Questo documento, con le Tabelle allegate, costituisce un tentativo di integrare le proiezioni sull’evoluzione quantitativa della docenza in servizio (di recente presentate in questa sede) con la simulazione dei possibili effetti delle politiche di reclutamento prefigurate dalla normativa più recente, e in particolare dal decreto legislativo recante la disciplina per la programmazione degli atenei, attualmente all’esame delle Commissioni Parlamentari per la verifica di conformità alla delega.

Nella parte sinistra delle Tabelle sono riportati i risultati delle proiezioni relative al personale docente già in servizio, secondo il modello di pensionamento già presentato, con alcune piccole modifiche derivanti da un più preciso aggiornamento dei dati su pensionamento e reclutamento al 31.12.2011, ma soprattutto con l’inserimento all’anno 2012 delle 475 posizioni di ricercatore a tempo indeterminato bandite nelle Sessioni 2010 ma di cui non è ancora stato completato l’iter di nomina dei vincitori.

Nella parte destra delle Tabelle è invece riportato l’esito di una simulazione degli effetti dei futuri reclutamenti, basata sulle seguenti ipotesi desumibili dalla nuova normativa e dalla situazione di fatto presente degli Atenei:

  • Promozione dalla fascia degli associati  a quella degli ordinari di 500 docenti ogni anno (%0% del turnover degli ordinari) per tutto il triennio 2012-2015 e di 700 docenti ogni anno (valore presumibile a regime) per tutto il triennio 2015-2018.
  • Promozione dalla fascia dei ricercatori a tempo indeterminato a quella degli associati di 2000 docenti ogni anno per tutto il triennio 2012-2015 per effetto del piano straordinario.
  • Reclutamento per il triennio 2015-2018 di 1500 associati ogni anno (valore presumibile a regime), di cui 1000 provenienti dalla fascia dei ricercatori a tempo indeterminato e 500 provenienti da quella dei ricercatori a tempo determinato di tipo b) reclutati nel triennio precedente ai sensi del regolamento sulla programmazione.
  • Ripartizione percentuale del reclutamento tra le Aree sulla base delle rispettive quote percentuali di turnover nel corso del periodo 2012-2018

I valori indicati sono coerenti anche con il raggiungimento, al termine del triennio 2012-2015, (e a partire dall’attuale 48%/52%), del rapporto 40%/60% tra il numero degli ordinari e quello degli associati  e con il mantenimento di tale rapporto nel triennio successivo.

La Tabella relativa al l’evoluzione degli Atenei include soltanto gli Atenei con un numero di docenti superiore alle 200 unità, escludendo in particolare le situazioni, quali gli istituti a ordinamento speciale e le università non statali, per le quali l’applicazione del modello sarebbe risultata poco attendibile.

Allegati:

Tabella I –  Andamento reclutamento

Tabella II – Andamento reclutamento atenei

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14 Commenti

  1. Quindi nel prossimo triennio, secondo la prioezione di Rossi, NON si avrebbe ALCUNA nuova immissione (ricercatori tipo b)?
    Mentre le prime immissioni solo nel 2015-18? E peraltro di *BEN* 500 nuove immissioni ogni anno (ricercatori tipo b)?

    1500 NUOVE assunzioni da qui al 2018?????
    HO CAPITO BENE?

    Ma nel contempo si farebbero scorrere ben 3600 associati ad ordinari e 9000 ricercatori TI ad associati.
    MA HO DAVVERO CAPITO BENE?

    E nel frattempo i ricercatori tipo a che sono stati fatti? Ricordo che dall’istituzione della 240/2010, in un anno, ne sono gia’ stati fatto 500. Di questo passo nel 2018 saranno altri 3000 (quota per difetto sicuramente dati i tempi di latenza con i nuovi regolamenti etc.); una stima piu’ veritiera si aggira sui 5000.

    E sempre nell’ultimo anno sono gia’ stati fatti 5000 nuovi assegni di ricerca.

    Scusate, ma al termine di tutto questo le parole che mi girano in mente, sono ‘autoreferenzialita’, ‘responsabilita’, ‘progettare un futuro’, ‘sistema marcio’ e anche ‘baronia’….

    Questo post dovrebbe essere appeso in tutte le bacheche dei corsi di dottorato…..

