«Salutiamo pertanto con favore la protesta di chi si rifiuta di caricare i prodotti della ricerca, perché consente finalmente di alzare il velo sopra la vera natura del sistema di valutazione e più ingenerale consente a tutto il paese di vedere in quale drammatico stato si trovi tutto il sistema Universitario Italiano». Non è per nulla scontato che prendere posizione in modo così netto siano “dottorandi e ricercatori precari non strutturati, ovvero quello delle fasce più deboli e più ricattabili dell’Accademia italiana” e che ciò accada proprio a Pisa, dove il Consiglio di Amministrazione ha deciso di sospendere preventivamente tutte le iniziative di investimento. Infatti, il possibile danno che lo #stopVQR arrecherebbe alls fasce più deboli dell’accademia è stato spesso usato per ricondurre gli obiettori a più miti consigli. Un argomento che non sembra aver presa nemmeno con i diretti interessati che prosegono così: «Il blocco della VQR esercitato nelle Università italiane, come in quella di Pisa, fornisce quindi una occasione irripetibile a tutto il comparto Università e ricerca, per poter ridiscutere con il Governo ed il Ministero, non soltanto il trattamento iniquo nei confronti dei solo dipendenti dell’Università, ma anche di rivedere radicalmente le politiche di destrutturazione e definanziamento del sistema universitario, sistema arrivato oggi al collasso».

 

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Pubblichiamo di seguito il Comunicato stampa di ADI-PISA dell’11 marzo 2016

sulla protesta che sta bloccando la valutazione della Ricerca


COMUNICATO STAMPA: ADI – Pisa sulla protesta che sta bloccando la valutazione della Ricerca

 

Come ADI-Pisa vorremmo prendere parola sugli ultimi avvenimenti che si sono verificati negli organi dell’Università di Pisa circa la protesta (rifiuto di caricare i prodotti della ricerca per inceppare il meccanismo di valutazione della qualità della ricerca detto VQR) che sta coinvolgendo molti accademici in risposta al declino dell’Università e della ricerca in Italia. Il nostro è il punto di vista di dottorandi e ricercatori precari non strutturati, ovvero quello delle fasce più deboli e più ricattabili dell’Accademia italiana.

Da sempre abbiamo criticato il sistema che il ministero dell’istruzione ha previsto per la valutazione della ricerca. E’ un sistema inadatto a valutare la complessità delle mansioni che svolgono i lavoratori della conoscenza. E’ completamente inutile ad individuare e risolvere le criticità che realmente affliggono l’Università italiana. L’unico scopo reale che persegue è quello di ridurre i trasferimenti alle Università che si trovano in condizioni di maggiori difficoltà (in generale guarda caso sono anche quelle ubicate nelle aree economiche più depresse). E’ un sistema che denunciamo dal giorno della sua istituzione, non perché non si accetti la valutazione, anzi lo auspichiamo in termini radicalmente diversi, ma perché lo riteniamo inadatto e in mala fede. Salutiamo pertanto con favore la protesta di chi si rifiuta di caricare i prodotti della ricerca, perché consente finalmente di alzare il velo sopra la vera natura del sistema di valutazione e più ingenerale consente a tutto il paese di vedere in quale drammatico stato si trovi tutto il sistema Universitario Italiano.

Questa protesta, è bene essere chiari, nasce da una rivendicazione molto circoscritta, lanciata dal Prof. Ferraro, ovvero quella del recupero del blocco degli scatti stipendiali (per il solo personale strutturato), ed ha acquisito un ampio consenso tra i professori universitari, ma di fatto sta consentendo anche alle altre componenti di mettere in evidenza le difficoltà nel fare didattica e ricerca nel sistema presente, come denunciato dal fisico Giorgio Parisi con il suo appello su Nature (http://www.nature.com/…/journal/v530/n7588/full/530033d.html).

Il blocco della VQR esercitato nelle Università italiane, come in quella di Pisa, fornisce quindi una occasione irripetibile a tutto il comparto Università e ricerca, per poter ridiscutere con il Governo ed il Ministero, non soltanto il trattamento iniquo nei confronti dei solo dipendenti dell’Università, ma anche di rivedere radicalmente le politiche di destrutturazione e definanziamento del sistema universitario, sistema arrivato oggi al collasso (oltre alla lettera di Parisi si vedano i dati di questi articoli: finanziamenti http://www.roars.it/…/ricerca-e-formazione-in-sette-anni-i…/, personale http://www.roars.it/…/levoluzione-della-docenza-universita…/, ricerca http://www.roars.it/…/fondi-ricerca-cara-ministro-giannini…/).

