Riceviamo e volentieri pubblichiamo.

2017 Documento abilitati I Fascia.def

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75 Commenti

  1. Documento che da un lato mette in luce il comprensibile disagio personale di molti docenti, dall’ altro evidenzia come si sia arrivati ad una situazione paradossale per cui, invece di riconoscere che l’ ASN e’ solo una foglia di fico dietro cui nascondere il solito progetto di risparmio economico e di controllo (arrivare alla “piramide” con un vertice, i PO, ridotto numericamente) si ritiene di aver diritto alla progressione di carriera per il solo fatto di avere l’ abilitazione. L’ importante diventa “salvare gli abilitati” senza mettere in discussione l’ inefficace e demotivante sistema di reclutamento e carriera che ci ritroviamo.

  2. In effetti l’abilitazione è solo un primo passo che permette di accedere alla successiva sezione locale, non garantisce di per se un diritto all’assunzione.
    L’idoneità era già qualcosa di diverso, la selezione era prodotta a monte e gli idonei erano “vincitori” di una valutazione comparativa.
    Poi qualcuno dirà che che le idoneità sono state ottenute in concorsi pilotati, mentre le ASN sono democratiche e più selettive perchè le mediane o soglie sono indici di qualità, ecc ecc.
    Purtroppo, si dimentica che il sistema bibliometrico e quantitativo utilizzato nelle ASN (e nella VQR) non identifica necessariamente, autonomia, originalità e qualità del lavoro di ricerca, ma tende a premiare chi lavora in settori di ricerca ampi, dove si pubblica molto, con valanghe di autori e citazioni. Su questo non ci piove.
    Detto questo, è giusto che vengano assegnate risorse congrue agli atenei per effettuare le selezioni interne, allo scopo di assumere una parte (sicuramente esigua) delle migliaia degli abilitati.

  3. Premessa: le commissioni di abilitazione non fanno e non devono fare concorsi, decidono solo se una persona ha le caratteristiche per essere professore in un dato SC, non hanno e non devono avere vincoli numerici o di budget, devono abilitare CHIUNQUE se lo meriti secondo i criteri stabiliti. Quindi chi ha una abilitazione ha solo un titolo che lo abilita a partecipare a dei concorsi, null’ altro. Ci sono a mio avviso due modi per uscire da questa situazione:

    1-(la mia ipotesi preferita) andare sul modello francese, del ruolo unico del professore con due classi distinte, in cui il passaggio di classe avviene per promozione e non per concorso – Magari se proprio uno freme per creare distinzioni scientifiche, si può procedere, come in Francia, creando una classe eccezionale per le superstar, senza specifiche attribuzioni di funzioni. Molti Rettori francesi non hanno la classe eccezionale.
    2- se invece si vuole un passaggio per concorso, allora bisogna togliere di mezzo tutti i protezionismi locali, eliminare la coperture delle procedure valutative da Art.24 e fare solo procedure aperte Art.18.

    Comunque vanno prioritariamente salvati i concorsi da RTD-B
    perchè un associato è comunque un garantito e chi entra RTD-B sè precari.

    Quanto ai budget mi accontenterei si cominciasse a restituire alle università il 100% del turnover.
    Non concordo invece con la proposta di un piano di assunzione ordinari con i soldi delle cattedre Natta (pericolo ancora incombente ! ), infatti a mio avviso sarebbe meglio che quei soldi fossero aggiunti alle attuali quote disponibili per le chiamate dirette.

    • @p.marcati:
      Sono perfettamente d’accordo sul fatto che nei paesi in cui esiste l’abilitazione questa non è un diritto acquisito ad essere chiamati, ma “solo” il necessario preprequisito per partecipare ai concorsi.
      Per quanto riguarda il sistema universitario francese, invece, non sarei così d’accordo nel sostenere che sia basato sul ruolo unico: i maitres de conférences rappresentano una percentuale notevole dei docenti universitari, e il loro ruolo è paragonabile a quello dei nostri PA.

    • Anche io sono d’accordo. Meglio inserire dei precari che favorire lavanzamento di carriera di personale che lo stipendio ce l’ha già. Mi dispiace (è proprio il mio caso…). Il ruolo unico potrebbe essere una soluzione, visto che le funzioni più o meno si sovrappongono, o si potrbebero. Per quello he riguarda i criteri rigorosi della prima tornata, non saprei. Nel mio gruppo non erano così rigorosi.. Io sono di Univesrità di Milano e non sono affatto d’accordo comunque. Quiindi i firmatari non parlano a nome mio.

