Stanno passando pressoché inosservate  le possibili conseguenze sul sistema nazionale dell’istruzione dell’iniziativa della Regione Veneto sull’”autonomia differenziata”, una bozza di disegno di legge delega che dovrebbe essere approvato dal Parlamento nazionale su impulso del governo. La Ministra per gli affari regionali Erika Stefani, leghista del Veneto, ha fissato come termine massimo il 22 ottobre prossimo. Tale bozza, che prevede la sostanziale regionalizzazione della scuola e dell’università, va letta insieme alla richiesta di attribuire alla Regione risorse finanziarie assai maggiori (togliendole alle altre regioni/scuole/università) rispetto a quanto speso oggi dallo Stato in Veneto, grazie al calcolo di parametri che tengano conto anche del maggior gettito fiscale e cioè del maggior reddito dei Veneti (più reddito = più servizi pubblici). È forte l’impressione che l’iniziativa, molto più che promuovere legittime forme di autonomia differenziata, sia destinata a incidere negativamente sull’uguaglianza fra i cittadini e sui grandi servizi pubblici nazionali, a cominciare da scuola e università. Una preoccupazione che si è concretizzata in un documento che ha già raccolto, tramite change.org, più di diecimila firme:

https://www.change.org/p/gianfranco-viesti-no-alla-secessione-dei-ricchi

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Stanno passando pressoché inosservate  le possibili conseguenze sul sistema nazionale dell’istruzione dell’iniziativa della Regione Veneto sull’”autonomia differenziata” (cui segue quella, assai simile anche se un po’ meno estrema, della Lombardia).

La proposta del Veneto si compendia in una bozza di disegno di legge delega (allegato) che dovrebbe essere approvato dal Parlamento nazionale (su impulso del governo, ed in particolare della Ministra per gli affari regionali Erika Stefani, leghista del Veneto, che ha fissato come termine massimo il 22 ottobre prossimo).

Tale bozza prevede la sostanziale regionalizzazione della scuola e dell’università. In particolare:

1) – 2) Norme generali sull’istruzione – Istruzione:

sono attribuite alla Regione del Veneto le competenze legislative e amministrative dirette a:

a) consentire l’ottimale governo, la programmazione, inclusa la programmazione dell’offerta formativa e della rete scolastica – compresi l’orientamento scolastico, la disciplina dei percorsi di alternanza scuola-lavoro – la programmazione dell’offerta formativa presso i Centri Provinciali Istruzione Adulti e la valutazione del sistema educativo regionale, in coerenza con gli elementi di unitarietà del sistema scolastico nazionale e nel rispetto dell’autonomia delle istituzioni scolastiche;

b) disciplinare l’assegnazione di contributi alle istituzioni scolastiche paritarie con le correlate funzioni amministrative;

c) regionalizzare i fondi statali per il sostegno del diritto allo studio e del diritto allo studio universitario;

d) regionalizzare il personale della scuola, compreso il personale dell’Ufficio scolastico regionale e delle sue articolazioni a livello provinciale;

6) Ricerca scientifica e tecnologica e sostegno all’innovazione per i settori produttivi: sono attribuite alla Regione del Veneto competenze legislative e amministrative volte a:

a) programmare, nel rispetto dell’autonomia delle Istituzioni universitarie e in coerenza con la programmazione delle Università, d’intesa con le Università, l’attivazione di un’offerta integrativa di percorsi universitari per favorire lo sviluppo tecnologico, economico e sociale del territorio;

b) disciplinare la programmazione strategica e gli interventi di sostegno in tema di ricerca, innovazione e trasferimento tecnologico nonché lo sviluppo delle Reti Innovative Regionali e di altre forme aggregative di impresa;

 

Tale richiesta di merito va letta insieme alla richiesta di attribuire alla Regione risorse finanziarie assai maggiori (naturalmente, per risorse date, togliendole alle altre regioni/scuole/università) rispetto a quanto speso oggi dallo Stato in Veneto, grazie al calcolo di parametri che tengano conto anche del maggior gettito fiscale e cioè del maggior reddito dei Veneti (più reddito = più servizi pubblici), grazie a

 

Art. 7 – Risorse

(…)

La determinazione dei fabbisogni standard assume, anche in considerazione del principio costituzionale di eguaglianza, come termine di riferimento la popolazione residente, le caratteristiche territoriali e il gettito dei tributi maturato nel territorio regionale in rapporto ai rispettivi valori nazionali;

È forte l’impressione che l’iniziativa, molto più che promuovere legittime forme di autonomia differenziata, sia destinata a incidere negativamente sull’uguaglianza fra i cittadini e sui grandi servizi pubblici nazionali, a cominciare da scuola e università.

