downloadPubblichiamo la terza parte del documento di studio relativo al progetto Human Technopole della senatrice Elena Cattaneo (scaricabile con il resoconto della seduta del Senato del 4 maggio 2016). La sintesi del documento è stata pubblicata qui, mentre la prima parte qui e la seconda qui.  In questa terza parte si discute di una proposta  per il futuro della ricerca pubblica, cioè la costituzione di una “Agenzia per la ricerca indipendente dalla politica, terza, competente e trasparente, che amministri i finanziamenti pubblici alla ricerca, rimuova la frammentazione nella loro erogazione, unifichi gli obiettivi e sia garanzia continuativa di valutazione dei progetti di ricerca finanziati.”

Ripensare a HT con l’Agenzia per la Ricerca

Questo documento mira a porre le condizioni per un ripensamento delle strategie per la realizzazione del progetto Human Techopole, adottando ogni atto necessario e opportuno​, per esempio​ sulla falsariga del progetto The brain initiative promosso dal Governo statunitense, ma anche di operazioni analoghe che hanno portato negli ultimi decenni alla realizzazione di large scale facilities for science, dette anche large scale research infrastructures in numerosi paesi sviluppati.

Al fine di realizzare un percorso trasparente e ​”scientificamente” partecipato di tutta l’articolazione del progetto Human Techopole, si suggerisce, per esempio, di affidare al CNR, alle università, insieme ai soggetti e Enti competenti, l’organizzazione di conferenze internazionali molto ristrette e rapide alle quali invitare scienziati, tecnologi ed economisti della ricerca italiani e internazionali, esperti nei settori che il Governo ritiene di voler promuovere, cioè scienze biomediche e nutrizione. Da tali conferenze dovrebbero emergere gli obiettivi strategici di alto profilo ​acquisiti dal Governo a cui far seguire una conferenza pubblica durante la quale il Governo incarica gli enti di gestire un bando pubblico per sviluppare in un progetto le idee guida e proporre le forme organizzative più appropriate per il conseguimento degli obiettivi, affidando a una commissione internazionale ​la scelta del​le migliori proposte.

Solo a seguito del progetto così individuato, si suggerisce che il Governo possa promuovere i bandi per identificare gli enti coinvolti e i coordinatori ​delle linee di ricerca e per finanziare (sempre con modalità competitive) gli allestimenti dei laboratori e i progetti specifici volti al conseguimento di obiettivi conoscitivi e prodotti tecnologici innovativi, tali da rilanciare ​davvero ​la ricerca e l’economia del Paese nella dimensione mondiale della scienza e dell’economia della conoscenza.

L’operazione potrebbe essere attuata durante i numerosi mesi previsti per l’allestimento degli spazi e delle strutture per lo sviluppo di questi ambiti conoscitivi e tecnologici nell’area Expo. In questo periodo si potrebbe non erogare fondi specifici per i progetti di ricerca rendendosi necessaria la creazione dell’infrastruttura normativa e procedurale per bandire, selezionare e finanziare su base competitiva le progettualità, gli enti e le proposte di centro migliori per HT. In particolare, l’operazione HT avrebbe una portata rivoluzionaria se attuata a valle dell’organizzazione dell’Agenzia nazionale della ricerca.

Sulla base delle evidenze richiamate nella prima parte di questo documento, perché un processo come HT funzioni, è pratica indispensabile che la funzione tecnica di strutturazione di una competizione per i fondi sia assegnata a un’apposita agenzia per la ricerca, distinta dalla politica (che non sceglie chi finanziare) e distinta anche da chi poi eseguirà la ricerca (per evitare conflitti di interesse).

 

L’Agenzia nazionale della ricerca (cenni)

L’Italia è tra i pochissimi paesi in Europa, dove i finanziamenti alla ricerca sono distribuiti da ministeri, cioè da istituzioni con una connotazione politica. A farle compagnia sono rimasti Montenegro, Polonia e Serbia. Nel nostro Paese manca un’agenzia della ricerca indipendente dalla politica, terza, competente e trasparente, che amministri i finanziamenti pubblici alla ricerca, rimuova la frammentazione nella loro erogazione, unifichi gli obiettivi e sia garanzia continuativa di valutazione dei progetti di ricerca finanziati. Sull’opportunità di dotare il nostro Paese di un ente simile se ne discute da oltre dieci anni, cioè da quando la propose il Gruppo 2003 (http://www.gruppo2003.org/node/3), che raccoglie gli scienziati italiani più citati al mondo. Ma nonostante la comunità scientifica italiana sia pressoché unanime nel promuoverla niente è stato mai fatto in concreto per la sua realizzazione.

Nel mondo – oltre alla quasi totalità dei paesi europei anche Giappone e Stati Uniti hanno creato le loro agenzie – esistono diverse tipologie di agenzie per il finanziamento della ricerca, i cui mandati possono essere più o meno omnicomprensivi, riguardare singole tematiche o ancora essere circoscritti a un programma. In generale, scopo di queste agenzie è uniformare i criteri di valutazione dei progetti e di assegnazione dei finanziamenti che possono provenire da diverse fonti governative per prevenire il rischio che varie forme di condizionamento politico influenzino la distribuzione delle risorse. Sono, in altre parole, garanzia di efficienza e qualità del sistema di finanziamento della ricerca.

Attualmente, in Italia, il finanziamento pubblico alla ricerca risulta essere estremamente frammentato e discontinuo e con valutazioni scarse quando non completamente assenti. Ai bandi per i Progetti di rilevante interesse nazionale (Prin), ad esempio, con cui dal 2004 lo Stato finanzia la ricerca di base in Italia in tutte le discipline del sapere, manca una caratteristica fondamentale per la ricerca stessa: la continuità. I bandi sono stati sbloccati lo scorso anno dopo un vuoto che durava dal 2012. Per i Prin 2015 è stato predisposto un budget di circa 92 milioni di euro per progetti di durata triennale. Sono stati presentati più di 4.000 progetti. Con queste risorse (del tutto irrisorie) i ricercatori italiani lavorano per ottenere i dati necessari per essere competitivi nei bandi europei.

