[ndr: Il sito lavoce.info pubblica la seguente lettera “Riceviamo da un gruppo di accademici basati in università italiane ed estere l’espressione di perplessità sulla nomina del nuovo presidente dell’Istat, Giorgio Alleva….” Il gruppo dei 40 accademici è composto da 13 redattori de lavoce.info e da 9 sostenitori/candidati della lista Fare per Fermare il Declino (FID).  La discussione riguarda la presidenza di un ente di ricerca molto sensibile politicamente. E’ accettabile che nella nomina ci sia un’ingerenza tanto esplicita da parte di un gruppo di accademici che ha totalizzato lo 0,7% con la propria lista alle ultime elezioni? ] e1

 

Dissento completamente da quanto sostengono i sottoscrittori della lettera. Molti di loro appartengono a quella categoria di economisti che ritengono di avere la verità in tasca e che saper giocare con i loro modellini legittimi chiunque a definirsi economista. A tale proposito andrebbe ricordato il manifesto pubblicato molti anni fa da Sylos Labini, Luigi Spaventa ed altri economisti che diffidavano dell’approccio dei quantitativi-dogmatici sostenendo che dimenticavano che l’economia è una scienza sociale e non uno scialbo scimmiottamento delle scienze “dure”. Va altresì ricordato che gli economisti tanto in voga in questo momento e che in Italia vanno per la maggiore non sono stati in grado di dare risposta alla famosa domanda della regina Elisabetta in occasione della sua visita alla London School of Economics, tempio dell’economia mondiale, nel novembre 2008: “Com’è possibile che nessuno si sia accorto che stava arrivandoci addosso questa crisi spaventosa?”.

Nello specifico va rilevato che il presidente dell’ISTAT, oltre ad essere persona competente nel campo statistico (ed economico), deve avere adeguate capacità politiche, relazionali ed umane, deve garantire l’affidabilità democratica, ed ha il compito di gestire il lavoro di migliaia di persone, ingenti fondi e, soprattutto, garantire la qualità e l’indipendenza della statistica ufficiale. Tali competenze nulla hanno a che vedere con le pubblicazioni e le citazioni sulle riviste che, a sentire gli estensori della lettera, sono dirimenti nella scelta del vertice dell’ISTAT. Peraltro è noto come, non di rado, i più eminenti scienziati siano molto bravi in laboratorio ma scarsetti nei rapporti con gli altri e con il mercato quando voglio trasformarsi da inventori a innovatori.

Negli scorsi decenni abbiamo avuto due eccellenti presidenti dell’ISTAT, Guido M. Rey ed Alberto Zuliani, che hanno fatto fare all’Istituto un decisivo passo avanti in termini di ricerca, qualità, organizzazione del lavoro (naturalmente con tutte le critiche che si debbono muovere a chi prende decisioni, ed agli errori commessi). Se i nostri solerti censori bibliometrici si volessero divertire a replicare l’esercizio, molto probabilmente otterrebbero risultati non dissimili da quelli di Alleva in termini di “produttività” scientifica.

Nel caso, infine, di Giorgio Alleva, che al momento è sulla graticola delle commissioni parlamentari, sarebbe anche onesto e giusto prendere atto di tutto il suo curriculum, e valutare le sue capacità dimostrate nel campo statistico, anche all’interno dell’ISTAT.

Ho infine un suggerimento da fare ai sottoscrittori della lettera.Invece di fare una battaglia bibliometrica di retroguardia, chiedano al presidente del Consiglio di attivarsi per cambiare l’assurda e ridicola legge che prevede che, per esse candidato alla presidenza dell’ISTAT, bisogna essere professore universitario ordinario di materie statistiche o economiche – ed i firmatari sono tutti  professori universitari ordinari.

