo o pioggia. Sulla base di questa indicazione, poi è l’autoritá competente, in quel caso il sindaco o il prefetto a decidere.
    L’analisi del rischio deve prendere in considerazione tutto, anche ció che non è scritto, ma si sa. Per esempio si sa che molti edifici antisimici costruti negli anni ’80 in effetti non lo sono, oppure, parlando di alimenti, che, nonostante le sostanze usate come promotori di crescita negli animali siamo vietate, dati di intelligence, NAS e Finanza ci dicono che ognuno di noi potrbbe aver consumato nella sua vita una bistecca dopata. L’analisi del rischio ci dice qual è la probabilitá di consumare una bistecca dopata e quale la probabilitá di ammalarsi mangiando determinate quantitá di carne.

    • L’analisi del rischio nel caso del terremoto dell’Aquila non è il motivo per cui De Bernardinis è stato condannato bensì per aver dato alla popolazione rassicurazioni infondate

      “Le sue parole, motivarono i giudici d’appello nella sentenza di un anno fa, furono “negligenti” e “imprudenti”, in un’intervista concessa, peraltro, prima e non dopo la riunione della commissione che poi finì sott’accusa. L’accusa era quella di aver dato rassicurazioni infondate alla popolazione, dopo la riunione della Grandi rischi del 31 marzo 2009: il 6 aprile il terremoto fece 309 vittime distruggendo il centro storico dell’Aquila e danni e vittime si registrarono anche in altri piccoli centri abruzzesi. La decisione della Suprema Corte, arrivata dopo oltre 10 ore di camera di consiglio, ha accolto le richieste della procura generale.”

      http://www.ilfattoquotidiano.it/2014/11/10/terremoto-laquila-tutti-assolti-i-componenti-commissione-grandi-rischi/1203072/

  6. «Lo è anche perché chiede prove scientifiche di ferro (vista la posta in gioco) che il taglio sia l’unica misura efficace.»
    SUl corposo report EFSA non si dice mai che il taglio sia l’unica misura efficace, e infatti nei piani ritenutia torto illeggittimi erano previste una serie di misure compreso il taglio. Dovrebbe leggerlo quel documento se non l’avesse fatto

  7. No non mi riferisco a quello dello scorso marzo che parla di patogenicità. E ne approfitto per riicordare che: la patogenicità non è vincolante per mettere in atto le misure di contenimento.
    Il report di cui parlo è il corposo Pest Risk Assessment del 2014 in cui si ipotizzano una serie di strategie per il contenimento del patogeno. Nel documento è specificato che nessuna strategia DA SOLA (rimozione infette, rimozione piante nei paraggi, controllo del vettore, ecc) sia efficace al contenimento, ma che debbano essere implementate tutte assieme per garantire un risultato di cui peraltro non si può avere assoluta certezza. Ecco nessuno ha mai sostenuto che il taglio fosse l’UNICA opzione, non vedo perché qualcuno debba pretendere spiegazioni per qualcosa che non si è mai né detto né messo in atto nei piani aspramente criticati spesso a sproposito.

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