Segnaliamo ai lettori il testo del decreto criteri e parametri.

dm criteri e parametri asn

 

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178 Commenti

  1. Quale sarà il prossimo requisito proposto dal Ministero:
    scegliete voi:
    1) essere stato il barista del bar di un prestigioso centro di ricerca estero.
    2) essere stato l’amante del direttore/direttrice di un prestigioso centro di ricerca estero.
    3) essere stato il capo del servizio-portineria di un prestigioso centro di ricerca estero.
    Votate!

    • Caro Anto,
      il requisito di cui al n. 2) era già presente nelle prime due tornate. Era tra quelli non scritti: ma si sa che in università le norme di diritto consuetudinario prevalgono su quelle di diritto scritto.

  2. “L’ANVUR ritiene che questo margine di libertà concesso in precedenza alle Commissioni
    debba essere mantenuto, imponendo però alle Commissioni di motivare le singole eccezioni
    in maniera dettagliata e chiedendo in tali casi un voto esplicito, unanime dei commissari.” Parere 10/2015

    Questo salvagente sul mancato superamento delle soglie sará prevista nella nuova ASN?

  3. Prendiamo ad esempio la scelta dei valori soglia per aspiranti professori di seconda fascia. Se si facesse riferimento, come nelle passate abilitazioni, alle soglie (in quel caso mediane) degli indicatori bibliometrici dei professori associati, oggi si dovrebbe tener conto che esistono professori associati che hanno già preso l’abilitazione alla prima fascia ma non sono ancora stati chiamati da un’università. Gli indicatori bibliometrici di non ancora chiamati inciderebbero, forse in misura anche significativa, sugli indicatori biliometrici dell’intera categoria del settore disciplinare. Con la conseguenza che se le soglie dovessero tener conto anche degli indicatori di questi associati abilitati, sarebbero “falsate”.

    • Certamente per stabilire le “soglie” si farà riferimento alle mediane. Ma secondo me più alle mediane della fascia degli “aspiranti” più che a quelle della fascia di destinazione. Mediane, o percentili, rispondono alla domanda: “quanti sono i papabili”?

    • Proseguendo il ragionamento, focalizzando sugli aspiranti PA, potrebbe avere un senso calcolare le mediane di RTI+RTD (non già abilitati!) e prendere delle soglie vicino a quei valori. Questo limita a priori il numero degli abilitati al 50% degli RTI+RTD (in realtà con il 2/3 passano il requisito più del 50%). Poi la commissione valuta ed eventualmente restringe ulteriormente il numero degli abilitati. Mi sembra ragionevole limitare a priori gli aspiranti al “miglior” 50% della categoria. Certo possiamo disquisire sul concetto di “migliore”, ma stiamo parlando di un filtro abbastanza blando.

    • «Certo possiamo disquisire sul concetto di “migliore”»
      __________________
      Disquisiamo: io credo che chi ha provveduto per tempo a “pomparsi” gli indicatori bibliometrici abbia dimostrato quel minimo di prontezza di riflessi che giustifica la sua inclusione nella parte “migliore” della categoria. Viceversa, gli onesti, le anime belle e i battitori liberi sono caratterizzati da quel misto di ingenuità, velleitarismo e – diciamola tutta – imprevidenza, che ne giustificano l’emarginazione.

    • @gab: scusa ma i migliori per cosa? Trattasi di abilitazione…non é un concorso. L’abilitazione non dovrebbe avere il ruolo di selezionare le persone e decidere la % di persone che entrano o rimangono fuori…questa funzione dovrebbe essere svolta dai concorsi e non dall’abilitazione che dovrebbe solamente garantire un livello MINIMO dei candidati. Se il 100% dei candidati raaggiunge il livello minimo perché non dovrebbero ricevere tutti l’abilitazione? E’ una logica perversa…Detto questo spero che per decenza i valori soglia obbligatori non siano quantomeno superiori ai valori delle mediane della scora tornata altrimenti i battitori liberi saranno in serie difficoltá.

