L’inchiesta di Firenze sulle abilitazioni truccate dei tributaristi ha dato la stura a commenti di ogni genere, alcuni interessanti, altri dimenticabili. In mezzo a questa selva, il trafiletto di Roberto Giardina su Quotidiano Nazionale, spicca per due motivi. Tira in ballo niente meno che il Nobel Carlo Rubbia, chiamandolo “Carlo Rubia”, ma – si sa – i refusi sono sempre in agguato. Più degna di nota la ricostruzione dei fatti: “Carlo Rubia vinse il Nobel per la fisica nel 1984 insieme con l’Olandese Simon van der Meer. Il suo collega aveva compiuto le ricerche in patria, Rubia per gran parte all’estero. Quando volle tornare a casa, non riuscì a ottenere una cattedra neppure grazie al Nobel“. Non per niente, articolo si intitola: “Il merito calpestato”.  Peccato che basti consultare Wikipedia per scoprire che Rubbia: “Dal 1970 al 1988 è Higgins Professor per la fisica presso la Harvard University. È stato anche professore ordinario di complementi di fisica superiore all’Università di Pavia.” O l’archivio di Repubblica, dove si trovano articoli intitolati Cattedra italiana per Rubbia, Rubbia in cattedra a Pavia ‘È finito l’isolamento’. Insomma, un altro esempio che va ad arricchire la nostra rubrica della Bufala del giorno, scorrendo la quale si capisce che l’abitudine di calpestare il merito, lungi dall’essere un’esclusiva del mondo accademico, riguarda anche altre categorie professionali.

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Alcuni commentatori hanno contestato questo debunking, ma l’esito finale della discussione è stata una conferma che il trafiletto di QN è una bufala sia nella forma che nella sostanza. In sintesi:

A) È confermato che Rubbia riuscì a ottenere una cattedra in Italia dopo il Nobel, come ognuno può tuttora verificare sul sito del Ministero.

 

B) Dopo il conseguimento del Nobel non risulta che Rubbia abbia partecipato a concorsi a cattedra, tanto è vero che, intervistato nel 1997, menziona solo una “bocciatura” risalente agli anni ’60, ben prima del Nobel del 1984:

 

Lei in passato perdette un concorso a cattedra, non è vero? “E’ una vecchia storia, che risale alla fine degli anni Sessanta. Prima dell’ incarico a Harvard, che ho tenuto per diciotto anni, tentai la via dell’ università italiana, ma fui respinto. Anzi, la parola giusta è: bocciato”

 

Nemmeno avrebbe potuto essere chiamato “per chiara fama” perché fino al 1997 tali chiamate erano riservate ai cittadini stranieri. Non appena la limitazione fu rimossa, il Nobel venne chiamato all’Università di Pavia. Rubbia accolse così la notizia:

Ospite d’onore due anni fa all’inaugurazione dell’anno accademico a Pavia, Carlo Rubbia aveva preso un impegno informale e aveva anche scherzato: “Mi hanno fatto fidanzare a mia insaputa, come nelle famiglie di una volta”.

Tirando le somme,  tra i trenta e i quarant’anni il futuro premio Nobel Carlo Rubbia venne “bocciato” in un concorso a cattedra. Truccato o meno che fosse quel concorso, ciò è ben diverso dal dire che «Quando volle tornare a casa, non riuscì a ottenere una cattedra neppure grazie al Nobel», un’affermazione che, alla luce dei fatti, è una bufala nella forma e nella sostanza.

La vera “bocciatura” fu quella relativa alla Presidenza dell’INFN, ma non riguardava una cattedra. Gli fu preferito Nicola Cabibbo, di cui alla morte si è comunque detto che “meritava il Nobel” già nel 1973.

 

 

 

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28 Commenti

  1. Tutto giusto, ovviamente. Ma secondo me queste operazioni di debunking sono tempo sprecato alla fine della fiera, perché i giornali non li legge più nessuno. Grazie a voi scopro che esiste un “Quotidiano Nazionale”. Il debunking se lo fanno da soli con la loro irrilevanza.