  2. Chiarisco che dalle tabelle allegate si potrebbe ravvisare un reclutamento di ricercatori tipo b anche nel triennio 2012-2015 (non specificato nel testo dell’articolo). Ma anche cosi’ facendo le perplessita’ restano. E mi concedo, al termine, una considerazione politica sulle scelte del MIUR e della comunita’ accademica.

    Anche considerando 500 assunzioni anno dal canale ricercatori b nel 2012-2015 colpisce come, da qui al 2018, secondo queste previsioni, vi sarebbero 9000 scorrimenti ad associati di RTI e 3600 scorrimenti ad PO, contro solo 1500 (+1500?) nuovi reclutamenti.
    Ovvero si “brucerebbero” 2880 punti organico per scorrimenti contro 750(+750?) per nuove assunzioni, secondo la procedura PROPER.

    E questo contro una stima di almeno 5000 nuove posizioni di ricercatori tempo determinato tipo-a e probabilmente 30000 nuove posizioni di assegni di ricerca (stime per difetto visto che sono basati sui numeri dei bandi usciti nell’ultimo anno, su un sistema ancora in rodaggio).
    Come e’ sostenibile una cosa del genere?

    Insomma prevale la solita logica del soddisfare le richieste (comunque legittime) di chi gia’ e’ dentro ai ruoli, a scapito di chi non ne fa parte.

    Vorrei quindi capire se queste proiezioni si basano su programmazioni gia’ in essere, sul semplice turn-over e la disponibilita’ i punti organico o su cosa.

    Guardando ai totali delle tabelle, spicca al 2018 la riduzione di 10000 unita’ nell’organico dell’Universita, anche in presenza di “reclutamento”.
    E’ una prospettiva sostenibile?

    Inoltre, anche solo con il turn-over al 50%, dei circa 10000 pensionamenti previsti al 2018, la riduzione dovrebbe essere di 5000 unita’ e non 10000. *SE* (se…) questo turn-over venisse usato per NUOVE assunzioni. Per questo la prospettiva indicata mi sembra viziata di autoreferenzialita’ della comunita’ accademica.

    Capisco che le proiezioni sono tali, non vogliono rappresentare una chimera, ma lo stato dei fatti. E che dallo stato dei fatti chi di dovere (MIUR, ma anche comunita’ accademica) dovrebbe trarne le conseguenze e agire di conseguenza.
    Spero quindi che la comunita’ accademica, che il Prof. Rossi rappresenta, si confronti con questi numeri e tragga le dovute conclusioni.
    Senza il solito gioco al ribasso. Senza la solita scusa del “ma qui si naviga a vista”.

  3. Premesso che chi fa le proiezioni non ha ovviamente alcuna responsabilità (ambasciator non porta pena) in merito alle politiche sulle quali le proiezioni si basano, ma solo il (faticoso) compito di cercare di interpretare correttamente gli obiettivi del legislatore, vorrei chiarire alcuni punti relativi al mio documento, che evidentemente si prestavano a interpretazioni a mio avviso più catastrofiche del necessario.

    In primo luogo (ma forse il dubbio e’ già stato chiarito nel secondo post) la dove avevo ipotizzato il reclutamento nel 2015-18 di 500 ricercatori di tipo b) nel ruolo degli associati, avevo anche scritto “reclutati nel triennio precedente ai sensi del regolamento sulla programmazione”. Intendevo quindi, e qui lo ripeto, che nel 2012-15 si dovevano reclutare “almeno” 500 ricercatori di tipo b) all’anno, se non altro come pre-condizione legale per il reclutamento di altrettanti ordinari, come prevede il nuovo regolamento.
    Il numero dei ricercatori b) da assumere nel 2015-18 sarà sicuramente assai più alto (penso tra 1000 e 1500 all’anno), se non altro per garantire l’assunzione di un numero adeguato di associati nel 2018-21.

    Non ho tabulato le proiezioni sul reclutamento di ricercatori a tempo determinato (e mal me ne incolse) soltanto perché si tratta di valutazioni abbastanza aleatorie e comunque riferite a ruoli a tempo per i quali la dinamica dei flussi, tra entrate e uscite, genera dati annuali assai poco intelligibili e significativi. Comunque i numeri potrebbero essere quelli che ho scritto, e quindi il totale di nuovi ingressi nella fascia “tenure track” nel corso dei sei anni dovrebbe essere compreso tra i 4500 e i 6000.

