Marco Bella torna a occuparsi dei c.d. “fondi FFABBR”, denunciando la filosofia di fondo di questo intervento premiale destinato a finanziare selettivamente la ricerca di base, che viene inquadrato sullo sfondo di un finanziamento annuale della ricerca nazionale assolutamente inadeguato se posto a confronto con l’investimento degli altri Stati europei.

L’anno scorso ci siamo occupati in questo blog dei finanziamenti alla ricerca contenuti nella legge di stabilità, in particolare di un fondo di tremila euro a ricercatore denominato Fondo finanziamento attività di ricerca di base (Ffabr). In tutte le economie avanzate è normale fornire i minimi strumenti di lavoro agli scienziati per le proprie ricerche. Questi soldi sono stati gli unici finanziamenti ministeriali del 2017, per uno stanziamento previsto di 45 milioni di euro. Un provvedimento tutto sommato sensato che è stato però devastato con due colpi di bacchetta magica: una valutazione del tutto automatica delle pubblicazioni basata sugli indici bibliometrici, in aperto contrasto con qualsiasi linea guida accettata dalla comunità scientifica, e soprattutto l’idea di finanziare solo le domande del “più migliore” 75% dei ricercatori e 25% dei professori associati. Lo aveva denunciato per tempo anche il CUN, rimanendo però inascoltato. Le domande sono state circa 17mila su 40mila aventi diritto, forse perché molti si sono autoesclusi. I soldi sarebbero stati comunque sufficienti a finanziare 15mila domande. A distanza di oltre un anno, il macchinoso provvedimento si è concluso. Risultato: a causa del regolamento del bando scritto male, è stato possibile assegnare solo meno di diecimila finanziamenti. I 15 milioni di euro “risparmiati” saranno ributtati nel calderone, e ridistribuiti nel modo che meglio aggrada al MIUR, al di fuori di ogni logica predeterminata.

Ma perché è accaduto tutto questo? La spiegazione si può individuare in un misto di ideologia, incompetenza e arroganza.

Ideologia perché chi ha proposto questo provvedimento confonde l’università con lo sport agonistico, ove tutti gli atleti hanno lo stesso compito e le loro prestazioni possono essere valutate con dei numeri, come ad esempio il tempo sui 100 metri piani o il numero di goal in una partita di calcio. Valutare la ricerca è invece qualcosa di decisamente più complesso. Non esiste un algoritmo automatico per stabilire se sia “più migliore” un quadro di Picasso oppure un affresco di Michelangelo. Solo chi non ha idea di come funzionino i finanziamenti alla ricerca negli altri paesi del mondo può aver pensato a mettere in piedi un bando simile per assegnare una cifra esigua, tremila euro, appena sufficiente a garantire minimi standard di sicurezza e operazioni base. Questa sgangherata procedura ha lo stesso livello intellettuale di uno studio sulle scie chimiche o dell’oroscopo di Branko.

Incompetenza perché chi ha scritto il provvedimento, nella foga di premiare “solo i più migliori”, non si è reso conto che non tutti i docenti avrebbero presentato domanda, sbagliando clamorosamente i conti e non riuscendo ad assegnare la cifra stanziata.

Arroganza perché di fronte a un palese errore e un provvedimento tirato per oltre un anno si è negata fino all’ultimo la decisione sensata: correggere gli errori del bando e assegnare tutto il finanziamento a chi era in graduatoria. È bene rimarcare che tutto questo non ha nulla di lontanamente vicino al merito. Il “merito”, in qualsiasi modo lo vogliamo definire, non dipende dal numero di persone che presentano una domanda. In nessuna parte del mondo salterebbe mai in mente di ridurre i finanziamenti a chi sarebbe altrimenti in posizione utile perché altri ricercatori NON hanno partecipato alla competizione. Per capire quanto il bando fosse congegnato in modo assurdo, basti pensare che se solo due dei vincitori avessero presentato la domanda, sarebbe stata finanziata una sola persona buttando via tutto il resto dei soldi. Non solo, ma ROARS ha opportunamente denunciato il contegno tenuto dal MIUR e da molti atenei nazionali, che, poiché il finanziamento era individuale (anche se poi le somme premiali erano destinate ad entrare nei bilanci degli atenei) non hanno fatto nulla per assistere la platea dei potenziali partecipanti nella presentazione delle domande, vincolate a una procedura bifasica, nel corso della quale in un primo momento occorreva ricordarsi di caricare i “prodotti della ricerca” e poi (inspiegabilmente) si doveva confermare (a distanza di qualche mese) la volontà di assoggettarsi a una procedura già avviata col caricamento dei prodotti, a pena di esclusione.