  2. Tutto giusto un corno! E’ veramente imbarazzante questo (presunto) debunking della Redazione ROARS. Ragazzi, avete perso la bussola, succede quando si vuole caparbiamente sfuggire alla realtà. Rassegnatevi alla dura realtà, le storture del cosidetto “reclutamento accademico”, pratiche Baronali e corporative, esistevano anche prima della Legge Gelmini. Proprio gli articoli d’epoca che avete citato con un link per “smentire” il fatto che Rubbia, dopo il Nobel, non riuscì ad ottenere una cattedra in Italia confermano invece le sue difficoltà e l’arricchiscono anche di grotteschi ed ancora più scandalosi particolari. Cito testualmente le dichiarazioni di Rubbia riportate nell’articolo che voi avete linkato ma forse non avete letto: “Diciamo che per anni mi sono sentito, non dico un escluso, ma un isolato. Ora, grazie al rettore e al ministro Berlinguer, l’ isolamento è finito. Ci sono però voluti tre ministri dell’ università per sbloccare la situazione. Adesso siamo usciti dalla zona di turbolenze e penso che il viaggio sarà tranquillo”. L’articolo, e la cattedra italiana per Carlo Rubbia, sono datati 1997, il Nobel era arrivato nel 1984. Per 11 anni, dopo il Nobel, Carlo Rubbia non riuscì ad ottenere una cattedra in Italia, l’ostracismo corporativo e Baronale esiste ed ha una lunga storia. Sono un assiduo lettore, mi avete profondamente deluso.

    • Non si vede come le vicende ricordate da magikaa abbiano il potere magico di far diventare vera l’affermazione che Rubbia “non riuscì a ottenere una cattedra neppure grazie al Nobel”. Essere convinti che “l’ostracismo corporativo e Baronale esiste ed ha una lunga storia” non autorizza a riscrivere la storia. Chi legge un giornale gradirebbe che non gli vengano raccontate fandonie, a prescindere dalle buone o cattive intenzioni del giornalista.

    • “lungi dall’essere un’esclusiva del mondo accademico, riguarda anche altre categorie professionali.”

      Ciaduezetao, ma sapete leggere l’italiano corrente??
      LUNGI DALL’ESSERE UN’ESCLUSIVA DEL MONDO ACCADEMICO!!!!
      capisce il significato???

  3. In effetti qui, cara redazione roars, vi siete presi una cantonata pazzesca. E vi dimenticate che la degenerazione dell’università è partita dalla 382 del 1980 quando furono infilati a tempo indeterminato in università soggetti che avevano avuto contrattini…insomma una sanatoria per risolvere un precariato che ha creato cordate, gruppi, scuole…il far West. ..è ognuno di noi ha avuto il piacere di conoscere qualcuno di questi miracolati. ..da mettersi le mani nei capelli. . Non so, forse si dovrebbe tornare agli anni Sessanta…

    • Orwell: “In effetti qui, cara redazione roars, vi siete presi una cantonata pazzesca”
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      Quale cantonata?



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      Confesso che trovo sorprendente e persino imbarazzante l’incapacità di molti lettori di comprendere e commentare in modo pertinente dei post tutto sommato semplici. Il post non parla degli anni ottanta, dell’ope legis, di cordate, etc. Si limita ad evidenziare una bufala. Un giornalista può pensare quello che vuole dell’università, ma non per questo è autorizzato a riscrivere i fatti.
      Sorprende e delude che chi si dedica per professione alla ricerca scientifica non percepisca l’importanza di riportare fedelmente i fatti e che ritenga poco importante che siano riscritti solo perché la riscrittura conferma un suo giudizio di merito.

    • Complimenti sempre per l’anonimato.