    • «L’abilitazione non dovrebbe avere il ruolo di selezionare le persone e decidere la % di persone che entrano o rimangono fuori»
      __________________
      Un commento che denota scarsa conoscenza del modo con cui si governa la truppa.
      Broulard: «Questa fucilazione sarà un tonico per tutta la divisione. Ci sono poche cose più incoraggianti e stimolanti di veder morire gli altri.»
      Dax: «Non ci avevo mai pensato.»
      Broulard: «Colonnello, i soldati son come i bambini. Per i bambini ci vogliono padri energici e per i soldati la disciplina.»
      Dax: «Capisco.»
      Broulard: «E un modo per mantenere la disciplina è fucilare un uomo ogni tanto.»
      (da “Orizzonti di gloria”)

    • @Giuseppe De Nicolao
      Non sono cosí ingenuo, so benissimo il modo con cui si governa la truppa!
      Ho semplcemente detto la mia…

  4. MAFFoodandbeverage:

    Sottoscrivo!

    Ho evidenziato “il centro di ricerca estero”, perché il decreto pone come uno tra i criteri obbligatori “gli incarichi di insegnamento o ricerca presso atenei o istituti di ricerca esteri”.
    RIFLESSIONI:
    1)l’esperienza all’estero è fondamentale ma non si tiene conto del fatto che vi sono discipline, quali l’economia, la scienza, la filosofia, e altre che possono essere insegnate ovunque, dato il loro carattere di universalità (es. teorie economiche, scienze della vita, Socrate, e altre cose).
    2) Il diritto, al contrario, per la quasi totalità (tolto diritto internazionale, dell’UE, diritto comparato e dir. romano) è contraddistinto da una componente NAZIONALE e peculiare rilevante (es. in un Paese la diffamazione è un reato – come in Italia – in un altro non è reato).
    3) Tutto e’ possibile, ma è molto più arduo per un giurista insegnare all’estero (perché prima dovrebbe trascorrere un lungo periodo per imparare quel diritto)di quanto non lo sia per uno scienziato, un economista e altre discipline.
    4) Non capisco perché il ministero impazzisca per il contratto con l’estero (che cmq è importante) senza operare distinzioni tra discipline.
    5) Per sdrammatizzare, sì, concordo con il requisito non scritto.

  5. In un sistema dove si lavora per «prassi» e non per «procedure», nonostante i recenti proclami di qualità, mi fa specie che ancora ci meravigliamo e ci sorprendiamo di quello che non è scritto e che si tramanda alla macchinetta del caffè.

  6. “responsabilità di studi e ricerche scientifiche affidati da qualificate istituzioni pubbliche o
    private”: come interpretare questa voce? un’azienda che ha un contratto con un dipartimento per un’attività scientifica è “qualificata”? Bisogna essere responsabili dei fondi o è sufficiente avere un’attestazione della responsabilità di un task specifico?
    Analogamente, nel punto 5, passa il criterio solo il responsabile di unità o può essere prodotta della documentazione aggiuntiva?

    • Sarebbe una buona occasione per creare un MEPA delle “qualificate istituzioni pubbliche o private”, un QIPP.
      Sono validi solo i contratti con qualcuno dei QIPP.
      Ovviamente ci vuole un’attestazione rilasciata dal sistema QIPP in triplice copia.

    • e sopratutto, che differenza ci sarebbe tra
      4.responsabilità di studi e ricerche scientifiche affidati da qualificate istituzioni pubbliche o
      private;
      e
      5. responsabilità scientifica per progetti di ricerca internazionali e nazionali, ammessi al finanziamento sulla base di bandi competitivi che prevedano la revisione tra pari;
      ??