Una preoccupazione che si è concretizzata in un documento che ha già raccolto, tramite change.org, più di diecimila firme.

https://www.change.org/p/gianfranco-viesti-no-alla-secessione-dei-ricchi

Certamente varrebbe la pena discuterne, non per dividersi fra lombardo-veneti e centro-meridionali, ma fra quanti ritengono fondamentale un sistema nazionale dell’istruzione pubblica ben equilibrato su tutto il territorio  e quanti preferiscono regionalizzarlo, con maggiori risorse per le aree più ricche.

 

 

 

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13 Commenti

  1. Visto che il massimo che il sistema nazionale è in grado di offrire per la suddivisione delle magre risorse sono ANVUR, classifiche VQR, ludi Dipartimentali, cattedre Natta (per fortuna le ultime scomparse) diventa quasi lecito domandarsi se non valga la pena dichiararci tutti veneti … come in quel film di Verdone: “stato civile: veneto!”.

  2. Una posizione che conosco (e riconosco) e non so se condividere. Si voglioni filtrare i moscerini, magari le api, ma si inghiottono i rospi. Le regioni e le province autonome, le università private (finanziate con soldi pubblici- come le università autonome delle provincie e regioni a statuto speciale). Ecco allora la resistenza al cambiamento… lasciamo i privilegiati al loro posto e se qualcuno vuole autonomia blocchiamolo…Perchè invece non pensare ad un precedente che solleciti le regioni a farsi carico della istruzione e dell’Università e dei centri di ricerca… locali. Il parco scientifico e tecnologico pugliese mi pare funzioni… non so se sono io il reazionario o voi gli oscurantisti…

    • Sì, in questo senso è già così in molte realtà. Il problema è che, forse, si dovrebbe dotarsi allora di un sistema diverso se non lo si condivide. Attualmente alcune facoltà sono ‘colonizzate’ da altre, che vi ‘impongono’ i propri allievi. E’ un ‘do ut des’ che sta creando ingiustizia, ed anche scelte che si sconteranno nel futuro…