      Ma certo!!!
      Qui TUTTI si affannano dal mattino alla sera a dichiarare che i baroni sono nati nel 2010, mica prima.
      Qui TUTTI ricordano i bei vecchi tempi prima della 240/2010 quando i concorsi non erano truccati e tutto avveniva in base al merito…
      Certo agli anni sessanta, ottima idea il paradiso perduto dell’onestà accademica.
      Magari ricanteremo tutti insieme “Come prima” di Tony Dallara…

  4. Il problema non è ottenere o meno la cattaedra. Certo i giornalisti scrivono cagate per vendere, ma ottenere una cattedra 10-15 anni dopo il momento giusto è un male triplo … è troppo tardi!!! la cattedra serve a mettere su un gruppo, una scuola, come si diceva una volta. Che cavolo vuo mettere su a 65 anni???? Sei sull’orlo della morte accademica. Certo per chi se lo merita meglio tardi che mai, ma per l’università che guadagno c’è a fare un ordinario a 65 anni???

    • “Certo i giornalisti scrivono cagate per vendere”
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      Ecco, per quanto il post usi toni più forbiti, fa piacere che Ernest abbia colto il punto che ad altri sembra sfuggire.

  5. Son costretto a ribadire ed a spiegare visto che De Nicolao persevera nell’errore. Se il giornalista Roberto Giardina in quell’articolo avesse scritto che Rubbia “non riuscì mai a ottenere una cattedra” avrebbe scritto una bufala ma non è quello che ha scritto. Quel che ha scritto è che Rubbia “quando volle tornare a casa, non riuscì a ottenere una cattedra neppure grazie al Nobel“. Questa circostanza è accaduta, questo fatto è raccontato, come facevo notare nel precedente commento, proprio da Rubbia stesso nel virgolettato che si trova in uno degli articoli citati dalla redazione di ROARS. Che poi, dopo l’intervento di 3 ministri, la situazione si sia risolta e la cattedra sia arrivata non è cosa che nega che questi fatti siano accaduti ed abbiano impedito, per anni, forse un intero decennio, che Rubbia potesse avere un ruolo accademico in Italia. Aggiungo che è massimamente scorretto avere riportato i link a tanti articoli che smentirebbero, secondo voi, le affermazioni nell’articolo di Giardina senza però condividere anche il link all’articolo stesso. Credo proprio abbiate il dovere di aggiornare il post per inserire un link all’articolo contestato (http://www.quotidiano.net/commento/universit%C3%A0-corrotta-1.3432516). Per non lasciare niente di impunito rispondo anche al predicozzo (ma anche no per favore!) che, De Nicolao, hai rivolto a”chi si dedica per professione alla ricerca scientifica” Ho manifestato imbarazzo e delusione per un “debunking” che sembra motivato solo da preconcetti e tu che fai? Mi restituisci piccato, ma davvero con pochi argomenti, proprio gli stessi sentimenti? Non annacquiamo una critica di cui non piaceranno i toni ma che vuole essere costruttiva (mi scuso se i toni non son piaciuti) con un battibecco infantile di specchi riflessi. A Valiante dico che mi rivolgo al plurale perché rispondo ad un articolo firmato dalla redazione. Inoltre a me, ma forse anche ad altri, appare chiaro che, consapevolmente o meno, non certo “TUTTI” ma in qualche modo la “linea” del blog ROARS insista un po’ troppo sulle colpe della legge Gelmini in relazione alla “questione morale” del reclutamento universitario. Mi pare che si faccia quadrato intorno alla battaglia sempre attuale e condivisibile contro la legge Gelmini ma che si arrivi poi ad un errore sottovalutando così le radici di fenomeni gravissimi che sono più antichi e che effettivamentela proprio la storia della cattedra di Rubbia ci ricorda esemplarmente. Riguardo l’anonimato… Purtroppo per molti di noi il rischio di ritorsioni è molto alto ed è pericoloso partecipare ad un dibattito pubblico. E’ una realtà il fatto che esista una risposta corporativa che risponde con estrema durezza alle critiche al sistema accademico. Anche su questo val la pena di riflettere con pacatezza evitando di moltiplicare i punti esclamativi. Sui favolosi anni 60 dei quali Orwell propone un revival non so che dire, non li ho vissuti e temo il loro fascino sia avvolto nel mito.

