«… perdiamo le nostre menti più brillanti che sciamano all’estero ormai anche prima di aver concluso gli studi universitari … il nostro ”corrotto” sistema universitario, questi giovani brillanti li produce, e sono bravi e tanto competitivi da trovare posto nelle migliori istituzioni di ricerca straniere. Questo vuol dire che, nonostante il vero e proprio accanimento dei vari governi che si sono succeduti negli ultimi circa dieci anni, nel tagliare fondi alla ricerca, il sistema incredibilmente funziona ancora, evidentemente grazie alla competenza e qualità dei docenti. I bravi ricercatori nascono sotto i cavoli, qualcuno deve aver loro insegnato qualcosa! O no? Leggo ancora ”non concordo che le università italiane sono baracconi burocratici; ma all’estero tutti credono che lo siano, e sappiamo bene quanto conti non solo il fatto di essere ma anche di apparire …”. … Ma, mi chiedo, in quale ”estero tutti credono che lo siano”? … posso assicurarle che per quanto concerne la matematica, l’Italia ha una grande tradizione scientifica che viene mantenuta oggi molto alta ed occupa un posto di grande prestigio internazionale. … Quel che risulta a me, e che ormai è chiaro ai colleghi stranieri più attenti alle nostre cose, è che la situazione della ricerca in Italia è al limite della sostenibilità per le difficoltà economiche cui ho fatto cenno ed anche per le normative che alcuni politici hanno voluto appiopparci … Se le sue dichiarazioni sono state manipolate, distorte o contraffatte, per favore, le corregga, le precisi o addirittura le smentisca. Se invece, per caso, le avesse davvero rilasciate, per cortesia, le ritratti e si scusi con i tanti, la stragrande maggioranza che all’università lavorano con serietà e abnegazione e meritano, come tutti quelli che fanno bene il loro lavoro, il rispetto suo, della stampa e dei cittadini tutti.»

Il presidente dell’Unione Matematica Italiana, Prof. Ciro Cilberto, ha scritto una lettera aperta al Presidente dell’Autorità Nazionale Anticorruzione, il magistrato Raffaele Cantone, rispondendo alle dichiarazioni rilasciate nei giorni scorsi sul legame tra fuga dei cervelli e corruzione nelle università.


Lettera aperta a Raffaele Cantone.

Egregio Dottor Cantone,

il mio nome è Ciro Ciliberto, sono professore ordinario di Geometria presso l’Università di Roma Tor Vergata e presidente dell’Unione Matematica Italiana, l’associazione scientifica che raccoglie la gran parte dei matematici di professione in Italia. Le scrivo perché, egregio Dottore, di sicuro qualcuno che non le vuole bene e vuol farla passare per quel che non è, le ha fatto un brutto scherzo attribuendole le dichiarazioni che avrebbe fatto il 23 Settembre 2016, a Firenze, riportate, con gran clamore, da vari organi televisivi di stampa.

Lei avrebbe affermato ”Siamo subissati di segnalazioni su questioni universitarie, soprattutto segnalazioni sui concorsi”. E questo può essere vero, chiunque può segnalare quel che vuole e ”segnalare” non vuol dire un bel nulla, forse ”denunciare” vorrebbe dire qualcosa in più. Il grave è che le viene attribuita la deduzione che, da queste non meglio precisate ”segnalazioni”,  ne derivi che la corruzione dilaghi nelle università del nostro paese, al punto che, secondo lei, ci sarebbe ”un grande collegamento, enorme, tra fuga di cervelli e corruzione”. Dunque, la fuga dei cervelli sarebbe in gran parte motivata non dalla drammatica e ampiamente documentata carenza di fondi e investimenti per la ricerca che determina un enorme calo di competitività e attrattività del nostro sistema universitario, con conseguente mancanza di opportunità di lavoro decoroso per i nostri giovani più brillanti, ma semplicemente dalla casta baronale corrotta e inefficiente. Ora io non posso credere che un brillante e competente magistrato come lei, un uomo di legge, possa aver, sulla base di imprecisate ”segnalazioni”, sparato nel mucchio.

Le faccio ancora presente che, le dichiarazioni che le vengono attribuite sono ridicolmente contraddittorie. La fuga dei cervelli è purtroppo una piaga che perseguita da anni il nostro sistema universitario e della ricerca. In alcuni settori, quelli culturalmente forse più avanzati, ma meno immediatamente spendibili a fini commerciali, come la matematica, siamo arrivati a situazioni davvero drammatiche: come denunciato da noi per primi, perdiamo le nostre menti più brillanti che sciamano all’estero ormai anche prima di aver concluso gli studi universitari, attratti da prospettive di lavoro ben più attraenti che attendere le magre elargizioni del governo di turno. Tuttavia il nostro ”corrotto” sistema universitario, questi giovani brillanti li produce, e sono bravi e tanto competitivi da trovare posto nelle migliori istituzioni di ricerca straniere. Questo vuol dire che, nonostante il vero e proprio accanimento dei vari governi che si sono succeduti negli ultimi circa dieci anni, nel tagliare fondi alla ricerca, il sistema incredibilmente funziona ancora, evidentemente grazie alla competenza e qualità dei docenti. I bravi ricercatori nascono sotto i cavoli, qualcuno deve aver loro insegnato qualcosa! O no?

