Perché età accademica e multimodalità
minacciano la tenuta delle abilitazioni scientifiche

Chi meglio di Jorge Luis Borges avrebbe saputo raccontare l’oscuro fascino delle mediane dell’ANVUR? I database bibliometrici che inseguono la ragnatela delle citazioni evocano la “Biblioteca di Babele”. Le mediane, numeri capaci di cambiare la carriera e il futuro dei ricercatori, sono chiaramente ispirate alla “Lotteria a Babilonia”. E tra l’altro, Borges non disdegnava nemmeno i racconti di ambientazione accademica (“La Subornazione”). Secondo un mio collega francese, c’è anche un altro racconto illuminante, intitolato “Tema del traditore e dell’eroe”. Ma è meglio non divagare. Atteniamoci agli aspetti tecnici. Lo scopo di questo articolo è spiegare perché le nozioni di età accademica e multimodalità sono particolarmente critiche per la tenuta delle abilitazioni scientifiche a fronte di eventuali ricorsi.

Il principio del domino

Se vi trovate a progettare le regole che dovranno governare un sistema complesso, non potete ignorare il “principio del domino”. Più aumenta la complessità di un sistema meno affidamento si può fare sul corretto funzionamento di tutte le componenti. Qualcosa andrà sicuramente storto e sarà necessario prevedere dei rimedi nei confronti degli imprevisti. Ma si può rimediare solo su scala limitata. La situazione peggiore è quando un guasto si propaga a catena provocando il collasso globale. L’immagine è quella delle tessere del domino in posizione verticale, allineate una dietro l’altra. Se cade la prima tessera, le altre la seguiranno inesorabilmente prima che sia possibile arrestare la reazione a catena. Per avere un sistema robusto le interazioni tra le diverse parti devono essere ridotte all’indispensabile. Il peggior sistema di regole è quello che crolla al primo soffio come un castello di carte, perché ogni carta trascina con sé quelle vicine.

Le regole bibliometriche per le abilitazioni scientifiche nazionali sono state criticate da molti punti di vista, ma nessuno ha evidenziato adeguatamente l’effetto domino che può essere innescato da due regole chiave del regolamento: la normalizzazione per l’età accademica e la multimodalità.

Età accademica: finzioni

Mentre per i commissari non si applicano normalizzazioni, per i candidati gli indicatori sono normalizzati in funzione dell’età accademica, come precisato nell’art. 17 della Delibera ANVUR n. 50 del 21/06/2012:

Ai fini della procedura di abilitazione, la normalizzazione per età accademica degli indicatori avviene dividendo il valore di ogni indicatore per l’età accademica, rilevabile dalla data della prima pubblicazione scientifica pertinente al settore concorsuale.

Lasciando da parte la controversa normalizzazione dell’h-index (Abilitazioni e mediane ANVUR: dipaniamo il caos strisciante), consideriamo la normalizzazione del numero di articoli pubblicati negli ultimi 10 anni e del numero citazioni ricevute nel corso della carriera.
Si vede subito che l’età accademica è problematica perché non è facile da controllare ed esiste un forte incentivo alla sua manipolazione. Infatti, ad un ricercatore la cui vera età accademica è pari a 10 anni, ma che ha pubblicato soprattutto negli ultimi 5 anni, converrebbe “nascondere” i lavori più vecchi di 5 anni. Infatti, se la sua età accademica fosse pari a 5, applicando la normalizzazione si troverebbe a moltiplicare il numero dei suoi articoli e delle sue citazioni degli ultimi 5 anni per 10/5 =2, ovvero li raddoppierebbe.

La situazione è resa più critica dalla relativa facilità con cui l’età accademica è manipolabile. Se un ricercatore “nasconde” le sue pubblicazioni meno recenti, per esempio non riportandole nel suo sito docente, l’unico modo per smascherarlo è una ricerca sui database citazionali, non facilmente realizzabile in modo automatico per tutti i candidati a causa di errori, omissioni e omonimie nei database stessi. Tra le FAQ dell’ANVUR era apparsa una nota, prontamente scomparsa (Mamma, mi sono perso la FAQ sulla manipolazione dell’età accademica!), che precisava che l’età accademica sarebbe stata calcolata solo in base ai prodotti di ricerca presentati dal candidato e non in base a quelli presenti nel sito docente:

Poiché il valore normalizzato rilevante per i candidati è quello dichiarato alla commissione, non vi è alcun incentivo razionale a manipolare l’età accademica nella compilazione del sito docente.

Insomma, una specie di strizzata d’occhio ai candidati: noi (ANVUR e commissioni) chiuderemo un occhio e faremo finta di vedere solo le pubblicazioni che dichiarerete nell’atto di presentare domanda di partecipazione. La mancanza di chiarezza è particolarmente  grave perché per molti candidati abbassarsi l’età accademica può essere decisivo al fine di superare le mediane bibliometriche.

Ma i professori associati fungono anche da riferimento per il calcolo delle mediane che devono superare i candidati all’abilitazione di II fascia. Pertanto, le manipolazioni operate a proprio vantaggio dagli associati già in ruolo possono danneggiare gli aspiranti associati la cui asticella potrebbe essere ingiustamente alzata.

Facciamo un semplice esempio relativo alle citazioni per anno. In un settore concorsuale, l’associato “mediano” (da cui dipende la soglia per le abilitazioni di II fascia) ha 180 citazioni ed un’età accademica pari a 9. La mediana delle citazioni per anno è pertanto

cit. per anno: 180/9 = 20

Supponiamo anche che l’associato immediatamente superiore abbia 32 citazioni per anno. Ora, immaginiamo che il primo articolo dell’associato “mediano”, pubblicato 9 anni fa, non abbia ricevuto citazioni e che l’articolo immediatamente successivo risalga a 6 anni fa. Nascondendo sotto il tappeto l’articolo di 9 anni fa, l’età accademica si riduce a 6 anni ed il numero di citazioni per anno dell’associato mediano diventa

cit. per anno: 180/6 = 30

con un incremento che può essere decisivo per passare la mediana per l’abilitazione di I fascia. Tuttavia, come conseguenza di questa omissione, tutti gli aspiranti associati vedono aumentare la mediana da 20 a 30 citazioni per anno.

Riassumendo: un’omissione o una manipolazione che, alterando l’età accademica, provoca vantaggio al singolo può danneggiare numerosi altri candidati. Un primo esempio di effetto domino: l’errore (o dolo) del professore associato non rimane confinato al singolo (che si avvantaggia), ma può propagarsi ai criteri per accedere alla II fascia, danneggiando numerosi altri concorrenti. Alla luce degli interessi contrastanti, ci sono tutti i presupposti  perché  i candidati esclusi a causa della mediana delle citazioni per anno chiedano la verifica (per via giudiziaria, se necessario) dell’età accademica degli associati del loro settore concorsuale.