  7. Dunque, dunque, riassumendo l’abilitazione è conferita a chi, contemporaneamente:
    1 – ha almeno 2 indicatori pari al valore delle sogli(ol)e e possiede 3 dei 6 titoli scelti dalla commissione fra i titoli 2-11 dell’allegato;
    2 – presenta pubblicazioni complessivamente di qualità “elevata”, ossia che abbiano conseguito o presumibimente conseguiranno un *impatto significativo* nel panorama anche internazionale della ricerca.
    .
    Ora, a me sembrerebbe più restrittiva la condizione *necessaria* numero 2 piuttosto che la 1. Si chiede, infatti, che il candidato abbia un numero minimo di pubblicazioni di qualità elevata pari a quello riportato nell’allegato pertinente. In ing ind, ad esempio, ciò significa almeno 10 pubblicazioni di qualità elevata per la fascia da PA.
    Se i parametri per definire “elevata” fossero quelli della VQR, le pubblicazioni dovrebbero presentare un’opportuna (ahahahaha, opportuna…) combinazione di citazioni e impact factor della rivista, con il peso delle prime più importante quanto più l’articolo è vecchio.
    Questa è un’ipotesi che deriva dall’aver usato l’aggettivo “elevata” nel bando, che suggerisce una possibile analogia col bando VQR. Altrimenti, mi chiedo su quale base si possa definire l'”elevatura” di una pubblicazione. In caso di uso lecito della fantasia della commissione, ne vedremo delle belle.
    Come ricercatore giovane, avere 10-12 pubblicazioni che abbiano un impatto elevato nella comunità scientifica di riferimento è un criterio che annulla, se il significato di qualità “elevata” sarà effettivamente tale, l’indicatore #1, ossia il numero soglia di pubblicazioni negli ultimi 5 anni (indicatore che si prefigura come blando). In certi settori, neanche un giovane superman della ricerca potrà avere 10 (come num minimo) ottime pubblicazioni.
    Sono quindi perplessa sulla scelta di queste condizioni necessarie. Ossia, non capisco che nesso logico le colleghi.
    O forse sono io che pretendo troppo? 😀
    .
    Non mi sembra neanche logico che i 3 indicatori si riferiscano a produzione scientifica che copre periodi diversi. Il primo, già citato, tiene conto delle pubblicazioni su rivista degli ultimi 5 anni. Gli altri 2, le citazioni e l’h-index di quelle degli ultimi 10 anni. Perché mai? Chiaro che 5 anni sono un periodo troppo breve per considerare citazioni e h-index. Ma allora perché non scegliere 10 anni anche per il primo indicatore?
    Perché qualcuno non ci spiega con che “ratio” sono state scelte le condizioni necessarie?
    O forse sono sempre io che pretendo troppo? 😀 😀

    • Effettivamente “Elevato” richiama la classificazione VQR in 5 fascie: Eccellente, Elevato, Discreto, Accettabile, Limitato.
      La commissione potrebbe decidere di automatizzare questa classificazione con una combinazione di impact factor e citazioni. Ritengo probabile che ciò avvenga, almeno in modo ufficioso (non credo in modo ufficiale). Non sto dicendo che lo auspico!

    • @Lilla… si tu sei una troppo esigente 😉
      Le sogliole son sogliole siano esse lunghe 10 o 5 …

  8. Per quanto riguarda l’indicatore b (numero di citazioni), riporto nuovamente un commento lasciato in risposta ad un commento precedente.

    Anche io ho lo stesso dubbio.

    A mio modo di vedere, ci sono virgole che fanno perdere il senso.

    Però, se leggo quanto riportato per i commissari (Allegato E), “il numero di citazioni ricevute dalla produzione scientifica contenuta nella domanda,
    pubblicata e rilevata dalle banche dati internazionali “Scopus” e “Web of Science” nei
    quindici anni precedenti”,

    credo che sia giusta l’interpretazione di gab.

