Ieri, il Corriere della Sera ha ripreso le analisi di Roars (qui e qui) sullo “start-up di successo” dell’ANVUR con un lungo articolo di Gian Antonio Stella, richiamato in prima pagina.

 StellaBalotelli

 

Oggi, il Corriere pubblica una replica del Presidente dell’ANVUR, seguita da una lapidaria controreplica di Gian Antonio Stella che scrive:

Prendiamo atto delle lagnanze, delle bacchettate, del rifiuto di citare non solo i documenti ma perfino il nome del sito roars.it che muove tutte le critiche dall’interno dell’università e della scelta di non rispondere manco a una delle accuse.

Gian Antonio Stella

Stella_Fantoni

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53 Commenti

  1. A scanso di equivoci vorrei precisare un punto. AGCOM e Garante per la Concorrenza supervedono mercati le cui dimensioni sono un multiplo della spesa erogata annualmente in Italia per il sistema universitario. Inoltre, le responsabilità di AGCOM e Garante per la Concorrenza sono di molto superiori a quelle di ANVUR per gli effetti che le loro decisioni possono produrre sul sistema economico nazionale nonché sui mercati finanziari nazionali e internazionali.
    Inoltre, il punto non è quanto guadagnino i componenti il direttivo ANVUR. Il punto semmai è il rapporto fra l’allocazione del bilancio ANVUR e la produttività dell’Agenzia. AGCOM, Autorità Garante e Autorità per l’Energia e il Gas sono fornitori di servizi (gratuiti) ai cittadini, producono una mole di studi e documenti pubblici e forniscono gratuitamente i dati in loro possesso a qualsiasi cittadino intenda chiederli.
    L’ANVUR ha prodotto in un anno, a quanto pare, solo tre delibere pubbliche e, a quanto mi risulta, NON fornisce i dati in proprio possesso a chi li chieda, neanche per uso scientifico e di ricerca.

  2. Seconda precisazione: il prof. Fantoni attribuisce gli “attacchi” al risentimento verso l’agenzia da parte dei valutati. L’età media della redazione di Roars è molto bassa. I nostri CV sono pubblici e chiunque può misurare la nostra produttività; diversi di noi, inoltre sono impegnati in attività di valutazione presso i propri o altri atenei. Roars è nato (anche) per discutere di valutazione e non per negare la valutazione. Vorremmo solo che le cose fossero fatte per bene senza sentirci rispondere che “il meglio è nemico del bene”. Le cose si possono fare bene ed è bene che anche l’Agenzia accetti qualche volta di essere valutata.

    • Purtroppo l’unica difesa e’ quella di scuola gelminiana: chi e’ contro la riforma e’ un conservatore, chi critica Anvur e’ contro la valutazione. Amareggia constatare che proprio chi avrebbe il ruolo, sia professionale che istituzionale, di argomentare le proprie ragioni con onesta’ intellettuale usi invece la piu’ elementare retorica di una classe politica impresentabile.

    • “L’età media della redazione di Roars è molto bassa.”
      Be’, adesso non è che siete neanche dei ragazzini 🙂 🙂

    • Pienamente d’accordo. La risposta di Fantoni da’, a mio parere, il senso del problema: nessuno mi puo’ giudicare, voi non sapete quanto siamo bravi noi, quanto meritiamo noi e quanto lavoro importante facciamo e veniamo anche pagati poco. Ecco perche’ le cose non cambiano in Italia e vanno sempre indietro. Chi conta ha questo atteggiamento. Avviato un grande processo di riforma a cui siamo orgogliosi di partecipare? A mio parere invece dovrebbe dire ‘responsabili della paralisi di un sistema che costa tanto e produce poco e distrugge tanti giovani bravi che sono confinati all’estero o in eterna attesa in Italia. Grazie invece a Roars per il grande sforzo di informazione e dialogo serio.

  3. Il “modello di Agenzia ANVUR” dovrebbe essere oggetto di riflessione più approfondita e critica. La scarsità di risorse assegnate all’Agenzia è patente, ma allora bisogna chiedersi, dualmente, perché si è scelto di impiegarne una porzione così ampia per un Consiglio Direttivo a tempo pieno che, ciononostante, non ha lavorato in regime di trasparenza pur richiesta dalle norme istitutive.

    • Caro Renzo, le risorse non sono mai in sé scarse/abbondanti. L’affermazione “La scarsità di risorse assegnate all’Agenzia è patente” non mi sembra proprio condivisibile. Le risorse vanno misurate rispetto agli obiettivi. Aggiungo che le risorse assegnate ad ANVUR non sono solo quelle che ANVUR gestisce direttamente. La VQR prossima non entrerà nel bilancio ANVUR perché i fondi (7,5 milioni) sono stati assegnati a CINECA. ANVUR impone costi (e si finanzia) trasferendo risorse (sotto forma di lavoro) dalle università all’agenzia (referee etc.). Sono invece d’accordo sull’assenza di trasparenza. Che infatti non permette neanche una valutazione completa delle risorse attivate dall’agenzia.

    • E’ vero che “il costo delle attività di valutazione” è una cosa e “le risorse destinate all’ANVUR” un’altra, però io faccio ricorso a qualche valutazione comparata, per sistemi che si suppongono analoghi.
      Potremmo andare nel dettaglio su UK, Francia e Spagna, dove diverse funzioni sono affidate a diverse Entità/Agenzie, e per le quali una stima nasometrica ci porta a concludere che il fascio di attribuzioni dell’ANVUR (uti Ente) avrebbe implicato in ogni caso una maggiore quantità di risorse.
      Poi capisco che ci sono anche i diversivi tipo “uso strumentale del CINECA” che confondono le acque, ma non mutano il giudizio di fondo.