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46 Commenti

  1. Una postilla. Fa piacere vedere che un gruppo di economisti esprima la propria opinione circa la nomina del presidente dell’ISTAT. E’ un loro diritto, e ciò fa parte del gioco democratico. Tuttavia titolare l’articolo “Un presidente senza qualità” suona come una mancanza di rispetto nei confronti di Giorgio Alleva, stimato docente della Sapienza (cosa penseranno ora di lui i suoi studenti, leggendo l’articolo?).
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    Ma non ci si rende conto che in questo modo si delegittima tutta l’università che, ahinoi, è stata sotto attacco durante i venti anni del berlusconismo e che sta attraversando un difficilissimo periodo a causa della riduzione dei fondi e del mancato turnover? Alcuni dei firmatari della lettera sono adusi a muovere critiche distruttive, in alcuni casi sostenute da dati sbagliati (vedi https://www.roars.it/online/tito-boeri-allattacco-del-cnr-ma-i-suoi-numeri-sono-giusti/), altri se ne stanno bellamente in istituzioni straniere, altri ancora detengono cattedre in università private come la Bocconi (private per modo di dire, visto che ricevono cospicui finanziamenti pubblici).
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    Va osservato tuttavia che sotto sotto si intravede la furiosa guerra tra i professori universitari che si ritengono “bravi” contro i loro colleghi che loro ritengono “scarsi” (vedi https://www.roars.it/online/la-vqr-ed-il-regolamento-di-conti-alluniversita-buoni-contro-cattivi/), guerra la cui sponda istituzionale è rappresentata dall’ANVUR, con le sue mediane, h-index, impact factor, riviste di tipo A, B e C, ecc. Tale guerra appassiona poco i 60 milioni di italiani, che sono i destinatari della produzione statistica dell’ISTAT; questa copre non soltanto gli aspetti economici della vita sociale, ma tutti gli altri: demografia, turismo, sanità, agricoltura, giustizia, sicurezza, industria, pubblica amministrazione, educazione, ricerca scientifica, ecc. Sarebbe auspicabile dunque che altri cittadini e loro rappresentanze si esprimessero circa il nocchiero dell’ente preposto alla statistica ufficiale (vedi https://www.roars.it/online/listat-senza-presidente-il-parlamento-approva-una-legge-per-il-rientro-di-un-cervello/) (imprenditori, rappresentanze dei lavoratori, amministratori pubblici, operatori delle varie attività svolte nel paese, ecc.) a cominciare dalla famosa casalinga di Voghera, la vera pietra di paragone delle esigenze – anche statistiche – del nostro paese.
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    Attendiamo fiduciosi di ascoltare la loro voce che, sperabilmente, sovrasterà quella degli illustri economisti.

  2. E’ interessante notare la connessione tra ruolo accademico ruolo politico e ruolo mediatico di molti dei firmatari della lettera. Nel grafo qui sotto (vedi http://www.syloslabini.info/online/i-missionari-del-dio-mercato/ per maggiori dettagli) i pallini sono proporzionali al numero di articoli pubblicati negli anni 2005-2010 su Repubblica, il Sole 24 Ore, Il Corriere della Sera e La Stampa. E’ stata messa una connessione se due autori sono collaboratori di articoli scientifici.


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    Lo stesso “cluster” che viene fuori dall’analisi di network è stato coinvolto a vario titolo nell’operazione Fare per Fermare il Declino. Inoltre molti dei nomi in questa lista sono componenti del GeV 13 (area economia — vedi https://www.roars.it/online/gli-esperti-di-valutazione-allitaliana/).
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    A nostro parere il problema cruciale riguarda la continua sovrapposizione tra attività accademica (valutazione), mediatica e politica.

  3. Sarebbe utile sapere sulla base di quali evidenze Giorgio Sirilli ritiene che il professor Alleva abbia dimostrato buone “capacità in campo statistico, anche all’interno dell’Istat” (in effetti gioverebbe alla causa della sua argomentazione anche sapere su quali fatti giudica positivamente i suoi due predecessori alla guida dell’Istat).
    In mancanza il suo intervento è solo la ripetizione di una tiritera già sentita contro certi economisti nostrani, che talora prende nel segno ma a volte annoia e un po’ infastidisce.
    Ma forse Sirilli vuole solo sostenere la correttezza di una scelta della Presidenza affidata interamente a criteri politici: strana base con la quale garantire l’indipendenza dell’Istituto …
    PS: 20 su 41 dei sottoscrittori della lettera (se non ho contato male) non risultano né redattori della Voce né sostenitori di FID (né appaiono nel grafo di Sylos Labini, con l’eccezione di Andrea Ichino e Lucrezia Reichlin).