Vale la pena di notare che, se l’asticella non fosse la mediana dei docenti in ruolo, ma fosse statica (bloccata ad un valore ritenuto congruo in relazione al particolare settore concorsuale) verrebbe meno l’effetto domino. Infatti, le manipolazioni avrebbero solo effetti  individuali: i singoli ne trarrebbero vantaggio (se non scoperti), ma senza ledere gli interessi di altri candidati. Infatti, se scoperti, la correzione non influirebbe sull’ammissione o meno di altri candidati.

Qualcuno osserverà che gli errori e le manipolazioni sarebbero possibili a prescindere dall’uso dell’età accademica. Per esempio, se si considera il numero di articoli negli ultimi 10 anni, un ordinario potrebbe ometterne alcuni  (per pigrizia o distrazione). È  vero, ma in tal caso la propagazione sarebbe meno grave perché gli associati non avrebbero interesse a presentare ricorso, dato che l’omissione dell’ordinario può solo abbassare l’asticella che devono superare. Se chi sorveglia decide di chiudere un occhio, nessuno ha motivo di lamentarsi. A patto che non si consideri la regola della multimodalità che, come vedremo, riesce a rendere letali anche queste omissioni altrimenti poco nocive.

La multimodalità di sabbia

Per il calcolo delle mediane si deve fare riferimento a quanto prescritto nell’Art. 15 della Delibera ANVUR n. 50 del 21/6/2012 che integra dal punto di vista tecnico le norme del D.M. “Criteri e parametri”, n. 76 del 7/6/2012. Apparentemente, il criterio della mediana è molto semplice. Per ogni indicatore si fa una lista ordinata dei professori in base al punteggio e si prende il punteggio del professore che sta nella posizione centrale (il sesto su undici per intenderci).
Tuttavia, un aspetto fondamentale degli indicatori di produttività ed impatto bibliometrici è che le loro proprietà statistiche variano notevolmente a seconda della disciplina scientifica considerata. Per esempio, i medici scrivono mediamente più articoli e si citano di più a vicenda di quanto non facciano i matematici. Apparentemente, il criterio della mediana è immune a questa obiezione in quanto determina la soglia proprio sulla base delle statistiche bibliometriche di ogni specifico settore concorsuale.

Tuttavia, possono esistere differenze significative anche dentro lo stesso settore concorsuale, nel qual caso usare un’unica mediana per comunità scientifiche con “differenze strutturali nelle modalità di ricerca e pubblicazione dei risultati scientifici” sarebbe iniquo. Alla luce di queste differenze, la strada più semplice e robusta sarebbe stata quella di calcolare una mediana separata per ogni settore scientifico disciplinare (SSD), ovvero per il livello di granularità più fine che può essere individuato in modo oggettivo a livello istituzionale.

L’ANVUR, invece, ha voluto condizionare lo “scorporo” di un SSD al soddisfacimento di specifici criteri numerici:

d) se il SSD ha una mediana inferiore a quella del settore concorsuale si calcola il numero dei professori ordinari del SSD il cui indicatore supera la mediana del settore concorsuale. Se il numero è superiore al 25% dei professori ordinari del SSD si procede come in c). Se il numero è inferiore al 25% per il SSD e per tutti i docenti che vi afferiscono si utilizza la mediana del SSD.
(art. 15, Delibera ANVUR n. 50/2012)


Consideriamo un settore concorsuale, d’ora in poi denominato 15/A1, che è composto da due SSD:

  1. SET-SCI/01
  2. SET-SCI/02

Supponiamo che SET-SCI/01 abbia una mediana più bassa di quella dell’intero settore concorsuale 15/A1. La situazione più vantaggiosa è quella in cui meno del 25% dei professori ordinari di SET-SCI/01 supera la mediana del settore concorsuale. Infatti, in tal caso, il SSD viene scorporato con due conseguenze:

  • il 50% degli ordinari di SET-SCI/01 sta sopra la mediana del proprio SSD ;
  • i candidati alle abilitazioni di I fascia di SET-SCI/01 si confrontano con la mediana di SET-SCI/01, più bassa di quella relativa all’intero settore concorsuale 15/A1. Si noti che le mediane di alcuni SSD scorporati sono risultate persino nulle o comunque molto prossime a zero.

Viceversa, se il SSD SET-SCI/01 non viene scorporato, i suoi appartenenti devono confrontarsi con le mediane del settore concorsuale 15/01 con due conseguenze:

  • la percentuale degli ordinari di SET-SCI/01 che supera la mediana è compresa tra 25% e 50%;
  • i candidati alle abilitazione di I di SET-SCI/01 usano delle mediane che fanno riferimento ad un insieme di docenti (l’intero settore concorsuale 15/01) che in media sono  bibliometricamente più produttivi di loro. In alcuni casi ciò può comportare l’esclusione di tutti i candidati mettendo a repentaglio la sopravvivenza di SET-SCI/01.

Alla luce di tutto ciò, gli ordinari di SET-SCI/01 avevano  tutto l‘interesse a non caricare i loro prodotti sul sito docente o addirittura a cancellarli. In tal modo,  meno del 25% di loro avrebbe superato la mediana del settore concorsuale 15/01, spianando così la strada all’agognato scorporo che, come detto, può essere di vitale importanza per la sopravvivenza del SSD. Questo tipo di manipolazione non danneggerebbe il SSD SET-SCI/02, se non in modo indiretto: infatti aumenterebbe il numero di ordinari sorteggiabili di SET-SCI/01, riducendo la probabilità degli ordinari di SET-SCI/02 di finire in commissione.

Ma, il vero problema sono le pubblicazioni mancanti degli ordinari del SSD SET-SCI/02. Immaginiamo che SET-SCI/01 abbia diritto allo scorporo, ma che il mancato inserimento di alcune pubblicazioni degli ordinari di SET-SCI/02 abbassi la mediana del settore concorsuale 15/01 al punto da essere superata da più del 25% degli ordinari di SET-SCI/01. In tal caso, SET-SCI/01 perderebbe il diritto allo scorporo e verrebbe ingiustamente danneggiato dalla negligenza degli ordinari di SET-SCI/02. Ne segue che i SSD che non sono stati scorporati hanno interesse a presentare ricorso per verificare la completezza delle pubblicazioni caricate dagli ordinari degli altri SSD appartenenti allo stesso settore concorsuale.

Aver usato delle “mediane di sabbia”, il cui diritto ad esistere dipende dalla statistiche bibliometriche dei professori in ruolo, non solo crea un incentivo alla manipolazione, ma introduce un secondo effetto domino. Infatti, le omissioni di un SSD possono danneggiare gravemente gli altri SSD dello stesso settore concorsuale, costringendoli  a confrontarsi con mediane più alte, in alcuni casi persino pregiudizievoli nei confronti della sopravvivenza del SSD.