    Mi rendo conto che per gli attuali “precari” non è comunque una prospettiva entusiasmante, ma per quel poco che capisco delle dinamiche del sistema, delle compatibilità strutturali e finanziarie, e anche delle tendenze di lungo periodo del sistema universitario (che nel corso degli ultimi trenta anni, quali che fossero le norme e le risorse, ha SEMPRE ammesso nella fascia degli associati circa 1200 persone per ciascuna classe d’età), non vedo la possibilità concreta (e oggi meno che mai) di un cambio improvviso di velocità.
    Se il mondo accademico sarà poi così folle da bandire nei prossimi anni 5000 assegni di ricerca all’anno, si assumerà la gravissima responsabilità di generare aspettative che non potranno poi in alcun modo essere soddisfatte.

    Quanto alle considerazioni relative agli ipotizzati 9000 scorrimenti da ricercatore a tempo indeterminato ad associato, non ci possiamo dimenticare che si tratta di un impegno politico preso a suo tempo da chi volle la legge 240 e impose la messa a esaurimento del ruolo dei ricercatori. Tale impegno non potrà non essere onorato, quale che sia il governo, pena la creazione di un’instabilità strutturale nel sistema universitario che determinerebbe una situazione di competizione permanente tra “vecchi” ricercatori e ricercatori a tempo determinato nei futuri concorsi locali, con il grave rischio che numerosi ricercatori b), una volta abilitati e terminato il triennio, potrebbero comunque trovarsi in mezzo a una strada. Il contenimento del numero dei ricercatori b) nel primo triennio da me ipotiizzato, oltre che dettato dal turnover e dai problemi finanziari degli Atenei (che saranno si spera superati col tempo grazie anche al maggior turnover) è suggerito anche dalla preoccupazione di evitare un ingorgo nel 2015, quando i “vecchi” ricercatori non ancora promossi, ma probabilmente all’epoca già abilitati, saranno ancora in numero non trascurabile (tra 5 e 10 mila)

    La riduzione del totale dell’organico di ruolo e’ conseguenza ineludibile della messa a esaurimento dei “vecchi” ricercatori. Il totale dei professori di I e II fascia oscilla intorno alle 31000-32000 unita’ da circa vent’anni,salvo picchi temporanei legati a una parziale sovrapposizione tra nuovi assunti e non ancora pensionati, e questi picchi comunque sono ormai già ampiamente riassorbiti, come si può verificare dalle tabelle. E’ un numero che si lega al volume totale del corpo studentesco, e in assenza di una (improbabile) crescita del numero degli studenti difficilmente la politica e la società italiane potrebbero accettare una significativa crescita di questo totale. Chiaramente alla somma vanno aggiunti, ai fini didattici e della ricerca, i circa 10000 (a regime) ricercatori a tempo determinato, che completano la triste “contabilità” della docenza universitaria ma, ripeto, non figurano nelle tabelle.

    Spero di essere stato esauriente nelle spiegazioni, alla luce delle quali, confesso, non mi e’ del tutto chiaro, personalmente, quale posizione, che sia realistica e non velleitaria, potrebbe e dovrebbe assumere la nostra classe accademica.

  4. Ringrazio il Prof. Rossi per i dati e per la pazienza con cui risponde e offre ulteriori precisazioni.

    Vorrei fare 2 osservazioni:

    1. Lo scorrimento degli RTI a PA che viene dato per scontato – in considerazione dell’accordo politico e del conseguente stanziamento – non tiene conto delle forme e dei modi in cui si svolgeranno le abilitazioni. Nel mio settore sono molti i Ricercatori, anche con una discreta anzianità, che faticherebbero a prendere l’abilitazione con i parametri ANVUR. Quindi per capire come andranno le cose credo dovremo aspettare di vedere come si svolgeranno le abilitazioni: più saranno severe e più i precari meritevoli avranno qualche possibilità di giocarsela per il 20% di posti da PA riservati ad esterni.
    2La stima sui TDB è interessante condivisibile, per quanto scoraggiante poiché come sappiamo attualmente sono circa 30.000 i precari in vari ruoli (assegni di ricerca, contratti d’insegnamento, cococo ecc ecc). Noto però che allo stato di bandi di tipo b ne sono stati emanati appena 3, contro circa 500 di tipo A. Perché il sistema funzioni ci dovrebbe essere un rapporto ragionevole tra A e B, altrimenti – more solito – si alimentano illusioni e si creano frustrati.