    • «Quel che ha scritto è che Rubbia “quando volle tornare a casa, non riuscì a ottenere una cattedra neppure grazie al Nobel“. »

      «Che poi, dopo l’intervento di 3 ministri, la situazione si sia risolta e la cattedra sia arrivata non è cosa che nega che questi fatti»


  6. De Nicolao proprio non ci vuole arrivare. Un accanimento che dispiace e fa preoccupare. Vedo però che, zitto zitto questa notte, qualcuno, forse proprio un preoccupato De Nicolao, ha modificato il post, proprio come io poche ore fa avevo suggerito, per cercare di mettere una toppa inserendo, finalmente, il link all’articolo contestato che, scorrettezza evidente della redazione ROARS, non appariva nel post. Per essere corretti dovreste anche segnalare il fatto che il post è stato modificato sulla base di una mia segnalazione, non credi, De Nicolao? “Il punto” qui è il fatto che le cricche baronali ed un corporativismo che respinge chi non appartiene ad un sistema marcio di relazioni ha in mano il sistema di reclutamento dell’accademia italiana. Non è un fatto nuovo, le radici sono antiche, il caso esemplare della cattedra a Rubbia lo conferma ed è ben documentato.

    • magikaaa: “inserendo, finalmente, il link all’articolo contestato che, scorrettezza evidente della redazione ROARS, non appariva nel post.”
      _________________
      una scorrettezza veramente evidente e grave, perché – senza il link- i nostri lettori come avrebbero mai potuto leggere l’originale? Nessuno potrebbe supporre che i nostri lettori sappiano usare Google:


      Ah, ma guarda un po’, se inserisco il titolo dell’articolo, il link esce come primo risultato …. Presumo che anche magikaaa ci abbia messo meno di 30 secondi.
      __________________
      By the way, i “baroni” che respinsero Rubbia lo fecero negli anni ’60 quando era un trentenne (è nato nel 1934). Dopo il Nobel avrebbe dovuto passare per i concorsi (cosa che, truccati o meno, non accadde) o essere chiamato “per chiara fama”, ma questa seconda soluzione non fu possibile fino a al 1997, perché fino a quella data solo un cittadino straniero poteva diventare professore “per chiara fama”:
      ___________
      «Lei in passato perdette un concorso a cattedra, non è vero? “E’ una vecchia storia, che risale alla fine degli anni Sessanta. Prima dell’ incarico a Harvard, che ho tenuto per diciotto anni, tentai la via dell’ università italiana, ma fui respinto. Anzi, la parola giusta è: bocciato”»
      http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/1997/09/15/rubbia-in-cattedra-pavia-finito.html
      ___________
      «Per la legge italiana fino a pochi giorni fa solo un cittadino straniero poteva diventare professore “per chiara fama”.»
      http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/1997/09/14/cattedra-italiana-per-rubbia.html

  7. Credo anch’io che questa volta la redazione abbia sbagliato bersaglio. Quando Rubbia vinse il Nobel ero studente di fisica quindi guardai con interesse un programma televisivo dedicato a lui. Ricordo bene che lamentava di non avere avuto un posto da professore anni prima, di essere stato considerato “avere scarse capacita’ didattiche, era un’Universita’ del Sud, Lecce,Bari, non ricordo..” ( le virgolette sono una citazione a memoria). Tra l’altro questa intervista ha dato origine alla leggenda che l’universita’ di Lecce, quella in cui lavoro adesso, sia quella che “ha detto no a Rubbia”. La storia mi e’ stata raccontata in molti modi diversi per cui non so come effettivamente siano andate le cose. Il punto pero’ e’ un altro, e cioe’ che per qualche motivo che non conosciamo, per molti anni la parte universitaria della comunita’ italiana della fisica delle alte energie ha preferito tenere Rubbia lontano ( o quantomeno non lo ha invitato, e lui magari si e’ offeso, oppure non si sono messi d’accordo, insomma non lo so, non e’ davvero il mio mondo). Il posto di ordinario a Pavia e’ arrivato molti anni dopo, e questo non e’ un dato trascurabile, dal punto di vista della rivelazione della “bufala”.