    • “20 su 41 dei sottoscrittori della lettera (se non ho contato male) non risultano né redattori della Voce né sostenitori di FID (né appaiono nel grafo di Sylos Labini, con l’eccezione di Andrea Ichino e Lucrezia Reichlin).”
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      E’ vero che la metà dei firmatari non sono mai apparsi nel dibattito pubblico. Però, nell’altra metà contiamo il prorettore alla ricerca della Bocconi (Boeri), l’ex leader di un partito politico (Boldrin), il presidente del Gev di economia (Jappelli), nonché gli altri editorialisti che si dedicano a tempo pieno a scrivere sui maggiori quotidiani nazionali, sono membri dei CdA dei principali enti/quotidiani italiani e magari si sono anche scelti come leader uno (Oscar Giannino) che dichiarava titoli accademici che non aveva: ma forse in quell’epoca non c’era l’Anvur a controllare. Infine ricordiamo una analoga campagna nella nomina del presidente dell’Invalsi (https://www.roars.it/online/invalsi-la-piccola-elite-e-la-rivoluzione-dallalto/): quasi le stesse persone, stessi argomenti, stessi fini.
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      Come vede Bartoletti il “comitato di salute pubblica” è sempre vigile e all’erta su quello che succede nel nostro paese. Si potrebbe anche pensare che lo faccia per il bene della comunità e non per interessi personali, come invece qualche malizioso vorrebbe sostenere. Noi non ne siamo del tutto convinti ma nel dubbio tediamo i lettori di Roars perché siano altrettanto vigili e all’erta sulle nomine di presidenti, membri di CdA, partiti politici, valutatori ecc.: giusto per ristabilire un po’ di dialettica.
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      Infine una nota: la proposta di usare i criteri elaborati da Anvur (Jappelli) per la scelta del Presidente dell’ISTAT mostra in maniera chiara e limpida il ruolo politico della valutazione e della stessa agenzia. Abbiamo discusso tante volte che uno dei principali problemi dell’Anvur è l’intreccio tra compito tecnico e compito politico: ci potevamo far sfuggire un esempio lampante di questo problema proprio noi?

  4. NON SONO STATISTICI? Ma non importa. Ormai c’è un network di economisti-econometrici-statistici-psicometrici che ha deciso di avere i titoli per intervenire su tutto e gestire tutto: dall’Istat all’Invalsi, all’Anvur e qualsiasi cosa al mondo che possa essere “misurata” con numeri”. Naturalmente con i numeri “loro”. Che, in certi casi, a loro vada anche bene la bibliometria di Google è esilarante e la dice lunga sulla serietà di queste “valutazioni”. Forse, anche alla luce di questa bibliometria, alcuni dei firmatari non se la passano meglio del prof. Alleva. Sarebbe poi interessante entrare nel merito e vedere se alcuni dei lavori di alcuni firmatari, pomposamente pubblicati su riviste ad alto impact factor, non siano stati poi demoliti da altri articoli pubblicati su riviste di pari impact factor, e magari proprio per la colpa di aver fatto della statistica fai da te.
    Un collega disse una volta in un consiglio di facoltà in cui si vantavano le qualità di un candidato insistendo sul fatto che era stato in America: «bisogna vedere a far che… magari a fare l’agente della CIA». Anche Odifreddi ha annunciato ieri alla Repubblica che andrà a fare un corso “in America” su “matematica e politica”, le analisi matematiche per determinare i migliori sistemi elettorali, «materie nuove con cui svecchiare l’insegnamento ammuffito della matematica di oggi». Non sapeva che di queste cose “nuove” si occupava già Condorcet più di duecento anni fa.