Leggo ancora ”non concordo che le università italiane sono baracconi burocratici; ma all’estero tutti credono che lo siano, e sappiamo bene quanto conti non solo il fatto di essere ma anche di apparire. E questo apparire costituisce un danno enorme per il nostro Paese”. Rilevo con piacere che, secondo quel che le viene attribuito, lei non crede che  ”le università italiane sono baracconi burocratici”.  Ma, mi chiedo, in quale ”estero tutti credono che lo siano”? Chi ha rilasciato queste dichiarazioni dovrebbe essere più preciso e dirci da chi, all’estero, ha avuto queste testimonianze. Certo, io non posso testimoniare per tutto l’ambiente universitario italiano, e non intendo erigermi a difensore di caste, ma posso assicurarle che per quanto concerne la matematica, l’Italia ha una grande tradizione scientifica che viene mantenuta oggi molto alta ed occupa un posto di grande prestigio internazionale. Tantissimi docenti e ricercatori italiani vengono settimanalmente invitati a parlare nei maggiori convegni internazionali delle loro ricerche, che sono tenute nel massimo conto, abbiamo scambi culturali e collaborazioni scientifiche con i ricercatori delle più prestigiose università, ecc. Quel che risulta a me, e che ormai è chiaro ai colleghi stranieri più attenti alle nostre cose, è che la situazione della ricerca in Italia è al limite della sostenibilità per le difficoltà economiche cui ho fatto cenno ed anche per le normative che alcuni politici hanno voluto appiopparci, che anche le dichiarazioni a lei attribuite sembrano giudicare viscose, paralizzanti e talvolta umilianti.

Leggo infine che lei avrebbe annunciato per l’Università ”linee guida ad hoc, che non vogliono burocratizzare, ma provare a consentire l’esercizio della discrezionalità in una logica in cui la discrezionalità però non diventi arbitrio”, regole che servano a dar conto ”a tutti i cittadini, perché l’università è il nostro futuro”. Che l’università, la scuola, la cultura, siano il nostro futuro sono in molti ad affermarlo. Peccato che nessuno ne tragga l’unica conclusione sensata, e cioè che occorre investire meglio, e soprattutto molto di più di quanto non si faccia ora, investire quanto investono i paesi con cui vogliamo confrontarci e relazionarci. Invece tutti sono sempre pronti a stabilire nuove regole, nuove ”linee guida”, tutti affermano di non voler ”burocratizzare”, ma è chiaro che più regole ci sono, più sono i vincoli o le ripetizioni e le farragini, e la semplificazione, che tutti affermano di volere, va a farsi benedire. E mi chiedo infine, ma le regole, le leggi, non ci sono già? E di nuove, non è il Parlamento preposto a farle e non i giudici? I giudici non dovrebbero applicare le leggi? In Italia, è già, senza bisogno di introdurre nuove regole e leggi, vietato truccare concorsi, vietato corrompere ed essere corrotti, no? e allora, caro Dottore, abbiamo fiducia in lei, specie se piuttosto che parlare si mette al lavoro, si rimbocca le maniche, e persegue a norma di legge i corrotti. In tal caso, può starne certo, saremo in tantissimi ad applaudirla.

Ultima cosa, mi permetto un amichevole consiglio. Se le sue dichiarazioni sono state manipolate, distorte o contraffatte, per favore, le corregga, le precisi o addirittura le smentisca. Se invece, per caso, le avesse davvero rilasciate, per cortesia, le ritratti e si scusi con i tanti, la stragrande maggioranza che all’università lavorano con serietà e abnegazione e meritano, come tutti quelli che fanno bene il loro lavoro, il rispetto suo, della stampa e dei cittadini tutti.

Distinti saluti,

Ciro Ciliberto
Presidente dell’Unione Matematica Italiana
Professore Ordinario di Geometria
Università di Roma Tor Vergata

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36 Commenti

  1. Come si fa a sottoscrivere questa lettera?

    In ogni caso, inutile illudersi. Si sta preparando il campo a una gran porcata: 500 nuovi professori entreranno senza concorso, in base a criteri pre-assegnati e finalizzati, come le tabelle FFO e punti organico, a mascherare come oggettive decisioni puramente politiche. Quindi, una bella smazzatina di fango propedeutica serve a preparare stampa e opinione pubblica.

    D’altra parte, è lo stesso Cantone che sta rivoluzionando il sistema degli appalti pubblici di lavoro, introducendo una doppia novità:
    – assegnazione sulla base di giudizi qualitativi,
    – espressi da commissari nominati dall’ANAC e non pagati per prendere parte alle commissioni di gara (20/30 giorni di lavoro per gara).
    Ci vuole molto a indovinare come faranno i commissari di Cantone, non pagati, a sfamare le famiglie?