    • Egregio Sylos & company mi sembrate Napalm51 (https://www.youtube.com/watch?v=fweUzAkFi9E) .
      Rispondere in questo modo mi sembra miope ( oltre che completamente fuorviante).
      Il contenuto della lettera, si puo’ anche discutere, ma penso sia la prima volta che si e’ palesata una richiesta “sindacale” e quindi una istanza collettiva in un mondo dove tutti stanno attenti a trovare il “padrino” che li faccia traghettare nel mondo di sopra. Magari con un bel concorso interno (vedi 1000 proroghe).
      Ritengo questa lettera una testimonianza di come le cose NON stanno andando e come tale merita rispetto. Ma forse è piu’ facile “sparare” sentenze ( mi verrebbe in mente un altro termine) o cavillare sul “commissiario straniero”.
      Non è così che fate il bene della ricerca, e neanche di vioi stessi.

    • La Redazione ha sottoposto all’attenzione dei lettori la “richiesta sindacale”. I commenti testimoniano l’interesse (anche in termini critici) che ha suscitato tra i lettori. Personalmente ritengo che la richiesta sarebbe più forte se chi l’ha sottoscritta uscisse allo scoperto. Confesso anche che alcune argomentazioni non mi convincono:
      ____________
      1. “Un risultato, ci permetta, del quale siamo orgogliosi perché per primi ci siamo sottoposti, senza esitazioni, al giudizio di una commissione nazionale con la presenza di un docente straniero, superando mediane relative alla produzione scientifica, molto rigorose” [epica dell’abilitazione?]
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      2. “Siamo noi che ogni giorno andiamo in aula e che, malgrado la profonda amarezza provocata dal trattamento ricevuto, cerchiamo di accendere la scintilla dello studio, del metodo e del rigore” [malgrado?]
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      3. “Nell’ottica di un miglioramento della qualità delle Università italiane, avviata con la ASN, Le chiediamo, quindi, di esaminare la situazione e fare in modo che si proceda con rapidità al reclutamento nelle Università di coloro che hanno ottenuto l’ASN a PO” [miglioramento della qualità avviato con l’ASN?]
      ____________
      4. “Non vanno poi trascurati i nefasti effetti dei pensionamenti che avvengono in assenza di turn over, con problemi di sostenibilità della didattica e soprattutto delle diverse funzioni istituzionali Universitarie (coordinamento di corsi di laurea, direzione di Scuole, di dottorati, oltre alla direzione dei Dipartimenti ed al coordinamento di grandi progetti di ricerca internazionale).” [tutti ruoli che non sono riservati ai PO]
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      5. “La chiamata degli abilitati a PO produrrebbe, inoltre, un effetto virtuoso a catena perché la stessa possibilità di assumere ricercatori a tempo determinato dipende dalla capacità dei PO di attrarre fondi di ricerca competitivi” [trickle down?]
      ============
      Vorrei sottolineare che non sono per nulla contrario ad un piano di reclutamento di I fascia, ma penso che si possano trovare argomenti migliori. Fermo restando che metterci la faccia e la firma potrebbe essere un primo passo per dare sostanza e credibilità alla propria candidatura a futura “classe dirigente” dell’università.
      La Redazione ROARS ha giocato e gioca allo scoperto, rendendo pubblici problemi e istanze che, senza ROARS avrebbero una visibilità vicina allo zero. Conosciamo i colleghi (e il loro coraggio): svolgiamo questo ruolo di servizio senza meravigliarci dei “free riders” che beneficiano della tribuna di Roars, senza esporsi in prima persona. Ognuno sceglie il suo ruolo e, dopo tutto, chi non ha il coraggio non può mica darselo.

    • @ grollo001:
      mi pare che lei abbia una ben strana idea di “istanza sindacale”. Questo è semplicemente un documento anonimo (come lei, del resto), che, con toni melliflui e argomenti insostenibili, rivendica privilegi per una parte di una categoria a danno di altre (cosa ne penseranno, ad esempio, gli abilitati ad associato? faranno una lettera pure loro?)

