L’accreditamento dei corsi di dottorato di ricerca ha preso avvio con il XXX ciclo (a.a. 2014-2015) e ha durata quinquennale. Per i Nuclei di valutazione non era previsto alcun ruolo nelle procedure di accreditamento, fatte salve le forme di coinvolgimento che i singoli Atenei potevano aver promosso autonomamente. Il 20 marzo, ANVUR ha pubblicato il documento sull’accreditamento dei corsi di dottorato del XXXI ciclo: l’ANVUR sottoporrà a verifica annuale i corsi che sono già stati accreditati  “anche sulla base dei risultati dell’attività di controllo degli organi di valutazione interna delle istituzioni accreditate”, cioè dei Nuclei di valutazione, ai sensi dell’art. 3 del DPR 76/2010 che faceva generico riferimento al “contributo delle procedure di autovalutazione”. Eppure, l’azione chiesta ai Nuclei sembra tutto fuorché una autovalutazione …

Torna l’accreditamento dei dottorati di ricerca.
Il 20 marzo, ANVUR ha pubblicato il documento sull’accreditamento dei corsi di dottorato del XXXI ciclo. La pubblicazione segue di pochi giorni la nota MIUR che fornisce “Indicazioni operative sulle procedure di accreditamento dei dottorati a.a. 2015-2016” d’intesa con l’ANVUR (o viceversa?).
L’accreditamento dei corsi di dottorato di ricerca ha preso avvio con il XXX ciclo (a.a. 2014-2015) e ha durata quinquennale. Per i Nuclei di valutazione non era previsto alcun ruolo nelle procedure di accreditamento, fatte salve le forme di coinvolgimento che i singoli Atenei potevano aver promosso autonomamente, come più volte ribadito dalla stessa ANVUR in occasione delle presentazioni dell’iniziativa.

Adesso, all’avvio del XXXI ciclo, ANVUR sottoporrà a verifica annuale i corsi che sono già stati accreditati per quanto riguarda i requisiti (art. 4, comma 1, DM 45/2013) relativi a:

  • composizione del collegio del dottorato (almeno 16 docenti, di cui non più di 4 ricercatori, appartenenti a macrosettori coerenti con gli obiettivi formativi del corso);
  • disponibilità di borse di studio (numero medio di almeno 6 borse e comunque non inferiore a 4 per il singolo ciclo), di finanziamenti (congrui e stabili) e di strutture operative e scientifiche per l’attività di studio e di ricerca del dottorando (specifiche e qualificate);
  • previsione di attività, anche in comune tra più dottorati, di formazione disciplinare e interdisciplinare e di perfezionamento linguistico e informatico e nel campo della gestione della ricerca e della conoscenza dei sistemi di ricerca europei e internazionali.

Alla verifica annuale l’ANVUR procederà “anche sulla base dei risultati dell’attività di controllo degli organi di valutazione interna delle istituzioni accreditate”, cioè dei Nuclei di valutazione, ai sensi dell’art. 3 del DPR 76/2010 che faceva generico riferimento al “contributo delle procedure di autovalutazione”.
In questo caso l’azione chiesta ai Nuclei sembra tutto fuorché una autovalutazione:

  • verificare il possesso dell’indicatore 3 del requisito A4 (Indicatore quantitativo di attività scientifica) se la composizione del collegio docenti del dottorato non sarà variata o se lo sarà entro il limite del 50% rispetto al ciclo precedente, altrimenti la verifica spetterà all’ANVUR, accertando che “tutti i componenti del collegio possiedano almeno due pubblicazioni scientifiche nelle categoria previste dalla VQR e coerenti con uno dei SSD di riferimento del collegio negli ultimi 5 anni”;
  • esprimersi sulle motivazioni addotte dall’Ateneo nel caso di mancato rispetto dei requisiti A.5 (numero borse di dottorato) e A.6 (sostenibilità del corso) accertato ex-post con procedura automatica Cineca.

Più generico appare il riferimento alla valutazione da parte del Nucleo dei requisiti A.7 (strutture operative e scientifiche) e A.8 (attività di formazione). E confuse in alcuni passaggi sembrano le parti di competenza di ANVUR sulla ridefinizione degli indicatori, come nel caso dell’indicatore A.4.1 (R e X della VQR) “in caso di cambiamenti del collegio  che possano modificare tale indice” (quali? lo stesso 50% di modifica per cui il Nucleo deve valutare il requisito quantitativo?) e l’indicatore A.4.4 (qualificazione scientifica del coordinatore) in caso di cambiamento di quest’ultimo (che come abbiamo appreso ex post viene giudicato non tanto sul curriculum ma principalmente sul suo superare o meno le mediane).