    • Non è contraddittorio sostenere che non sarebbe dimostrato che i concorsi passati sono scorretti, e intanto attaccare una selezione sulla base del merito, prima ancora che venga fatta?

  2. Quanta ipocrisia in questa lettera! Sicuramente le risorse sono poche ma la corruzione è evidente ed è una piaga del sistema universitario. La maggior parte dei concorsi è bandito sul profilo del prescelto. Io stesso ho segnalato all’indirizzo whistleblowing@anticorruzione.it alcuni bandi truccati, anticipando il nome del vincitore, ma nulla è cambiato. Alcuni giornali come l’Espresso e il Fatto Quotidiano si sono occupati dei concorsi pilotati ma invano. Perchè non denuncio? perchè non è possibile fare una denuncia anonima e denunciare apertamente significa essere fuori dal “sistema” e perdere la possibilità di vincere anche quei pochi bandi (prevalentemente assegni o borse) “aperti”. Quindi sarebbe opportuno che chi ha il potere di cambiare le cose provi a farlo invece di negare l’evidenza.

    • In un sistema in forte contrazione dove i docenti passano da 60000 a meno di 50000, cosa ci si aspettava?
      I concorsi tenuti finora sono stati per la maggior parte delle progressioni mascherate da concorso, poiché purtroppo da noi progressione e reclutamento sono la stessa cosa.
      Inoltre la normativa vigente (soprattutto il blocco del turnover) e la scarsità di fondi hanno fatto sì che fosse drammaticamente più conveniente fare tre “promozioni” di RTI a PA, costo 0,2 pti organico, anziché reclutare un nuovo PA a 0,7 pti organico.
      Non è corruzione, ma semplice istinto di sopravvivenza di un sistema sottofinanziato e prossimo al collasso.

    • Quanta ipocrisia in questa replica! Che poi i bandi per “borse e assegni di ricerca” siano “aperti”, mi pare un’affermazione decisamente azzardata, dal momento che gli assegni vengono perlopiù finanziati con fondi di ricerca (es. PRIN), e dunque di fatto (e legittimamente, secondo me) assegnati ai giovani ricercatori componenti dell’équipe che ha ottenuto il finanziamento. Del resto, è tipico dei moralizzatori dell’Università (specie se anonimi) sostenere che i concorsi, se li perdono, erano “per gli altri”, mentre, se li vincono, erano “aperti”.

    • chi si avvantaggia della situazione non denuncia, chi è maltrattato registra l’isolamento nel quale si trova, le tattiche di evitamento alle quali è sottoposto, capisce che è fatto oggetto di mobbing, ma non può reagire se non vi è nessuno che ha il coraggio di dire: è ingiusto, state compiendo un reato.
      La prima cosa sarebbe creare un documento che tuteli i professori in ogni università. Vi è un codice per tutelare gli studenti, perché per i docenti no?

  3. Non condivido la lettera del Prof. Ciliberto sia nel tono che nella sostanza: in particolare sulla sostanza dei concorsi attuali art. 24 ed art. 18 legge Gelmini.

    Sull’art. 24 è stato introdotta la necessità di un Regolamento d’Ateneo che nelle diverse proposte dei diversi Atenei almeno prevede dei criteri, strampalati, assurdi, irrazionali ma criteri e non scriteri. Nell’art. 18 gli Atenei si muovono non con discrezionalità ma con arbitrio: alla conigli bianchi estratti da cilindri neri, in cui l’atto di magia è imposto dai gruppi forti, SSD forti presenti a livello di Dipartimento, e che il CdA non verifica ad esempio in base alle esigenze effettive dell’Ateneo per la didattica o la ricerca.

    Ben vengano le Linee Guida di Cantone, visto che spesso gli Atenei (forse meglio il mio Ateneo), non sa adottarle, gestirle ed imporle. Ben venga la tracciabilità dei concorsi, quando non esiste nemmeno un minimo di trasparenza: vae victis è il motto che i gruppi forti con una maggioranza bulgara all’interno di certi dipartimenti: gruppi o SSD forti sempre più forti e gruppi o SSD deboli sempre più deboli…

    Vada il Prof. Ciliberto a girare per i dipartimenti italiani e non si rinchiuda nella torre d’avorio della Matematica. Ma non è che Galois non vide pubblicata la sua ricerca dall’Accademia delle Scienze e sì che Cauchy, Fourier l’avevano pure ricevuta… E’ vero, però, mezzo secolo dopo fu riconosciuta di valore… Ma l’esempio è antico e non conta: i matematici uber alles…

    Cantone procedi! E le miriadi di segnalazioni, che un matematico minimizza, certo sono la prova di un malessere profondo: mala tempora currunt… da sempre!