    • Ho il sospetto che nelle altre nazioni, il livello di trasparenza non sia così basso. Avendo letto qualche documento HEFCE, dubito fortemente che da quelle parti le distribuzioni degli indicatori necessarie per calcolare le mediane sarebbero state tenute nascoste nonostante una norma che ne imponeva la pubblicazione (https://www.roars.it/online/g-a-stella-a-fantoni-ti-lagni-ma-non-rispondi-alle-accuse-e-soprattutto-non-citi-roars/comment-page-1/#comment-48102). Dubito anche che da quelle parti l’apologia del mobbing (https://www.roars.it/online/ancora-sul-caso-del-gruppo-di-lavoro-per-le-procedure-per-la-abilitazione-scientifica-nazionale-nei-settori-non-bibliometrici/) sarebbe rimasta senza conseguenze. Ma saranno miei pregiudizi, forse.
      Comunque sia, Roars ha analizzato i dati di bilancio in termini di produttività e ha anche riassunto attraverso dieci episodi paradigmatici la qualità degli interventi (o mancati interventi dell’agenzia). Per ora, non vedo obiezioni nel merito.
      Che per fare altre cose e in altro modo (e da persone con altra preparazione, aggiungerei) ci sarebbero voluti altri soldi, mi sembra un discorso su cui faccio fatica a pronunciarmi (sarà pure vero, ma allora vale per qualsiasi cosa, compresa la stagione del Milan che con altri soldi, altri giocatori e altro allenatore avrebbe potuto fare sfracelli).

  4. Trovo sorprendente e tatticamente discutibile, usare l’articolo di Stella contro Anvur. Stella è uno dei giornalisti con la maggiore quantità di pregidizi nei confronti del sitema universitario pubblico. I suoi scritti partigiani e faziosi sono stati più volte ridicolizzati e smantellati da molti di Roars, De Nicolao in primis. Allora o GAS (Gian Antonio Stella) è un figo o è uno scorretto e prigiudiziale. Per me resta la seconda. E’ un cacciatore preconcettuale di scandali universitari (ovviamente di quelli della UnStat). Non l’ho mai visto segnalare o citare il fatto che un ex rettore di una università privata (Comm Bocconi) sia stato beccato come evasore fiscale. Grazie a giornalisti come lui è stato possibile scatenare il fenomeno Gelmini. Mi sbaglio?

    • Forse a giufe sfugge che non siamo noi a “usare” un articolo di Stella, ma che è Stella ad aver ripreso due articoli di Roars. Evidentemente li riteneva di interesse per i suoi lettori e non vediamo come noi si possa impedirgli di pensarlo. Per inciso, ritenevamo anche noi che i temi degli articoli fossero interessanti, altrimenti non li avremmo scritti.

      Oggi c’è stato un botta e risposta tra Fantoni e Stella, in cui Fantoni, pur lagnandosi, non risponde a nessuno dei fatti (circostanziati) da noi evidenziati e poi ripresi da Stella. Sembra sensato informare i nostri lettori di questo scambio, tanto più che Stella osserva che Fantoni si guarda bene dal citare la fonte delle analisi (che è il nostro blog). E anche questo dettaglio è una cosa vera e facilmente verificabile.

    • A me non sembra affatto, comunque in genere elogiamo quando a nostro parere c’e’ da elogiare e critichiamo quando, sempre a nostro parere, c’e’ da criticare, posizioni a-prori non fanno per noi.

  5. Io invece spero che Gian Antonio Stella continui così.
    Già un po’ di tempo fa aveva scritto l’articolo che avevamo commentato positivamente, perché, a parte qualche lecita imprecisione, le analisi erano finalmente informate e non pregiudiziali:
    .
    http://www.corriere.it/scuola/universita/15_gennaio_22/universita-atenei-italia-solo-13-professori-giovani-d7252098-a1f9-11e4-8580-33f724099eb6.shtml
    .
    E non è che avesse rinnegato certe sue denunce:
    “a dispetto di tutti i loro difetti, i loro scandali, le loro camarille familistiche, i nostri atenei sono comunque in grado di sfornare fisici, medici, ingegneri e così via molto preparati.”
    .
    Perché il punto non è affermare che nell’università non ci siano problemi e scandali, e non denunciarli sia dall’esterno che dall’interno, ma quello di non alimentare la leggenda ingiusta, pregiudiziale e dannosa, che l’università italiana sia fatta prevalentemente di queste cose.
    E questo si può fare solo con analisi il più possibile obiettive, partendo dalla realtà dei dati.
    Se un certo nostro giornalismo, in particolare quello delle testate più illustri, si dirige in questa direzione, dà solo una mano a noi e al Paese. Altrimenti, ad esempio, nei prossimi report sull’educazione finiremo ultimi in Europa, superati anche dalla Turchia.
    Un popolo di ignoranti, indegni di quella che è stata la nostra gloriosa tradizione culturale.
    .
    Quanto a Fantoni.
    In questo anno di assidua frequentazone di ROARS, non l’ho mai visto ammettere un errore o fare retromarcia su qualcosa. Anche di fronte all’evidenza, alla chiara prova di incompetenza.
    Va bene che ho imparato ormai che un uomo, in quanto appartenente al sesso maschile, piuttosto che ammettere un errore si siederebbe più volentieri su un letto di chiodi. Ma, a parte gli scherzi, non è serio difendersi senza argomenti, soprattutto quando si ricoprono posizioni di una tale responsabilità pubblica.
    O, peggio, farlo con argomenti falsi.
    Perché c’è anche da dire che, in questo stesso anno, io non mai letto qui su Roars, né nei post, né nei commenti, che siamo contro la valutazione in se stessa. Eravamo valutati anche prima, ognuno di noi ha una storia di bocciature di articoli o progetti, ad esempio.
    Siamo contro *questa* valutazione.
    Arbitraria, senza scientificità, senza trasparenza.
    La vita di molti colleghi è cambiata per una mediana, quando quella mediana, per quello che sappiamo, oltre ad essere concettualmente insostenibile, potrebbe essere il frutto di una calcolo errato.
    La VQR ha deciso risorse per intere università, a partire da quelle più in difficoltà, sulla base di valutazioni a volte ambigue e non trasparenti.
    .
    Dove siano l'”esame rigoroso” e la “grande riforma” non è dato saperlo.
    Questi discorsi solo propagandistici ci ricordano solo periodi storici che non ci piacciono.