In alcuni casi, un singolo articolo o una singola citazione in più o in meno può decidere l’inclusione o l’esclusione decine di candidati ed aspiranti commissari. Nulla di tutto ciò  sarebbe successo se tutti gli SSD fossero stati scorporati a priori, evitando di introdurre interazioni fatali per la robustezza dei criteri bibliometrici.

Post Scriptum. Il mio articolo tecnico finisce qui. Lo avevo mandato in anteprima all’amico e collega Pierre Menard, un profondo conoscitore dell’opera di Borges. Il collega francese è rimasto affascinato dal labirinto delle mediane e mi ha mandato alcune sue deduzioni che, per quanto congetturali, sono di seguito riportate per soddisfare una sua esplicita richiesta.

Il valutatore nel suo labirinto

di Pierre Menard

1. L’Artefice

È difficile non ammirare la geometrica precisione del meccanismo autodistruttivo messo a punto dall’ANVUR. I denti degli ingranaggi collimano alla perfezione e ogni dettaglio è indispensabile alla catastrofe. Se invece delle mediane, soglie dinamiche che dipendono dalle informazioni – necessariamente incomplete – fornite dagli stessi valutati, fossero stati impiegati i criteri statici proposti dal CUN, omissioni ed errori non avrebbero avuto alcun modo di propagarsi. Senza il discutibile artificio dell’età accademica, non sarebbe stato possibile contrapporre tra di loro gli interessi dei candidati e sarebbe venuto meno l’interesse a ricorrere contro le omissioni e gli errori degli altri colleghi. Il tocco di genio finale è la  multimodalità di sabbia: un errore nei dati di un singolo ricercatore può portare in vita o precipitare nel nulla la mediana in un intero settore scientifico, salvando o condannando in un colpo solo decine di commissari e candidati. Una magistrale esemplificazione del principio del domino.

Far affondare le abilitazioni nazionali perché – in contrasto con il D.M. “Criteri e parametri” – si usa l’indice di Katsaros (l’indice-h contemporaneo) sarebbe  banale sciatteria, solo in parte nobilitata dal “nomen omen”. Un po’ come il vostro connazionale Schettino che dirige la Concordia verso gli scogli per fare l’inchino all’isola del Giglio. Invece, il principio del domino garantisce un naufragio più tragico e grandioso, un vero Titanic accademico.

Non è plausibile che questa mirabile geometria suicida sia frutto del caso: un argomento quasi teologico mi impone di dedurre l’esistenza dentro l’ANVUR di un abile e spregiudicato architetto di labirinti suicidi, che chiamerò l’Artefice.

 

2. Tema dell’eroe e del traditore

È questo il titolo di un racconto di Borges scritto nel 1944 in cui «l’azione si svolge in un paese oppresso e tenace».  La trama si riassume in poche righe. Ad un secolo dalla morte di un patriota, Fergus Kilpatrick, il bisnipote Ryan indaga sull’assassinio del suo avo. La storia ufficiale narra di un uccisione a tradimento, attribuita alla polizia inglese.

Ma nulla è come sembra. Ryan scopre che gli eventi sono una messinscena che ricalca troppo da vicino il  Giulio Cesare e il Macbeth di Shakespeare. Il  presunto eroe era in realtà un traditore che, smascherato e condannato in segreto dai propri compagni, aveva accettato di morire recitando la parte dell’eroe che non era. Il bisnipote Ryan si convince anche che alcuni indizi fossero stati seminati intenzionalmente per consentire la scoperta della verità, ma alla fine preferisce scrivere una biografia che conferma l’eroismo dell’avo.

Non diversamente, il misterioso Artefice dell’ANVUR è un traditore e, a insaputa degli altri colleghi dell’Agenzia, trama per far fallire le abilitazioni scientifiche, avendo forse in odio i criteri bibliometrici automatici che dentro di sé ritiene inapplicabili e assurdi. Persegue il suo scopo in modo obliquo ma inesorabile, architettando regole suicide e meccanismi ad orologeria autodistruttivi.

Anche Roars  è una pedina inconsapevole dei suoi disegni. Quando gli articoli di Roars smascherano gli errori delle regole che lui stesso ha proposto, l’Artefice sfrutta la fonte delle critiche per dipingerle come frutto di ostilità preconcetta e convincere i colleghi dell’ANVUR ad ignorare persino le falle più evidenti. Pertanto, anche l’ironia più graffiante fa il gioco dell’Artefice. Poco gli importa di essere paragonato a Mr. Bean, se ciò lo aiuta a portare a buon fine il sabotaggio.

E come Kilpatrick anche l’Artefice semina indizi del suo opus destruens. Perché architettare vertiginosi e virtuosi meccanismi autodistruttivi quando basterebbe un maldestro indice di Katsaros? C’è una sola risposta: perché, da artista orgoglioso del suo talento, l’Artefice non può fare a meno di dichiararsi al mondo  tramite la geometrica precisione dei suoi disegni, fin troppo elaborati rispetto allo scopo.

 

3. Elogio dell’ombra

Ho meditato a lungo se  rivelare o meno l’esistenza dell’Artefice. Dopo aver riletto “Il Parlamento”, sono giunto alla conclusione che anche la pubblicazione delle mie deduzioni rientra nei suoi disegni. Infatti, l’artefice, un probabile membro della “Setta dei Trenta”, non teme affatto di essere scoperto dai colleghi dell’ANVUR, anche perché sa che nulla verrà fatto trapelare all’esterno dell’Agenzia.

La  memoria dell’inaudito opus destruens dell’Artefice, il cui nome resterà nell’ombra, è affidata unicamente a queste mie righe congetturali di cui spero mi sarà grato.

Parigi, 20 Agosto 2012

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70 Commenti

  1. La normalizzazione dell’età accademica come determinata dall’ANVUR paradossalmente penalizza i candidati più giovani.
    Per l’European Research Council, (ERC) l’equivalente dell’età accademica parte dal momento del conseguimento del dottorato. Per l’ANVUR, dal momento della prima pubblicazione presente in un database. Nella maggior parte delle discipline scientifiche, si inizia a pubblicare durante la laurea o in casi particolari durante il tirocinio. Esiste un periodo “morto” tra la pubblicazione e il momento in cui questa inizia a essere citata. Le citazioni non crescono in modo lineare con gli anni, ma aumentano in modo molto variabile all’inizio, per poi arrivare a un incremento più costante.