    • “Nell’art. 18 gli Atenei si muovono non con discrezionalità ma con arbitrio”
      ________________________
      Un punto chiave è che è proprio l’art. 18 della l. 240/2010 ad essere molto poco vincolante. Chi si dota di regolamenti scritti ad arte (vedi “concorsi a statuto speciale”) si mette al sicuro dal TAR e da Cantone. È anche facile capire che per debellare la “peste dei concorsi” verrà spacciata la pozione miracolosa del modello IIT. Niente più concorso, ma selezioni virtuose per definizione (tanto non ci sono verbali da impugnare e nessuno può ricorrere). Il nostro futuro sono dei feudi sottratti ad ogni controllo. Per tutelare il diritto a un reclutamento equo e rispettoso dei diritti dei candidati e dell’interesse pubblico, è bene vigilare sulle regole. Intervenendo sulle regole si possono creare zone franche a confronto delle quali le baronie passate e presenti sembreranno acqua fresca. Per spiegarmi meglio, cito me stesso:
      ________________________
      “Con certi regolamenti, invece, condurre a “buon fine” quello che Figà Talamanca aveva definito “concorso a fotografia” diventa un gioco da ragazzi del tutto privo di rischi (soprattutto se la maggioranza dei componenti della commissione possono essere interni):
      _____________
      (1) Metti la fotografia nella tipologia di impegno didattico e di ricerca.
      (2) Nomini una commissione a maggioranza di interni che seleziona una lista di idonei lunga abbastanza da comprendere il “fotografato” (stando ben attenti a non menzionare la tipologia di impegno didattico e di ricerca nei giudizi messi a verbale).
      (3) Il dipartimento riceve la lista e, ohibò, scopre che uno degli idonei combacia con la fotografia riportata nella tipologia di impegno didattico e, senza sforzo, lo chiama tra tutti.”
      _____________
      https://www.roars.it/online/concorsi-a-statuto-speciale-non-solo-a-trento-ma-anche-a-verona/comment-page-1/#comment-59196

    • La legge 240 ha al suo interno tutti i meccanismi e le tutele giuridiche per rendere i “concorsi” attuali non appellabili. Ovvero ha semplificato i meccanismi che rendono possibile pilotare i concorsi. Le linee guida di Cantone renderanno queste procedure di pilotaggio (nel bene e nel male, ovvero sia per favorire il migliore che per favorire il collaboratore giovane) più semplici e più sicure contro possibili ricorsi da parte dei candidati esclusi. Manzoni ci ha già illustrato, nei promessi sposi, come funziona.

    • Posso fornire esempi di concorsi pilotati, in cui non ha vinto il migliore, in altri paesi. Ho esempi espliciti relativamente a Germania, Inghilterra e Stati Uniti.

    • Io, però, so anche di colleghi assunti all’etsero con poche pubblicazioni e neanche il dott.

  4. Riguardo la scienza italica, ho visto questo:
    1. Il pilotaggio dei concorsi.
    2. Il sottofinanziamento della ricerca.
    3. L’esilio di ottimi studiosi italiani.
    4. L’esistenza di ottima accademia e ricerca in Italia.
    5. Il rifugio a vita di capre in cattedra in Italia.
    6. La scarsa persistenza di capre italiche all’estero.

    Ora, per chi non avesse mai avuto sentore di tali accadimenti, lascio un detto della Mesopotamia:
    ‘O sazio nun crede ô diuno.

    • … ma mi faccia il piacere … l’elenco è incompleto
      1. Il pilotaggio dei concorsi.
      2. Il sottofinanziamento della ricerca.
      3. L’esilio di ottimi studiosi italiani.
      3bis la permanenza di eccellenti studiosi italiani nonostante le difficoltà
      4. L’esistenza di ottima accademia e ricerca in Italia.
      5. Il rifugio a vita di capre in cattedra in Italia.
      6. La scarsa persistenza di capre italiche all’estero.
      6bis. La persistenza di capre di tutto il mondo in paesi ricchi (USA).
      7 Il rientro in Italia di cosiddetti “cervelli in fuga” incapaci di fare alcunchè in Italia
      7bis Il rientro in Italia di cosiddetti “cervelli in fuga” capaci di fare in Italia cose di altissimo livello

      …. e non finisce qui …

    • Se “cattedre” significa professori ordinari, come al solito, bisognerebbe confrontarsi con i dati, che però smentiscono che i ranghi accademici più alti siano meno produttivi di quelli bassi.
      _____________________
      Giovanni Abramo • Ciriaco Andrea D’Angelo • Flavia Di Costa
      Research productivity: Are higher academic ranks more productive than lower ones?
      Scientometrics (2011) 88:915–928 DOI 10.1007/s11192-011-0426-6

    • Ho spiegato male il mio pensiero-testimonianza.
      Fermo restando che non mi riferisco agli ordinari, non intendo esprimere uno sguado d’insieme della realtà italica, ma solo quello che ho visto io.