    • @lilla la questione è così ponibile: Anvur è comunque nella rappresentazione di GAS parte del sistema universitario, sprecone, pubblico perverso, inefficiente. In cui la carriera si fa solo se figli di. A differenza della università private (quali lo sappiamo). Se un gruppetto di nicchia (con rispetto di roars sia chiaro) sparla di anvur (non sono filo anvur) ebbene prendiamo anche quelle informazioni e facciamole nostre. L’aulolesionismo della nostra categoria è noto. Tutte prime donne, tutti più bravi degli altri. Non so se mi spiego. Quando constaterò che GAS e gli altri prenderanno e citeranno dati importanti raffinati e oggettivi (De Nicolao e non solo) a favore del sistema universitario pubblico allora GAS riavrà anche la mia (che non vale nulla sia chiaro) stima. Quando smetteranno (corr, rep, sole24) di andare a vedere se un qualche personaggio nei guai con la giustizia (si ricorda Orsoni?) e solo in questo caso (guai) è professore universitario (pubblico naturalmente). Insomma quando smetteranno di buttare via il bambino Unistat con l’acqua sporca, sporca di un solo colore

  6. Supplica al Dr. G. A. Stella

    Gentile Dr. Stella, La prego di porgere alcune semplici domande al Prof. Fantoni e La ringrazio in anticipo per la Sua disponibilità.

    1) E’ vero che, nell’ultimo esercizio di valutazione, i giudizi/le critiche sul lavoro dei valutandi non esistono o, se esistono, non sono conoscibili, ma l’unica cosa conoscibile è “il voto” ottenuto? Lo studioso X ha pubblicato un lavoro su una rivista di assoluta eccellenza. Molti dei suoi colleghi, in Italia e all’estero, gli hanno fatto i complimenti per il rigore scientifico mostrato e l’originalità dei risultati prodotti. Ma, nella valutazione, quella pubblicazione è risultata solo “accettabile” (0,5 punti).
    a) Corrisponde al vero il fatto che non si possa conoscere il perché di quella valutazione?
    b) Le risulta che si possa chiedere a qualcuno di controllare che non vi siano stati errori materiali che abbiano portato a quel risultato così strano?
    2) Allo studioso Y mancava una citazione dei suoi lavori per superare una soglia bibliometrica richiesta nelle procedure di abilitazione alla professione di professore universitario. Anche per questo, Y non ha conseguito l’abilitazione. Qualche mese dopo, però, si è visto che le società che “contano” le citazioni di ogni studioso avevano dimenticato di aggiungerne due ai lavori di Y. Il quale, se questa aggiunta fosse stata fatta prima, avrebbe superato quella soglia e, forse, conseguito l’abilitazione. A chi può chiedere lo studioso Y che si rimedi a questo errore del tutto indipendente dalla sua volontà?

  7. L’arroganza del Presidente dell’ANVUR è pari solo alla sua impermeabilità alle critiche e all’ottusità burocratica della valutazione all’Italiana di cui egli è il primo responsabile.

    Non ci sono speranze di autocritica o di rettifica della direzione intrapresa. L’unica speranza è il suo collocamento a riposo, che farebbe riposare anche tutti noi.

    Come la stragrande maggioranza di chi interviene su ROARS non sono assolutamente contrario alla valutazione. Del resto mi occupo continuamente di valutazione per enti e agenzie di diversi Paesi.

    Nella VQR ci ho sinceramente creduto e ho fatto parte della Commissione del mio Ateneo che ha organizzato le relative attività. Proprio in questa circostanza ho toccato direttamente con mano la leggerezza e l’improvvisazione dell’ANVUR e del CINECA, che ci hanno costretto a un lavoro demenziale con continui cambiamenti in corso d’opera e con una piattaforma informatica macchinosa e inadeguata.

    Il risultato finale si è rivelato naturalmente inutile e il tutto è stato solo un enorme spreco di soldi, tempo e intelligenza.

    Gian Antonio Stella è un giornalista che ammiro perché sa cogliere efficacemente le storture, gli eccessi e le aberrazioni della burocrazia che affligge il nostro Paese.

    Sono felice che questa volta abbia puntato il dito sull’ANVUR, sulla base dell’enorme lavoro svolto in questi anni da ROARS.