  4. Commento Brutale, ma pertinente. Molto fastidioso (e a tratti esilarante: il commissario straniero quale sigillo di qualità) il tono servile della lettera: elogio del lessico ministeriale, al netto di un dettaglio: si era sempre detto (tutti i ministri l’avevano detto)che l’ASN non avrebbe assegnato posti, ma solo speranze e illusioni. Pessima idea abolire i concorsi

    • Correggerei e integrerei:
      “si era sempre giustissimamente detto (anche se tutti i ministri l’avevano ovviamente taciuto, asserendo semmai l’esatto contrario) che l’ASN non avrebbe assegnato posti, ma solo speranze e illusioni, appunto le medaglie di cartone evocate da Sylos Labini: la millesima buffonata all’italiana, pensata e perpetrata per dare la più brutale e prolungata frenata possibile al reclutamento, per di più posando a meritocratici per aver dato l’opportunità di ottenere l’abilitazione (che non serve a niente) a tanti (alcuni dei quali realmente meritevoli) che non avrebbero mai avuto l’idoneità (che serviva eccome) nei concorsi-Berlinguer, inesorabilmente blindati per quel che riguarda l’assegnazione della cosiddetta prima idoneità e predecisi ferreamente dalle cupole nazionali per quel che riguarda l’assegnazione della cosiddetta seconda idoneità.”

  5. Pur comprendendo lo stato d’animo, inclusa l’amarezza e la delusione, di chi non più giovane trova oggettive difficoltà a arrivare all’obiettivo che con tanto impegno sta cercando di raggiungere, mi permetto di dissentire su più punti nel merito del documento presentato da alcuni docenti universitari abilitati alla prima fascia 2012-2013.
    I colleghi sembrano sottolineare che la loro abilitazione è un po’ più abilitante di altre. In particolare, come titolo di merito, indicano l’essersi “sottoposti, senza esitazioni (?), al giudizio di una commissione nazionale con la presenza di un docente straniero, superando mediane relative alla produzione scientifica molto rigorose”. Per carità di patria non desidero iniziare un dibattito sulle mediane (rimando ai numerosi articoli di ROARS sull’argomento), ma sul docente straniero non riesco a trattenermi. Quella scelta della legge Gelmini (inserire lo studioso OCSE nelle commissioni abilitanti) è stata tra le più insulse, offensive, provinciali, oggetto di numerose riflessioni critiche sia sul piano del metodo sia sul piano del merito dei singoli docenti sorteggiati. Solo per citare alcune amenità voglio ricordare: a) studiosi stranieri che hanno valutato produzione scientifica in lingua italiana confessando candidamente di non conoscere l’italiano, b) studiosi con una qualificazione scientifica sicuramente inferiore a numerosi ricercatori italiani, c) studiosi provenienti da paesi dell’area OCSE con standard scientifici e culturali decisamente inferiori ai nostri, d) studiosi la cui area di appartenenza disciplinare era lontanissima dal settore concorsuale di cui erano commissari, e) studiosi che, in alcuni casi, si sono dimostrati assolutamente permeabili alle pressioni di lobby accademiche italianissime. D’altro canto perché un commissario, professore di un dipartimento straniero, di fatto in competizione con i nostri dipartimenti, per quanto riguarda grant, prestigio, capacità di attrazione di docenti e fondi, avrebbe dovuto impegnarsi per permettere a dpt italiani di migliorarsi? Su un punto sono decisamente d’accordo con i colleghi la procedura è stata “costosa, anche a seguito della partecipazione di un membro OCSE per ogni commissione”. Tuttavia non mi sembra che il fatto che la procedura sia stata particolarmente onerosa per l’erario dia garanzia che l’asn 2012-2013 sia un abilitazione migliore delle future e meritevole di particolare attenzione.
    I colleghi si rivolgono al Ministro ricordando che l’attuale situazione è destinata ad aggravarsi anche in conseguenza della riapertura del procedimento di abilitazione scientifica nazionale (ASN) nel 2016. Vorrei semplicemente ricordare che esiste una norma di legge (e di buon senso) che prevedeva sessioni di abilitazioni annuali, norma già disattesa. Non capisco cosa dovrebbe fare il Ministro bloccare le abilitazioni di prima fascia finché tutti gli abilitati non abbiano trovata idonea collocazione (eventualmente definendo idonea collocazione quella sede situata in un raggio non superiore ai 50 km della propria residenza)? Comprendo che in una Italia corporativa tutto è possibile, ma ritenere la data dell’acquisizione della abilitazione scientifica un titolo di merito o preferenziale per accedere ad un posto di professore di prima fascia lo trovo eccessivo.
    A mio modesto avviso, infine, mi pare improvvido citare la mitologica pianta organica (derivante dalla non rimpianto DPR 382/80 e successive modificazioni), che prevedeva 15.000 ordinari, 15.000 associati e 15.000 ricercatori, quella articolazione della pianta organica (termine ormai obsoleto) non nasceva dalle necessità delle Università, della didattica e della ricerca, ma da uno scellerato accordo politico-sindacale teso a garantire una progressione di carriera tutt’altro che meritocratica. In ogni caso ricordo che i dati MIUR 2015 (al 31 Dicembre) ci dicono che nel 2015 i docenti (PO, PA, RU a tempo indeterminato) erano 50354 distinti in 12878 PO, 20043 PA, 17433 RU.
    In sintesi, mi sembra di condividere l’appello dei colleghi quando chiedono una inversione di tendenza al definanziamento del sistema universitario pubblico, mentre mi permetto di non condividere alcune richieste che mi sembrano di tipo corporativo, anche se non mi meravigliano. Infatti non è un caso che oramai la nostalgia degli anni 80 è palese: 1. ritorno al proporzionale, 2. ricerca di nicchie di privilegio, 3. frammentazione del quadro politico, 4. debito pubblico come variabile indipendente, 5. Indifferenza sul destino delle generazioni future.
    Buona fortuna
    Nicola Ferrara