    Se prendiamo come esempio i 100 metri di Bolt, l’uomo più veloce del pianeta, questi sono corsi in 9.6 secondi. Nella staffetta 4×100, in cui 4 atleti corrono ciascuno 100 metri, ci si aspetterebbe che un tempo di 9.6X4= 38.4 secondi sia imbattibile (Bolt e 3 suoi cloni). Invece, i tempi olimpici sono ben sotto i 38 secondi, e il record del mondo è attualmente di 36.8 secondi. Il motivo è che i tempi dei corridori nelle frazioni 2-4 non sono conteggiati al momento della partenza da fermo, ma quando i corridori hanno già un a certa rincorsa. Lo stesso Bolt è molto più lento all’inizio della sua corsa, che non alla fine. Una volta lanciati, è più agevole continuare.

    Un articolo magari di limitata diffusione può quindi aumentare l’età accademica di uno-due anni. Nel calcolo della normalizzazione delle citazioni, l’età accademica è a denominatore, e se questa è di circa dieci anni, lo scarto di una o due unità può comportare effetti paradossali, ovvero non superare la mediana per il PA includendo le prime pubblicazioni o superare la mediana dei PO escludendole. Il caso limite è poi quello di due candidati la cui prima pubblicazione appare ad esempio nel dicembre 2001 e nel gennaio 2002. Uno potrebbe superare la mediana e l’altro no.

    Da un punto di vista tecnico di corretta valutazione di un parametro quindi, è sicuramente più corretto escludere le prime pubblicazioni. Da un punto di vista etico invece, questo non è discutibile.
    Dal modello di domanda presente sul sito cineca, sembra che sia effettivamente possibile escludere alcune pubblicazioni. In molti casi, eliminando le pubblicazioni più vecchie, soprattutto quelle prima del 2002 che non entrano nel conteggio dell’indicatore numero pubblicazioni e con tutta probabilità nell’indicatore indice H, è possibile rientrare nei valori che superano la mediana.

    • No, il #articoli si normalizza solo se si ha età accademica <10

      # articoli * 10/età (essendo età < 10 ottengo una leggera 'inflazione' di #articoli)

  2. C’è una sola via per fermare tutto questo e senza fare i ricorsi. Esigere la pubblicazione di tutte le supplementary informations riguardanti i dati usati da anvur docente per docente. Esistono, sono state usate e riguardano il nostro futuro. Devono essere pubblicate e non esiste un segreto di Stato. Dobbiamo essere fermissimi su questo, L’alternativa è chiedere ad Anonymous i files.

  3. Avete presente i naufraghi che stanno morendo di fame e discutono delle loro ricette preferite? Ecco, forse questa storia delle mediane e delle abilitazioni sta facendo perdere di vista il fatto che di concorsi ce ne saranno ben pochi… Sarà voluto?

  4. mi sembra strano il generale silenzio sull’iniquità di equiparare strutturati e non strutturati sotto il profilo dell’età accademica. agli strutturati vengono abbuonati i congedi per maternità. e a chi ha dovuto arrabattarsi con lavori mercenari per campare la vita non viene abbuonato nulla

    • Sono assolutamente d’accordo con te. La cosa è iniqua e fatta non curandosi minimamente del problema. E’ assurdo che vengano contati come età accademica tutti quei periodi in cui un precario non è riuscito ad avere il contratto rinnovato per mesi o a dovuto fa altro per campare. Ci sono poi contraddizioni secondo me formali. Ho consultato il CINECA e ho saputo che le Co.Co.Co. non sono da considerarsi come esperienze professionali pregresse ma come altri titoli. Allo stesso tempo però il periodo in cui sono state erogate fa parte dell’età accademica!

    • Perché in 6 anni hai fatto 42 articoli e prima in 4 anni solo 3. Perché quei 3 sono stati poco citati nonostante più vecchi.

      Tutto vero. Quindi potendo fare questi “giochetti” laddove le mediane sono (per ora fisse) perché tante lamentele? Non leggo qui molti che si lamentano di aver superato le mediane.

  5. In questi articoli si fa spesso riferimento a come sia facile manipolare l’etá accademica, e a come siano possibili certi complotti che favoriscano un gruppo oppure un altro. Si dimentica di menzionare che ciò è disonesto. Ma perchè diavolo occorre ribadire quanto sia facile calarsi l’età accademica? Forse perchè gli autori di questi post lo farebbero? O perchè temono che il collega senza pelo sullo stomaco lo faccia? E allora? Disonesto/a lui/lei. Che paura devo avere io a comportarmi onestamente? Tutti questi ragionamenti in malafede abbattono la credibilita degli articoli stessi.

    Si può senz’altro discutere/suggerire come l’età accademica possa essere resa non manipolabile (e forse debba esserlo), ma spiegare sistematicamenre in ogni post l’illegittimo e illegale segreto della giovinezza accademica a me pare un incentivo. Se é per questo si può mentire sui titoli, sulle pubblicazioni, sulle fellowship, sui riconoscimenti, sull’appartenenza a comitati editoriali, etc.. No?

    • Quindi secondo la sua logica, chi identifica strumenti atti a riciclare danaro sporco farebbe meglio a non denunciare la cosa. Idem per l’esportazione di capitali all’estero. Dire che una regola è malfatta perchè incentiva comportamenti opportunistici, che sono per loro natura anche sleali, è un errore? La sua posizione è irrazionale e eticamente debole. Le ricordo che non porta la colpa degli errori altrui chi li denuncia. Naturalmente siamo consapevoli che vi sono persone che pensano comunque di avvantaggiarsi con questo sistema e quindi sono disposte a chiudere gli occhi, sarebbe bene però che almeno rinunciassero alle lezioni di morale.

    • Basterebbe che l’ANVUR aggiungesse che i commissari (o chi per loro) provvederanno a verificare le età accademiche dei soggetti candidati provvedendo ad esludere il soggetto laddove vi fosse palese manomissione. Un po’ come con le autocertificazioni. L’età accademica è una autocertificazione dopotutto. Sbaglio?

    • Il problema è che se si scopre che un’età accademica di un PA è stata manipolata, non basta “punire” il soggetto. Infatti, potrebbe cambiare la soglia per le abilitazioni di II fascia mentre la procedura è già in atto. Anzi, alcuni candidati sulla base della mediana pubblicata (ed errata) potrebbero aver rinunciato a far domanda. Ancora peggio: la manipolazione potrebbe essere stata decisiva per effettuare o meno lo scorporo di uno o più SSD. Per certi SSD essere scorporati o meno è la differenza tra sopravvivere o morire.

      Effetto domino, appunto.