    • Sì, è scritto maluccio, ma mi pare che l’interpretazione sia una sola: gli indicatori 2 e 3 si riferiscono alla produzione nei 10 (PA) e 15 (PO) anni precedenti. La produzione comprende tutti gli articoli (quindi anche convegni) indicizzati in Scopus/Web of Science nel periodo considerato.
      Invece l’indicatore 1 si riferisce solo agli articoli su rivista. Altra incongruenza.
      Mentre le pubblicazioni da presentare, come per la ASN1.0, si possono scegliere fra tutta la produzione scientifica. Ma la scelta va fatta nell’ottica della “qualità elevata” come condizione necessaria perl’abilitazione. Saranno dunque preferite le pubblicazioni su rivista (collegate in numero all’indicatore 1, molto collegate per i più giovani) e quelle che hanno dato maggiori citazioni e quindi contributo all’h-index.

    • @Lilla: ed in particolare saranno scelte quelle pubblicate su rivista ad alto i.f. (combinando laddove possibile alto i.f. e molte citazioni).

    • Gab: credo proprio di sì, ma qui si naviga a vista da anni ormai. Del doman non v’è certezza, ma anche dell’oggi.
      D’altra parte anche nella scorsa ASN si consideravano le classi di merito della VQR (eccellente-buono-accettabile-limitato) per le pubblicazioni.
      Si continua a raccomandare che la VQR non deve essere usata per la valutazione dei singoli, ma nei fatti non è così. Avviene per la selezione dei membri nei collegi di dottorato (che in questa nuova ASN costituiscono un titolo), nella distribuzione dei fondi-noccioline per la ricerca di base di alcuni atenei e nella valutazione delle pubblicazioni presentate all’ASN.

    • Beh, non è che viene usata la VQR per valutare le pubblicazioni presentate alla ASN. Diciamo che -forse- verranno utilizzati criteri -simili- nella classificazione delle pubblicazioni in una scala di merito.
      Comunque, continuo a non vedere traccia della multiautorialità, se non frasi generiche.

    • L’introduzione di una qualsiasi forma di multi-autorialità -per dirla propriamente: l’introduzione di un qualche sistema di pesatura dei coautoraggi (co-author wighting schemes)- rischierebbe di trasformare giganti medianici (nel senso delle mediane) in persone di statura normale o in nani della scienza (nel senso di Merton). I custodi anvuriani dell’ortodossia scientifica questo non possono permetterlo. Perché andrebbe contro il necessario processo di modernizzazione.

    • Insomma… più che altro rischierebbe di essere iniquo. Anche solo in INF/01 ci sono sottoaree (informatica teorica) dove un ricercatore può benissimo produrre risultato e paper da solo nel buio del suo studio, altre dove è necessario scrivere software complessi, realizzare componenti ad hoc, la vedo dura a farlo da solo… come sarebbe possibile pesare per il numero di autori in modo equo produzioni tanto diverse ?

    • @Alberto Baccini: hai ragione, non passerà mai perché non è nell’interesse dei grossi, che pare siano anche i più. Già si vede dai post qui su Roars.
      Una battaglia persa in partenza? E dire che si darebbe un bel messaggio contro la mercificazione delle authorship.
      A Bologna, nelle valutazioni della ricerca di Ateneo della mia area, si devono presentare tot. lavori per la valutazione. E’ stato introdotto il concetto che questo numero aumenta in ragione del numero dei coautori. Quindi, ad esempio, se ho tutti lavori a nome singolo devo presentarne tot., se sono tutti a due nomi ne devo presentare il doppio. E così via (la formuletta con le frazioni è molto semplice). Condivido pienamente questo approccio.
      In generale, più il gruppo di lavoro è grande, maggiore è il numero dei prodotti “attesi” da quel gruppo. Anche senza stare a ridurre il valore “pro-capite” del singolo lavoro con più autori, è maggiore il numero dei lavori che si devono presentare.
      Questa procedura è comunque difficilmente implementabile nella parte bibliometrica dell’ASN.
      Si potrebbe invece pensare applicabile al numero delle pubblicazioni da presentare, ma il massimo di queste è fissato dal regolamento.