  5. La cosa tragica è che, sul piano della analisi, hanno ragione sia Cantone che Ciliberto. La cosa ancora più tragica è che, dovendo passare ai fatti, in uno stato civile Cantone non dovrebbe esserci e le istituzioni dovrebbero essere governate da norme semplici che possano con semplicità far emergere le inevitabili ‘corruzioni’. La cosa ancora più tragica è che né Ciliberto, né altri universitari si rendono conto che le regole attuali sono fatte apposta per commettere ‘soprusi’ e favorire i furbi e disonesti. Il concorso vero è quello locale, che viene bandito in disprezzo delle esigenze didattiche sotto le spinte dei gruppi più potenti in Dipartimento. Nel bando si evidenzia il ‘profilo’ che ‘fotografa’ il vincitore. Alla fine il vincitore avrà vinto un concorso ‘aperto’ e nessuno è chiamato a rispondere del suo operato. L’impianto formativo delle nostre Università è ancora incredibilmente buono, tant’è che i laureati sono appetiti all’estero, ma il sistema è in caduta libera e presto degenererà anche sul piano didattico. I finanziamenti c’entrano poco per non dire niente.

  6. Naturalmente, esiste una via di mezzo tra il “fare di tutta l’erba un fascio” e il negare il problema. Ed è proprio lì, nel mezzo, che sta la verità.

    Al di là delle frasi fatte, occorre forse ricordare che la questione è mal posta, in quanto la sua formulazione – e le reazioni interne che ha suscitato, tra cui questa lettera – risentono non poco della presentazione semplicistica e per slogan datale dalla stampa. Qui c’entra poco la “corruzione” (intesa come mercimonio a scopo di lucro) e c’entra solo marginalmente il fenomeno del “familismo” negli atenei. Ciò di cui molti si lamentano – e il problema è trasversale ai settori – è lo strapotere delle grandi cordate nazionali, che il nuovo sistema di reclutamento non ha fatto che amplificare. I vincitori delle selezioni potranno pure essere validi e “meritevoli” finché vogliamo, ma senza la loro appartenenza ad un certo gruppo difficilmente sarebbero stati presi in considerazione. Credo che questo sia il punto.

  7. Sostengo il Dott. Cantone e non concordo con la lettera del Prof. Ciliberto, che sembra non rendersi conto di come vanno dai noi i concorsi universitari. Ma forse, nelle facoltà di matematica vanno in modo diverso?
    Ecco alcuni spunti di riflessione.
    -I concorsi nelle università italiane sono ad personam. Non c’è la minima attenzione al merito.
    -Non è vero che i giovani (e meno giovani) cervelli lasciano le università italiane per mancanza di fondi (che sarebbero comunque usati per i ‘raccomandati’ o, secondo le parole del cervello in fuga Dr. Formenti- Repubblica 25 settembre- per i noti collaboratori…)
    -I ‘cervelli’ lasciano già prima di sostenere i concorsi perché sanno già come andrà a finire.
    – Il ministro/a Giannini al grido ‘le università devono poter prendere chi vogliono’ (cosa che hanno sempre fatto, in barba alle leggi) sta peggiorando la situazione, favorendo il nepotismo.
    Tiziana Lorenzetti

    • “-I concorsi nelle università italiane sono ad personam. Non c’è la minima attenzione al merito.”
      ______________________
      Se è vero, qualcuno ci deve spiegare questi risultati:


      =========================
      “Ma forse, nelle facoltà di matematica vanno in modo diverso?”
      ______________________
      Alla luce dei dati, sembrano andare più che bene e questo rende comprensibile la reazione di Ciliberto:


      ======================
      -Non è vero che i giovani (e meno giovani) cervelli lasciano le università italiane per mancanza di fondi
      ______________________
      Un parere come un altro, che però non spiega come si faccia a trattenere i giovani con una spesa per l’università che è al penultimo posto dell’OCSE


      ======================
      -I ‘cervelli’ lasciano già prima di sostenere i concorsi perché sanno già come andrà a finire.
      _____________________
      Credo che pesino molto di più i concorsi che non iniziano perché non vengono banditi i posti (-20% in sette anni non sono noccioline).