    Sono altrettanto felice quando Stella denuncia gli episodi di mala gestione, gli scandali e le assurdità del mondo accademico, senza mai scadere nei soliti luoghi comuni.

    Qui non si tratta di difendere caste e corporazioni, il nostro scopo deve essere quello di fare tornare l’Università italiana libera, aperta e autonoma, liberandola dalla burocrazia di Stato ma anche dagli episodi di malcostume che indirettamente hanno poi generato tutto il resto.

    Auspico che il Governo mantenga il suo impegno di “lotta violenta alla burocrazia”, ricordando ancora una volta che col risparmio dei 10 milioni dell’ANVUR e dei 7 del CINECA, potremmo finanziare un programma di reclutamento di circa 350 giovani ricercatori.

    La Ricerca italiana ne beneficerebbe certamente e magari alcune start-up innovative potrebbero nascere davvero e non solo nelle autodichiarazioni.

  8. Capisco tutto. Eppure non riesco ad essere soddisfatto. Insomma, finalmente una parte dei dati ripetutamente mostrati da ROARS “sfonda” sui quotidiani che contano…ma per poterci arrivare si è fatto un “patto col Diavolo”: a me il post dei 100.000 euro a delibera non è piaciuto per niente, mi è sembrato uno scivolone notevole, rispetto ai toni talvolta anche pungenti ma di solito intellettualmente onesti di ROARS.

    Chi l’ha scritto sa infatti benissimo, ovviamente che con 90 (o forse anche 10) delibere ben impostate metodologicamente e discusse preventivamente in modo costruttivo con la comunità si sarebbe senz’altro potuto far partire una valutazione dell’Università e della Ricerca utile e non il delirio oppressivo/burocratico anvuriano.

    E essere risuciti a finire sui quotidiani solo sfruttando la metafora Balotelli mi rende triste, per il livello “imbarbarito” e ipersemplificato della discussione, che usa di fatto le stesse argomentazioni pseudoquantitative e fintoefficientiste che mi pareva ROARS avesse avversato dalla sua nascita….

    Insomma, per ritornare sull’analogia calcistica, ho la spiacevole sensazione di quando la squadra del cuore vince, ma grazie a un rigore procurato da un giocatore che ha simulato il fallo…

    • ” il livello “imbarbarito” e ipersemplificato della discussione, che usa di fatto le stesse argomentazioni pseudoquantitative e fintoefficientiste”
      ==================
      Non sottovalutate l’uso dei registri linguistici da parte di Roars che sa anche imitare e parodiare. Sugggerisco di rileggere il pezzo su “ANVUR come Balotelli”. Un passaggio come il seguente può aiutare a decodificare meglio il senso (anche ironico) dell’operazione:
      __________________
      “In questo caso utilizziamo criteri che ANVUR definirebbe “generosi”. L’aggettivo “generoso” è usato dal direttivo ANVUR e dai suoi collaboratori per indicare criteri di valutazione non abbastanza rigorosi, che danno risultati più favorevoli per i valutati di quelli che si avrebbero se fossero applicati criteri di valutazione più rigorosi.”
      __________________
      Un grande della letteratura italiana ha definito la sua opera “polisema” (polisignificante). Noi non abbiamo ambizioni letterarie, ma qualche volta coesistono più piani di lettura con fuzioni e destinatari diversi. E una funzione può anche essere quella di farsi sentire sfruttando le reazioni di coglie solo il primo strato del significato. Ma chi ha occhi ed orecchie capisce anche il resto.
      Un caso ancora più clamoroso era stato quello del “Nobel dei baroni”, quando più di un lettore aveva completamente mancato il registro parodistico dell’operazione:
      https://www.roars.it/online/il-nobel-dei-baroni/

    • Il problema è che se ci travestiamo da Fantoni e Benedetto (e Graziosi) i colleghi ci prendono sul serio. O tempora …

  9. No, non intendevo questo, evidentemente non sono stato sufficientemente chiaro: non sono i dati che sono falsi in sè, è il metodo con cui sono stati assemblati e presentati che mi pare più in linea con la letteratura pseudoscandalistica (anti)universitaria (che pure spesso cita singoli episodi reali, ma li assembla in modo da dimostrare una tesi preconcetta) che non adeguato allo standard tipico di rigore metodologico cui ROARS ci ha abituato. Insomma, una caduta di stile. Per passare dal calcio alla musica, un po’ come “Invisible touch” per i Genesis: un successo mondiale, e la fine di quello che i Genesis raprpesentavano…

  10. Sulla qualità del lavoro dell’ANVUR credo sia sufficiente citare due eventi: la VQR che si è risolta in tre articoli classificati sulla base di un indice composto di qualità e l’ASN, che tra ritardi e ricorsi ha reso marginale se non residuale tutto lo schema definito dall’agenzia di valutazione. Quindi il classico topolino partorito da una montagna di euro, almeno 10 milioni, a bilancio.
    Quanto all’esiguità delle retribuzioni, vorrei ricordare un dato per tutti: su 41 miioni di dichiarazioni IRPEF per l’anno 2013, solo 300.000 superavano i 50 mila euro lordi. Il consiglio direttivo (7 membri) viene retribuito con 1287000 euro, quindi si colloca nella fascia altissima dei percettori di reddito. Certo ci sono sempre i 30.000 dichiaranti che guadagnano più di 300.000 euro lordi annui, ma certo non si possono lamentare, visti gli stipendi medi di coloro che valutano a cominciare dai medici dei policlinici universitari