    • Gab, usare la VQR nell’ASN non significa per me mettere in cv la classifica di propri università/dipartimento/settore, ma proprio usare i criteri della VQR per classificare le pubblicazioni 🙂
      .
      Dividere certi indicatori per il numero di autori, come già qualche università fa nell’attribuzione dei fondi interni, vorrebbe dire riconoscere il lavoro del singolo, in particolare quello dei “battitori liberi” rispetto a gruppi forti, e scoraggiare le pratiche di inserimento di nomi quasi o del tutto estranei al lavoro.

  9. …quindi possiamo affermare con serenità e rassegnazione che ai fini della carriera universitaria, attività didattica e dottorato di ricerca non servano ad un bel niente… Salvo sedere nel
    Collegio docenti (?!?)

    • questa e’ proprio la ragione per cui sono arrivato secondo all’ultimo concorso per ricercatore di tipo a) a Padova… detto proprio papale papale l’indomani dalla pubblicazione degli atti ufficiali del concorso. Non dico che le pubblicazioni non vengono lette (che e’ gia’ grave), ma nemmeno i titoli e gli abstract. Conta solo la collocazione editoriale (basata spesso sulla ultima VQR) e il numero di citazioni. 🙁 non conta che su 6 dei miei articoli ben 6 sono solo a mio nome. Non si vuole premiare l’indipendenza, ma la sudditanza alle scuole di citazioni… ahinoi..

  10. Stanno arrivando i resoconti delle adunanze CUN e dell’incontro con ANVUR.
    Questa frase: “Come indicazione di valore generale, valori soglia saranno inferiori ai valori delle mediane applicati nelle precedenti tornate” significa forse che nelle ASN 2012 e 2013 troppa gente scomoda ha preso l’abilitazione, quindi ora tutti abilitati e si tornerà alle decisioni locali come prima.

    • A me pare difficile che, come regola generale, le soglie possano essere più basse delle precedenti mediane; soprattutto nei settori non bibliometrici, in cui la terza mediana (articoli su riviste A), molto spesso per l’abilitazione a PA e abbastanza spesso per quella a PO, era pari a zero. Una soglia fissata a zero non avrebbe senso, dunque credo che la ex-terza mediana, ora seconda soglia, sarà sempre e comunque almeno pari a 1, visto anche il fatto che ora si chiede non di superare, ma di eguagliare i valori-soglia.

    • Sono le info che stanno facendo circolare i nostri rappresentanti al CUN: sembra, forse, pare, saranno, sembrerebbe, in generale…

    • E’ in parte controintuitivo rispetto all’intenzione dichiarata di alzare le soglie per i commissari… e poi nel nostro settore le soglie erano già incredibilmente basse… boh…

    • @Andrea Albarelli:
      stiamo comunque parlando di valori soglia minimi e obbligatori e non di mediane. Valori-soglia che tra l’altro rappresentano solamente una minima parte dei requisiti poi necessari per ottenere l’abilitazione…

  11. Torno sulla questione dei libri o capitoli di libro (settori bibliometrici).
    Non contano per quanto riguarda l’impatto della produzione scientifica, visto che nell’Allegato C è scritto che conta “il numero complessivo di articoli”.
    Possono essere inseriti tra le pubblicazioni presentate? Nell’Allegato B si parla di “numero massimo di pubblicazioni”, quindi non strettamente di articoli.
    Avrebbe senso presentarli? Come verrebbero considerati?