In realtà, i Nuclei di valutazione sembrano continuamente chiamati dentro o fuori dalla procedura, senza che vi sia apparentemente un disegno unitario, un’idea del ruolo che si vuole che assumano all’interno degli Atenei e in rapporto ad ANVUR. Anche se le indicazioni fornite in occasione dell’ultimo incontro con il CoNVUI (Coordinamento Nazionale dei Nuclei di Valutazione delle Università Italiane)  il 24 febbraio scorso prevedono per il futuro componenti dei Nuclei, dati i loro compiti in qualità di OIV (Organismi Indipendenti di Valutazione), in possesso delle seguenti caratteristiche:

  • background accademico o professionale in discipline strettamenterilevanti ai fini della valutazione di sistemi organizzativi complessi;
  • esperienza di ricerca o professionale nella implementazione di sistemi dirilevazione, monitoraggio, performance organizzativa, qualità in grandiorganizzazioni pubbliche o private;
  • esperienza professionale nella gestione e direzione di grandiorganizzazioni pubbliche o private;
  • presenza di profili giuridici pertinenti rispetto alle tematiche diperformance, trasparenze e corruzione.

I Nuclei di valutazione restano in attesa che la procedura informatizzata Cineca, online entro la fine di marzo, chiarisca, come ormai succede sempre più spesso, il da farsi.

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10 Commenti

  1. Nella situazione già piuttosto confusa da voi riassunta
    vorrei mettere in evidenza un altro elemento di confusione, che se trascurato, potrebbe creare a breve ulteriori criticità/incomprensioni nel processo di accreditamento.

    Oltre agli indicatori X ed R, per valutare l’idoneità del collegio dal punto di vista delle produzioni scientifiche, torna in campo l’indicatore I.

    Nel documento sull’accreditamento ciclo XXXI l’ANVUR dice che “tale indicatore verrà nuovamente verificato solo ove necessario, in relazione al rispetto complessivo delle condizioni indicate dal requisito A4”.
    Qualche giorno fa tra le news del sito ANVUR è stata pubblicata una nota in cui si dice che “l’ANVUR è disponibile, su richiesta, a calcolare il valore degli indicatori VQR e I per i collegi dei corsi di dottorato nuovi del XXXI ciclo, e per i collegi dei corsi di dottorato già accreditati per il XXX ciclo che abbiano modificato la composizione del collegio”.

    Questo indicatore era stato introdotto nel documento sull’accreditamento del ciclo XXX
    ma il recente documento sulla valutazione ha riconosciuto che le critiche segnalate all’ANVUR su tale indicatore erano fondate.

    Nel documento “Commenti alle osservazioni sul documento ANVUR La valutazione dei corsi di dottorato” (pubblicato nel mese di gennaio 2015) a tale proposito, a pag. 2 è riportato quanto segue:

    “L’indicatore I
    Le osservazioni critiche all’indicatore I sono di varia natura. Alcuni sottolineano il fatto che il suo calcolo presuppone l’uso di mediane calcolate per l’abilitazione scientifica nazionale nel 2012, che andrebbero quindi aggiornate per la valutazione dei corsi di dottorato. Molti criticano l’impossibilità di valutare in maniera affidabile i ricercatori membri del Collegio e i membri stranieri dello stesso.
    Ritenendo fondate le critiche, l’ANVUR ha deciso di non prendere in considerazione l’indicatore I…”

    E’ stato invece introdotto il nuovo indicatore per l’attività scientifica IAS.

    Ora, posto che accreditamento e valutazione sappiamo essere due cose differenti, mi aspetterei almeno che se in sede di valutazione si riconosce essere non idoneo un indicatore
    si tenesse conto di tali considerazioni anche in sede di accreditamento per gli anni successivi, eliminandolo o modificandolo.