      Thor ha ragione: vanno pubblicati tutti i dati in modo che tutti possano verificare la correttezza dei calcoli delle mediane sia dei settori concorsuali che quelle dei SSD, essenziali per decidere gli scorpori. Non ci sono problemi di privacy: sono dati già presenti sulle banche dati internazionali. Però potrei scoprire che un PO si è scordato di inserire una pubblicazione e che così si è abbassato l’età accademica finendo per alzare proprio la mediana che i PA devono superare. Va fatto subito. Dopo, è troppo tardi.

    • In teoria i candidabili commissari dovrebbero essere già noti. L’anvur li conosce ma li nasconde e poi succede magari che a fare domanda sono più del 50% dei PO di un settore. E’ paradossale. Se in un settore i requisiti fossero 60, 2200 e 22 anzichè 42, 1365 e 19 cosa potrebbe accadere?

    • Ovviamente. Qualche volontario nel proprio SSD può controllare. Se poi nessuno contralli fatti loro. Concordo.

      Detto ciò l’argomento del mio post è reltivo alla legittimità o meno di barare sulle età. Se ne discute come se fosse lecito. Il mio punto è che barara è un falso, così come lo è un’autocertificazione.

      Ma i dati li pubblicheranno mai? Ne dubito assai…

    • “Però potrei scoprire che un collega ha “scordato” di inserire una pubblicazione e che così si è abbassato l’età accademica finendo per alzare proprio la mediana che io devo superare.”

      OK, va bene, ma non potrò mai sapere se un non strutturato parteciperà al concorso “nascondendo” i lavori che vuole e quindi “superare allegramente tutte le mediane che vuole.
      Secondo me il ministro deve fare una piccola correzione all’età accademica. Si deve stabilire che l’età accademica parte dalla prima pubblicazione e che comunque non può essere inferiore all’età accademica desumibile da date certe come quella dell’inizio del dottorato, borsa di studio per ricerca, assegno di ricerca e/o altro ruolo asegnato da enti di ricerca statali. A questo punto ognuno è libero di caricare sul sito docente quello che meglio crede, ma la sua età accademica avrà un valore minimo certo. Per quelli che non hanno mai avuto nessun ruolo nell’accademia e/o enti di ricerca, l’età accademica “minima” dovrebbe essere uguale alla “media” di quella dei colleghi della stessa età cronologica per il SSD in cui si concorre.
      A me sembra l’unico modo per vneir fuori dal pantano dell’età accademica.

    • Chi identifica strumenti atti a riciclare denaro fa bene a denunciare la cosa. Certamente. Preventivamente però, ovvero quando non vi é certezza che questo strumento è pratica diffusa, non ha molto senso denunciarlo in continuazione. A meno che non ragioniamo in totale malafede e pensiamo: “i miei colleghi mi fregheranno”.

      Si può discutere sulla bontà della regola ma leggendola, io, non vedo proprio perchè debba incentivare comportamenti opportunistici: l’età accademica si calcola a partire dal primo prodotto in banca dati. Lei dove vede questo incentivo? (l’incentivo lo vedo solo in queste pagine).

      È giusto far presente come sia facile a manipolare l’età, ma allo stesso modo, illegittimo, si puó modificare un intero CV (stessa autodichiarazione). Perchè non si denuncia anche questo a ripetizione? Rispondo da solo: perchè tra gente seria ha poco senso parlare della cosa in questi termini (si può fregare qui, qui e qui, queste sono le istruzioni per farlo). E allora smettiamo con questa storia che si puó rubare sull’età!

    • Bioing, si faccia un rapido tour nella letteratura scientometrica (basta google scholar) a proposito di manipolazioni degli indici quantitativi. Potrà divertirsi a accusare di malafede illustri studiosi di una dozzina di paesi, e perdere un po’ di tempo per capire di cosa stiamo parlando. Lo faccia e poi ritorni senza passare dal via. Nel frattempo si diletti anche a leggere il dm criteri e parametri e le delibere anvur, così potrà spiegarci dove risiede l’obbligo di indicare la propria età accademica. Inoltre forse le sfugge che esiste qualche decina di settori per i quali non è possibile ricavare l’età accademica da banche dati (incluse tutte le aree non bibliometriche). Inoltre le sfugge che le banche dati non sono complete: devo fornirle documentazione in materia?

    • Antonio Banfi, seguirò i suoi consigli, spero quanto prima. Nell’essere così generoso ad elargirli si è dimenticato di rispondere alla mia unica domanda: perchè la regola incentiverebbe comportamenti opportunistici?

      Il problema relativo ai settori per cui non è possibile determinare l’età accademica dalle banche dati, si riferisce all’inadeguatezza dell’indice “età accademica” così come è stato definito, NON alla sua manipolabilità. Mi sembrano 2 cose diverse. Come ho già scritto si può discutere sulla scientificità della regola, ma sulla possibilità più o meno facile di eluderla (e nel post si parla di questo) mi pare fazioso.

      Un conto è che “ringiovanisco” perchè nella banca dati manca il mio articolo del 98 sulla rivista X (e questo è effettivamente un problema, perchè favorisce taluni rispetto ad altri); altro conto è che ringiovanisco perchè sono furbo e sul sito docente non carico il mio articolo del 98 sulla rivista Y che invece è sulle banche dati. Il primo è dovuto all’inadeguatezza del metodo (e andrebbe corretto); il secondo è frutto della disonestà.

    • bioing: “perchè la regola incentiverebbe comportamenti opportunistici?”

      Nel caso dell’età accademica, il comportamento opportunistico riguarda l’occultamento delle pubblicazioni più vecchie (se poco citate). Qualcuno chiede interventi punitivi nei confronti di chi si ringiovanisce, ma in alcuni casi è solo autodifesa. A me è capitato di scrivere pubblicazioni avendo come co-autore un laureato triennale. Immaginiamo che sia una pubblicazione che, per quanto dignitosa e indicizzata sui database WoS e Scopus, non riceve molte citazioni. Il giovane prosegue gli studi, prende la laurea magistrale in un altro ateneo e ottiene un dottorato. Ricomincia a pubblicare nel terzo anno del dottorato, magari su argomenti totalmente diversi dalla sua prima pubblicazione. Anzi, da quel momento comincia a pubblicare con un buon ritmo articoli ben citati. Però quel primo articolo gli pesa come una palla al piede.

      Le citazioni normalizzate per l’età accademica sono un indicatore *strutturalmente* sbagliato perché (come ho già scritto altrove) viola il principio di dominanza. Un criterio sensato dovrebbe crescere se la mia lista delle pubblicazioni si allunga. Se ho fatto qualcosa in più, non ha senso che io venga punito. Se valuto un candidato mi interessa (a norma della Legge 240) valutare la sua “qualificazione scientifica”. Il numero di articoli pubblicati su sedi qualificate o il numero totale di citazioni sono indizi utili (ma non definitivi) per capire se questa qualificazione è stata raggiunta. Il numero di citazioni diviso per un età accademica che dipende dalla data di un evento, largamente aleatorio, come l’uscita della prima pubblicazione, è un indizio a sua volta aleatorio. Soprattutto se la statistica di riferimento (per es. quella dei PO) risente di pesanti omissioni (come ben segnalato da Thor, le età accademiche dei PO non tornano).