    • “Certo ci sono sempre i 30.000 dichiaranti che guadagnano più di 300.000 euro lordi annui,”
      ========================
      Beh, i membri del direttivo che con saggio tempismo sono andati in pensione prima di assumere l’incarico, cumulano i due redditi e, almeno per un anno (quando hanno percepito 2012 e arretrati 2011) hanno potuto provare il brivido di oltrepassare la soglia dei 300.000 euro lordi o almeno di avvicinarsi. Vista la qualità del lavoro fatto, sono soldi ben guadagnati, direi.
      ______________________
      Gli oltre 390 mila euro di Fantoni comprendono infatti circa 91mila euro di pensione, cui si sommano 296.720 € per redditi assimilati al lavoro dipendente (con contratto a tempo determinato) che “comprendono anche gli arretrati corrisposti per la carica di Presidente ANVUR per il periodo 2 maggio 2011 / 31 dicembre 2011”. Si può leggere tutto qua e qua

      Anche la prof.ssa Lisa Ribolzi somma alla pensione di € 64.012, compensi pari € 292.196 per la carica di vice-presidente ANVUR, comprensivi anche degli arretrati per il periodo 2 maggio 2011 / 31 dicembre 2011.

      Il prof. Sergio Benedetto oltre ad una pensione di 88.672 euro, riceve compensi per € 282.531 anche per lui comprensivi anche degli arretrati per il periodo 2 maggio 2011 / 31 dicembre 2011.

      La prof.ssa Fiorella Kostoris gode anche lei di una pensione di € 85.888; dichiara altri quattro redditi da lavoro dipendente, di cui ANVUR dovrebbe rappresentare € 255.282 euro anche per lei comprensivi anche degli arretrati per il periodo 2 maggio 2011 / 31 dicembre 2011.
      https://www.roars.it/online/i-sette-uomini-doro-del-direttivo-anvur-il-prezzo-e-giusto/

    • Ma certo, che sia un popolo profondamente disonesto non è una scoperta di maggio 2015. Con la disonestà come uno dei caratteri chiave del popolo italico ha una relazione tutt’altro che trascurabile il modo in cui vota (si veda in particolare il periodo che inizia nel ’94) e continuerà a votare, a partire già dal 31 di questo mese (si presti attenzione in particolare al quadro di Liguria e Campania).
      Il Volksgeist si sedimenta nei secoli se non addirittura nei millenni e, una volta calcificato, è assolutamente immutabile

    • @marcello
      “su 41 miioni di dichiarazioni IRPEF per l’anno 2013, solo 300.000 superavano i 50 mila euro lordi”

      Ferma restando la grande evasione fiscale, questi numeri non mi tornano.
      Qualcuno puo’ fare fact checking ?
      50mila lordi sono quelli di un associato o primo ricercatore non a fine carriera. Secondo questo sito (di cui non conosco l’ufficialita’) http://www.irpef.info/classifica.html
      sono 1773000 quelli sopra i 50mila.

      Non vorrei vedere numeri in liberta’ su ROARS, anche perche’ continuo a caldeggiare l’idea che alcuni dei piu’ autorevoli “redattori” di ROARS si candidino per l’ANVUR … per “prenderla dall’interno”.

    • Sì, grazie, se qualcuno provvede al fact checking sui reddditi IRPEF è benemerito. Noi siamo già stremati dai vari Perotti, Alesina, Giavazzi, Abravanel, Boeri, che per stare dietro a loro ci vorrebbe un intero dipartimento, impegnato a tempo pieno, ma purtroppo non esiste ancora il Settore Scientifico Disciplinare di Bufalogia.

  11. Infatti il problema è l’evasione-elusione fiscale. I dati citati sono dell’Agenzia delle Entrate, quindi assolutamente certi. Se poi pensate che solo 30.000 persone su 41 milioni dichiarano più di 300.000 euro LORDI anno avete l’idea di cosa si parla.
    Provate a controllare se gli scontrini che vi rilascia il risoramnte o il bar dove prendete un aperitivo si Fiscale e scoprirete che troppo spesso non lo è.
    Se mettete in relazione la distribuzione della ricchezza in Italia con i redditi scoprirete che 2,5 milioni di famiglie su 25 mln, cioè 6 milioni di persone su 60, posseggono 4.600 miliardi di ricchezza (circa il 45% della ricchezza totale delle famiglie italiane) se in media la ricchezza è 8 volte il reddito, possibile che tutti abbiano ereditato una fortuna da uno zio americano?
    Perchè in questo paese non si può introdurre una patrimoniale alla francese? Sarebbe un passo verso la soluzione di molti problemi, altro che storie!

    • Ma poi Hollande riuscì REALMENTE ad applicarla?
      Io ricordo più che altro che Depardieu, non apprezzandone la minaccia, rifluì sotto il mandante di omicidi più simpatico a homo arcorianus; ma non ricordo se poi per caso non sia, as usual, abortito il provvedimento

  12. Certo che esiste e si chiama imposta sulle grandi fortune. Con un’aliquota progressiva dallo 0,50 all’1,50, con detrazioni crescenti. Si applica sopra il 1300000 euro, ma qualora si superi quella soglia si calcola a partire da 800.000 euro. Ovviamnete in Italia dovrebbe avere una soglia più bassa, dovrebbe comprendere le ricchezze comunque e ovunque detenute e dovrebbe essere a livello familiare.

