Ministero dell’università e della ricerca o Ministero dell’industria? È giusto che la scienza sia al servizio degli interessi economici? Un paese che non crede nella ricerca. In quali condizioni le università e gli enti pubblici di ricerca sopravviveranno alla crisi?  Che ne sarà della ricerca libera?

Primo Convegno ROARS:
Relazione di Giorgio Sirilli

I filmati del convegno tenuto a Roma il 15/11/2012
presso l’Istituto della Enciclopedia Italiana – Parte IX

[Link a: Parte I , Parte II, Parte III, Parte IV, Parte V, Parte VI, Parte VII, Parte VIII]

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Relazione di Giorgio Sirilli (CNR):
Il finanziamento della ricerca e dell’università in Italia.

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Slides dell’intervento

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2 Commenti

  1. La prima osservazione che mi viene spontanea è che alla fonte di molte delle considerazione fatte c `è la politica industriale e dell´innovazione italiana (direi Europea), ma in questo contesto organizzato da ROARS non ci sono interlocutori in questo senso! Sarebbe opportuno coinvolgerli? (Essendo il primo convegno probabilmente non era possibile farlo!)
    Ho l´impressione che ogni entità stia a se stante, isolata nel proprio contesto, senza una visione globale e senza una vera comunicazione tra parti. Insomma che ci sia un grande marasma, una confusione sul dove siamo e dove stiamo andando.
    A questo riguardo sono pienamente cosciente dell´incapacità e difficoltà di comunicare del mondo “accademico e della ricerca” con “l´industria” e la “politica”, per effetto dei diversi interessi di cui le parti sono portatrici, ma sono anche convinta che senza un confronto ci saranno solo perdenti!

    Strettamente collegato al precedente punto vorrei far presente che l´Universitá e la ricerca viene sottoposta a constante “mobbing” da parte del falso mito “neoliberista” e qui non mi riferisco solo all´Italia ma a livello mondiale. La globalizzazione neoliberista è attualmente la forza normativa e politica che impone le decisioni sulla scena della politica mondiale, rinnovando continuamente la promessa “che tutti coloro che si sottometteranno ai comandamenti del mercato mondiale verranno ricompensati con ricchezze terrene” (vediamo ogni giorno camminando per strada, quali ricchezze terrene ha prodotto!). Da qui l´orientamento totalitario verso quell’ affermazione “ ti do il denaro se produci valore (Soldi)”! Dove il concetto di “VALORE” è totalmente distorto o ha perso il suo contenuto assumendone solo “il concetto di facciata”.

    Ad accentuare le problematiche presentate (dove la malattia in Italia sembra essere acutizzata da una politica malsana, da una corruzione dilagante, da una inefficienza gestionale allucinante e da un egoismo senza limiti e privo di etica), troviamo ancora un problema più generale.
    “Dove va la scienza? COME LA BUROCRAZIA soffoca la ricerca”, Laurent Ségalat, RaffaelloCortinaEditore
    Il genetista direttore di ricerca al CNRS (Centre National de la Recherche Scientifique) afferma che porsi la domanda “la scienza moderna è malata?” è lecito giudicando la rarefazione delle grandi scoperte negli ultimi decenni!
    Nella prefazione del libro si legge:
    “…. Si dirà anche che sputo nel piatto in cui mangio. È vero. Ma quando il piatto diventa di cattivo gusto, bisogna avere il coraggio di dirlo. La comunità scientifica, a meno che non sia già in uno stato di morte cerebrale, non può fingere di accontentarsi di un funzionamento interno in cui l´attribuzione delle risorse si basa sulla pubblicazione di articoli il cui tagliando di ingresso è – per ammissione generale – UNA LOTTERIA, dove per fare carriera è più importante essere UN BUON MANAGER e un ABILE COMUNICATORE invece che avere IMMAGINAZIONE e RIGORE, e dove la valutazione anonima tra pari, chiave di volta dell´insieme, SI AVVICINA AL LANCIO DEI DADI. Si dirà pure che criticare pubblicamente la scienza in quanto istituzione nuoccia ai ricercatori e che sia meglio lavare i panni sporchi in famiglia. Il problema è che il grande bucato atteso da anni non ha mai avuto luogo. Questa apparente apatia della comunità è forse il sintomo più grave della malattia di cui soffre la scienza moderna…….”

    Se “Einstein distingueva tra tre tipologie di scienziati (cito Ségalat):
    a) quelli che praticano la scienza come uno sport, simili ad atleti che traggono benefici dalle loro qualità fisiche
    b) quelli che sono arrivati alla scienza nella speranza di successo e che, in altre circostanze , sarebbero diventati politici o capitani d´industria
    c) e quelli che sono arrivati alla scienza per passione e devozione, come fedeli in un tempio” ,

    noi ci stiamo riducendo a svilupparne solo una tipologia (quella dei manager/politici) e gli effetti anche sull´innovazione non sono a mio avviso per niente noti “all´industria” , alla politica e tanto meno alle persone che camminano per strada. Sembra un concetto lontano ma invece esso avrà un impatto DETERMINANTE sul nostro futuro!

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