    • La misura della loro capacità tecnica è stata ampiamente misurata con la loro incapacità di aver previsto la crisi economica. Inoltre non si capisce come si possa prendere sul serio gente che ha fondato il partito degli econmisti e ha messo a capo Oscar Giannino. Davvero supefacente.

  5. Bartoletti scrive nel suo commento “Sarebbe utile sapere sulla base di quali evidenze Giorgio Sirilli ritiene che il professor Alleva abbia dimostrato buone ‘capacità in campo statistico, anche all’interno dell’Istat” (in effetti gioverebbe alla causa della sua argomentazione anche sapere su quali fatti giudica positivamente i suoi due predecessori alla guida dell’Istat).’” Nell’articolo ho scritto invece che “Sarebbe anche onesto e giusto prendere atto di tutto il suo curriculum, e valutare le sue capacità dimostrate nel campo statistico, anche all’interno dell’ISTAT.”. Quindi non ho espresso alcun giudizio di merito, ma messo in evidenza la necessità di una valutazione dell’intero curriculum – e successivamente l’esigenza di rispettare le persone.
    Bartoletti continua affermando che “in effetti gioverebbe alla causa della sua argomentazione anche sapere su quali fatti giudica positivamente i suoi due predecessori alla guida dell’Istat”. Questa è una richiesta improponibile su un blog: non è materialmente possibile esporre qui un’argomentazione in cui si passino a disamina anni ed anni di gestione dell’ISTAT ed infiniti eventi, decisioni, risultati. Bartoletti si accontenti della mia personale opinione, formata in molti anni di collaborazione con l’ISTAT, sin dai tempi di De Meo (per chi non lo sapesse a lungo presidente dell’ISTAT prima dell’avvento di Rey); se non ritiene che la mia opinione sia condivisibile, ne ha tutto il diritto, ma sarebbe opportuno che ci spiegasse perché.
    Ancora: “Ma forse Sirilli vuole solo sostenere la correttezza di una scelta della Presidenza affidata interamente a criteri politici: strana base con la quale garantire l’indipendenza dell’Istituto …”. E’ chiaro dal mio articolo che non sostengo affatto quanto scrive Bartoletti, a cui vorrei suggerire di leggere attentamente gli articoli e quindi di non travisarne il contenuto.
    L’ultima frase di Bartoletti: “In mancanza il suo intervento è solo la ripetizione di una tiritera già sentita contro certi economisti nostrani, che talora prende nel segno ma a volte annoia e un po’ infastidisce.” Qui Bartoletti coglie nel segno: siamo in presenza di una ingerenza politica di persone molto preoccupate dei destini dell’ISTAT tra cui spiccano docenti dell’Imperial College, della European University Institute, della Washington University in St. Luis, della Penn University, della University of Chicago, della University of York, della Stockholm University, della London Business School, dello University College of London, della University of Oslo: evidentemente l’argomento appassiona tutte le (concorrenti) università del mondo che vedono nel presidente eletto dell’ISTAT una grave minaccia per l’economia mondiale. Se fossimo nel ventennio fascista ci sarebbero tutti i presupposti per denunciare il complotto pluto giudaico massonico!
    Ultimora. Spiace leggere sui giornali articoli come quello intitolato “Istat, ‘da nomina di Giorgio Alleva ripercussioni sulla reputazione del Paese”. http://www.ilfattoquotidiano.it/2014/06/29/istat-da-nomina-di-giorgio-alleva-ripercussioni-sulla-reputazione-del-paese/1043844/ Stiamo cadendo veramente in basso e vorrei ripetere quando scritto sopra e illustrato in un murale: ci vuole rispetto per le persone e le istituzioni.