    Le bufale dell’articolo sono altre. Primo: l'”estero” nella comunita’ della fisica delle alte energie e’ un concetto relativo, gli esperimenti si fanno in centri internazionali che l’Italia finanzia ampiamente. Secondo, “Il suo collega (olandese) aveva compiuto le ricerche in patria, Rubia per gran parte all’estero”. Se cerco su Wikipedia trovo: “Van der Meer ha lavorato al CERN dal 1956 fino al pensionamento, nel 1990.” Per chi non lo sapesse il Cern e’ a Ginevra. Terzo, ricollegandomi a quello che diceva prima, si legge nel trafiletto di Giardina: “Quando volle tornare a casa, non riusci’ a ottenere una cattedra neppure grazie al Nobel. Da “emigrante” aveva perso, o non aveva mai avuto, i giusti contatti”. E’ chiaro che l’autore non ha idea di quello che scrive. Parliamo di una persona che era il capo di una collaborazione internazionale di centinaia di persone e che gestiva una considerevole quantita’ di miliardi di lire ( di cui una bella fetta veniva dallo stato italiano) , e diciamo che “non aveva i contatti giusti? “.

    saluti, Ferdinando

    • Ferdinando De Tomasi: “Ricordo bene che lamentava di non avere avuto un posto da professore anni prima”
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      Se ciò accadde “prima” (del Nobel) ha ragione Roars di notare che QN è in errore scrivendo “Quando volle tornare a casa, non riuscì a ottenere una cattedra”
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      Ferdinando De Tomasi: “Il posto di ordinario a Pavia e’ arrivato molti anni dopo, e questo non e’ un dato trascurabile, dal punto di vista della rivelazione della “bufala”.”
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      Repubblica 1997: «Per la legge italiana fino a pochi giorni fa solo un cittadino straniero poteva diventare professore “per chiara fama”.»
      http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/1997/09/14/cattedra-italiana-per-rubbia.html
      =============
      Ferdinando De Tomasi: “quantomeno non lo ha invitato, e lui magari si e’ offeso, oppure non si sono messi d’accordo”
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      «Ospite d’onore due anni fa all’inaugurazione dell’anno accademico a Pavia, Carlo Rubbia aveva preso un impegno informale e aveva anche scherzato: “Mi hanno fatto fidanzare a mia insaputa, come nelle famiglie di una volta”»

    • All’epoca del Nobel a Rubbia era in vigore la L. 382/80, di cui riporto l’articolo 4 (abrogato solo nel 1997), che riservava la procedura a cittadini di nazionalità non italiana:
      _________________
      Art. 4 Assegnazione di posti di professore ordinario per le chiamate di studiosi stranieri.

      Il Ministro della pubblica istruzione, su richiesta delle facoltà e su parere del Consiglio universitario nazionale, può riservare una percentuale di posti di professore ordinario non superiore al 5 per cento della dotazione organica di ogni singola facoltà, alle proposte di chiamata diretta, da parte delle facoltà, di studiosi eminenti di nazionalità non italiana che occupino analoga posizione in Università straniere.