    Che dire? Aspettiamo fiduciosi

    • La confusione, in effetti, è totale. L’indicatore I così come concepito nel passato ciclo è stato superato, probabilmente anche perché gli indicatori basati sul calcolo delle “mediane”, come appunto l’indicatore I, sono resi obsoleti dal fatto che anche la nuova ASN – quando mai partirà – farà a meno delle contestatissime mediane. E però ANVUR si dice disponibile a calcolare l’indicatore I anche per i collegi del XXXI ciclo, come segnalato da cmunico… Come mai?
      Quanto al nuovo indicatore IAS, par di capire che varrà per la valutazione ex post (e non per l’accreditamento ex ante) dei dottorati; ma quel che non mi pare granché chiaro, nel documento sulla valutazione http://www.anvur.org/attachments/article/455/ValutazioneCorsiDottoratoFinale20141230.pdf , è come tale indicatore sarà calcolato nei settori non bibliometrici. Il documento parla di 5 prodotti per ciascun componente del collegio e del calcolo dell’indicatore come “rapporto tra la somma pesata delle pubblicazioni dei membri del Collegio, divisa per cinque volte il numero di membri del Collegio, e la somma pesata delle pubblicazioni presentate da tutti i membri dei Collegi di Dottorato di quel Settore Concorsuale (o in subordine di quell’Area), divisa per cinque volte il numero di membri dei Collegi nel medesimo Settore Concorsuale (o in subordine di quell’Area)”. Quindi, forse si terrà conto, per ciascuna tipologia di pubblicazione, a iniziare da quelle considerate da ANVUR più “pregiate” (ossia, al momento – ma chissà, domani forse sarà diverso… – le monografie recensite da rivista di fascia A straniera), se sono presenti tra i prodotti dei membri del collegio in misura superiore, pari o minore rispetto a tutti gli altri collegi di dottorato della stessa area… Insomma, le mediane escono dalla finestra per rientrare dalla porta. Un delirio, soprattutto se si pensa che, passando dalla “valutazione” all’accreditamento, il numero di pubblicazioni degli ultimi 5 anni prese in considerazione per ciascun membro del collegio scende da 5 a 2. Infine, che si fa con quei docenti che magari superavano tutte e tre le mediane, e dunque erano appetibili per i collegi del XXX ciclo, ma non hanno monografie recensite all’estero, e quindi non sono appetibili per i collegi del XXXI ciclo? Li si caccia? Salvo poi richiamarli quando i criteri saranno nuovamente mutati? Un collegio di dottorato dovrebbe forse essere qualcosa di diverso da una porta girevole…
      Se l’obiettivo di ANVUR era, come pare probabile, quello di scoraggiare il più possibile la proposta di corsi di dottorato, direi che è stato pienamente raggiunto.

  2. accreditamento de che?

    tanto il dottorato in Italia non conta un c…..

    nei concorsi pubblici non conta (conta tipo 2 punti su 60 da conseguire)……………

    nell’ASN non è richiesto…………

    negli RTD non è richiesto………

    nel concorso delle Scuola superiore non conta (forse anche qui in maniera irrisoria)…

    ma cosa volete accreditare?

    Allora……prima stabilite che il dottorato

    1)serve a….
    2)attribuisce tot punteggio a…..
    3)costituisce titolo minimo per…..
    4)dottorato e post-doc servono a danno punteggio pari a 50% del punteggio da conseguire in concorso PA………

    Allora, quando sarà così stabilito, cioè che il dottorato serve (dentro ma soprattutto fuori dall’Univ.,

    in quanto, cmq costituisce il più alto grado di istruzione

    allora sì che si dovrà provvedere all’accreditamento per vagliare l’affidabilità di quel dottorato…..

    Condividete?

  3. @cmunico:

    apprezzo molto la Sua volontà di approfondire il tema della valutazione e di accreditamento del sistema del dottorato.

    Secondo me, però, sarebbe necessario (da parte di tutti) definire, come sopra ho scritto:

    Allora……prima stabilite che il dottorato

    1)serve a….
    2)attribuisce tot punteggio a…..
    3)costituisce titolo minimo per…..
    4)dottorato e post-doc servono a danno punteggio pari a 50% del punteggio da conseguire in concorso PA………

    Allora, quando sarà così stabilito, cioè che il dottorato serve (dentro ma soprattutto fuori dall’Univ.,

    in quanto, cmq costituisce il più alto grado di istruzione

    allora sì che si dovrà provvedere all’accreditamento per vagliare l’affidabilità di quel dottorato……

    Caro cmunico,
    a me sembra di portare avanti un discorso coerente, cioè è inutile valutare ciò che non serve, secondo Lei sto sbagliando io? sto bestemmiando?
    sto dicendo cose stupide?
    A me sembra di no…….
    A Lei?
    Agli altri?
    Alla Redazione?
    Fatemi sapere.