      Tutto ciò poteva essere evitato? Sì. Racconto un episodio personale. Poco più di un anno fa ho partecipato ad una tavola rotonda con Andrea Bonaccorsi, membro del Consiglio Direttivo dell’ANVUR. Ho spiegato meglio che potevo i paradossi che sarebbero sorti in seguito all’uso dell’età accademica. Metaforicamente parlando, l’ANVUR “ha fatto spallucce”. I commenti dei lettori non fanno che confermare le mie previsioni di 11 mesi fa sull’assurdità e inapplicabilità di tale criterio. Ed evidenziano anche l’autolesionismo dell’ANVUR. Senza l’età accademica e la regola sugli scorpori dei SSD, le mediane “puramente indicative”, basate sui dati caricati entro il 15 luglio, sarebbero tutte più basse delle “mediane vere”, disinnescando due micidiali motivi di ricorso. I commissari e i candidati devono stare sopra le mediane, ma questo ANVUR sopra quale percentile sta? A meno che il mio collega Pierre Menard non abbia ragione e ci sia veramente un “traditore” che sta remando contro. Ma in tal caso, è preoccupante che gli altri colleghi dell’ANVUR non si accorgano che uno di loro li sta trascinando nel baratro.

    • Perché ci lamentiamo del metodo italico solo quando non possiamo trarne a nostra volta vantaggio…appunto molto italico

    • Io non ho vantaggi da trarre. L’unica preoccupazione è per le conseguenze di criteri privi di basi scientifiche e riscontri internazionali, per di più implementati in modo raffazzonato e maldestro.

      E le conseguenze che mi preoccupano di più sono quelle di medio lungo periodo. Questa follia (forse pensata per aiutare i laboratori dove si pubblicano tanti lavori con molti autori in campi di ricerca dove si cita molto) è in grado di provocare danni durevoli all’università e alla ricerca italiana, distorcendo il significato stesso del “fare ricerca”. Chi non è cieco, vede il rischio di incentivare generazioni di studiosi alla “raccolta e scambio di figurine” (papers e citazioni).

  6. @Letizia esattamente, oltre al paradosso numerico si aggiunge la beffa di aver cresciuto figli senza un euro di contributo da parte di alcuno, continuando alla meno peggio a lavorare in maniera precaria, mentre chi era strutturato non solo si è potuto vivere la propria maternità/paternità in tranquillità ma ora si può pure legittimamente ridurre l’età accademica. E’ semplicemente folle. L’età accademica dovrebbe valere solo per i già strutturati e partire dal giorno in cui sono stati strutturati e non da questa idiozia della prima pubblicazione che premia chi non ha pubblicato nulla nei primi dieci anni di servizio. C’è poi il problema dell’affidabilità dei dati sul sito Cineca. Sono disposto a scommettere che la maggioranza dei professori ha escluso le pubblicazioni più vecchie.
    V.

  7. Il problema riguarda anche gli strutturati. Io ho preso servizio come ricercatore nel 2002. Se prendo in considerazione, per valutare la mia età accademica, la prima pubblicazione da quando sono in servizio, che è appunto del 2002, e quindi un’età accademica di dieci anni, supero chiaramente la mediana delle “citazioni normalizzate”. Ma Scopus mi indicizza anche una pubblicazione di quando non ero neppure dottorando (1998), e che sfortunatamente non risulta essere stata citata (in realtà le citazioni esistono, ma Scopus non le rileva). Contando un età accademica di quattordici anni, non supero più la mediana. Inoltre moltissime citazioni (circa il doppio di quelle che Scopus mi assegna) provenienti da articoli presenti in Scopus verso miei articoli sempre presenti in Scopus, non vengono incluse nel mio profilo, ma sono misteriosamente finite nei “secondary documents”. Risultato: per colpa di una pubblicazione fatta quando non ero in servizio (e quindi non avevo nessun obbligo di fare ricerca, anzi..facevo il libero professionista) e per gli errori materiali di Scopus (nella misura del cento per cento!) io non dovrei superare questa mediana. Questa è l’essenza di questo procedimento di “valutazione” della produzione accademica. Privo di trasparenza (con quale software sono state calcolate le mediane? Perchè i “valutati” non possono accedere allo stesso software usato per calcolarle?), affetto da errori intollerabili per uso di basi di dati di riferimento largamente incomplete, specie per alcuni settori scientifici), e basato su regole ambigue ed assurde (l’età accademica per uno strutturato dovrebbe essere almeno pari alla sua età di servizio. Ma per quanto attiene al periodo precedente, dovrebbe essere il candidato a indicare da che pubblicazione vuole iniziare a farsi valutare. In quale concorso i titoli li sceglie la commissione?)

    • Credo che si debba smettere di guardare a se stessi se ci si rientra o no o come si deve fare per rientrarci. Mi sembra una assurdità. Ebbene io uno studio su CHIM02 lo avevo fatto con WoK ma non ho conservato niente. Come spesso accade si butta via tutto. Quello studio non mi permetteva di riavvicinare le mediane bensì le allontanava rispetto a quelle pubblicate per i commissari. Guarda un po’ mi venivano mediane più alte. Possiamo concentrarci sulla legalità come ci invita questo articolo di ROARS? Ci possono essere state direttive segrete dentro i ssd per fare rientrare i numeri in certi valori. L’unica maniera per accertarsene è la pubblicazione dei files di anvur senza se e senza ma.

    • Thor: “L’unica maniera per accertarsene è la pubblicazione dei files di anvur senza se e senza ma.”

      Non si può che sottoscrivere.

    • Fantoni deve pubblicare, come si usa fare fra i suoi colleghi fisici, i dati sperimentali con i quali ha calcolato le mediane. Perchè si vuole contrastare questa semplicissima richiesta? Di cosa avete paura? Perchè contrastate continuamente con la superbia le più elementari richieste?

    • Concordo, ma non associarmi alla SISSA. Non sto li, ahime. E non conto nulla. Sono solo un PA che e’ diventato tale meno di 2 anni fa (e con alle spalle 18 anni di precariato (nella ricerca)).