  5. Anche io ringrazio per la preziosissima analisi e previsione.

    Sollecito la vostra attenzione su un argomento “correlato”:
    alla fine del prossimo mese di marzo la Corte Costituzionale dovrà esprimersi in merito ad un ricorso contro l’abolizione della possibilità’ di permanenza in servizio di un biennio dopo il compimento del settantesimo anno di età, come sancito dall’art. 25 dalla legge 240/2010 (c.d. Gelmini). Se la Corte Costituzionale dovesse esprimere parere favorevole considerando che il provvedimento verrebbe automaticamente esteso a tutti i Professori, si verrebbe a creare un ulteriore drammatico blocco allo sviluppo di carriera per i giovani, in particolare per quelli con posizioni ancora precarie e quindi verrebbe anche a d essere frenato il tentativo di rinnovamento dell’Università. Abbiamo più’ volte criticato ed osteggiato la legge Gelmini, ma questa e’ forse una delle poche norme positive che essa contiene. E’ chiaro che dietro questo tentativo di reintroduzione del biennio ci sono lobbies accademiche facilmente individuabili che non vogliono perdere posizioni di potere e che non hanno, se non a parole, un reale interesse per il futuro dei ricercatori e dei precari che lavorano nei nostri Atenei e quindi per le sorti dell’Università.
    Nel momento in cui in vista anche delle prossime elezioni, partiti e sindacati parlano in continuazione dei provvedimenti da prendere per restituire prospettive alle nuove generazioni e, quindi, ai precari e ricercatori del’Università, ci chiediamo e lo chiediamo all’opinione pubblica oltre che alle forze politiche e sindacali , se la soluzione dei problemi drammatici dell’Università, sia quella di prorogare ulteriormente la permanenza in servizio di due anni dei Professori.
    La preoccupazione nostra è che al di là delle parole , il futuro dei giovani non interessi nessuno e che quindi non rimanga altra la strada se non quella già seguita da altri validissimi colleghi di lasciare l’Italia per andare all’estero. A questo punto ci chiediamo con forza e lo chiediamo ai partiti, sindacati e all’opinione pubblica, se è così che si costruisce il futuro del nostro Paese.
    In conclusione quale speranza possono avere le migliaia di ricercatori e giovani precari che fanno attivamente ricerca e contribuiscono anche in modo determinante all’attività didattica, se vedono allontanarsi ulteriormente ogni prospettiva di carriera?

    Andrea Capotorti

  6. Andrea Capotorti: non credo che sia spedendo in pensione persone certamente entusiaste dell’Università (se desiderano così tanto rimanere in servizio, nonostante che non ne abbiano nessun beneficio economico rispetto al pensionamento…) e in molti casi essenziali per il livello didattico e scientifico delle loro rispettive università che si risolvono i problemi dei giovani. Del resto, delle due l’una: o la legge è costituzionale, e allora i tuoi desideri di pensionamento verranno soddisfatti; oppure è incostituzionale, e, credo, dovremmo essere tutti contenti, come cittadini e come docenti universitari, che vengano rimosse discriminazioni incostituzionali, introdotte a danno (esclusivamente) di una particolare categoria di dipendenti pubblici, così già tanto penalizzati dalla retorica gelminiana.

    • E’ ovvio che togliere definitivamente il biennio aggiuntivo non sia una “panacea” per tutti i mali dell’accademia. Ma arroccarsi dietro ad un effimero principio di uguaglianza (perche’ dovrebbero i professori essere “uguali” agli altri dipendenti pubblici in questo e non in tanti altri aspetti invece normati “ad hoc” ?) contribuisce all’immobilismo ed alla vetustita’ del nostro paese in generale, e dell’Universita’ in particolare.
      Se non cominciamo a rimuovere un po di “tappi” al rinnovamento la situazione si incancrenisce a tali livelli che poi e’ troppo tardi rimediare.
      Concludo osservando che su 10 docenti che beneficerebbero del prolungamento in servizio, secondo me solo 1 sarebbe veramente “essenziale”, gli altri sappiamo bene rimarrebbero solo perche’ abbarbicati a poltrone e cariche varie. Se veramente “entusiasti” e ancora peni di “voglia di fare” che si diano ad un sano (e disinteressato) impegno civico !