  8. Condivido totalmente e assolutamente la lettera del Presidente dei matematici. Quando ho letto l’intervista a Cantone sono trasecolato. Costui ha offeso tutti gli universitari (se naturalmente le parole non son state travisate). Mi meraviglio che la Crui, il cun etc. non abbiano preso posizione in merito. C’è un diffuso “chi tace acconsente” che dimostra ancora una volta la debolezza di dignità e di identità degl universitari. Rispetto dignità e identità di cui parla Ilaria Capua sospettata come siamo ormai tutti noi (lei ha scelto di andarsene ma sono convinto che tra i suoi denigratori alcuni non sono ancora convinti della sua onestà). Non so che faccia comincerò i miei corsi e come mi presenterò con quale dignità (offesa?) a miei studenti (mi guarderanno come un corrotto?). Ilaria Capua se n’è andata il paradosso è che viene difesa da un dei più livorosi del giornalisti colui che continua da anni a coprire di sterco Unipubblica:GAS (GA.Stella). Insisto su una domanda (statistica) che continuo a pormi: se la gramigna c’è nel campo Università ce n’è di più o di meno che negli altri campi (Magistratura, alte cariche dello stato, Esercito, Notariato etc.).Perotti e la banda Bocconiana hanno dimostrato (male dice De Nicolao) che parentopoli in università c’è, ma si è chiesto Perotti se a quanta ce n’è in altri campi. Sia chiaro non per dire mal comune mezzo gaudio, ma per capire quanto devo vergognarmi (non come singolo ma come professore). Qua leggo in continuazione prese di posizione di AndreP, Paolo etc. che denigrano il modello, gente come loro nn sarà credo mai soddisfatta. In un concorso con 1 posto e 10 aspiranti i nove perdenti diranno sempre che il concorso è truccato, che uno era figlio di (e succede sia chiaro -nel mondo dello spettacolo lavorano soli i figli e le figlie di-), che di mezzo c’è un politico (indicato come essere corrotto e demoniaco) etc etc. Se poi uno dei 9 perdenti dovesse trovare collocazione all’estero, col mito ameriKano che abbiamo creato, se intervistato dirà di sicuro che lui è la dimostrazione lampante dello sfacelo del sistema… Come se non sapessimo che da sempre gli accademici (Newton stesso) considerano tutti gli altri degli imbecilli. Andrea, PaoloP hanno almeno una vaga idea di come vengono nominati i primari nelle regioni? E questi hanno la responsabiità della salute della gente…

  9. “Università corrotte? I nostri cervelli in fuga dall’Italia per i pochi fondi”
    ________________
    A commento delle dichiarazioni di Cantone era intervenuto anche un altro matematico. Giuseppe Mingione (Università di Parma), che tra l’altro, non è mai stato tenero nei confronti del malcostume accademico, anche nel suo stesso settore.
    ________________
    “Un rapido esame delle banche dati di riferimento internazionale restituisce la visione di un paese che riesce ancora ad essere straordinariamente competitivo nei settori delle cosiddette scienze dure (Biologia, Fisica, Matematica etc), che possono essere misurati bibliometricamente. Questi dati ci dicono che, almeno in questi settori, non può esserci solo corruzione se la perfomance è così buona, ma che, al contrario, non ce ne deve essere molta. Siamo invece in presenza di una comunità scientifica ancora vivissima e attiva, che fa di tutto per rimanere tale, contro ogni avversità. Tutto questo nonostante il sottofinanziamento della ricerca e il modesto numero di ricercatori che abbiamo in Italia (per mille abitanti, circa la metà di Germania e Usa, un terzo dei Paesi scandinavi etc). Dove cercare allora le cause primarie della cosiddetta fuga dei cervelli? Esse sono classiche e ben note: la drastica riduzione del numero di posizioni disponibili (il sistema universitario italiano si è contratto di circa il 20% negli ultimi dieci anni, unico caso al mondo). Ancora, la non competitività delle retribuzioni, e, ovviamente, gli scarsissimi finanziamenti. È di pochi giorni fa l’assegnazione dei fondi per la ricerca di base: solo 90 milioni in tre anni, che vuol dire poche centinaia di euro all’anno a ricercatore. Solo il 6% circa di progetti finanziati e con cifre insufficienti e da molti ritenute offensive. Se non ci sono posti, e con questi numeri, non si può che scappare, corruzione o meno.”


  10. La lettera di Ciliberto è citata anche da “Oca sapiens”
    ==============
    http://ocasapiens-dweb.blogautore.repubblica.it/2016/09/28/lavori-in-corso-45506-compreso/

    Parentopoli
    Ho ricevuto la mail di Stefano Pisani, grazie, così vado avanti con il servizio pubblico. Il presidente dell'Autorità nazionale anti-corruzione, Raffaele Cantone, sostiene che il nepotismo sia la causa della "fuga dei cervelli".

    Il presidente dell'Unione Matematica Italiana, Prof. Ciro Cilberto, ha risposto a Raffaele Cantone con una lettera aperta che trovi di seguito.

    Meno male che gliene dice 2+2, grazie prof! Risponde anche Marco Bella sul Fatto Q. Ah be' allora... anch'io:

    Nessuno nega che i concorsi truccati siano una delle cause, dott. Cantoni, sopratutto nei Dip. di Medicina, ma la fuga dei cervelli avviene a monte del trucco. Per farla breve, è la conseguenza di 20 anni di tagli, riforme dissennate, impunità dei baroni corrotti e omertà dei baroni onesti.

    Ma lei li ha visti i Prin? Provi a mettersi nei panni di un post-doc pagato 10 mila euro lordi/anno se va bene. Cercherebbe pane e cioccolata all'estero o farebbe la fame a casa?

    Uffa.