  3. Il problema del ragionamento “mi voglio tenere il mio gettito fiscale sul mio territorio” è che questo gettito fiscale include una serie di flussi monetari che senza Italia unita al Nord non ci arriverebbero neanche. Primo esempio: l’IVA che i cittadini delle altre regioni pagano sui prodotti veneti (il Sud in generale è un consumatore massiccio di prodotti e servizi settentrionali). Senza unità nazionale queste aziende dovrebbero mollare il 22% di IVA alla nazione meridionale, come fanno quando vendono all’estero. Secondo esempio: le tasse sugli utili che banche ed aziende energetiche con sede in Veneto ma con forti interessi in altre aree (il Sud è dominato da banche settentrionali e viene continuamente trivellato in cerca di petrolio e gas da aziende con sede legale al centro-Nord per non parlare delle centrali elettriche controllati da gruppi settentrionali). Senza unità nazionale la nazione meridionale potrebbe imporre a queste aziende di farsi una sede legale al Sud e pagarci lì le tasse sugli utili generati al Sud. Terzo esempio: il numero spropositato di concessioni ed appalti che aziende settentrionali ottengono al Sud (Benetton, Impregilo, Coopculture). Senza unità nazionali non avrebbero nessun tipo di privilegio nell’assegnazione degli appalti e delle concessioni rispetto ad aziende tedesche o francesi, sarebbero ugualmente straniere. Quarto esempio: l’indebitamento pubblico dovuto al salvataggio di banche settentrionali. Senza unità nazionale il Veneto dovrebbe salvarsi da solo la BP di Vicenza o la Veneto Banca emettendo “debito pubblico veneto”. Insomma. Godere di tutti questi flussi possibili grazie all’Italia unita e poi tenersi tutto il gettito sul territorio non è federalismo, è una grandissima furbata per stare con un piede dentro ed uno fuori. Trovo molto più coerente e rispettabile chi lotta per la secessione politica tout-court con i suoi effetti tanto positivi quanto negativi. Sto federalismo differenziato e molto peggio della secessione ed i meridionali devono capirlo. Se vogliono staccarsi lo facessero bene altrimenti dobbiamo sollevare un caso diplomatico internazionale perchè l’Italia diventerebbe una nazione dichiaratamente iniqua. Perchè al Sud devo pagare il pedaggio alla veneta Benetton quando prendo le autostrade, perché quando visito gli scavi di Pompei devo pagare la CoopCulture di Mestre che paga le tasse in Veneto, perchè Unicredit viene lasciata libera di operare al Sud ma versare tutte le tasse a Milano, perchè ENI può trivellare la Basilicata ma sui guadagni di quella estrazione ci paga le tasse fuori dal Sud, se poi di queste tasse ottenute grazie a consumatori / attività meridionale, io meridionale non posso beneficiare in servizi pubblici? In questo modo lo stato italiano diventa dichiaratamente un’istituzione abusiva e coloniale che lucra sulle attività nel Sud della penisola ad esclusivo vantaggio del Settentrione e che si rende perseguibile nelle sedi internazionali.

    • @McNamara.. hai di sicuro ragione, non ti rendi conto però (forse) di quello che succede alle regioni autonome e alle province. Ecco il rospo che inghiotti..non etro nel merito delle posizioni che conosco e riconosco. Ti chiedere la corteseia di informarti di quante tasse si tengono Vadostani, Trentini, Bolzanini. Questi ultimi pretendono la conoscenza del tedesco per avere un minimo di riconoscimento locale. Hanno una libera (libera ?!) università che vuolo dire che la pagano con denari pubblici ma fanno quello che vogliono. Ti pregherei inoltre di allargare il ragionamento che fai su tasse concessioni alle regioni autonome (compresa sicilia)in rapporto al Sud. I trentobolzanini sostengono che loro i soldi li usano bene…. Vorrei gentilmente che ti informassi di quanto diamo alle università private etc.
      ps anche le mie oservazioni le conosci e le riconosci…

    • Costi della politica / Vitalizi, i pm: “In Trentino Alto Adige danno per dieci miloni”. Ma Regione e province non si costituiscono parte civile
      @mcNamara guarda questo…ne parla solo il fatto quotidiano!!!!?

  4. E’ una risposta estrema, tinta di pregiudizio, ad un sistema sbagliato come quello attuale. Sbagliatissimo. Ecco altre risposte sbagliate.
    Chi ha il coraggio di proporre un sistema più comprensibile? più giusto? trasparente?

  5. ma scusate, non è che questa svolta ne porta con sé altre, tipo un ruolo diverso degli atenei entro una stessa regione con la centralizzazione delle eccellenze in un ateneo regionale che farebbe da Sole, e gli altri in veste di satelliti, una più netta distinzione fra università di serie A e di serie B, tra Nord e Sud, con la conseguente abolizione di fatto del valore legale del titolo, la contrattualizzazione della posizione docente ecc. ? Voglio dire, mi pare un passo decisivo in direzione del compimento del progetto che oramai bolle in pentola da anni. E a proposito di ebollizioni, tutto ciò — le vere rivoluzioni — passa in assenza totale di una pubblica discussione, sulla base del ben noto principio della “rana bollita”.

  6. Continuiamo a filtraere moscerini e ingoiare rospi, in alto adige (o sud tirolo) non si vendono più case a residenti “stranieri”, i giovani se ne vanno e quindi…..
    possibile che si passino sotto silenzio assurdità pregiudiziali come queste… In sud tirolo non puoi lavorare se non sai il loro tedesco.

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