    • Dunque: 1) Sirilli non valuta le competenze statistiche di Alleva, ma si limita a dire che andrebbero valutate (diversamente, si immagina) insieme alle altre; 2) ci assicura sulla sua parola che i precedenti presidenti dell’Istat hanno dato buona prova di sé (e lascia agli altri l’onere di dimostrare il contrario); 3) non vuole proporre di valutare i candidati alla Predidenza dell’Istat sulla base di criteri politici (è chiaro che quando parla di “capacità politiche” e “affidabilità democratica” si riferisce a tutt’altro).
      Quali argomenti dunque contiene il suo post?
      Dimenticavo, siccome non leggo attentamente probabilmente sto travisando il contenuto di quello che scrive …

    • L’argomento è che è *inaccettabile* che ci sia una ingerenza del genere, con argomenti del genere, da parte di questo gruppo di pressione che ha già dato *ampiamente* e *ripetutamente* prova delle proprie capacità tecniche e politiche: hanno oltrepassato la soglia del ridicolo.

    • Millantare lauree e master: può ancora essere tollerato. Ma la partecipazione allo Zecchino d’Oro, quella no, non la posso perdonare.
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      Dopo il master negli States arriva un’altra smentita sul curriculum del fondatore del movimento politico ‘Fare per fermare il declino’ Oscar Giannino, quella sulla partecipazione, da bambino, allo ‘Zecchino d’Oro’. La sconfessione arriva direttamente dallo storico conduttore del concorso canoro Rai, Cino Tortorella, ai microfoni de ‘La Zanzara’ su Radio 24
      _______________________

  6. Se parlano gli economisti, allora potremmo anche sentire che ne pensano i cardiologi o gli architetti!

    L’ISTAT è l’Istituto Nazionale di STATISTICA e non deve essere diretto da un economista, ma da uno STATISTICO!

    • @Sylos Labini: così diventano quasi due tifoserie (“i bocconiani” vs “Roars”) l’una contro l’altra armata. Fossero solo fatti vostri (e loro), io che non tifo più (di calcio) da tanti anni non avrei problemi, ma da Roars (e anche dalla Voce) mi aspetto degli argomenti, e non la ripetizione di slogan.
      Per chiarirci, io non so nulla del lavoro di Alleva, Frey e Zuliani, e non mi permetterei dunque di giudicarlo. Se però mi fanno notare che dei 92 titoli esibiti dal CV di Alleva soltanto 1 (3 se contiamo due lavori su riviste biomediche) appaiono nei repertori internazionali (Scopus e WoS, lasciamo perdere Google scholar, chissà perché i bocconiani sembrano non poterne fare a meno), qualche dubbio mi viene.
      E controargomentare rispolverando Oscar Giannino e altre cantonate prese da alcuni degli estensori della lettera non me li fa passare. Per non parlare dei riferimenti agli economisti che giocano coi loro modellini.

    • Mi scusi Bartoletti ma qui non è proprio una questione di tifoserie ma di logica minimale: Roars non ha fondato un partito politico e non ha candidato qualcuno che ha millantato titoli per poi convertirsi al credo bibliometrico quando più fa comodo. Il problema è quello della valutazione in economia. Le faccio presente, ma direi che dovrebbe già saperlo, che già nella famosa relazione di minoranza di Pasinetti al CIVR era evidente che il problema della bibliometria e della valutazione in economia è un *problema politico* e non scientifico come questa ennesima intromissione di un gruppo ben organizzato di economisti-valutatori-politici (sono una unica entità) dimostra in maniera perfetta.

    • Ps E Roars non annovera nessun presidente del Gev13, Gev che dovrebbe stabilire “i criteri elaborati dall’Agenzia Nazionale di Valutazione del Sistema Universitario e della Ricerca (Anvur).”. Confilitto d’interessi, ne ha mai sentito parlare?

  7. @FSL: solo per tranquillizzarla: ha proprio ragione, non ho mai letto la relazione di minoranza di Pasinetti al CIVR (né alcuno dei suoi lavori, in effetti non ho mai letto nulla, soprattutto di economia), non ho mai sentito parlare di conflitto di interessi e soprattutto non so cosa sia la logica (figuriamoci quella minimale).

