POST MUTO

Pubblicato l’elenco dei vincitori di ERC Grants 2020

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26 Commenti

    • Il problema non è la preparazione dei nostri ricercatori. Altrimenti non si piazzerebbero in questo modo. Il problema è che se le “host institution” italiane sono poche questo dipende da molti fattori, in primis le infrastrutture che offrono sia per la ricerca sia per il supporto amministrativo e generale. Su questo siamo carenti, in confronto con la situazione fuori dei confini e otteniamo quello che abbiamo investito (poco).

    • Non capisco bene questo commento: sembra affermare l’esistenza di una correlazione positiva tra l’academic CV (qui immagino si intenda una qualche variazione sul tema “chi ce l’ha più lungo”, l’H-index) ed i problem solving skills (qui immagino non si intendano i problemi “per superare l’esame”, ma quelli della vita reale). Per la mia esperienza, se va bene (cherry-picking le persone che metto nel campione) sono variabili indipendenti, se va male la correlazione è negativa.

  1. Uh, quanti commenti negativi….
    Io qualcosa di buono ce lo leggo, invece. Bene o male il nostro sistema scolastico ed universitario, nonostante i tagli feroci e l’appesantimento burocratico, continua a sfornare ragazze e ragazzi ben preparati.
    Se da noi uscissero solo mezze cartucce, all’estero non li vorrebbe nessuno. E non vincerebbero gli ERC.
    Non so quanto ancora riusciremo a tenere duro, ma sinora ci stiamo riuscendo.

  2. Forse non sono stato abbastanza chiaro, colpa mia. Le governance universitarie hanno al loro interno docenti con CV mediocri e mediocri doti di problem solving (ovviamente non tutti). Per esperienza personale concordo che ottimo CV accademico non implichi capacità di problem solving, ma la mediocrità accademica quasi sempre porta a mediocrità di problemi solving e governance. Le variabili sono indipendenti se sei decente, se sei mediocre no. Misura di mediocrità o meno? Impatto della ricerca, progetti e notorietà internazionale (nazionale per alcune discipline). Hindex e simili possono guidare, non essere il metro, su questo concordo.

    E questo deriva dalla mancanza di ogni valutazione (accademica e non). Contano le poltrone, non quello che fai. Quando avete mai sentito un candidato al CDA dire quello che ha fatto e non dove si sia seduto? Sei stato Direttore dj un dipartimento? Ottimo. Hai distrutto quel dipartimento? Colpa della metrica di valutazione.

    P.s. sono valutatore anche extra UE e nessuno mi ha mai obbligato a calcolare hindex o simili nella mia area, ma l’impatto reputazione e le capacità di attrarre capitali sì. Così come leggo costantemente CV nelondk anglosassone dove il docente dice quanto sia stato bravo a raggiungere obiettivi, non scaldare sedie o fare favori in giro

    E scusate per eventuali typo, ma i cellulari vogliono essere troppo intelligenti, a volte….

  3. non capisco la logica. gli italiani all’estero hanno successo, ergo la loro formazione è buona, nonostante la spesa bassa. i pochi progetti approvati appoggiati in italia dipendono pesantemente dal lobbying (tipicamente contro le, o almeno certe, sedi italiane). posso raccontare di referaggi positivi ribaltati dai panel, o di progetti bocciati quando appoggiati in italia e promossi una volta appoggiati all’estero, oppure di nomi che compaiono prima nei panel e poi negli ERC-advanced, di figli ‘accademici’ promossi dai padri etc. etc. follow the money and the lobyying: ci sono interessanti overhead e altri vantaggi per le istituzioni finanziate…

  4. Guido Perboli, non capisco davvero i tuoi ragionamenti. Il CdA e’ un organo elettivo. Il meccanismo di scelta dei componenti e’ democratico, con tutti i pregi e difetti della democrazia.
    Per fortuna che non e’ meritocratico!
    Io sono stato membro del CdA della mia universita’ per due mandati, quando ero un giovane ricercatore. Sono diventato ricercatore a 28 anni, quindi non avevo ne’ un significativo CV accademico, ne’ alcuna esperienza manageriale o gestionale.
    E nessuna raccomandazione.
    Sono stato eletto semplicemente perche’ gia’ allora ero molto critico su come veniva gestita l’universita’, e gli altri ricercatori mi votarano perche’ volevo cambiare le cose. Da consigliere ho fatto tante battaglie a favore dei ricercatori e le ho perse quasi tutte (anche per la mia inesperienza).
    Ma cosi’ funziona la democrazia…
    Troverei angosciante invece che il CdA venisse scelto sulla base di uno dei tanti metodi “oggettivi” di quantificazione del “valore scientifico” o delle “capacita’ gestionali” dei candidati.
    Con tali criteri un giovane ricercatore inesperto come me non sarebbe mai entrato in CdA…
    Invece col metodo democratico viene eletto chi fa sognare gli elettori. Preferisco 1000 volte la democrazia alla meritocrazia…
    Ma tutto questo non vedo cosa c’entri con gli ERC grants, quindi scusate l’off topic…

    • Quelli che dici è vero per fortuna, ma purtroppo non è vero è che il CdA sia necessariamente elettivo. La legge Gelmini spinge per un CdA nominato e molti atenei si sono adeguati nei regolamenti. Quando c’è da nominare oggi per non sbagliare si fa la scrematura con l’h-index…

    • Devo darti una cattiva notizia: il CdA *era* un organo elettivo. Con la L.240 i membri sono “designati o scelti” secondo modalità definite nei singoli statuti statuti. Alcuni statuti hanno previsto che la “scelta” possa avvenire mediante elezione. Ma non è stato e non è automatico.