  11. “Cantone ha torto – mancano i concorsi”
    Alessandro Campi sul Messaggero
    ____________
    Per tornare alla fuga dei cervelli, causata secondo Cantone dalla corruzione dilagante e dal malaffare nei concorsi, essa in realtà dipende dalla miseria crescente dei fondi destinati in Italia alla ricerca e all’università. I laureati più brillanti e i dottori di ricerca se ne vanno all’estero semplicemente perché in Italia non si fanno più concorsi. Ovvero se ne fanno pochissimi, e quei pochi fortunati che entrano dei ranghi, dopo trafile estenuanti, spesso si debbono accontentare di quell’obbrobrio rappresentato dalla figura del “ricercatore a tempo determinato”: 3 anni più 3 di contratto col rischio dunque di trasformarsi in precari a vita. Non parliamo poi dei livelli retributivi, irriguardosi per persone che spesso accedono al ruolo avendo superato abbondantemente la trentina e avendo delle famiglie da mantenere.

    Il problema è che l’Italia – intendendo i governi degli ultimi vent’anni di ogni colore politico – ha smesso di credere nel valore strategico della ricerca superiore e della formazione universitaria. Si è proceduto, anno dopo anno, ad un politica sconsiderata di tagli negli stanziamenti pubblici e i risultati sono quelli che oggi si vedono … Qualcosa significa se la Corea del Sud (dove certo non mancheranno casi di nepotismo accademico e favoritismi nei concorsi) destina alla ricerca il 4,05% e l’Italia solo l’1,27% (la media dei Paesi Ocse è del 2,83%). Questa non è corruzione o malcostume, ma colpevole mancanza di visione politica.

    Viene anche da aggiungere che se i nostri giovani studiosi riescono così facilmente ad inserirsi nelle strutture accademiche internazionali è perché qualcuno li ha formati e preparati a dovere, non perché siano singolarmente dei fenomeni. E quel qualcuno è (in senso collettivo) quell’Università che nella rappresentazione mediatica di questi giorni si vorrebbe ridurre ad un generalizzato e riprovevole “tengo famiglia”.
    ____________
    qui il testo integrale: http://www.istitutodipolitica.it/wordpress/2016/09/25/universita-corruzione-e-fuga-dei-cervelli-perche-cantone-questa-volta-ha-torto/

  12. E se il fuoco di artiglieria non servisse ad altro che a spianare la strada alle Cattedre Natta? Secondo Francesca Puglisi (PD), “una sperimentazione per la selezione dei docenti universitari. Potrebbe rivelarsi un procedimento da estendere a tutti i docenti universitari. Negli ultimi decenni infatti dai concorsi degli anni `80 fino all’abilitazione scientifica, in molti hanno provato a sistemare la questione del reclutamento universitario. Questa – si augura – potrebbe essere la chiave giusta.”