    • Grazie per il chiarimento. Ora mi risulta ancor meglio comprensibile perché le votazioni successive a quelle che lo hanno portato all’Eliseo siano state per Hollande più o meno delle caporetto.
      E per i politici nostrani a partire da homo rignanensis, già per natura vocati all’equità e all’alacre ricerca in ogni pertugio di fondi per cultura e ricerca, historia (Gallica) magistra vitae

  13. Forse Hollande non ha pagato una patrimoniale, che tra l’altro non ha introdotto lui, ma la debolezza di politiche di sostegno alla domanda e all’occupazione. Comunque la Francia negli ultimi 5 anni ha aumentato la sesa pubblica equesto le ha consentito di contenere l’esplosione della disoccupazione e tutelare salari e stipendi, a cominciare da quelli dell’università e della ricerca, dove non si è assistito a una perdita secca del . 15-20% degli stipendi e l’azzeramento dei fondi come in Itlaia. Inoltre il PIL in Francia si è ridotto durante quest’interminabile crisi solo del 3%.la metà di quello tedesco e 1/4 di quello italiano. Infine la disuguaglianza socilae è molto più bassa di quella italiana. Forse bisognerebbe alzare un po’ lo sguardo e cominciare a capire se esistono davvero compatibilità economiche in grado di rilanciare l’Università, o se invece siano necessari intreventi epocali per invertire un altrimenti ineviatbile declino. In breve dove si prendono i soldi per invetimenti e ricerca in un contesto come qello del Fiscal compact e del pareggio di bialcio in costtuzione? La patrimoniale alla francese è una delle poche strade percorribili che a meno di essere ttolari di ricchezze vicine al milione di euro dovrebbe far crescere il consenso socilae, non ridurlo, o no?

    • La sua analisi è razionale e lei è un attento conoscitore della realtà, anche economica, della Francia. Proprio per questo, peraltro, non le sfuggiranno le triste peculiarità che connotano la situazione italiana rispetto a quella francese. E che mi paiono fondamentalmente tre:
      1) portando al sublime una dinamica già chiara al Marcuse di “L’uomo a una dimensione” (1964), le destre italiche hanno condotto non pochi membri delle nostre cosiddette classi popolari a ragionare con la testa di un manager o di un amministratore delegato che guadagna cento volte più di loro, a divenirne di fatto paladini. Qui, dunque, per una patrimoniale che toccasse ricchi e superricchi, riuscirebbero a incavolarsi quasi quanto loro non pochi di quelli che non ne sarebbero neppure sfiorati e anzi ne dovrebbero trarre qualche giovamento. Benché l’italiano vero-medio sia profondamente di destra e quindi schierato a prescindere (come avrebbe detto il grandissimo Totò) dalla parte di chi detiene il potere (non importa se politico, militare o, appunto, economico), lavorare con esiti così brillanti le menti degl’italiani tutt’altro che privilegiati non è stata impresa da poco; e la sua riuscita costituisce uno dei debiti più rilevanti che homo rignanensis ha nei confronti del suo attempato faro politico-esistenziale;
      2) in Francia cultura (laica) e spirito critico-polemico sono, da trecento anni almeno, valori tenuti in alta considerazione; da noi la tradizione e la situazione attuale sono appena appena diverse. Per dirla in maniera più secca, quello italiano è un popolo mediamente ignorante (da quando si compilano queste statistiche, è sempre confinato negli ultimi 2-3 posti fra i popoli europei per numero medio di libri, e addirittura di quotidiani, letti pro capite), la cui posizione nei confronti di chi si dedica a studio e ricerca, per di più, è stata spostata dalla già citata operosità delle destre nostrane da un’opaca indifferenza-diffidenza, confinante però tutto sommato con un generico rispetto, al disprezzo e all’aperta avversione. Molto importante, in questa direzione, è stata la sguaiata offensiva scatenata dal 2008 dalle truppe cammellate degli schiavi mediatici del suddetto attempato leader contro università e universitari, la quale, prendendo spunto da casi di corruzione e nepotismo e dalla verissima vox populi secondo cui non c’è un solo concorso accademico che non abbia il suo vincitore mesi prima di venire bandito (è quest’ultimo che io trovo il solo, vero, grave tallone d’Achille dell’accademia italica: grave ma unico/unico ma grave), ha finito per diffondere-imporre la simpatica idea che i dediti allo studio e alla ricerca sono una masnada di scarti della società-fancazzisti-saprofiti che pretendono pure di essere pagati in cambio del nulla che danno. Con un popolo attestato su simili posizioni, non si fatica a immaginare quanto “salirebbe” l’indice di gradimento di governanti che mostrassero sensibilità e dessero sostegno alla suddetta masnada.
      Si è parlato spesso di regime e dittatura per il ventennio targato homo arcorianus, e già se ne parla adesso per quello che, secondo il mio agghiacciante ma realisticissimo pronostico, sarà il ventennio del suo devoto continuatore. Ebbene, a me pare che, per quel che riguarda il rapporto fra potere e cultura, le cose fossero meno disastrose durante il Ventennio riconosciuto come tale da tutti i libri di storia. E’ vero che homo arcorianus non ha sottoposto, né homo rignanensis sottoporrà, gli accademici all’umiliazione di giurare fedeltà al verbo attuale (che quindi, in quanto tale, rappresenta in qualche modo l’analogon di ciò che era nel ’34 la dottrina del partito fascista), cioè al più arrembante e sgangherato neoliberismo economico-sociale; ed è vero che la considerazione in cui l’homo dalla mascella volitiva teneva la cultura si fondava sull’idea che potesse-dovesse dare un suo contributo a manganellare gli stranieri e a riaffermare il cosiddetto “primato italiano” (si rammentino a questo proposito parole d’ordine volgarissime come “il cinema è l’arma più forte”). Ma è anche vero che, seppure per motivi distorti e abietti, veniva comunque esternata considerazione-rispetto per la cultura e gli studiosi, e il popolo-gregge si atteneva a tale atteggiamento del capo-dei capi. Ed è anche vero che il mascelluto aveva uno dei consulenti principali su materie di politica culturale in Gentile, il quale, pur con la sua bolsa retorica e con la sua filosofia (in sostanza, un ultrasoggettivismo spaccone) che trovo completamente sbagliata, era comunque una mente. Ora homo rignanensis ascolta il re delle piramidi; o meglio, squinzi & company addetta a scuola e università;
      3) homo rignanensis letteralmente divinizza gli straimpaccati di denaro dell’imprenditoria più “dinamica” ovvero più vicina all’illegalità, delle banche, dei consigli d’amministrazione, della finanza anche e forse soprattutto speculativa, insomma esattamente quelli il cui umore sarebbe più disturbato da una patrimoniale alla francese; se ne deduca quante sono le probabilità che venga introdotta (almeno nei prossimi 19 anni). E tantomeno lo sarà a favore della causa del reperimento di fondi per istruzione e ricerca. Non ci si faccia pateticamente trarre in inganno dal fatto che homo rignanensis da qualche giorno (finge di) dialoga(re) con il mondo della scuola; come è già stato detto e stradetto, ciò dipende unicamente dal fatto che teme di perdere a brevissimo qualche consenso elettorale proveniente da una categoria che, nella sola occasione in cui ha potuto esprimersi su di lui nel cosiddetto segreto dell’urna, ha cospicuamente contribuito al suo devastante trionfo, dimostrando di non avere capito assolutamente niente del tipo che provvedeva a “gassare” ulteriormente (quasi ce ne fosse bisogno). La VERITA’ circa gli alti divisamenti del giovinotto a proposito di istruzione e ricerca (e dell’opportunità che lo Stato, cioè il Pubblico per antonomasia, la finanzi) è espressa più che a sufficienza dai pensierini sull’università di cui mise a parte l’adorante Lilli più di un anno fa e dalla “qualità” e dalle finalità della “buona scuola”, che farà puntualmente e serenamente passare entro tre settimane