Lo abbiamo ricordato più volte: all’interno dell’Unione europea il nostro Paese è un generoso finanziatore della ricerca degli altri Stati.

Solo per quanto riguarda i fondi di ricerca, la differenza tra quanto l’Italia dà all’Unione Europea e quanto invece riceve ammonta a qualcosa come 300 milioni di euro l’anno. Il sistema universitario italiano costa allo Stato qualcosa come sette miliardi di euro, più i soldi che ci mettono le famiglie per tasse universitarie e sostegno agli studenti, visto che le borse di studio stanno diventando sempre di più un miraggio. Di fronte a queste cifre, arrovellarsi per oltre un anno per assegnare 30 milioni di euro su 45 è una dimostrazione di incapacità e incompetenza senza uguali. Roba da rimpiangere Mariastella Gelmini, che (forse) non sarebbe mai arrivata a proporre tanto.

Di fronte a questi risultati, l’unica risposta possibile sembrerebbe riciclare un “La scienza non è democratica”, per auspicarsi che chi non ha mai messo piede in un laboratorio di ricerca, e ha già dimostrato di non avere idea di come funzionino i finanziamenti scientifici negli altri Paesi del mondo, si accomodi fuori e smetta di causare danni al Paese

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14 Commenti

  1. Anche la pre-selezione dell’attuale bando PRIN sembra andare sulla stessa linea: la preselezione valuta il CV dei PI dei progetti presentati in maniera comparativa, e classifica i progetti incasellandoli in un numero di fasce. La numerosità dei progetti in ciascuna fascia è determinata dal bando, che dà un intervallo percentuale. Tutti quei progetti che non rientrano nelle prime fasce (ossia, che non hanno PI sufficientemente di prestigio) vengono automaticamente esclusi dal resto della procedura di valutazione, indipendentemente dal valore scientifico della proposta.

    Errare è umano, ma perseverare è diabolico!

    • Non solo la preselezione, ma tutta la procedura PRIN ha questa impronta, dato che la soglia per accedere al finanziamento è altissima (90/100!), e nel bando si dice chiaramente: ‘Eventuali somme non assegnate per carenza di progetti idonei, in uno o più settori, costituiranno incremento della dotazione finanziaria di successivi bandi PRIN’.

    • sono totalmente d’accordo. I PRIN rischiano di presentare le stesse criticità dei FFABR, ma su scala ben maggiore. L’idea che solo l’X% dei proponenti possa essere degno del finanziamento in base alle domande presentate è aberrante. Altro che italiano oppure inglese: metà dei progetti NON SARA’ NEPPURE LETTA. Questa è la criticità vera.

    • Impariamo dai politici. Presentiamo progetti civetta…. La preselezione non può scartare più del 75% dei progetti.