  8. Che ci vogliano 30 secondi o 300 per trovare l’articolo su Google poco importa, De Nicolao. Dobbiamo purtroppo prendere atto che la redazione di ROARS può modificare un suo post già arricchito di (polemici) commenti senza dover aggiungere una nota che documenti la revisione? Peccato. Per tornare alla “bufala” vedo che, nonostante il tentativo di ribadire il concetto e rispiegarlo, non si è voluto comprendere che la proposizione subordinata temporale “quando volle tornare a casa” non si può elidere, come invece è stato fatto nel titolo del post e nel ragionamento. Questo perché non si deve necessariamente interpretare, come ha voluto fare la redazione di ROARS, nel senso assoluto di un “mai” perché così si va oltre il significato letterale e si inventa una bufala che però non c’è. E’ vero che Rubbia non ottenne la cattedra quando volle tornare a casa perché la ottenne solo molti anni dopo, quando, per dirla come fa il commentatore Ernest, con una frase un po’ drammatica e sicuramente eccessiva, era ormai “sull’orlo della morte accademica”. De Nicolao però non molla la presa (ha sicuramente più energie o più tempo libero di me) ed allora ci spiega che se un delitto ai danni di Rubbia c’è stato allora c’è anche un colpevole ma sta altrove e si tratta, come al solito, delle norme di uno Stato che ci è estraneo. Si potrebbe prenderne spunto per ragionare sulla popolarità del tormentone vittimista sui “lacci e lacciuoli” cavallo di battaglia di una docenza universitaria “vessata dalla burocrazia”. Per non divagare e stare al punto dico invece che portare ora la discussione su una ricerca delle motivazioni delle difficoltà che ci furono per la cattedra di Rubbia partendo dal contesto normativo è un approccio diverso da quello adottato nel post e si deve apprezzare, lo dico con sincerità a De Nicolao, ma andrebbe anche ulteriormente ed esaurientemente approfondito. Fare la storia di come e perché si è evoluto o involuto nelle norme e nella pratica il meccanismo del reclutamento, anche quello “per chiara fama”, è, mi pare, la cosa da sviscerare nella questione che stiamo discutendo. Non credo però alla tesi autoassoultoria per cui si troveranno colpevoli solo nelle categorie della politica, fra governanti e legislatori. Non solo le elite della docenza universitaria, ma anche il consesso più ampio della comunità accademica, sono riusciti spesso a far pesare in modo determinante i loro orientamenti nell’azione legislativa e di governo (alla quale peraltro spesso han contribuito in prima persona). La ora citata 382 del 1980 ne è certo un esempio. Massimamente ciò è accaduto proprio per quel che riguarda le norme che disciplinano il reclutamento con la docenza che ha operato come lobby organizzata o con motivazioni nobili invocando l’autonomia garantita dal mandato costituzionale. Il problema più importante che si deve affrontare non sta in decisioni calate dall’alto ed in un nemico altro ma nelle spinte dall’interno che utilizzano strumentalmente quell’autonomia per presidiare e consolidare un sistema corporativo, garantito proprio da norme di legge di cui si fa abilmente e sistematicamente un uso distorto, che colpiscono e cancellano quelle libertà che proprio l’autonomia dovrebbe tutelare.

    • Il punto è se Rubbia ha fatto una domanda per un concorso a cattedra dopo aver vinto il Nobel. Se l’ha fatta, “voleva tornare a casa”, se non l’ha fatta, evidentemente non voleva così tanto tornare a casa.
      Se hai notizie che ha veramente fatto una domanda per un concorso a cattedra, bene, magikaa, hai ragione; se no, cosa che appare assolutamente molto più probabile, sono corrette le argomentazioni di ROARS e l’articolo di Giardina contiene una bufala.

      In quanto al refuso “Rubia” nell’articolo compare due volte, non una sola… Ad essere cattivi…
      Per finire, una nota amena sul
      le ricerche con google (e che non c’entra niente). Cercando “rubia il merito calpestato” google propone il suggerimento “Forse cercavi: ruba il marito calpestato”

    • Applausi. La famigerata riforma Gelmini è stata appoggiata da gran parte del mondo accademico quindi è inutile fare del vittimismo. Molti non avevano capito le conseguenze, può darsi, altri hanno nasato che potevano guadagnarci con il localismo, i più furbetti e ora ti ritrovi con associati di 40 anni che non hanno una vera preparazione se non essere bravi lecchini e portaborse (non tutti eh ma una bella percentuale) e un reclutamento becero degli rtd solo legato a cordate e gruppetti… E infine, probabilmente la maggior parte, che semplicemente se ne è stata indifferente perché tanto lo stipendio arriva e quindi chissene. Infatti un moto di attività si è visto solo sullo stipendiuccio tagliato. I nemici sono interni, ed è una conseguenza dell’ope legis, quando ci è stata una rivendicazione sindacale anche giusta che ha infilato in università sia persone brave ma anche magna pane a tradimento. Gente che ha poi usato l’Università come propria dependance altro che luogo di formazione e ricerca e ha reclutato propri simili in una spirale che non trova mai fine.