    • Cioè mi state dicendo che oltre a pagare (virtualmente) le tasse per tutti quelli che non le pagano (chissa perche’ 25 anni fa quasi tutti i miei colleghi studenti erano poverissimi, ero l’unico a pagare il prezzo massimo in mensa), ne devo pagare altre ancora sulla base delle proprieta’ immobiliari. Non vi bastano quelle che gia’ pago con IMU e TASI?

      Ok, va bene. Ma allora raddoppiatemi lo stipendio di docente universitario.

  14. A chi fosse sfuggito esiste gia’ la patrimoniale all’italiana: lo 0,2% su tutti i patrimoni mobiliari + IMU e TASI per quelli immobiliari. Che volete di piu’ di questo?
    Il problema della tassazione dei patrimoni mobiliari, come hanno scoperto anche in Francia, e’ che sono appunto “mobili”.
    Le grosse fortune si spostano facilmente, quindi alla fine questo tipo di tassazione colpisce solo i “piccoli” patrimoni, frutto piu’ che altro di risparmi familiari (che in Italia sono molto diffusi) e che per la maggiorparte sono investiti in titoli di Stato.

  15. Alla fine del 2013 le attività finanziarie ammontavano a 3.848 miliardi di euro, in crescita rispetto a fine 2012 (2,1 per cento a prezzi correnti). Il 43 per cento era detenuto in azioni e partecipazioni in società di capitali, obbligazioni private, quote di fondi comuni di
    investimento, partecipazioni in altre società, titoli esteri e prestiti alle cooperative. I depositi
    bancari, il risparmio postale e il contante rappresentavano poco più del 30 per cento del
    complesso delle attività finanziarie; la quota investita direttamente dalle famiglie in titoli
    pubblici italiani era inferiore al 5 per cento.(la ricchezza delle famiglie italiane 2014 BI)

  16. L?indagine sui bilanci delle famiglie italiane nell’anno 2012 (BI gennaio 2014) così riporta:
    Il 10 per cento delle famiglie con il reddito più basso percepisce il 2,4 per cento del totale dei redditi prodotti; il 10 per cento di quelle con redditi più elevati percepisce invece una quota del reddito pari al 26,3 per cento. L’indice di concentrazione di Gini misurato sui redditi familiari risulta pari al 35,6 per cento,
    …….
    Il 10 per cento delle famiglie più ricche possiede il 46,6 per cento della ricchezza netta familiare totale (45,7 per cento nel 2010). La quota di famiglie con ricchezza
    negativa è aumentata al 4,1 per cento, dal 2,8 del 2010. La concentrazione della ricchezza, misurata in base all’indice di Gini, è pari al 64 per cento, in aumento rispetto al passato (era il 62,3 per cento nel 2010 e il 60,7 nel 2008).
    La ricchezza è in media 7,9 volte il reddito.
    Non vi sembra che esista un problema di concentrazione anomala della ricchezza?
    Una tassa patrimoniale come in Francia sulla ricchezza, non sul reddito, per patrimoni superiori a una certa soglia non è più equa che far crescere le addizionali IRPEF e ridurre le detrazioni?