  2. Dal primo paragrafo: “ Un provvedimento tutto sommato sensato ”. Non è sensato nemmeno il provvedimento, al netto delle assurdità del meccanismo di selezione. Certo, i 45milioni sono tanti, ma i 3mila per persona sono niente e arrivati anche in ritardo. E non a tutti gli aventi diritto (che sono il 25% degli associati e il 75% dei ricercatori, circa 20mila). Sin dal primo momento si sapeva infatti che soltanto 15mila su 20mila potevano ricevere il ricco finanziamento. E quindi si sono presentati in meno, per non sprecare tempo ed energia inutilmente. Da una parte algoritmi cervellotici, bandi scritti male, da un’altra parte nemmeno la capacità di compiere le operazioni aritmetiche di base. E questi sono gli interlocutori istituzionali degli studiosi e dei ricercatori? E perché si escludono gli altri 20mila? Se anche questi superassero un certo vaglio, sempre che questa selezione sia sensata, anche loro dovrebbero ricevere finanziamenti individuali. Ma la politica accademica spinge anzitutto ad aggregarsi anche laddove l’aggregazione non funziona o è fasulla, di facciata, inventata per l’occasione, così ci sono meno progetti da vagliare. Inoltre incentiva la quantità nella produzione intividuale, generando montagne di pubblicazioni inutili in quanto ripetizioni o riformulazioni della stessa cosa, condita diversamente, intitolata diversamente. Spinge, infine, a inventarsi pseudonovità, nuova terminologia non agganciabile a nulla di significativo, una scrittura retorica, con una base bibliografica circolare che aumenta solo le “citazioni”.

    • cara Marinella, l’idea di dare 3000 euro con procedure semplici a ciascun docente è sensata. Lo avevo scritto anche in un post precedente. Io non sono contro “a prescindere”, se c’è un’idea buona la appoggio e non mi interessa da dove provenga.
      https://www.roars.it/online/legge-di-stabilita-e-universita-attenzione-allideologia/

      Le mie critiche sono anche le tue. Una volta chiarito che era stato sbagliato clamorosamente il conto delle domande attese, bisognava questo punto ammettere l’errore e permettere di finanziare il numero di proponenti che avrebbe permesso di spendere tutto il budget. Peccato che adesso i soldi sono già spariti, per rimettere a posto i conti di qualche università in difficoltà. Le critiche vanno bene, ma cerchiamo di essere propositivi.

  3. Oggi ho visto la valutazione delle mie pubblicazioni per FFABBR. Sono rimasto basito ma una pubblicazione con IF 6.37 e 48 citazioni NON è stata valutata. Chiesto chiarimenti via email mi hanno inviato una email in automatico! Credo che un sorteggio avrebbe fatto meglio!

    • Invece di chiedere all’ANVUR fai prima a chiedere a chi ha sviluppato il software per la valutazione automatica.

    • Che gigantesca pagliacciata da parte di un governo di buffoni! Solo una persona senza dignità può accettare di fare il ministro dell’Università in questo Paese.

  4. A proposito di arroganza e scarsa trasparenza: a me hanno valutato 0 una monografia scientifica (l’unica monografia scientifica che ho); ho ovviamante scritto per sapere perche’ (3 volte) e vedere gli atti; numero delle risposte: 0 (a parte quelle automatiche in cui ti ringraziano per averli contattati e ti dicono che hanno messo on line le faq…..). Un’immensa pagliacciata…

  5. Mi scuso per il commento tardivo. Finalmente ho avuto da anvur, contattando via pec all’indirizzo anvur@pec.anvur.it, delucidazioni sui punteggi assegnati alle pubblicazioni da me presentate per bando FFABR. Ad una prima pubblicazione in extenso su PlosONE è stato assegnato punteggio 1. Pur essendo una pubblicazione di area medica, la rivista PlosONE è stata considerata generalista e pertanto l’articolo è stato classificato sulla base delle categorie ASJC delle riviste degli articoli citati e citanti e pertanto assegnato a Biologia Molecolare. Pazienza. Un secondo articolo ha ricevuto punteggio 4, mentre dopo consultazione delle tabelle excel e sulla base delle 15 citazioni, ho concluso che avrebbe dovuto ricevere punteggio 7 o 10. Dopo ulteriore segnalazione, mi è stato risposto che “Il conteggio delle citazioni è stato effettuato al 01 maggio 2017, prima della definizione della lista di idonei alla presentazione della domanda”. Ora vorrei tanto sapere, ma non oso chiedere, quando sono state definite le soglie e su quali ricercatori? Spero che questo approfondimento possa essere di vostro interesse.

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