    • @teo:
      certamente mandare in pensione chi in pensione dovrebbe andare non è la panacea di tutti i mali dell’Università; tra questi mali, tuttavia, c’è anche un eccesso – persino rispetto ad altre categorie sociali, politici inclusi – di gerontocrazia.
      Il suo messaggio, per quanto mi riguarda, è un capolavoro di quella retorica universitaria italiana che – a mio modesto avviso – tanti danni ha fatto e continua a fare all’università pubblica in questo paese. Provo ad analizzarlo:
      -“se desiderano così tanto rimanere in servizio, nonostante che non ne abbiano nessun beneficio economico rispetto al pensionamento”
      se non si tratta di uno scherzo, una frase del genere si commenta da sé. è evidente che i pofessori universitari – anche se, per fortuna, non tutti – vogliono restare fino a 70, 72, 75 anni o, possibilmente, per sempre in servizio precisamente perché da questo ricevono ENORMI benefici personali: in termini soprattutto, ma non solo, di potere da esercitare;
      “dovremmo essere tutti contenti, come cittadini e come docenti universitari, che vengano rimosse discriminazioni incostituzionali, introdotte a danno (esclusivamente) di una particolare categoria di dipendenti pubblici”
      quella che qui viene definita “discriminazione” consiste né più né meno in ciò che tutte le altre categorie – ovvero quelle rispetto alle quali teo ci dice che i docenti universitari sarebbero “discriminati” agognerebbero: ovvero, il diritto/dovere di andare in pensione a un’età non eccessivamente avanzata. Questa mostruosità si commenta da sé.
      Aggiungo solo che, quando parlo a un collega straniero (proveniente da un paese civilizzato dell’UE) e gli spiego i due seguenti fatti: !) i professori universitari, in Italia, possono restare in servizio fino a 70 anni, ma ad alcuni questo pare poco e vorrebbero rimanere fino a 72, 75, o per sempre; e 2) fino all’ultimo giorno prima del pensionamento (e anche dopo: cfr. il Rettore di Roma Tor Vergata per un esempio concreto) sono loro, i pensionandi, a gestire di norma TUTTI i poteri accademici in qualità di rettori, presidi, direttori e chi più ne ha più ne metta – ebbene, mi si guarda allibiti e increduli.
      Il fatto che si debba discutere di questo, anzi che – ne sono certo – a più d’unio queste mie considerazioni parranno balzane, è solo l’ennesimo sintomo del fatto che siamo un paese per vecchi, di vecchi, governato da vecchi e che ragiona secondo logiche vecchie. insomma, un paese vecchio.

  7. Capotorti,
    se i settantenni hanno diritto di rimanere in servizio è così, e basta. Non possiamo valutare la cosa in base a considerazioni di opportunità: scadremmo al livello degli zombizzatori/mobbizzatori e delle cheerleader della c.d. riforma Gelmini.

    PS Anch’io, pensando a svariati pensionati/pensionandi di mia conoscenza, non sento nostalgia e non credo proprio che l’istituzione soffra/soffrirà per la loro cessazione dal servizio. Ma questo non c’entra niente con i loro diritti

    PPS Certo che dal punto vista del FFO l’accoglimento del ricorso sarà un colpo tremendo..

    • Solo un’ultima precisazione sull’argomento “rischio reinserimento biennio aggiuntivo”: e’ chiaro che quello sollevato da me ed appoggiato da altri (vedi ad es. Fausto) e’ un auspicio “politico”. La Corte Costituzionale sentenziera’ (spero) in “punta di diritto”. Noi dobbiamo pero’ ribadire e chiedere a referenti politici cosa sia meglio per cercare di salvare la nostra universita’.

  8. Fausto: come ricorda giustamente Stefano, non ci si può riempire la bocca di richiami alla Costituzione (art. 33 e via dicendo) e poi, quando la Costituzione, ove applicata, temiamo ci danneggi, auspicare che venga, come dire, “disapplicata”. Lo Stato di diritto, o lo si difende sempre, oppure perde di dignificato.

