Questo è quello strano paese dove se sei “copiato” ne sei quasi lusingato. In tutto questo, però ho un profondo disagio verso i ragazzi che investono sui propri studi. Queste cose distruggono la credibilità dell’Università … vera leva per un Paese migliore. Forza prof. Miccoli… Chieda scusa (non a me, non si preoccupi) e restituisca all’Università un po’ di dignità. Grazie alle IENE“. A scrivere queste righe è Evarita D’Archivio, autrice di uno dei quattro testi – non citati – da cui  provenivano alcune frasi riprodotte letteralmente nel tema presentato da Paolo Miccoli per diventare consigliere dell’ANVUR. Che questo sia uno strano paese sembra pensarlo anche la Senatrice Elena Cattaneo che, sul Sole 24 Ore di oggi, cita la Germania come esempio di un paese «con un’etica pubblica capace di imporre le dimissioni a un ministro accusato di aver copiato parte della tesi di dottorato». Che la senatrice stesse alludendo a qualcuno? E come è andata a finire l’inchiesta interna del MIUR di cui il Tirreno aveva dato notizia?

Come qualcuno ricorderà, il “caso Miccoli”, era finito sotto la lente di Gian Antonio Stella e delle Iene, sulla scia del caso Tomasello, “il docente messinese accusato dal suo collega di facoltà Giuseppe Fontanelli, carte alla mano, di aver copiato frasi su frasi dai libri di Giuseppe Amoroso, lo studioso che fu maestro di entrambi” (Sette, 12.02.2016). A distanza, di quasi due mesi, c’è qualche novità da registrare sui due casi?

Per quanto riguarda Tomasello, una novità c’è. In data 31 marzo 2016, il MIUR ha risposto all’interrogazione presentata dal Deputato Francesco D’Uva (M5S).
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Risposta_MIUR_Tomasello__________

Come si può leggere,

La Commissione [di abilitazione], quindi, si riuniva presso il Ministero in data 21 dicembre 2015 e, concordava all’unanimità che, essendo decorso il termine di validità biennale della stessa, non poteva ne doveva rivedere il proprio giudizio sul candidato …

pertanto l’Amministrazione, informava, con nota del 30 dicembre 2015, il Rettore dell’Università degli Studi di Messina in ordine all’impossibilità di addivenire a una modifica del giudizio di abilitazione già reso nei riguardi del professore accusato di plagio ed espressamente formulava riserva di adire le Autorità preposte per il seguito di competenza. …

Se da un lato è vero che, secondo l’art. 6 comma 13 del DPR n.222 del 14/09/2011, la commissione “resta in carica due anni”, il MIUR sta tuttora chiedendo a commissioni nominate nel 2013 il parere che, ai sensi della l. 114 del 11 agosto 2014, è richiesto per procedere alle cosiddette “chiamate dirette”. Sembra pertanto che, nell’attuale situazione di stallo dell’abilitazione, le commissioni siano ancora in carica, almeno per quanto riguarda i pareri sulle chiamate dirette, ma non per un caso spinoso come quello del Prof. Tomasello.

La risposta del MIUR prosegue così:

l’Amministrazione, coerentemente con quanto si era riservata di fare, ha rinvenuto la necessità di acquisire un parere tecnico sulla sussistenza o meno del plagio e pertanto proceduto, con decreto direttoriale, alla nomina di un’apposita Commissione tecnico-scientifica scaricata di esaminare le opere oggetto di segnalazione. …
Infatti, va evidenziato che … l’Amministrazione non può sostituirsi alla Commissione  giudicatrice [dell’abilitazione] nelle valutazioni tecniche e di merito e che, fino all’accertamento del presunto plagio, non può adottare alcun provvedimento.
La citata Commissione tecnico-scientifica si è riunita a fine febbraio concludendo le proprie valutazioni che il MIUR ha provveduto a trasferire alle competenti autorità giudiziarie per l’eventuale accertamento di possibili profili di illiceità che dovessero emergere dai fatti descritti, riservandosi, altresì, ulteriori atti che si ravvisassero opportuni rispetto agli ulteriori profili di interesse della sopra descritta vicenda.

Secondo il Deputato D’Uva, ci troviamo di fronte a una specie di gioco al rimpallo che vede come ultima sponda l’autorità giudiziaria:

il MIUR decide di “lavarsene le mani” e rimandare la questione al parere della giustizia. Saranno le autorità giudiziarie, infatti, a valutare se per il caso Tomasello siano stati compiuti degli atti illeciti. Poi, se la giustizia dovesse far emergere qualcosa, allora il Ministero si riserverà la facoltà di compiere ulteriori atti.