  8. Domanda:

    Come è possibile manipolare se nelle istruzioni per la porcedura di candidatura, presente sul sito personale, si specifica che: “Per quanto riguarda la parte delle pubblicazioni scientifiche, sono elencate in ordine cronologico (partendo
    dalle più recenti) tutte le pubblicazioni presenti nel sito docente. Ogni pubblicazione è preceduta da tre
    caselle incolonnate: nella casella della colonna “da visualizzare” è possibile indicare con spunta quali
    pubblicazioni allegare alla domanda (inizialmente questa opzione è settata per tutte); nella colonna “di cui
    da presentare” è possibile specificare quali pubblicazioni saranno caricate con un file di formato pdf, ed
    infine nella colonna “di cui soggette a copyright” occorre selezionare le pubblicazioni per le quali è presente
    un vincolo di copyright. Questo flag è selezionabile solo se sono state selezionate le due caselle precedenti
    (ovvero le pubblicazioni da visualizzare e da presentare). Il numero massimo di pubblicazioni che si
    possono presentare è specificato nell’allegato 1 del DD 222/2012 per le abilitazioni da professore ordinario
    e nell’allegato 2 del DD 222/2012 per le abilitazioni da professore associato.”. Mi sembra di capire che si può manipolare la cosa solo se sul sito del CINECA uno non abbia inserito tutte le pubblicazione, o mi sbaglio?

    • Tra le FAQ dell’ANVUR era apparsa una nota, prontamente scomparsa (Abilitazioni e ANVUR: mamma, mi sono perso la FAQ sulla manipolazione dell’età accademica! https://www.roars.it/online/?p=10072), che precisava che l’età accademica sarebbe stata calcolata solo in base ai prodotti di ricerca presentati dal candidato e non in base a quelli presenti nel sito docente:

      “Poiché il valore normalizzato rilevante per i candidati è quello dichiarato alla commissione, non vi è alcun incentivo razionale a manipolare l’età accademica nella compilazione del sito docente.”

      La situazione è nebbiosa. Una possibile interpretazione:

      “da visualizzare” (è possibile indicare con spunta quali
      pubblicazioni allegare alla domanda): secondo la “FAQ fantasma” queste sono le pubblicazioni su cui vengono fatti i calcoli bibliometrici e viene calcolata l’età accademica. A meno che l’ANVUR (o le commissioni?) vada a mettere il naso nei siti docente per vedere quali pubblicazioni non sono state spuntate.

      “di cui da presentare” (è possibile specificare quali pubblicazioni saranno caricate con un file di formato pdf): queste sono le pubblicazioni che la commissione dovrebbe leggere e valutare nel merito (non solo bibliometricamente).

      Peccato che le commissioni avranno circa tre mesi per valutare pubblicazioni e candidati di I e II fascia …(Tempi difficili per le commissioni di abilitazione, https://www.roars.it/online/?p=10362).

  9. Domanda: la commissione calcolera’ l’eta’ accademica:

    a) dal (cronologicamente) primo lavoro inserito nell’elenco dal candidato;

    b) dal (cronologicamente) primo lavoro del candidato in base alle 2 banche dati (ISI e Scopus)?

    Io penso la commissione seguira’ l’opzione b), ma non mi sembra cosi ovvio.

  10. Sembra che ci siano delle simulazioni ministeriali dalle quali si evince che:

    i) circa il 75 per cento dei RU che superano le mediane diventeranno PA nei prossimi 4 anni.

    ii) meno del 20 per cento dei PA che superano le mediane diventeranno PO nei prossimi 4 anni.

    • A naso la cosa non mi stupirebbe. Però è una foto ad oggi. In 4 anni (in teoria) ci saranno 4 tornate di abilitazione quindi…il sistema è dinamico, alcuni RU di oggi saranno PA domani e tenteranno ulteriore upgrade. O hanno valutato anche questo (sorbole!)

  11. Fissato l’uso di WoK & Scopus (concedetemi per questo post questa assunzione please) io avrei fatto così:

    Obbligare tutti i docenti PA e PO a dotarsi di ResearchID (WoK) ovvero a comunicare il/i propri codici autore di Scopus. Questi vengono inseriti in CINECA. Pena no PRIN, riduzione FFO Ateneo, no scatto salariale…ecc…

    Idem per i candidati, pena esclusione.

    A questo punto è banale sfruttare le API di Scopus e WoK per abbinare Soggetto – Paper. Senza errori dovuti ai nomi.

    Quindi i dati su CINECA potevano essere verificati on the spot.

    Chi ha mai provato ad usare le API di WoK sa benissimo quale delirio sia consultare tali DB con solo nomi e cognomi e affiliazioni (che cambiano nel tempo).

  12. Molto bella la storia dell’Artefice. Voulutamente con la A maiuscola?
    “Avete presente i naufraghi che stanno morendo di fame e discutono delle loro ricette preferite? Ecco, forse questa storia delle mediane e delle abilitazioni sta facendo perdere di vista il fatto che di concorsi ce ne saranno ben pochi… Sarà voluto?”
    Ma è chiaro è opera dell’Artefice 🙂
    Sembriamo anche i “capponi di Renzo” che si beccano mentre vengono portati da Azzeccagarbugli, alias l’Artefice.
    L’età accademica è l’idea più geniale dell’Artefice.
    Il signor Ministro se vuole può intervenire e correggere un pò di errorini messi li di proposito dall’Artefice.
    L’età Accademica deve avere un minimo per TUTTI, strutturati e non. Indipendentemente dalle pubblicazioni, l’età accademica deve far data dalla prima volta che uno (strutturato o no) ha avuto un compito nella ricerca (ad es. borsa di studio, assegno, dottorato, assunzione in un ente di ricerca etc). Un borsista, un assegnista, e soprattutto un dottorando e un ricercatore strutturato devono pubblicare, se non hanno pubblicato (o se hanno nascosta la pubblicazione) sono fatti loro.

    • paolo: “Molto bella la storia dell’Artefice. Volutamente con la A maiuscola?”

      Risposta di Pierre Menard (da me interpellato): “Volutamente (interpretando la volontà dell’Artefice, ovviamente)”

  13. “agli strutturati vengono abbuonati i congedi per maternità. e a chi ha dovuto arrabattarsi con lavori mercenari per campare la vita non viene abbuonato nulla”.
    Sei sicuro/a?. A me sembra che anche i non strutturati possono far valere i loro congedi.

  14. per come è adesso, chi non ha pubblicato nulla all’inizio della carriera è avvantaggiato rispetto a chi ha pubblicato (ovviamente poco!). Il problema è che questo parametro fa una differenza sostanziale. Adesso siamo quindi alla ricerca della citazione perduta. Possibile che non esista un sistema semiautomatico per verificare le citazioni di Scopus e WOS e unirle? Non posso credere che l’anvur, se veramente ha usato questo metodo, l’abbia fatto manualmente.
    V.