    • Faccio presente che la suddetta gira di tanto in tanto per talk show politici “minori” (le virgolette perché sarebbe vergognoso definire maggiori gli altri) dove suole venire presentata come calda supporter fin dalla prima ora di homo rignanensis.
      E’ vero che a volte certi – per loro svista, errore o convenienza episodica – possono persino divenire utili a una causa giusta (e tutto qui nasce, infatti, da un articolo di un “benemerito” dell’informazione sull’università come Stella); però è sempre bene sapere con chi si ha a che fare (non lo dico in particolare a De Nicolao, che del promettentissimo schieramento della suddetta sarà stato certamente al corrente)

    • La mia era una semplice informazione. Ai dietrologi, interpretare. Che gli ultimi superstiti, asserragliati dentro Fort Anvur, stiano sudando freddo pensando che il premier li ha messi nel mirino? Che la spiegazione sia tutt’altra? Chi vivrà, vedrà.
      Certo che la risposta di Fantoni, fiacca e un po’ piagnucolosa, era come un rinvio corto che si trasforma in un assist, servito davanti ai piedi di G.A. Stella. Il quale, quando c’è da insaccare, non si lascia pregare due volte.

    • Direi che aver spinto una del PD dichiaratamente renziana a fare quell’interrogazione è un buon risultato. Che secondo me potrebbe far sudare freddo i tre superstiti anvuriani… Ed infatti fonti fiorentine mi dicono che i locali supporter anvuriani si siano lasciati andare a più di un segno di nervosismo…

    • Se fosse ragionante e coerente col suo “pensiero”, homo rignanensis dovrebbe essere strafavorevole ad anvur e agli anvuriani, a questa anvur e a questi anvuriani. Però, naturalmente, potrei anche avere aperto il precedente periodo con un ipotetico dell’irrealtà.
      E altrettanto naturalmente è sempre lecito sperare che qualche bassa mena di potere (il suo unico interesse) lo porti più o meno paradossalmente in rotta di collisione con anvur e anvuriani.
      Il mio pronostico sugli “sviluppi”, comunque, è che, ammesso che la ministra si presenti a rispondere, l’altra piddina (la interrogante) si dichiarerà seduta stante soddisfatta dalle “spiegazioni e rassicurazioni” che le verranno lette. E tutto continuerà come prima, più di prima.
      Attendo di venire smentito dai fatti

    • @Ciro: Inutile fare sofismi. Questa interrogazione della Senatrice Di Giorgi è una grande cosa. Il nostro compito è denunciare i problemi, quello dei giornalisti è di portarli a conoscenza di un pubblico più largo, quello dei parlamentari è fare interrogazioni al Governo per chiedere spiegazioni credibili. Compito del Ministro sarebbe quello di rispondere con fatti concreti, non eludendo il problema.
      Per ora stiamo procedendo bene. ROARS, Stella e Di Giorgi hanno contribuito, ciascuno nel proprio ruolo, a portare nelle sedi istituzionali il problema e a sottolineare la gravità. Adesso tocca al Ministro rispondere. Stiamo a vedere.

    • Non ho proposto sofismi ma considerazioni (dure, come esigono i soggetti con cui si ha a che fare), un pronostico e una boutade.
      Le considerazioni: è evidente che in questa circostanza finora hanno ben meritato Roars (come praticamente sempre) e Stella e la piddina (in via del tutto eccezionale: Stella perché precedentemente è sempre stato un informatore approssimativo e fazioso sull’università, la piddina perché è piddina e per di più pasionaria di homo rignanensis).
      Il pronostico: la ministra potrebbe anche non rispondere all’interrogazione, ma, se lo farà (e ritengo che lo farà, giusto perché viene da una collega di partito e co-devota al neoducetto di questo disgraziato paese, cioè popolo), spiegherà e “dimostrerà” che va tutto bene, che Anvur e anvuriani hanno fatto tutto correttamente e per il progresso dell’università e continueranno a farlo in quello che sotto homo rignanensis sta via via diventando il migliore dei paesi possibili, e l’interrogante se ne dirà soddisfatta e rassicurata.
      La boutade: homo rignanensis può divenire avversario di Anvur, degli anvuriani e dei loro metodi, o anche solo un tantinello critico nei loro confronti (e di conseguenza far divenire tali anche i suoi/le sue sottoposti/e), solo se non capisce nemmeno il suo stesso “pensiero”, se si dimentica di se stesso o se viene costretto da un’effimera convenienza legata a menucce di potere (il suo esclusivo interesse) ovviamente a noi ignote, almeno a oggi.
      Quanto al pronostico, lo ripeto, attendo di venire smentito dai fatti (se fatti ci saranno)

  17. L’analisi di Roars(https://www.roars.it/online/lo-start-up-di-anvur-e-costato-come-balotelli-lui-100-000-euro-a-passaggio-loro-100-000-a-delibera/) viene ripresa anche dal Tempo del 2 luglio 2015, aggiungendo qualche ulteriore dettaglio sugli stipendi in salita dei dirigenti:
    __________________
    Dirigente prima fascia (Roberto Torrini):
    da 141mila a 171mila
    __________________
    Dirigente seconda fascia (Marco Malgarini):
    da 82mila a 97mila
    __________________
    Dirigente seconda fascia (Valter Brancati):
    da 85mila a 103mila
    __________________

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