    Probabilmente poi non ti sono chiari gli elementi fondamentali della questione di costituzionalità che verrà decisa dalla Consulta: non si sta discutendo dell’età minima di pensionamento, ma di quella massima di permanenza in servizio, ed alcuni giudici (tra cui il Consiglio di Stato) hanno ritenuto, secondo me non senza ragione, che non si comprende un regime di penalizzazione a danno dei soli docenti universitari, in sospetta violazione dell’art. 3 Costituzione e certamente frutto dell’odio gelminiano per i c.d. baroni. Sicché le tue considerazioni sono semplicemenete inconferenti.

    Dopo di che quali siano le ragioni soggettive di chi non vuole pensionarsi le conoscono davvero solo i diretti interessati, ma mi pare chiaro che: a. non si tratta di difendere lo stipendio, visto che quest’ultimo è eguale alla pensione per un settantenne; b. dire che si tratta solo di uno scopo di vantaggio personale rappresenta una malevola generalizzazione, che si commenta da sola e che, ove fosse vera, darebbe solo ragione alla Gelmini (l’università è dominata da loschi figuri, dediti al potere eprsonale e disinterssati tolamente alla ricerca e all’insegnamento; francamente, pur non essendo ignaro di alcune patologie, la mia visione dell’università pubblica italiana non è questa).

    • le mie considerazioni sono “inconferenti”? sarà, ma io comunque della sentenza attesa dalla Corte Costituzionale nel mio intervento non parlavo proprio, erano considerazioni generali sulle secondo me allucinanti pratiche del mondo accademico italiano.
      “dire che si tratta solo di uno scopo di vantaggio personale rappresenta una malevola generalizzazione, che si commenta da sola”
      mah, sarà… evidentemente o sono io troppo malizioso, oppure viviamo in due universi universitari diversi.

      Cambiando argomento, ma sempre sul reclutamento e sulle “virtuose pratiche” dell’Università italiana: oggi, come immagino tutti i candidati all’abilitazione, ho ricevuto il seguente messaggino via e-mail:

      “Gentile Candidato

      a seguito della Nota Miur n.3209 del 14 febbraio 2013

      si comunica che sul sito riservato https://loginmiur.cineca.it
      nella sezione ABILITAZIONE SCIENTIFICA NAZIONALE (Candidato 2012),

      e’ disponibile un modulo che Le consente la verifica della correttezza delle informazioni inserite in domanda nella sezione Pubblicazioni
      con la possibilita’ di aggiungere/modificare i codici ISI e Scopus per i settori concorsuali bibliometrici,
      aggiungere/modificare i valori numerici standard internazionali di identificazione delle stesse (ISBN, ISSN e ISMN) per i settori concorsuali non bibliometrici.

      Cliccando sul pulsante “Accedi” nella sezione “Completa i Riferimenti per le Pubblicazioni (TORNATA 2012)”
      è possibile compilare il modulo.
      Per farlo potra’ utilizzare anche le istruzioni disponibili nel sito in formato PDF.
      Tale procedura sara’ attiva a partire dal giorno 15 febbraio p.v. fino al 4 marzo p.v.

      Cordiali Saluti
      Consulenza Cineca.”

      Tradotto in termini maliziosi (che volete farci, il mio è proprio un vizio): tutti i candidati dei settori non bibliometrici che hanno inserito all’ultimo pubblicazioni (allora) fittizie con isbn inventati, possono ora “sanare” la loro posizione inserendo, mesi dopo la scadenza dei termini, il vero isbn. Un condono, o un indulto, scegliete voi.
      Viva l’Italia…

    • ..e’ disponibile un modulo che Le consente la verifica della correttezza delle informazioni inserite in domanda nella sezione Pubblicazioni
      con la possibilita’ di aggiungere/modificare i codici ISI e Scopus per i settori concorsuali bibliometrici,….
      ————————————
      Il famoso “aggancio” al 4 marzo 2013 o oltre (citazioni comprese…).

  9. In occasione di questa “integrazione” ai candidati in settori concorsuali multidisciplinari viene anche chiesto di indicare il settore scientifico scelto ai fini del calcolo delle mediane.
    Pongo due domande:
    1) Sono io distratto o al momento non è dato sapere quale sono le mediane dei singoli settori scientifici?
    2) Posto che è possibile presentare domanda in più settori concorsuali dovrebbe essere logicamente consentito presentare domanda anche in due settori scientifici accomunati nel medesimo settore concorsuale. Lo sarà?

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