    • Attenzione che già Cantone ha ritrattato..o “ritrattato”?
      Già nel trafiletto di RepTV che presenta questa trasmissione c’è scritto:
      “Più che la corruzione, fenomeni di nepotismo e mala amministrazione sono fra le cause di fuga di cervelli”
      da cui il titolo della trasmissione :-D
      In effetti pare che Cantone a Palermo qualche giorno fa, parlando di corruzione in Italia a 360 gradi (pare ci siano altri enti corrotti oltre l’università…che roba), abbia detto:
      “Il tema vero è che la corruzione è al centro di molte questioni – spiega Cantone – In questi giorni si è parlato delle università. Non ho mai affermato che la causa della ‘fuga dei cervelli’ sia solo la corruzione, ma sono convinto che sia certamente fra le cause. Più che la corruzione in senso stretto, parlo di fenomeni di nepotismo”
      da:
      http://www.cataniaoggi.it/2016/09/27/corruzione-cantone-anac-non-mi-sento-il-salvatore-della-patria/
      .
      Ora bisogna vedere se intende “nepotismo-nepotismo”, nepotismo in senso stretto cioè, oppure in senso lato, oppure in senso boh.
      Se tutto questo parlare a vanvera su questioni importanti, da parte anche di professionisti che dovrebbero osservare una certa etica del lavoro oltre che personale, non producesse poi effetti gravi, ci sarebbe un gran ridere di tutte le sparate che si fanno sui giornali e che poi anche i colleghi finiscono per fare.
      Di che segnalazioni parla Cantone? Un dettaglio di non poca importanza che non “istruisce la pratica” ma finisce, in questo modo, per essere un’affermazione interpretabile, che spara nel mucchio. Per la quale, dunque, da una parte è giusto richiedere informazioni più precise (segnalazioni di che tipo? da dove? per quali concorsi? cosa sarebbe la “mala amministrazione” adesso? e di quale “nepotismo” si parla? quali segnalazioni sono state effettivamente accertate? perché?) e, dall’altra, chi nell’università si ritiene non corrotto e non nepotista, come Ciliberto e tanti suoi colleghi matematici esempio, chiede le scuse prendendo le distanze.
      .
      Se si naviga sul sito ANAC non si trova nulla a proposito di segnalazioni per corruzione (almeno io non ho trovato nulla).
      Si trovano invece statistiche e delibere per quello che riguarda le segnalazioni per trasparenza:
      .
      http://www.anticorruzione.it/portal/public/classic/AttivitaAutorita/Trasparenza/Vigilanza/_VigilanzaSegnalazioni
      .
      divise per anni. Guardando ad esempio questo report:
      .
      http://www.anticorruzione.it/portal/rest/jcr/repository/collaboration/Digital%20Assets/anacdocs/Attivita/Trasparenza/Vigilanza/Segnalazioni/20160210/Report_dettaglio.pdf
      .
      si vede che 4 segnalazioni accertate su 137 riguardano le università. In altri casi, non si tratta di % molto diverse.
      .
      Si attendono reportage sensati anche sulla corruzione/nepotismo e sulla base di questi si potranno poi fare considerazioni avvedute. Sul nepotismo in senso stretto, (non in senso lato o in senso boh) abbiamo già prodotto, grazie ai Ferlazzo, Abramo ecc… e al bravo Giuseppe.
      .
      Mi stupisco (per modo di dire) anche a leggere commenti qualunquisti dei colleghi sui concorsi. A parte il fatto che sputare nel piatto dove si mangia non è bello (con “sputare” intendo “disprezzare da qualunquisti”, non “criticare a ragion veduta”), poi almeno argomentate.
      Non vanno bene i concorsi? Quali? Reclutamento o avanzamento? In questo momento storico possiamo dar la colpa solo ai meccanismi concorsuali o anche al fatto che nel 2008-2014 non ci sono stati concorsi? Al turn over bloccato? Che ruolo hanno le risorse diminuite di un miliardo (su 7 totali) dal 2009?
      .
      E poi, i discorsi sui meccanismi di carriera all’estero. Per favore, almeno voi colleghi, basta coi:
      “John si è laureato in Maryland e ha preso il dottorato in Nevada prima di diventare full professor in Carolina del Sud” “Ma no, Esther ha fatto carriera in Nebraska dall’inizio alla fine!” “Gunther in Germania pure, sono sicuro” “Ma Olafsson in Svezia non è associato dove ha fatto il dottorato”. E basta!!
      Anche qui, non è meglio informarsi?
      Per esempio qui:
      .
      http://www.eui.eu/ProgrammesAndFellowships/AcademicCareersObservatory/AcademicCareersbyCountry/Index.aspx
      .
      Un Olafsson non fa una carriera. Ma neanche un Gunther.

  13. C’è aria di riforma. Si critica, si infanga e si riforma. E’ il solito sistema. Una Camera dei Deputati, composta in gran parte da “nominati”, e un Senato, se passa la “riforma”, composto tutto da “nominati”, spinti anche da Cantone, che è un “nominato” (da Renzi e scusate la domanda impertinente: perchè lui e non un altro?) riformerà l’Università in modo che i suoi componenti, molto probabilmente, saranno “nominati” dall’ANVUR, altro organo di “nominati”. A quel punto le critiche si placheranno e giornali come il Corriere e la Repubblica, (quest’ultima ha pubblicato numerosi articoli critici negli ultimi giorni sull’Università italiana arrivando addirittura a riesumare antiche dinastie ormai quasi estinte come se fossero tuttora operanti) torneranno a quietarsi, sgranocchiando le mance-sovvenzioni elargite dal potere politico.

  14. @giuseppedenicolao come risposta al mio commento più sopra.
    Si quello che scrivi è vero, ognuno di noi ha la sua ricetta più o meno casereccia per i concorsi “ideali” (l’utopia dei concorsi). Storicamente per averne un’idea conviene riferirsi ai concorsi di Fermi come candidato e poi presidente di commissione (Majorana ed figlio di Gentile). Per me la corruzione non solo è scambio di vile denaro ma fare per un qualsiasi interesse qualcosa contrario ad un’etica o ad un interesse pubblico prevalente: per un figlio, per un parente/affine, per un affiliato ad una qualsiasi gruppo di sodali…
    Mi viene in mente un discorso di Turati in Parlamento agli inzi del secolo scorso (? cito a memoria e mi funziona anche male…)
    E’ in discussione il suffragio femminile da cui una proposta del Parlamento escludeva le prostitute iscritte nell’apposito elenco delle prefetture.
    Turati fa’ notare che le prostitute vendono il loro corpo per tante ragioni, ma quanti vendono la propria anima per interesse: una moglie che sposa non per amore un uomo ricco, un postulante che vende il proprio voto o il proprio assenso per interesse… etc.
    L’arte dei concorsi comunque la si metta, del supremo interesse del Paese (SIC!!) a chi importa.
    A me piace l’art. 24 con criteri quantitativi prestabiliti, e poi delle penalizzazioni per quel Dipartimento che chiama male o non chiama affatto il vincitore non voluto (pure questo è capitato).

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