    • @anto

      sono d’accordo sul fatto che la situazione è confusa, ma allo stesso tempo sono d’accordo sul fatto che sia prioritario fare chiarezza

      non posso però essere d’accordo sulla parte finale del tuo ultimo intervento, dove dici che “è inutile valutare ciò che non serve”

      come università siamo chiamati a dare delle risposte ai nostri utenti
      siamo chiamati a non sprecare le risorse scarse che ci vengono messe a disposizione

      se una cosa non serve, tanto vale non farla direttamente
      se il dottorato veramente non servisse a nulla, sarebbe più corretto da parte nostra evitare la loro attivazione e rinnovo di anno in anno

      al momento dovremmo prima di tutto fare chiarezza
      sia a livello locale (ogni Ateneo dovrebbe guardare la sua offerta dottorale) sia a livello centrale (ANVUR dovrebbe imparare ad ascoltare da tutti i soggetti che partecipano al processo dottorati)

      Infine sono pienamente d’accordo sul fatto che siamo in alto mare rispetto al discorso “accreditamento”
      Prima di poter parlare seriamente di accreditamento dobbiamo risolvere tante altre questioni

      Rischiamo però di uscire fuori tema
      in questo Post si metteva in evidenza un aspetto: il ruolo dei Nuclei di valutazione.
      Nuclei che negli ultimi anni sono stati, in maniera disordinata, inseriti ed esclusivi dal processo di attivazione dei cicli di dottorato.

  4. @cmunico

    apprezzo tanto la Sua volontà di capirci qualcosa,
    ma rimane il fatto che il dottorato nacque nei primi anni 80, tra un po’ compirà 40 anni:
    in questi 40 anni, nessuno che si sia degnato di attribuirgli un valore:

    1)non è requisito minimo per RTD
    2)non è requisito minimo per ASN

    3)e soprattutto non attribuisce un punteggio adeguato nei concorsi della PA, neppure in quelli della Scuola

    Con riguardo al punto 3, occorrerebbe considerare anche il concetto di “dottorato” e “postdoc”, l’insieme di attività di pubblicazioni, di articoli, libri, monografie. Sto parlando dei concorsi della PA, dove tutto questo dovrebbe essere valorizzato, in quanto dovrebbe dare segno di affidabilità alla Pubblica Amministrazione. E invece, no!
    Prenda un bando per i concorsi, es. agenzia delle entrate: tante prove scritte, tante orali e nessun bando che chieda la formazione post. universitaria (dottorato e postdoc), perché?

    A tal proposito,
    segnalo

    http://scuoladivita.corriere.it/2015/03/19/dottorati-di-ricerca-quei-giovani-preparati-tagliati-fuori-da-scuola-e-universita/

    L’accademia e le varie società di studiosi (di tutte le discipline) si assumono una grande responsabilità nel non aver mai posto ai Governanti ed ai Parlamentari questioni di questo genere: “più uno a i TITOLI più non li può spendere fuori dell’Univ.”, non dico dentro perché è impossibile, ma nemmeno fuori è assurdo.

    Se non sbaglio, il dottorato è qualificato come “più alto grado di istruzione, al di sopra della laurea”……..allora perché conta di meno della laurea?
    Condivide?

  5. @fausto_proietti:

    siamo d’accordo che la confusione è totale.

    La Sua riflessione è sensata e preziosa, ma credo sia necessario riflettere sul “dottorato” prima di accreditarlo.

    Il punto è un altro: vogliamo, per favore, iniziare dall’inizio?
    Che cosa è un dottorato?
    A che cosa serve?
    Perché non conta nulla?

    Ripropongo quanto ho già scritto:

    “Rimane il fatto che il dottorato nacque nei primi anni 80, tra un po’ compirà 40 anni:
    In questi 40 anni, nessuno che si sia degnato di attribuirgli un valore:

    1)non è requisito minimo per RTD
    2)non è requisito minimo per ASN

    3)e soprattutto non attribuisce un punteggio adeguato nei concorsi della PA, neppure in quelli della Scuola

    Con riguardo al punto 3, occorrerebbe considerare anche il concetto di “dottorato” e “postdoc”, l’insieme di attività di pubblicazioni, di articoli, libri, monografie. Sto parlando dei concorsi della PA, dove tutto questo dovrebbe essere valorizzato, in quanto dovrebbe dare segno di affidabilità alla Pubblica Amministrazione. E invece, no!
    Prenda un bando per i concorsi, es. agenzia delle entrate: tante prove scritte, tante orali e nessun bando che chieda la formazione post. universitaria (dottorato e postdoc), perché?”

    Condivide queste mie perplessità?

    Condivide l’esigenza, da me sopra esposta di “iniziare dall’inizio”, ponendosi quelle domande basilari per ogni cosa in questo mondo (Che cosa è? A cosa serve?)?

    Grazie

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