Diapositiva1Riceviamo e volentieri pubblichiamo

Il Coordinamento nazionale delle Ricercatrici e dei Ricercatori non Strutturati Universitari, costituitosi nel novembre 2014 come piattaforma nazionale che raccoglie e rappresenta il mondo dei post-doc e dei precari della ricerca italiani, ha attuato un’azione diffusa sul territorio italiano, attraverso le discussioni assembleari organizzate a Firenze, Roma, Padova, Bari e Bologna, per intercettare i bisogni reali e le proposte di tutti i ricercatori pre-ruolo.

  1. Investire sull’Università e la ricerca

Anzitutto il Coordinamento sostiene, in generale, la necessità di tornare ad investire in maniera forte nella ricerca e nell’università, se si vuole che queste siano effettivamente motore pulsante dello sviluppo dell’Italia e, nello specifico, l’esigenza, preliminare a qualsiasi tipo di intervento, di un sostanzioso investimento di risorse per il reclutamento che riavvicini il nostro paese alla media europea nel rapporto tra numero di ricercatori e numero di abitanti.

  1. Riforma dei contratti a tempo determinato, eliminazione del parasubordinariato e reclutamento.

Il Coordinamento auspica la nascita di una figura pre-ruolo unica, che riassuma in sé la multiforme galassia di contratti che caratterizza l’attuale percorso post-doc.

È necessario garantire alle figure pre-ruolo medesimi diritti: una formulazione più organica prevederebbe un percorso suddiviso in due passaggi: un primo step come post-doc, un secondo step come figura pre-ruolo.

La figura del post-doc research fellow – presente in diversi atenei europei – svolgerebbe le stesse funzioni dell’assegnista di ricerca ma sarebbe inquadrata da un contratto a tempo determinato – con più garanzie rispetto alle attuali.

Una figura unica pre-ruolo di ricercatore a tempo determinato cancellerebbe l’attuale distinzione tra ricercatori ti tipo A e di tipo B; consterebbe di un contratto da ricercatore con tenure track vincolata al conseguimento dell’Abilitazione Scientifica Nazionale. Quest’ultimo dovrebbe presentare meno difficoltà di accesso rispetto a ciò che in maniera penalizzante si prevede per un attuale RTDb: infatti riteniamo ingiusto che possa accedere a tale contratto solo chi ha svolto un RTDa o tre anni di assegno di ricerca pre-Riforma Gelmini, chiedendo invece che chiunque abbia svolto ricerca in ambito accademico per almeno tre anni abbia la possibilità di presentare domanda.

La nuova figura, sia nel primo step della carriera, che nel secondo, dovrebbe fruire di tutele contrattuali, previdenziali, retributive e forme di rappresentanza analoghe a quelle di un attuale ricercatore a tempo determinato.

Il reclutamento di tale figura unica dovrebbe essere vincolato alla progressione di carriera, prevedendo una pianificazione organica pluriennale sulla base delle scelte dei vari atenei ed enti di ricerca, distinguendo le risorse riservate agli avanzamenti di carriera da quelle per il reclutamento di ricercatori a tempo determinato, ristrutturando l’attuale sistema dei punti organico, ripristinando un turn-over del 100% e abbattendo il vincolo del rapporto tra FFO e personale. È essenziale la programmazione di piani ordinari e una riforma dei metodi di reclutamento e di valutazione.

  1. Merito e valutazione

Il Coordinamento è su posizioni critiche rispetto all’interpretazione della meritocrazia come competizione e alle pratiche valutative in corso nelle nostre università, così come praticate dall’ANVUR. Il sistema di valutazione delle performance, infatti, incentrato quasi esclusivamente su indicatori bibliometrici, non solo mortifica la ricerca, ma la modifica profondamente riducendola a una routine individuale e acritica.

Al fine di promuovere la qualità e la giustizia all’interno dell’istituzione universitaria e di democratizzare le pratiche valutative, il Coordinamento vorrebbe che venissero discussi e adottati criteri che sappiano:

  • valorizzare l’impatto sociale della ricerca;

  • riconoscere la capacità divulgativa anche al di fuori della comunità scientifica interessata;

  • promuovere la collaborazione e la cooperazione tra ricercatori;

  • tener conto dei diversi contesti dentro i quali le ricerche si realizzano;

  • rispondere ai processi di internazionalizzazione;

  • stimolare l’interdisciplinarietà.

È inoltre necessario prevedere percorsi di valorizzazione dell’esperienza acquisita durante il dottorato di ricerca e il periodo pre-ruolo da parte di quelle figure che verranno fisiologicamente espulse dal sistema accademico, recuperando le loro competenze in altri contesti della pubblica amministrazione.

  1. Affrontare l’emergenza

Nel periodo transitorio che intercorrerà tra l’istituzione dei nuovi contratti a tempo determinato per i giovani ricercatori, il Coordinamento chiede che venga al più presto concesso il nuovo sussidio di disoccupazione DIS-COLL anche ai dottori e agli assegnisti di ricerca.

Il reclutamento appoggia la proposta di un piano straordinario di reclutamento per almeno 4000 posizioni da ricercatori a tempo determinato ogni anno per cinque anni. Precisa che il reclutamento dovrebbe riguardare solo ricercatori di tipo B dopo le opportune modifiche dell’articolo 24 della legge 30 dicembre 2010, n. 240.

Coordinamento nazionale Ricercatrici e Ricercatori Non Strutturati Universitari

Web: www.ricercatorinonstrutturati.it

Twitter: @CoordNonStrutt

Facebook: https://www.facebook.com/ricercatorinonstrutturati?fref=ts

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1 commento

  1. Sinceramente non capisco perchè da un lato si è chiesto (e tristemente ottenuto) l’allungamento del limite per l’assegno di ricerca, ma poi dall’altro se ne chiede la sua eliminazione.
    Se si vuole ridurre il precariato innanzitutto mi sembra giusto e doveroso porre dei limiti sensati allo sfruttamento delle persone.
    Detto questo, resta sembra la necessità di distinguere tra un ricercatore assunto su un progetto di ricerca finanziato esternamente ed un ricercatore/docente che invece è assunto per esigenze di un dipartimento, che quindi può e deve prevedere maggiore stabilità.
    Altrimenti i gruppi più forti e meglio finanziati avranno la possibilità di comprarsi i posti di ruolo a discapito di altri.
    In pratica, se resta l’assegno (per massimo 2-3 anni o per la durata di un progetto di ricerca) allora è meglio togliere la distinzione tra RTA e B e sostituirlo con un junior professor, altrimenti si toglie l’assegno e resta RTA per la ricerca pura e B (junior professor) per didattica/ricerca tenure-track.
    Infine, se la didattica è positiva, il junior professor dovrebbe mantenere il suo ruolo a tempo indeterminato.

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