  15. replico al commento di Paolo. ovviamente non mi riferivo al fatto che ai non strutturati non venisse abbuonato il congedo di maternità. che congedo può AVERE UN non strutturato che magari campa di ripetizioni, traduzioni o correzione di bozze? Non viene abbuonato nulla per gli anni in cui è stato costretto a impegnare parte dle suo tempo in lavori che non hanno nulla a che fare con ricerca e produzione scientifica

    • Agli strutturati viene abbonato la maternità, come può essere abbonata anche ai non strutturati. I congedi per motivi di studio, ovviamente e naturalmente, non vengono abbonati.
      Di quali altri congedi parlate?
      Scusa Letizia, ma anche gli strutturati prima di essere tali sono stati precari (l’età media di un ricercatore neo-assunto è circa 38 anni se non erro).
      La mia proposta di far partire l’età accademica dal primo ruolo “ufficiale” nella ricerca vale anche per gli strutturati.
      Es. Se uno è stato assunto come ricercatore nel 2000, ma ha iniziato il dottorato nel 1990. La sua età accademica parte dal 1990. Se fra il 1990 e il 2000 non ha pubblicato fatti suoi, ma come dottorando era tenuto a pubblicare.
      Se un non strutturato ha avuto una borsa per ricerca nel 1995, ma la sua prima pubblicazione è del 1990, può decidere di “nascondere” la pubblicazione del 90, ma la sua età accademica parte dal 1995. Se fra il 1995 e il 2012 ha pubblicato poco fatti suoi.
      Ci deve essere un valore minimo di età accdemica imposto per decreto ministeriale!
      Baste fare un decreto di un solo articolo:
      “L’età accdemica parte dal primo lavoro pubblicato e non può comunque essere inferiore agli anni trascorsi fra la data del bando per le abilitazioni e il momento in cui si è havuto un ruolo (borsista, assegnista, dottorando, ricercatore, professore) nell’accademia o in altri enti di ricerca che usufruiscono di fondi statali. Per coloro che non hanno mai ricoperto un ruolo ufficiale (borsista, assegnista, dottorando, ricercatore, professore)il valore minimo corrisponde all’età accedemica media dei coetanei che fanno parte del SSD per cui il candidato partecipa al concorso”

  16. aggiungo all’ultimo commento di Paolo un esempio.
    Mario Rossi si è laureato nel 1998 e ha conseguito un dottorato nel 2001. Nei suoi tre anni di dottorato ha pubblicato bene e ha raccolto citazioni con lavori che, se scritti dal 1998 al 2001, sono apparsi fino al 2002 (almeno). Nel 2001 non ottiene un contratto serio e decide di lavorare in azienda dove non pubblica di certo. Dopo tre anni accade il miracolo: un assegno. Mario è un pazzo, lascia tutto (si licenzia) e torna all’università. Inizia a pubblicare nuovamente ma ovviamente c’è un tempo morto iniziale e quindi dal 2002 ai primi nuovi lavori sono passati almeno 3/4 anni (2005/2006) in cui non solo non ha pubblicato ma non si è neppure autocitato. Ora, al di là del fatto di tutto: ma come diamine si fa a pensare di mettere anni di lavoro in azienda a somma dell’età accademica? Vogliamo poi parlare di quei periodi che sono venti dopo in cui tra un assegno e l’altro sono passati mesi senza un soldo? Follia!

    • Un altro caso umano:
      Sergio, brillante studente di ingegneria, ancora studente fra il 1985 e il 1988 pubblica un paio di lavori, come quarto/quinto autore. Nel 1988 fa il militare, dal 1988 al 1991 lavora nei cantieri navali guadagnando anche bene, ma nel 1993 molla tutto e decide di fare il dottorato. Pubblica benino e grazie a questo vince il concorso da ricercatore nel 1997.
      Nel 2012 viene fuori che i sui parametri saranno normalizzati per l’età accademica.
      Da quando parte l’età accademica di Sergio?
      Come in ogni concorso di questo mondo decide lui quali titoli prersentare? Secondo me NO.
      Sergio ha usufruito delle pubblicazioni precedenti per vincere il concorso.
      Allora la sue età accademica parte dal 1985 quando era studente. Secondo me NO.
      La sua età accdemica parte da quando è stato assunto, 1997. No per lo stesso motivo di cui sopra.
      Seondo me l’età accademica parte dal primo ruolo ufficiale nell’accedemia … dal 1993 inizio del Dottorato!. In quel momento ha deciso che voleva fare l’accademico.

    • Beh sono felice per Sergio che iniziando il dottorato nel 1993 diventa RU nel 1997, pubblicando benino e senza neppure un periodo di precariato. A volte pubblicando bene non ci se la fa … e direi che è sotto gli occhi di tutti.

  17. A questo link
    http://www.anvur.org/?q=it/content/faq-indicatori
    si legge:

    Come si determina l’età accademica? Come evitare che possa essere manipolata eliminando dal sito docente pubblicazioni più antiche allo scopo di aumentare gli indicatori normalizzati?

    L’età accademica è rilevata dalla data della prima pubblicazione scientifica pertinente al settore concorsuale rilevabile dal sito docente e/o dalle banche dati utilizzate. Nel caso sia possibile rilevare  divergenze tra sito docente e banche dati, verrà utilizzata la data della prima pubblicazione in ordine di tempo. 

    Quindi mi pare che con tutti gli errori del caso le commissioni fonderanno ( dove possibile) sito docente e banche dati. Direi anche che la scelta dei lavori flaggati in fase di compilazione della domanda sarà irrilevante ai fini della determinazione dell’età accademica.

    • cosa si intende per prima pubblicazione scientifica?
      Articolo su rivista o atti di un convegno indicizzati oppure basta una qualunque pubblicazione “secondaria”?

    • Ben fatto Matteo, mi ero dimenticato d’averlo letto.

      Io avrei aggiunto una penalizzazione per chi riferisce informazioni incomplete. L’esclusione. Così altro bel filtro.

    • ” la scelta dei lavori flaggati in fase di compilazione della domanda sarà irrilevante ai fini della determinazione dell’età accademica.”

      E allora a cosa serve flaggarli?

      La “FAQ fantasma” (Abilitazioni e ANVUR: mamma, mi sono perso la FAQ sulla manipolazione dell’età accademica! https://www.roars.it/online/?p=10072) è quella che dava la migliore spiegazione di questo flag:

      “Poiché il valore normalizzato rilevante per i candidati è quello dichiarato alla commissione, non vi è alcun incentivo razionale a manipolare l’età accademica nella compilazione del sito docente.”

      È ancora valida? Perché è stata pubblicata e poi rimossa? Un modo per tenere il piede in due scarpe? L’ANVUR fa capire che chiuderà un occhio ma non si prende la responsabilità di di dirlo per non perdere la faccia? Così gli onesti rimarranno buggerati e i furbi verranno premiati?

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