Erawatch

E’ stato da poco pubblicato a cura della DG Research della Commissione Europea con il supporto del Joint Research Centre, il Rapporto ERAWATCH relativo all’analisi per il 2013 del sistema di Ricerca e Innovazione dell’Italia, redatto da Leopoldo Nascia e Mario Pianta. In linea con gli obiettivi generali dell’iniziativa ERAWATCH, finalizzata a fornire un supporto conoscitivo il più possibile articolato sullo stato delle politiche della ricerca e dell’innovazione nei paesi europei nello spirito della realizzazione di una area europea della ricerca (ERA, European Research Area), il Rapporto approfondisce lo stato di crisi della ricerca e dell’innovazione dell’Italia non solo come esito delle politiche di restrizione imposte ai bilanci pubblici, ma anche come effetto di una situazione di retroguardia di lungo periodo del “sistema” della ricerca e dell’innovazione nel nostro Paese. Particolarmente critica risulta essere la situazione relativa alla diminuzione dei finanziamenti pubblici alle università, che rende pressoché privo di efficacia il ricorso a forme di finanziamento “competitive” finalizzate ad aumentarne l’efficienza e indebolisce dalla base l’intero sistema della ricerca e dell’innovazione. Al di sotto di una determinata soglia critica di finanziamento – emerge dall’allarme del CUN (Consiglio Universitario Nazionale) – l’Università non può che arrivare al blocco delle attività. E se proprio di efficienza si vuole parlare deve essere ricordato – così come sottolineato dallo stesso ANVUR – che la crescita della quota delle pubblicazioni scientifiche dell’Italia è una delle più elevate in Europa, al di sopra della media dei paesi dell’Unione e che la produttività scientifica delle università italiane compare nella parte alta delle classifiche europee. Il problema dell’Italia risulta inoltre acuito dalla debolezza dell’innovazione del suo tessuto produttivo incardinato da tempo su settori a medio-bassa intensità tecnologica. Anche in questo caso la crisi ha costituito una aggravante, non solo deprimendo il potenziale di innovazione del sistema produttivo, ma anche condizionando al ribasso la domanda di alta formazione e di ricerca del Paese.

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