E per il secondo caso che aveva fatto scalpore, quello della controversa nomina di Paolo Miccoli nel Consiglio Direttivo ANVUR, c’è da attendersi qualche sviluppo?

Tirreno_inchiesta_MIccoli

Se si dà fede a quanto scriveva il Tirreno nei giorni immediatamente seguenti alla messa in onda del servizio delle Iene, anche in questo caso il MIUR sembra aver seguito la via della nomina di una Commissione tecnico-scientifica:

Il testo presentato da Paolo Miccoli per ottenere l’incarico di membro del consiglio direttivo dell’Anvur verrà riesaminato. Il ministero dell’Istruzione avvierà un’inchiesta interna per capire se davvero il professore di chirurgia pisano si sia conquistato il posto all’Agenzia della valutazione dell’università e della ricerca utilizzando il copia e incolla nella relazione presentata al comitato dei saggi che ha vagliato 120 candidature insieme alla sua prima di fornire al ministro Stefania Giannini la rosa da cui scegliere i quattro nuovi componenti nominati a settembre. «Verrà ricontrollato il testo e verificato se davvero, come sostiene l’associazione Roars, si tratti di un caso di un plagio», dice una fonte del Miur al Tirreno.

Il ministro Giannini ha dato ieri mandato delle verifiche al dipartimento per la formazione superiore e per la ricerca guidato da Marco Mancini.

Sarebbe interessante sapere se e con quale esito l’inchiesta interna si è conclusa. Come già visto, nel caso Tomasello il MIUR, prima di procedere a ulteriori atti, ha ritenuto di trasferire alle competenti autorità giudiziarie gli esiti delle valutazioni. Come si comporterà nel caso Miccoli?

È comunque legittimo coltivare qualche dubbio sull’opportunità di delegare all’autorità giudiziaria la risposta a comportamenti la cui problematicità è, innanzi tutto, di natura etica.

A pensarla così è anche Evarita D’Archivio, autrice di uno dei quattro testi – non citati – da cui  provenivano alcune frasi riprodotte letteralmente nel tema presentato da Paolo Miccoli per diventare consigliere dell’ANVUR.

Miccoli_Altalex

È proprio il sito Altalex.com a dedicare un breve post al caso Miccoli (Scopiazzato da Altalex! L’inchiesta delle ”Iene” sulla nomina del consigliere Anvur), riportando anche un commento della D’Archivio:

Evarita D’Archivio, dopo l’episodio commenta su Facebook: “Questo è quello strano paese dove se sei “copiato” ne sei quasi lusingato. In tutto questo, però ho un profondo disagio verso i ragazzi che investono sui propri studi. Queste cose distruggono la credibilità dell’Università … vera leva per un Paese migliore. Forza prof. Miccoli… Chieda scusa (non a me, non si preoccupi) e restituisca all’Università un po’ di dignità. Grazie alle IENE”.

Che questo sia uno strano paese sembra pensarlo anche la Senatrice Elena Cattaneo che, sul Sole 24 Ore di oggi, cita la Germania come esempio di un paese «con un’etica pubblica capace di imporre le dimissioni a un ministro accusato di aver copiato parte della tesi di dottorato». Che la senatrice stesse alludendo a qualcuno?

Cattaneo_copiatura_dimissioni

 

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4 Commenti

  1. Parafrasando Brecht, “sventurato quel mondo accademico che ha bisogno di ringraziare le Iene e non riesce a subissare anvur e il prof. Miccoli di richieste di dimissioni”.
    .
    Personalmente provo un enorme disagio di fronte a questo caso, dopo anni in cui ho cercato di spiegare ai miei studenti che il plagio (incluso l’ auto-plagio) sono comportamenti eticamente inaccettabili nella comunità accademica.

    • Anch’io provo enorme imbarazzo di fronte a questo caso. Suggerisco a ROARS di aprire una raccolta di firme in cui si chiedono le dimissioni del Prof. Miccoli dal Consiglio dell’ANVUR.

  2. “un’etica pubblica capace di imporre le dimissioni a un ministro accusato di aver copiato parte della tesi di dottorato”.

    L’etica pubblica in Italia= richiesta dell’amico rettore in difficoltà con i conferimenti della VQR all’Anvur (sì sì proprio quelli che copiano gli elaborati) per riaprire la gara già chiusa.
    Risultato, l’anvur acconsente e riapre i termini della VQR, alla faccia del Miur, per aiutare i fedelissimi presenti in crui.

    Questa è l’etica pubblica italiana.

    Neanche se li sbugiardi si fanno da parte, sono peggio dei vampiri.

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