  5. le cariche importanti sono di candidati Augusti. Non vi è nessuna elezione, anche quando vi è…
    Credo che ci siano molte persone preparate in Italia, ma non tutte hanno posizioni significative, anzi spesso vengono attaccate quando hanno qualche incarico. Anche con la fronda si costruiscono i successi…

    • Questo è un modo comodo per lavarsi la coscienza. Se ciascuno non vota per il candidato “migliore” ma segue una “cordata” vuol dire che ha il suo tornaconto. Ciò non toglie che se avesse voluto avrebbe potuto votare per il candidato “migliore”, restando anonimo. La democrazia è anche questo, e oltre non si può andare: se uno chiede un “favore” poi non è più libero.

    • Ho l’impressione che alcuni di noi abitino in isole felici dove si può dire ciò che si pensa, dove vi è scelta fra più candidati, dove il candidato non viene scelto fra chi non fa opposizione rispetto alla politica rettorale ecc. ecc.
      Non ho mai conosciuto questa università.

  6. Caro Angelo, parlare di democrazia in università è forse un po’ troppo. Sei sicuro che quando vai a voltare i candidati siano di buon livello? Se vuol candidarsi in CDA qualcuno di vagamente competente e/o poco incline all’indiciucio (magari perché glielo hanno chiesto un certo numero di colleghi, in privato, perché alcuni ordinari non sentano) basta fargli sapere che è meglio per la sua vita in università desistere, piuttosto che diffondere calunnie in luoghi dove non può ancora entrare (salvo avere orecchie amiche) o riscattare un paio di favori qua e là. E non parlo per sentito dire. E a quel punto sai che ti dice la persona alla quale ha no chiesto di candidarsi? Ma fate pure quel che volete. Solitamente quel qualcuno ha ben altro da fare che darsi il sangue amaro con gli altri che stanno nell’ombra perché se la fifano.
    Se quindi i candidati sono yes men, burattini e faccendieri, poi dimmi a che serve la democrazia.
    Su vice rettori e simili, tra spartizioni di dipartimenti, regalie post elezioni, SSD che rompono, la competenza è a volte l’ultimo dei problemi (ti ricorda un certo governo?)
    Mi spiace, ma il problema è l’assenza di valutazione (di qualsiasi tipo) e la sostituzione del merito con la mediocrità tipica dell’azzeccagarbugli.

    Una piccola nota. Che succede se le cose poi prendono un’altra piega? Conosco un ex direttore di dipartimento, a dire il vero tipico CV mediocre, che disse ad un giovane strutturato che non sarebbe mai stato nessuno (del resto il giovane aveva solo all’epoca uno zero dietro i vari indicatori più del direttore e un po’ di progetti). Per sfiga del direttore gli divenne rettore di lì a meno di dieci anni e furono anni amari per il Dipartimento. Ancora oggi in quel dipartimento di dice quanto fosse cattivo il rettore….

    • In effetti il problema è l’assenza di valutazione. Invece di ridurre il numero di parlamentari quello che servirebbe davvero sarebbe un’agenzia, tipo Anvur, che selezionasse chi ha il CV per essere eleggibile in Parlamento. Credo che questo risolverebbe molti problemi.

    • In effetti il problema è l’assenza di valutazione. Invece di ridurre il numero di parlamentari quello che servirebbe davvero sarebbe un’agenzia, tipo Anvur, che selezionasse chi ha il CV per essere eleggibile in Parlamento. Credo che questo risolverebbe molti problemi.

  7. Infatti il giovane non era il mediocre, il mediocre era ed è chi gli diceva che lo fosse
    È andata male al direttore, che nel frattempo ha distrutto un dipartimento (con l’aiuto di altri che ci hanno mangiato sopra) e fa danno ovunque vada. Ma se qualcuno avesse valutato CV e risultati sarebbe emerso subito. Ma figurati se lo fanno. Merito? Ma fatemi il piacere! Come valutatore estero qualcosa l’ho visto. Non ci sono sistemi perfetti, ma l’anarchia e la “mediocrazia” italiana hanno pochi eguali.

    • Se il giovane, divenuto rettore, ha reso la vita amara al dipartimento, come vendetta personale per il comportamento del direttore, per me era non mediocre ma pessimo, come rettore. Le qualità che servono per gestire una struttura non sono le stesse che permettono una brillante cariera scientifica. Di grandi scienziati completamente incompetenti come direttori, rettori, dirigenti di laboratorio, manager, ne ho conosciuti molti. Il mito che il “merito” è “per sempre” e “per tutto” è uno dei peggiori falsi miti della meritocrazia farlocca.

      Purtroppo l’ambiente è saturo di questi falsi miti.

    • Se posso permettermi di tentare un’interpretazione della domanda di Baccini: il fatto che il giovane bravo sia diventato rettore pare creare una falla nel suo ragionamento secondo cui solo i mediocri accedono alle alte cariche. Comunque prendiamo atto che lei è l’unico bravo, meritevole e meritocratico in Italia (fa persino valutazioni estere).

  8. Mi spiego meglio. Non ho mai detto che solo. Ho solo detto che l’assenza di valutazione ha permesso ai mediocri di andare avanti e fare danno ed i mediocri portano altri mediocri.

    Io non sono l’unico bravo (e sicuro non eccellente) e ce ne sono. Di bravi messi a margine ne conosco un bel po’ e si lamentano sempre delle stesse cose. Sarà un caso?
    Comunque i risultati sono sotto gli occhi di tutti e non è solo questione di finanziamenti.
    Io cerco sempre di imparare da chi va meglio e mi limito a vedere le regole nostrane e quelle altrui.

    Poi ognuno tragga le sue conclusioni.

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