    • Ma grazie al cielo lotta nobilmente e disinteressatamente con tutte le sue energie per tenerci lontani dalle storture di quegli anni terribili e immergerci sempre di più nel nuovo il pupazzo testé riammirato in proscenio, che è insieme il presente e il futuro, la già entusiasmante attualità e il progresso dell’ancor più radioso futuro

  6. Trovo questo documento corporativo semplicemente digustoso, nel suo utilizzare l’argomento del sottofinanziamento dell’Università e della ricerca nel nostro Paese per chiedere, in sostanza, un’ope legis. I firmatari oltretutto non appaiono con nome e cognome, ma come “gli abilitati a PO delle Università di XXX” – il che la dice tutta. Siccome poi nell’elenco compare anche il mio Ateneo, vorrei sperare che non tutti i colleghi abilitati a PO abbiano firmato questa roba; e che coloro che non l’hanno firmata protestino per questa millantata adesione con i promotori dell’iniziativa. In ogni caso, che tristezza!

  7. Vorrei precisare: non “I professori e i ricercatori abilitati alla prima fascia delle università x, y e z”, bensì “Alcuni professori professori ecc.”.
    L’abilitazione, come giustamente è già stato rilevato, è solo un requisito, non il risultato di un concorso, e non tutti gli abilitati sono d’accordo sul documento, francamente imbarazzante per tono e contenuti.

  8. Nei concorsi Berlinguer non esistevano prime e seconde idoneità, ma solo idoneità. Poi decideva l’università che aveva bandito se e chi chiamare. Nei primi tempi le idoneità erano 3, le risorse cospicue e tutti erano contenti (almeno gli strutturati. Vedasi “l’irresistibile ascesa del cretino locale”). Poi (dal 2003-2004) risorse e idoneità hanno cominciato a scarseggiare: 2, poi 1 idoneità (2006-2007), poi di nuovo 1, subito diventate 2 (inizio 2008), ma con il noto blitz finale della Gelmini, nell’ultima tornata del 2008, per bloccare tutto, in attesa della riforma e di tempi migliori. Alla fine i concorsi si sono svolti, con regole cambiate in corsa, ma gli idonei hanno penato per prendere servizio, con le abilitazioni alle porte e la crisi (qualcuno è ancora in attesa, ma nessuni se ne ricorda). Con l’ASN si è aggirato il problema delle risorse, a monte: abolizione dei concorsi (quelli a valle, anche quando ex art. 18, sono promozioni interne, con commissione locale, nella nomina), numero potenzialmente illimitato di idonei- abilitati, tecnicamente non vincitori di nessun concorso, né prima né dopo. Ora gli abilitati sperano in una chiusura delle abilitazioni e in un ope legis per i già abilitati, che si autoproclamano eccellenze a livello internazionale. Del tutto assente il senso del ridicolo!