  8. Giorgio Sirilli:”sarebbe anche onesto e giusto prendere atto di tutto il suo curriculum, e valutare le sue capacità dimostrate nel campo statistico, anche all’interno dell’ISTAT”.
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    A puro scopo informativo, questa è la sintesi delle attività a cui credo si stia riferendo Sirilli (il CV di Alleva contiene anche la lista complessiva di diversi altri incarichi, consulenze e progetti in campo statistico).
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    Membro del Consiglio dell’Istituto Nazionale di Statistica (ISTAT) per il quadriennio 2003-2007, e per il quadriennio 2007-2011.
    Nominato dal Presidente del Consiglio dei Ministri. Il Consiglio è l’organo che programma, indirizza e controlla l’attività dell’Istituto ai sensi del D.lgs. 6 settembre 1989, n. 32.
    Per conto del Consiglio dell’Istat dal 2004 al 2011 cura con l’Ufficio di Valutazione e Controllo strategico (VCS) la progettazione e applicazione del sistema di valutazione dei dirigenti generali. Dal 2005 al 2006 è membro della Commissione di studio sui numeri indici dei prezzi al consumo e coordinatore dei lavori della Sottocommissione per le innovazioni sulle metodologie statistiche adottate nella rilevazione delle informazioni di base e nella costruzione degli indici. Dal 2006 fa parte della Commissione Ambiente sviluppo sostenibile, che presiede dal 2008; sovraintende per il Consiglio il Progetto per le statistiche ambientali dell’Istituto. Nel 2009 ha coordinato per conto del Consiglio il Gruppo di lavoro sulla riorganizzazione dell’Istituto, sottoponendo al Consiglio una proposta di riorganizzazione e riduzione del numero delle unità organizzative (unità operative, servizi e direzioni). Dal 2010 al 2011 è membro della Task force per la progettazione di strumenti tecnici per il monitoraggio dello stato di applicazione del codice italiano delle statistiche ufficiali.

    http://www.memotef.uniroma1.it/sites/dipartimento/files/Curriculum_Vitae/CV%20Alleva%202014.pdf

  9. L’attacco degli economisti e’ senza dubbio fastidioso. Come nota De Nicolao, le attivita’ del Prof. Alleva (anche all’interno dell’ISTAT) sono senza dubbio compatibili con l’incarico di presidente dell’ISTAT. Anzi, a voler esser maligni si potrebbe addirittura pensare che sono anni che si costruisce le competenze per questo scopo preciso…
    Forse lo scalpore nasce dal fatto che il CV di uno scienziato, PO di statistica, e’ molto piu’ ricco in consulenze e incarichi che in pubblicazioni in riviste internazionali e peer reviewed o monografie. In altri campi (fisica?), questo sarebbe giudicato come minimo peculiare. Si nota giustamente che per fare l presidente dell’ISTAT ci vogliono competenze che nulla hanno a che vedere con pubblicazioni e citazioni. Per fare il docente universitario in statistica invece direi che quelle sono consulenze, ops competenze -mi e’ scappato un lapsus- di primaria importanza.

  10. Gentili signori,
    parlo da persona che non appartiene all’ambiente accademico, ma che prova ad intendere qualche cosa di politiche universitarie in quanto ritiene, come voi credo, fondamentale il ruolo della ricerca ed istruzione nel futuro del paese. La questione è molto semplice: l’ISTAT deve selezionare un nuovo presidente; per tale ruolo si desidera uno statistico di alto livello. Il prof. Alleva corrisponde a questo criterio?
    Da una lettura superficiale del CV si osserva il prof. Alleva non ha sostanzialmente pubblicato su riviste internazionali di alto livello (in base a qualsiasi definizione ragionevole).
    Ora un conto è esporre tutti i dubbi possibili sull’uso di criteri bibliometrici (è difficile sostenere che un ricercatore con un H-index di 10 sia in modo affidabile inferiore ad un ricercatore con H-index di 15). Un altro conto è sostenere che il prof. Alleva, la cui attività si è principalmente svolta all’interno dei confini nazionali, con zero pubblicazioni tra riviste di alto prestigio, sia tra il meglio che la comunità statistica italiana sia in grado di offrire.
    Se così fosse (e sono certo che non sia così) mi porrei seri dubbi, come tax payer, se valga la pena finanziare con le nostre tasse un gruppo che non riesce ad avere una qualche risonanza nel dibattito scientifico internazionale.
    Infine trovo squalificante l’uso, che secondo me non denota grandi capacità dialettiche, degli argomenti ad hominem.