Pertanto non condividiamo l’urgenza manifestata dagli organi dell’Università di Pisa, di effettuare la sospensione preventiva di tutte le iniziative di investimento già previste come diversi rettori degli atenei italiani stanno facendo. La discussione su quali iniziative sospendere in caso di effettivo ammanco al bilancio causato dal posizionamento del nostro ateneo nella VQR può essere discusso in modo dettagliato al momento in cui l’ammanco si andrà a verificare. La sospensione in questo momento sembra avere uno scopo prettamente di pressione sull’azione dei docenti più che essere una necessità effettiva per il funzionamento economico degli atenei. Non condividiamo nemmeno la possibilità di prevedere inserimenti forzosi dei prodotti della ricerca, perché ogni docente deve avere la libertà di scegliere quali prodotti caricare e quali no. Dall’altro lato però abbiamo valutato positivamente le rassicurazioni del rettore sul mantenimento degli impegni relativi al rafforzamento del personale, attraverso il mantenimento dei piani di reclutamento già discussi ed approvati.

Per questo auspichiamo che il rettore dell’ateneo di Pisa, come tutti i rettori italiani, si facciano portavoce di questo malessere presso il governo italiano, chiedendo una radicale modifica del sistema della VQR, e un cambio radicale delle politiche governative nei confronti del comparto Università e Ricerca.

Come dottorandi e giovani ricercatori non strutturati saremo sempre disponibili a collaborare con chi, come noi, guarda al sistema dell’Università e della ricerca come un asset strategico per il paese da potenziare e sviluppare. Tuttavia non siamo mai stati e non saremo mai complici di rivendicazioni corporative che non tengono in considerazione il diritto alla formazione delle nuove generazione e della capacità del paese di fare Ricerca.

Adi Pisa

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3 Commenti

  1. Confesso che questa frase mi ha rinfrancato. Forse non tutto il lavoro fatto in questi anni con Roars è andato perduto. Apprezzo in particolare l’ordine delle richieste.

    “Per questo auspichiamo che il rettore dell’ateneo di Pisa, come tutti i rettori italiani, si facciano portavoce di questo malessere presso il governo italiano, chiedendo una radicale modifica del sistema della VQR, e un cambio radicale delle politiche governative nei confronti del comparto Università e Ricerca.”

    Se i finanziamenti sono distribuiti sulla base della valutazione pseudo-scientifica della VQR, tanto vale darli davvero a IIT!

  2. In omaggio all’Università di Pisa e in particolare alla sua ADI e ai suoi candidati Rettore trascrivo il documento odierno (11.03.2016) sulla VQR del Coordinamento Senese per lo sblocco degli scatti stipendiali:

    Il Coordinamento senese per lo sblocco degli scatti stipendiali considera molto grave la decisione del Rettore, presa con l’avallo della maggior parte dei Direttori di Dipartimento e del Consiglio di Amministrazione, di inserire d’autorità i prodotti VQR dei docenti che non abbiano inviato una personale diffida ad agire in tal senso. In questo modo il Rettore ha ignorato le richieste che pubblicamente e ripetutamente gli erano state presentate, a partire dalla lettera-appello del 21 gennaio sottoscritta da 86 docenti, e si è assunto in toto la responsabilità di far fallire localmente la protesta in atto a livello nazionale, volta al riconoscimento della dignità, anche stipendiale, della docenza universitaria.
    Pur certi che il Rettore non abbia agito a cuor leggero, riteniamo tuttavia che operare per neutralizzare una forma di protesta legittima, di portata e diffusione nazionale e considerata con grande rispetto dai più alti vertici istituzionali, tra cui lo stesso Presidente della Repubblica, non vada nella direzione di tutelare gli interessi della comunità dei docenti universitari, fortemente discriminati e penalizzati nei confronti di categorie consimili del pubblico impiego.
    Riteniamo grave che un Rettore, il quale dovrebbe in primo luogo rappresentare la dignità professionale dei docenti universitari, suoi pari e suoi elettori, e farsi parte attiva nella difesa del loro stato giuridico ed economico, si ponga invece come loro controparte. Il Coordinamento ritiene che questa frattura inferta alla nostra comunità accademica non sarà facilmente ricomponibile nel breve termine.
    Per il futuro immediato auspichiamo che coloro che si sono candidati all’elezione come prossimo Rettore vogliano esprimere con chiarezza la loro posizione al riguardo.
    A tal proposito si allega una lettera del Prof. Giuseppe Iannaccone, candidato Rettore all’Università di Pisa, che dimostra chiaramente come possano esistere approcci completamente diversi alla questione, basati sulla solidarietà dell’intera comunità universitaria e sul riconoscimento della astensione dalla VQR come “una protesta serena e civile, che non crea disagio a studenti e colleghi di lavoro e non può creare danni economici se l’Università stessa e i Rettori dimostrano un minimo di compattezza”.

    Comitato Senese per lo Sblocco degli Scatti Stipendiali

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