    • Naturalmente non c’era nessuna graduatoria. Infatti ho scritto “COSIDDETTA prima idoneità” e “COSIDDETTA seconda idoneità”, giusto per distinguere l’idoneità immancabilmente riservata a un RTI o a un associato di casa (lo strutturato per cui, letteralmente, la sede bandiva) dall’altra, assegnata secondo la volontà delle cupole nazionali (le commissioni erano composte ad hoc tramite votazioni) o a un RTI o associato di altra sede oppure (in modo più o meno raro ed eccezionale, credo, a seconda dei settori disciplinari) a qualche non strutturato (almeno nei concorsi di seconda fascia).
      Già nei concorsi-Berlinguer svolti nel 2001 (almeno nella sua seconda metà) si assegnavano 2 idoneità e non più 3.
      Tranne pochi(ssimi) casi, gli idonei andavano-sono andati tutti a posto. In tempi più o meno rapidi, con fatiche più o meno grandi, s’intende; ma l’idoneità non era affatto una presa in giro, quale invece è (e doveva essere/ed è stata concepita per essere) l’abilitazione per tutti i non strutturati che l’hanno ottenuta e l’otterranno, tranne che per pochi(ssimi) fra loro

  9. Il post di Ciro delle 17:52 mi conferma che la nostalgia degli anni 80 è maggioranza in questo Paese (probabilmente il 60%). Ne prendo atto continuando a consigliare ai miei figli e ai giovani più brillanti del mio dipartimento di lasciare questo Paese.

    • Questo paese è effettivamente da lasciare (e infatti giovani sempre più numerosi, più o meno brillanti, lo hanno lasciato e lo lasceranno, senza peraltro scalfire la serenità di un noto tirapiedi del pupazzo che ha di recente avuto modo di dire “vadano pure, molti di loro saremo contenti di non averli più fra i piedi”), oltre che per gli “eterni” problemi legati al desolante “eterno” carattere italiano, anche e soprattutto per il pesante deterioramento che vi hanno introdotto le disastrose e paracriminali politiche improntate alla “filosofia” dell’estrema destra neoliberista e turbocapitalista, delle quali il pupazzo e il suo orribile partito sono stati, sono e continueranno ad essere i più alacri fautori, attuatori e cantoruzzi

    • Ne prenda pure atto, caro collega. Io non so se è bene o male avere nostalgia del passato ma forse non si tratta di sola nostalgia.

      Consideri solo per un attimo (non di più per carità per non veder vacillare certezze) che forse:

      1. il maggioritario è stato un fallimento;

      2. le nicchie di privilegio non sono diminuite, anzi (in accademia poi…);

      3. l’unità (apparente e strumentale) del quadro politico sotto l’ala protettrice dell’uomo forte di turno non mi pare abbia prodotto una crescita economica o benessere nella società da ricordare negli annali;

      4. il debito pubblico come variabile indipendente è rimasto variabile indipendente negli ultimi 30 anni (con una piccolissima finestra);

      5. L’Indifferenza sul destino delle generazioni future effettivamente non c’è stato negli ultimi trent’anni. C’è stato e c’è un attentissimo interesse nel formare i precari utili come manodopera a basso costo per l’economia della conoscenza che non ridistribuisce benessere ma aumenta le disuguaglianze.

      Un vero successo per chi ha sostenuto il cambiamento del paese.

      Cordialmente

  10. Io rimango della mia vecchia idea, già espressa anni fa su questo sito. Tra gli abilitati (ad associato ed ordinario) ci sono un sacco di “diversamente giovani” per cui la promozione non avrebbe alcun aggravio per le casse dello stato, perché non avrebbero alcun aumento di stipendio. Non sono pochi. Per queste persone, visto che l’abilitazione scientifica (seppur criticabile) la hanno già ottenuta, la soluzione migliore sarebbe valutare l’attività didattica e in caso di esito positivo, promuoverli senza passare per punti organico, concorsi locali, etc. E’ molto discutibile che per persone che hanno una valutazione positiva dell’attività scientifica e che insegnano già da diversi anni, (quindi ci si attende una valutazione altrettanto positiva dell’attività didattica), sia necessario l’ambaradam del concorso, in assenza di oneri economici pubblici. E’ chiaro che questa non sarebbe una soluzione per tutti, ma permetterebbe di risolvere un numero considerevole di situazioni personali.