    Distinti saluti

    Fabrizio Bigioni

    • Dopo i 50 milioni di CT della nazionale sono aperte le iscrizioni a diventare valutatori in tempo reale del CV del prof. Alleva. Ricordiamo comunque che si tratta di fare una valutazione comparativa e non assoluta. Rimaniamo in attesa.

  11. Sono perfettamente d’accordo con la dicitura: “nello specifico va rilevato che il presidente dell’ISTAT, oltre ad essere persona competente nel campo statistico (ed economico), deve avere adeguate capacità politiche, relazionali ed umane, deve garantire l’affidabilità democratica, ed ha il compito di gestire il lavoro di migliaia di persone, ingenti fondi e, soprattutto, garantire la qualità e l’indipendenza della statistica ufficiale. Tali competenze nulla hanno a che vedere con le pubblicazioni e le citazioni sulle riviste che, a sentire gli estensori della lettera, sono dirimenti nella scelta del vertice dell’ISTAT.”
    Si tratta di un incarico dirigenziale, non di una nomina di primo scienziato all’ISTAT, che certamente avrà persone che poi condurranno le ricerche all’interno dell’Ente con tutti i crismi necessari e che faranno solo quello.
    Gli economisti dovrebbero allora essere perfettamente consapevoli che in campo industriale, ad esempio, il management è addirittura spesso e volentieri svincolato dal prodotto, perché contano maggiormente le capacità di gestione dei processi decisionali e delle risorse, anche umane.
    In questo caso, c’è invece comunque la richiesta di una competenza tecnica, che c’è, ma al contempo conta l’esperienza maturata nell’ambito del management. Dal CV mi sembra che appaia chiaramente, e proprio nell’ente di cui si parla.
    Per questo e anche per chiedersi “da che pulpito” (vista la scelta di Giannino come leader), appare che la bibliometria sia (un’altra volta) usata in maniera strumentale, per fini meno nobili di una lotta per il merito.

  12. Come uno dei firmatari della lettera mi sono chiesto a lungo se avesse senso intervenire, poi ho deciso di offrire un’apertura di credito ai lettori di questo dibattito: spero che quello che scriverò sia letto con onestà intellettuale.

    Credo ci siano alcuni dati di fatto che si sono persi per la strada, il perchè non sta a me spiegarlo. Provo a richiamarli.

    1. molti dei firmatari sono economisti, ma non tutti. Io ed altri siamo statistici. Non è quindi corretto descriverla come una lettera “di economisti”. Può essere una semplificazione innocente, ma può essere anche fatto ad arte per togliere legittimità (gli economisti sono quelli che non hanno previsto la crisi, che hanno dato i consigli che l’hanno fatta peggiorare, ecc. ecc.).

    2. Come me, diversi dei firmatari non lavorano alla Bocconi né in USA, ma in umili università statali italiane. Non è quindi una lettera “di Bocconiani/Americani” (che, implicitamente si suggerisce, non hanno diritto di occuparsi delle faccende del popolo italiano).

    3. nel dibattito si è persa di vista la questione posta dalla lettera che, è molto semplice e vorrei richiamare: dalla lettura dei CV dei candidati la scelta fatta appare difficilmente spiegabile alla luce dei criteri enunciati a priori. Questo vale per il candidato scelto, ma anche per molti altri; niente di personale contro il Prof. Alleva. E, tanto per sgombrare il campo da suggerimenti maliziosi, niente a favore di un candidato in particolare. Diciamo che, così a occhio e con il rischio di dimenticare qualcuno, a mio parere i migliori della lista erano più o meno a pari merito 3 o 4 (per capire chi sono basta Google, non c’è bisogno lo scriva io). Qualsiasi di loro sarebbe stata una scelta congrua con i criteri ANNUNCIATI. Perchè il punto è questo: annunciare in pompa magna dei criteri per fare una operazione di immagine, e poi disattenderli completamente in pratica, vuol dire prendere in giro la gente.

