Segnaliamo ai lettori il documento della Società Italiana di Filosofia Teoretica, relativo ai nuovi “criteri e parametri” per l’Abilitazione Scientifica Nazionale.

Ad alcuni mesi di distanza dalla conclusione delle ASN – con ancora incerti gli esiti di numerosi ricorsi che riguardano anche interi settori concorsuali – si riapre una discussione pubblica che, divampata a seguito dei risultati delle prime due tornate, era poi sostanzialmente scemata, in attesa delle annunciate modifiche normative (alcune, di ordine più limitato, già presenti nell’art. 14 della Legge 11 agosto 2014 n. 114).

Circola ora la bozza del nuovo regolamento, sul quale è stato reso pubblico lo scorso 15 settembre il parere dell’ANVUR ed è atteso, per il 29, il parere del CUN. Non si può che guardare con favore a questa ripresa della discussione. Allo stesso tempo non si può non rilevare come modi, tempi e luoghi, assieme ad una non chiara definizione – per ruoli e pretese istituzionali – dei soggetti chiamati ad esprimersi in rappresentanza della “comunità accademica”, non siano i più favorevoli ad una riflessione consapevole. In condizioni così ostili ad un parere meditato, la SIFiT considera comunque opportuno ribadire alcuni principi generali.

La nostra Società ritiene che un giudizio di idoneità del peso di quello delle ASN debba corrispondere ad un convincimento complessivo, che la commissione si deve formare a seguito di un esame libero e approfondito della produzione scientifica dei candidati: un giudizio la cui “oggettività” non può confondersi con l’accertamento notarile del possesso di titoli e requisiti già “dati”, ovvero con la ratifica di una valutazione meccanica, ottenuta ricorrendo a indicatori e indici costruiti da un organo amministrativo e privi di uno statuto scientifico condiviso. E’ una distorsione strumentale far coincidere la discrezionalità del giudizio con l’arbitrarietà, quasi fosse un lasciapassare per abusi che solo l’univocità di un calcolo metrico-computazionale potrebbe arginare. Autonomia e discrezionalità di giudizio delle commissioni giudicatrici vanno invece riaffermate con decisione. Là dove sono state limitate, ciò non ha comportato giudizi più “giusti”, ma solo riduzione della responsabilità, cui subentra una oggettività “indiscutibile” solo nel senso della sottrazione alla discussione e alla verifica, in quanto vi scompare ogni questione circa la costruzione (frutto di scelte anonime, ma non per questo impregiudicate o disinteressate) di indici, indicatori e degli stessi “dati”.

L’aspra controversia intorno alle mediane e la successiva rinuncia a ricorrere a questo strumento statistico – giudicato improprio da molta parte della comunità scientifica anche alla prova di alcuni risultati delle ASN – aveva lasciato ben sperare: non tanto per la bontà in sé delle “soglie” che secondo la bozza dovrebbero prenderne il posto (non essendo peraltro chiaro in che modo e da chi ne saranno fissati i valori numerici), ma per l’apparente presa di coscienza delle storture derivanti da un uso di indicatori e parametri in contrasto non solo con le consuetudini delle comunità scientifiche, ma anche con tutte le più recenti raccomandazioni in tema di valutazione a livello internazionale. Il nuovo regolamento delle ASN segna invece per molti versi un ulteriore passo indietro: sia per quanto riguarda il vincolo al superamento dei valori-soglia – dove è ribadito il molto contestabile parametro delle “riviste di fascia A” – quale condizione imprescindibile per conseguire “una valutazione positiva dell’impatto della produzione scientifica complessiva” e, dunque, l’abilitazione scientifica nazionale; sia per l’ingiustificata e stupefacente esclusione, dalla produzione scientifica da considerare in prima istanza, di articoli, saggi, capitoli di libro ecc., che costituiscono una parte costitutiva, e in genere maggioritaria, della bibliografia di uno studioso. Il parere rilasciato dall’ANVUR sulla bozza di regolamento, pur critico e non privo di considerazioni condivisibili, non corregge tutti questi errori. Esso sostanzialmente ripristina il riferimento al numero di “articoli e capitoli di libro”, innalzando a 3 le soglie e contestualmente portando da 1 a 2 quelle da superare per l’accesso alla valutazione di merito, salvo “ammorbidire” questo vincolo cieco con la concessione di potervi derogare in casi eccezionali.

La SIFiT pertanto ritiene di

1) respingere la funzione di vincolo degli indicatori numerici, che inficia la necessaria autonomia e responsabilità delle commissioni di abilitazione (richiamata anche in extremis a correzione del precedente regolamento dalla nota circolare del ministro Profumo dell’11.1.2013). Indicatori e parametri – qualora non estrinseci e/o calati dall’alto, ovvero riconosciuti dalle comunità scientifiche – possono certo valere come ausili utili alla formazione di un giudizio equilibrato, ma non lo possono determinare. Il giudizio deve essere autonomo, ovvero scientificamente centrato sulla qualità intrinseca de prodotti presentati e sul riconoscibile valore dei titoli e non su una qualità scientifica solo presunta e sull’autocertificazione di capacità gestionali.

2) rifiutare la classificazione delle riviste in fasce di merito, fonte di evidenti storture e incongruenze, radicate nell’errore di principio di presumere il valore di un contributo dal valore attribuito al contenitore che lo accoglie.

3) riconoscere come parte costitutiva della produzione scientifica (come richiamato anche dall’ANVUR) in nessun momento trascurabile, tutti gli articoli scientifici e i saggi pubblicati in rivista o come contributi in libri collettanei, atti di convegni, ecc.

4) riconoscere il valore delle monografie in virtù della ricerca che in esse si è oggettivata e non sulla base di classificazioni editoriali o parametri quantitativi (numero predefinito di pagine, caratteri, ecc.).

Su queste considerazioni la SIFiT invita alla condivisione altre società e singoli studiosi.

 

 

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