  12. Vorrei far notare un punto abbastanza rilevante per i settori non bibliometrici, ossia la correlazione (virtuosa o viziosa? presto lo sapremo) tra VQR 2011-2014 e nuova ASN, in relazione all’indicatore di produttività n. 2 (articoli in “classe A”). Infatti, un comunicato ANVUR di qualche giorno fa http://tinyurl.com/j577lua, in maniera un po’ criptica, rinviava “all’autunno” il processo annuale di revisione del rating delle riviste, in attesa di “novità” contenute nell’approvando decreto “criteri e parametri” ASN. Ora, la bozza di decreto “criteri e parametri” specifica infatti (allegato D, punto 5) che l’ANVUR verificherà, rispetto alla classificazione in classe A delle riviste, “la qualità dei prodotti scientifici raggiunta nella VQR”. Poiché la procedura VQR 2011-14 dovrebbe concludersi il 31 ottobre di quest’anno, ecco spiegato il rinvio della revisione del rating riviste ai fini ASN “all’autunno”. Quindi, riassumendo: sulla base dei risultati ottenuti nella VQR dagli articoli pubblicati sulle riviste dei settori non bibliometrici, sarà stilata una nuova graduatoria delle riviste. Ergo, prima della fine dell’anno non sarà possibile per i candidati ipotizzare quale potrà essere il valore del proprio secondo indicatore. Visto l’intreccio potenzialmente perverso tra VQR e ASN, c’è da augurarsi che il processo non sia viziato da conflitti di interesse di varia natura (cosa piuttosto difficile, visto l’esiguo numero di docenti che afferiscono a molti settori non bibliometrici).

  13. Scusate, ma stento a comprendere due paragrafi. Parlando di seconda fascia, da un lato si chiedono il numero complessivo di articoli (riportati nella domanda) nei cinque anni precedenti, e dall’altro si chiede l’indice di Hirsch riferito alle pubblicazioni (contenute nella domanda) pubblicate nei dieci anni precedenti. Cosa devo listare nella domanda, tutte le pubblicationi? Solo quelle degli ultimi 10 anni? Solo quelle degli ultimi 5 anni?

  14. @p.pollesello:
    giusto, ma poi perché solo quello degli ultimi 5?
    Al limite se non volevano perdere troppo tempo avrebbero dovuto scrivere “le 5 pubblicazioni che si ritengono migliori”.
    E’ come se dicessero che uno deve avere per forza scritto dal 2011 in poi. E se uno ha scritto da prima del 2011?
    AD PERSONAM?

  15. ricercatori, associati, ordinari, tempo indeterminato vs. determinato, tipo a, tipo b, fascia A, fascia B, soglie, medie, mediane, percentuali, percentili, 10 anni, 15 anni, 5 anni, bibliometrici, non bibliometrici, peer review, algoritmi, prodotti/produttività, coautore, autore singolo, coautore straniero, idoneità/abilitazioni che valgono 3, 4, 5, 6 anni, proroghe, ‘nelle more dell’emanazione del decreto’, essere stati all’estero (ma solo in quel periodo, solo per quel lasso di tempo, solo in quei centri di ricerca!), aver avuto assegni di ricerca (ma non prima né dopo un certo anno, per un numero determinato di anni solari/accademici?), non esser stati contrattualizzati nella propria sede, avere il dottorato di ricerca (ma solo da un numero stabilito di anni), avere più o meno di una certa età anagrafica, essere maschio o femmina (fra poco magari anche transgender!), ecc. ecc. … –> DIVIDE ET IMPERA! e continuiamo a farci prendere in giro…

  16. Ma, con tutto il precariato che, c’è è normale che uno scriva articoli e libri per 10 anni e passa senza essere strutturato?
    Secondo voi perché settore non bibl. PA considerano solo gli ultimi 5 anni per articoli?
    Io precario secolare (come moltissimi altri) ho scritto dal articoli quasi solo per il 2007 – 2011, perchè poi ho scritto solo libri sino al 2015. NON SONO STATO FERMO.
    Che ne potevo sapere che uno si sarebbe svegliato la mattina e avrebbe detto “articoli solo ultimi 5 anni”.
    Il motivo esatto?
    Chi c’è dietro?
    Chi deve essere avvantaggiato?
    E’ questo il male?
    Ci vuole l’esorcista?
    Oppure serve un esposto alla Procura?

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