Al fondo per gli investimenti nella ricerca scientifica e tecnologica del Miur sono stati destinati 58,8 milioni di euro nel 2016, con una riduzione di circa due milioni ogni anno fino al 2018. Con questa quota il Miur finanzierà sia i Prin sia il Fondo per gli investimenti della ricerca di base (Firb). Quindi, se ci sarà un altro bando nel 2016, sarà necessariamente al ribasso.

Oltre alla discontinuità, i finanziamenti per la ricerca pubblica risultano estremamente frammentati, anche se gli obiettivi di ricerca spesso sono gli stessi, tanto da rendere difficile una fotografia delle varie fonti di finanziamento e dei loro destinatari. Qualche esempio: ai bandi Prin non possono accedere direttamente studiosi del CNR, ai bandi del Ministero della Salute per gli IRCCS non possono applicare i ricercatori universitari, i bandi CNR sono per il solo CNR.

Dar vita oggi in Italia a un’agenzia della ricerca non sarebbe un’operazione difficile e neanche costosa. Non sarebbe difficile in quanto le storie delle agenzie create in paesi simili al nostro per struttura politica-accademica (es. Spagna e Francia), così come l’evoluzione a cui sono andate incontro agenzie nazionali con lunghe tradizioni (es. Germania, USA e Gran Bretagna), consentono di capire le potenzialità e valutare i limiti e le applicabilità delle diverse tipologie. Si tratterebbe di realizzare, per esempio presso una commissione parlamentare un’indagine che porti a una proposta di legge da discutere in Parlamento per istituire un’Agenzia della Ricerca e, con l’occasione, per prescrivere in una legge dello Stato che non si possono mai stanziare fondi pubblici alla ricerca e all’innovazione con modalità non competitive. Il lavoro della commissione dovrebbe mirare soprattutto a caratterizzare il quadro demografico e geografico in cui opererebbe il nuovo ente, su basi sia qualitative che quantitative, e di conseguenza fondare l’agenzia su obiettivi che tengano conto delle potenzialità e dei vincoli che caratterizzano il sistema della ricerca pubblica in Italia.

L’agenzia non costituirebbe un aggravio per lo Stato in termini di costi, in quanto basterebbe che flussi di finanziamento pubblici, come quelli destinati “in eterno” a enti già dotati in un proprio tesoretto (come l’IIT), fossero deviati e meglio utilizzati per la sua creazione. Inoltre, si potrebbero reindirizzare finanze e risorse umane da diversi ministeri, per concentrare in un’unica struttura le funzioni che attualmente svolgono diversi uffici dei Ministeri della Salute, dell’Università e ricerca, dell’Agricoltura dello Sviluppo economico e dell’Economia.

Tra le sue funzioni l’agenzia potrebbe

  • sovrintendere alla distribuzione dei finanziamenti pubblici competitivi, organizzando e realizzando i procedimenti di peer review;
  • favorire, attraverso l’identificazione di strategie di snellimento burocratico, l’ingresso in Italia di finanziamenti conquisti a livello europeo/internazionale;
  • monitorare le aree strategiche della ricerca scientifica;
  • concorrere alla realizzazione di grandi infrastrutture della ricerca, coordinando una proficua collaborazione tra pubblico e privato;
  • fungere da organo di consulenza per il Governo in merito alla politica della scienza.

Si tratta di ipotesi di funzioni a cui se ne possono aggiungere o che possono essere modulate e puntualizzate in funzione della missione che l’agenzia dovrebbe svolgere. Certamente, ad avviso della scrivente, la prima e fondamentale sarebbe quella di ridare fiducia al sistema ricerca italiano relegando al passato la convinzione, presente nei più giovani, e non solo, che “i rapporti amicali” piuttosto che “la denuncia” di anomalie nell’erogazione dei fondi pubblici per la ricerca possano essere condizionanti l’esito della valutazione della propria proposta progettuale.

 


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4 Commenti

    • Non sono cosi’ vecchio da ricordare la riforma del ’63 (mentre ricordo l’infame parastato del 1975 dato che sono stato assunto nel 1982 sotto quel regime), ma dovrebbe essere http://www.normattiva.it/uri-res/N2Ls?urn:nir:stato:legge:1963-03-02;283 no ?

      Che sostanzialmente riformava la composizione dei Comitati Nazionali di Consulenza (per cui ricordo che eleggevamo rappresentanti), che pero’ pre-esistevano, ed hanno continuato a sussistere durante il parastato e dopo (l’art. 4 e’ stato riformato nel 1986 ed e’ durato fino a che la legge 283/1963 e’ stata abolita nel 1999).

      E la legge del 1963 non ha escluso che nel 1967 venissero riformati quelli che allora si chiamavano “gli organi” (Istituti, Laboratori, Centri e Gruppi), ossia le strutture di ricerca proprie del CNR.

      Mi sembra abbastanza slegato da un discorso “Agenzia” (per cui tuttavia mi sono sempre domandato … va bene separare la funzione di finanziamento da quella di ricerca … ma se vogliamo che a decidere cosa fare non siano dei politici o dei burocrati, deve sempre essere “qualcuno di noi” – con inevitabili, ma non insormontabili, problemi di conflitto di interessi – … si’ in ultima istanza qualcosa come i Comitati di Consulenza.

    • Il Prof. Figa’-Talamanca ha perfettamente ragione (“tornate all’antico e sara’ il progresso”). Mah..

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