    • Forse un criterio c’è stato.

      Dai CV sembrerebbe che il candidato prescelto è quello che vanta una maggiore conoscenza dell’Istituto essendo stato membro del Consiglio per il quadriennio 2003-2007, e per il quadriennio 2007-2011.

      Inoltre, insegna Statistica e si è occupato di progettazione di indagini, che non è poco.

      Per quanto riguarda le ‘pubblicazioni’, a qualcuno risulta che i presidenti passati abbiano pubblicato qualcosa su “Journal of the American Statistical Association” o su “Journal of the Royal Statistical Society”?

    • Gentile Falchin, siccome non ho seguito molto la vicenda e ci sto riflettendo su ora, mi potrebbe per favore indicare dove posso leggere i criteri ANNUNCIATI? [Non è una domanda polemica! è che io non riesco a trovare traccia di annunci di alcun tipo.]

    • Per Enzo.
      Uno dei primi presidenti dell’ISTAT è stato Corrado Gini, che è stato autore di una produzione scientifica che oggi sarebbe stata sicuramente pubblicata sulle migliori riviste….

    • @Alberto Baccini,
      le norme vigenti, da ultimo integrate dal DL 101/2013 prevedono che il Presidente sia “scelto tra i professori ordinari in materie statistiche, economiche ed affini con esperienza internazionale”.

    • @Antonio Banfi

      Allora i REQUISITI sono pienamente soddisfatti, per buona pace di qualche economista invidioso!

    • @Fabrizio Bigioni

      Naturalmente, mi riferivo a quelli degli ultimi anni e NON al fondatore dell’Istituto!

  13. Per avere oggi un alto indice delle citazioni occorre essere specialisti in un particolare ambito di ricerca, spesso molto delimitato, il presidente dell’Istat deve piuttosto avere una visione generale dei diversi ambiti della ricerca, da quella metodologica a quella tematica, e delle loro interrelazioni, anche per poter autorevolmente incoraggiare entro l’Istituto lo sviluppo di ricerca non subalterna rispetto a quella accademica; questa capacità di visione generale non si trasmette in ambito accademico, purtroppo, e non si misura con indicatori troppo semplici: è certo comunque che non si forma con il presenzialismo degli articoli sulla Voce…

  14. all’epoca di Gini, De Finetti, etc. l’elevata produzione scientifica si accompagnava con una grande capacità di visione, e di chiarezza sui fondamenti anche epistemologici di ciò che si studiava.
    quanto segue naturalmente è uno scherzo….ricetta per avere un alto indice delle citazioni:
    1. scegliete un ambito di ricerca abbastanza limitato in cui le diverse comunità di studiosi siano facilmente censibili
    2. fatevi venire 3-4 idee
    3. sminuzzate le idee fino a farle divenire una ventina
    4. per ciascuna idea, scrivete un articolo sandwich, con: una fetta di Rassegna della letteratura nella quale citare tutte le comunità di studiosi che avete censito, una fetta di Bibliografia con tutte le citazioni, e in mezzo farcite con la vostra ideuzza
    5. dato che le comunità che avete censito faranno lo stesso, avrete dopo un po’ il vostro bell’indice delle citazioni alto…

    • E cosa dire della review? Quella composta solo delle idee e ideuzze altrui.
      La review è chic e soprattutto non impegna.
      Va da zero a cento citazioni in frazioni di età accademica ed è garantita per svariati anni accademici. Ha gli indicatori a posto per il bollino ANVUR e quindi circola liberamente in tutte le aree VQR, ASN e SUA-RD.
      Ci sono contributi molto sentiti in questa discussione. Io, per ricordo, mi sono portata via il murales, per il quale ringrazio.

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