Le difficoltà incontrate dal giovane Machiavelli al cospetto dell’italica Abilitazione Scientifica Nazionale hanno indotto Luigi Pepe a verificare come sarebbe stata accolta dai Gesuiti l’alternanza scuola-lavoro.

 


Abbiamo visto come il sistema ANVUR sia molto efficace per non far entrare nelle università italiane personalità del Rinascimento o dell’Illuminismo come Machiavelli, Tasso, Locke, Hume. Gli orientamenti di questi ultimi anni sull’istruzione confliggono però in generale con ogni forma di modernità, compresa quella rappresentata nei primi decenni dai Collegi della Compagnia di Gesù. I vari compiti imposti agli studenti e ai professori, in nome di un preteso legame tra scuola e società, celano il proposito di sottoporre gli insegnamenti a interessi esterni, con il risultato sicuro di deprimere la qualità degli studi.

Documentiamo come l’alternanza scuola lavoro si scontri con le innovative Costituzioni dei Collegi dei Gesuiti nel Cinquecento. Esse raccomandavano agli studenti di applicarsi seriamente e costantemente allo studio, convinti che gli allievi non possono far niente di più gradito a Dio che consacrarsi allo studio. E quand’anche non dovessero mai mettere in opera quello che avessero appreso, devono sapere che il lavoro dello studio, intrapreso come conviene, è un’opera molto meritoria agli occhi della suprema e divina maestà:

”Serio et constanter animum studiis applicare deliberent, sibique persuadeant, nihil gratius se Deo facturos in Collegis, studiis se diligenter impendant… Et licet nunquam ad exercenda ea, quae didicerunt, perveniant, illum tamen studendi laborem opus est magni meriti.”

Per rendere efficace l’apprendimento, le Costituzioni rimarcavano che bisogna eliminare gli ostacoli che distolgono lo spirito dallo studio, come le cure e le occupazioni estranee. E’ saggio rimandare il lavoro a dopo il completamento degli studi, al fine di rendersi più utili agli altri, per mezzo della scienza che si è acquisito. D’altra parte non mancano altri modi per attendere al lavoro nel frattempo:

“Impedimenta etiam removeantur, quae a studiis animum avocant…. Est enim consultum, quo aliis postea utiliores cum doctrina, quam didicerint, se praebeant donec studiis sint absoluta, differri; quandoquidem non deerunt alii, qui ea interim exerceant.”

Un altro dogma in materia di educazione nasconde la pretesa che gli uomini siano computer portatili ai quali si può insegnare qualsiasi cosa con opportuni software. L’insegnamento sarebbe soltanto una tecnologia didattica che può trasformare ogni allievo in un matematico, un musicista, un pittore, un atleta. Esistono invece capacità in gran parte incomprimibili e inestendibili, per fortuna abbastanza equamente distribuite in natura. Così le Costituzioni gesuitiche raccomandavano che, se si vede che un allievo perde completamente il suo tempo in uno studio, sia che egli non voglia, sia che sia incapace di fare progressi nella lettura, bisogna ritirarlo da esso:

“quod si animadverteret, aliquem in studiis tempus inutiliter terere, quod nolit aut certe non possit progressum in literis facere, expedit illum ab eis removere”.

Les Constitutiones des Jésuites, Paris, Paulin, 1843, pp. 174-176, 182-184.

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1 commento

  1. Ma però. Conosciamo anche “Ora et labora”. Che ha una storia interessante, non come la pensiamo normalmente (io per lo meno) poiché non è l’espressione originaria medievale (lo apprendo adesso), è stata coniata nel XIX secolo – in tempi più vicini all’ideazione dell’ALTERNANZA (oramai è sufficiente chiamarla così, in forma accorciata) che non ai tempi di san Benedetto, nel sesto secolo. Quindi anche “ora et labora” deve essere riportata all’insieme dei principi originari, che guarda caso erano ternari e non duali, non erano in alternanza, per l’appunto. Mi è piaciuta la voce francese https://fr.wikipedia.org/wiki/Ora_et_labora, dalla quale mi permetto di citare senza traduzione: “Ora et labora (en français : « prie et travaille ») est une expression latine qui est venue à exprimer la vocation et vie monastique bénédictine de louange divine alliée au travail manuel quotidien. D’origine récente (xixe siècle) l’expression ne se trouve pas dans la règle de saint Benoît qui, à la louange et au travail ajoute en fait un troisième pilier de la vie monastique : la lectio divina (étude méditative de l’Écriture Sainte).” Ma conviene leggerla tutta. Non è lunga. Buona domenica.

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