  9. L’ unica consolazione è che questa gente sa di non valere un piffero dal punto di vista della ricerca e ben presto diventano presenze grige e svogliate attaccate alla poltrona, depresse e nevrotiche. Il problema è che fanno fuggire gli studenti.

  10. Eh no, caro franco e cara Redazione ROARS. Che l’unico modo per dimostrare che un professore di chiara fama volesse “tornare a casa” sia la documentazione che dimostri che abbia fatto “domanda per un concorso” è una tua opinione ma non si applica evidentemente a questo caso. Che Rubbia volesse “tornare a casa” ed occupare una cattedra in una università italiana è cosa provata dalle dichiarazioni dell’interessato nell’articolo che, secondo la redazione di ROARS, proverebbe invece la bufala. Le cito letteralmente perché testimoniano sia un lungo “isolamento” sia il fatto che la volontà di tornare è stata mantenuta tenacemente mentre si avvicendavano nel mandato tre diversi ministri dell’università e ricerca: http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/1997/09/15/rubbia-in-cattedra-pavia-finito.html?refresh_ce .

    Un ulteriore commento è dovuto alla lunga nota ora apparsa in calce al post che stiamo commentando, le cui premesse fanno ridere se non piangere… La redazione di ROARS che, include immagino De Nicola, interviene nel post per dirci qual’è “l’esito finale della discussione” nei commenti! Ma i commenti notoriamente si commentano da soli si doveva proprio ricorrere al principio di autorità per salvare il soldato De Nicolao!? Ma è una dimostrazione in piccolo del corporativismo accademico in azione. smettetela di farvi del male, ragazzi!

    Nella notte anonimi interventi sulla pagina Wikipedia.it dedicata a Carlo Rubbia aggiungono la notizia sulla cattedra a Pavia, bene così ma speriamo si aggiungano altri particolari.

    Carissimi, a noi che abbiam torto è ben chiaro che il premio Nobel ha avuto una cattedra in Italia nel 1997, ma è anche chiaro che non è stato possibile farlo rientrare quando lui avrebbe voluto che è quel che si attesta nella frase esposta alla gogna da questo post infelice. L’italiano non si può piegare alle proprie opinioni se non con effetti comici. L’intenzione del sottoscritto era portare un contributo critico costruttivo, non di esporvi al ridicolo. Mi spiace molto ma è ora evidente che non ci son riuscito…

    • Un mio uso inaccorto ha reso illeggibile il virgolettato che volevo condividere. Ci riprovo…

      http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/1997/09/15/rubbia-in-cattedra-pavia-finito.html?refresh_ce

      INTERVISTATORE: Considera l’ incarico a Pavia una specie di risarcimento dovutole dall’ università italiana per l’ ostracismo che le aveva dichiarato?

      RUBBIA: Diciamo che per anni mi sono sentito, non dico un escluso, ma un isolato. Ora, grazie al rettore e al ministro Berlinguer, l’ isolamento è finito. Ci sono però voluti tre ministri dell’ università per sbloccare la situazione. Adesso siamo usciti dalla zona di turbolenze e penso che il viaggio sarà tranquillo.

    • Infatti ha detto isolato, non escluso.
      Per carità, ognuno può avere le sue legittime e rispettabili opinioni sul reclutamento universitario in Italia. Si può recriminare che Rubbia sia stato “bocciato” prima di finire ad Harvard (ma magari è stata la sua fortuna).
      Giardina afferma senza prove che Rubbia “volle tornare a casa”, quando l’ha detto? E che non riuscì ad ottenere una cattedra nemmeno grazie al Nobel. Falso nel “lungo periodo” e, a meno che Rubbia non sia stato bocciato anche un’altra volta, falso pure “nell’immediato”.
      Che poi invece tu sia convinto/a che Giardina ha ragione, ognuno ha diritto alle sue opinioni, ci mancherebbe, ma qui siamo a livello fattuale e testuale…

    • Bravo eriberto, propongo a Redazione ROARS di eleggere il tuo ultimo commento come “esito finale della discussione” su questo post.

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