Qualche tempo fa abbiamo segnalato una polemica sul “tesoretto” di IIT e sul presunto “tesorone” degli enti di ricerca. Riassumiamo in breve la questione

  • Sul Fatto Quotidiano era apparsa ad aprile 2016 un’inchiesta a firma di Laura Margottini (Più investimenti che ricerca: l’Iit ha 500 milioni di troppo), in cui si mostrava che  negli stessi anni in cui personale e fondi delle università subivano tagli senza precedenti, l’IIT aveva accumulato circa 500 milioni di euro, tuttora accantonati in conti bancari e titoli.
  • Il Direttore scientifico dell’IIT nel corso dell’intervista andata in onda nella puntata di Presa Diretta del 19 settembre 2016 conferma l’esistenza del tesoretto:

Quello lo Stato lo può utilizzare per la Ricerca, per gli esodati, per gli stadi, sono affari suoi.

«Rimane una puntiforme domanda che mi hanno fatto, in modo diverso, la senatrice Cattaneo e il senatore Bocchino e che riguarda l’Istituto italiano di tecnologia, il presunto – da fonti di stampa, ma a noi non risulta – tesoretto, così come è stato definito»

“Sono pienamente convinta che sia giunto il momento di ragionare sulla possibile destinazione di questi fondi, da rimettere in gioco per il mondo della ricerca di base. Questa – ha detto il ministro nel corso dell’audizione – mi sembra un’operazione non solo possibile ma auspicabile, me ne farò personalmente carico perchè mi sembra corretto”.

  • Così fan tutti! Sul Corriere della Sera del 6 Febbraio 2017 esce un articolo, con richiamo in prima pagina, in cui si sostiene che l’accumulo di tesoretti è pratica comune negli enti di ricerca e nell’università e che anzi c’è un tesorone 10 volte più grande del tesoretto IIT

    C’è un tesoro segreto nella ricerca italiana. E non è un tesoro fatto di formule, alambicchi o brevetti. E’ un tesoro di soldi: 4,5 miliardi di euro. Rappresentano la somma delle disponibilità liquide che, a vario titolo, enti di ricerca e università segnalano nei proprio bilanci. Sono risorse “ferme”.

  • A stretto giro la Senatrice Elena Cattaneo, con una lettera al Direttore del Corriere della Sera, chiarisce che il giornalista non sa leggere i bilanci degli enti di ricerca e delle università

sostenere che le università e gli enti di ricerca pubblici italiani, che ogni giorno piangerebbero miseria, hanno accesso ad un «tesoro segreto» di 4,5 miliardi di euro, costituito dalla liquidità disponibile nei loro conti bancari, è fuorviante. Il dato della liquidità di ciascun ente è privo di senso se non si specifica se, e in che misura, essa sia già impegnata per progetti di ricerca e se — ad esempio — non vadano sottratti gli accantonamenti obbligatori per legge. Tacendo dell’entità della quota vincolata si lascia intendere che tutti gli enti, chi più chi meno, ricevano troppi soldi dallo Stato e siano portati a generare «tesoretti». Invece, non è così, di tesoretto a ben vedere ce n’è per un solo ente.

  • La Senatrice Cattaneo ha poi avuto uno scambio epistolare ulteriore con il direttore del Corriere e con il giornalista autore dell’ “inchiesta” circa il fatto di aver confuso “le pere con le mele”  e in cui la Senatrice ripercorre la vicenda IIT

Un Ente sempre trattato, da una parte importante dei media, alla stregua del principio di uguaglianza descritto nella fattoria degli animali immaginata da George Orwell: in teoria ognuno è uguale agli altri, ma nei fatti c’è chi è “più uguale” degli altri.

  • Le tre lettere inviate dalla Senatrice sono state rese pubbliche: siamo convinti che siano d’interesse pubblico perché testimoniano l’impegno infaticabile della Senatrice sulla vicenda IIT – Human Techonopole così come l’atteggiamento di una parte della stampa di questo paese sulla vicenda. Le riproponiamo qui di seguito.

Lettera-9-febbraio_Cattaneo_Fontana

 

Lettera-13-febbraio_Cattaneo_Fontana

 

Lettera-21-febbraio_Cattaneo_Sideri

 

Lasciamo al lettore farsi un’idea sull’incredibile balletto di affermazioni e smentite che sta andando avanti da mesi con la colpevole partecipazione dei vertici del MIUR e di una stampa poco informata (per non dire altro). Quel che è certo è che in un periodo storico caratterizzato dal disperato bisogno di risorse per sistema della ricerca universitaria del nostro Paese un tesoretto c’è ed è allocato in modo improduttivo a un Ente di ricerca i cui piani di sviluppo sono funzionali al recupero di una enorme area immobiliare che rappresenta il lascito della gloriosa avventura dell’EXPO. Il disegno politico che traspare da tutta questa vicenda è chiarissimo e deve indurre tutti alla riflessione.

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