    • Dice Marco Bella: la promozione non avrebbe alcun aggravio per le casse dello stato, perché non avrebbero alcun aumento di stipendio. Questo è solo parzialmente vero e varrebbe solo all’atto del cambio di qualifica. Le progressioni economiche tra ricercatore, associato ed ordinari sono differenti e in un tempo più o meno breve le promozioni, teoricamente a costo zero, sarebbero sicuramente onerose. Ai tempi delle idoneità molte amministrazioni hanno fatto finta che le promozione di personale interno fossero a basso impatto economico ritrovandosi in tempi brevi con costi del personale vicini ai costi totali di gestione.

    • Caro Nicola,
      Ammettiamo che esista il prof XXX, dell’età di circa 65 anni, associato da 20 anni. Ha ottenuto l’abilitazione a prof. Ordinario, che per quanto criticabile quanto vogliamo, afferma che è adeguato a ricoprire quel ruolo. Il prof. XXX ha lo stesso carico didattico di un suo collega ordinario da un numero considerevole di anni ed è stato anche presidente di CAD, per cui ben difficilmente si può valutare in modo negativo l’attività didattica. Grazie agli scatti biennali e ricostruzione di carriera, lo stipendio del prof. XXX è superiore a quello dell’ordinario appena assunto, e lo sarà comunque anche dopo il suo unico scatto. Di fatto, nonostante cambi ruolo il suo stipendio non aumenterà mai, essendo necessario un “assegno a personam” affinché il suo stipendio non diminuisca con la promozione. Anzi: se rimanesse associato, il suo stipendio aumenterebbe con uno o due scatti di anzianità, mentre in questo modo non si incrementerà.
      Qual è la soluzione migliore?

      1) Ateneo stanzia punti organico, concorso locale per il prof. XXX, commissione, competizione con gli altri colleghi etc etc

      2) Non essendoci alcun aggravio per le casse dello stato (anzi, un risparmio), essendo già assodata l’idoneità scientifica ed essendo possibile valutare l’attività didattica in modo semplice, si promuove direttamente il prof XXX perché ha tutte le caratteristiche per ricoprire il ruolo superiore.

      Non so valutare quanti colleghi siano nella situazione del prof. XXX, (essendo il corpo docente non esattamente giovane direi che siano non pochi). Nel caso non ci siano aggravi per le casse pubbliche (tenendo conto fino al pensionamento a 70 anni) e questi colleghi (ricercatori o associati) abbiano l’idoneità al ruolo superiore, non esiste alcun motivo per non promuoverli.

    • Ma l’ipotesi che il prof XXX, a 65 anni suonati, abbia come obiettivo logico assegnatogli dalla natura il prepararsi a godere della meritata pensione, piuttosto che volersi fregiare a tutti i costi dell’appellativo onorifico di Professore Ordinario, proprio non la vogliamo contemplare?

    • Caro Fabio,
      ammettiamo pure che la nomina ad ordinario sia un “appellativo onorifico” o anche una “medaglia di cartone” (in realtà non è proprio così perché ad esempio per alcune cariche elettive come Rettore e per entrare nelle commissioni devi essere necessariamente prof. Ordinario). Quell’ “appellativo onorifico” però, rappresenta moltissimo per tanti colleghi. Prendiamone atto! Possiamo discutere quanto vuoi dell’età pensionabile, e di quante cose belle ci siano fuori dal mondo universitario, ad esempio il mio prossimo post su “ilfattoquotidiano” riguarderà un prof. che è andato in pensione a 62 anni e da allora svolge progetti di volontariato (bellissimi) con i paesi in via di sviluppo, ma il punto è che molti dei firmatari della lettera vogliono fortemente diventare ordinari, anche se per pochi anni. Anche se questo non comporterà nessun aumento del proprio stipendio, addirittura una penalizzazione in alcuni casi. A questo punto, non c’è alcuna ragione per non promuoverli, a condizione che abbiano abilitazione e valutazione positiva dell’attività didattica. In qualsiasi società, demotivare le persone è una pessima idea. Le promozioni e gli aumenti di stipendio sono gli strumenti che ti permettono di incentivare gli individui a svolgere il proprio lavoro con soddisfazione. In questo caso, si tratta di un incentivo addirittura a costo zero. Non capisco davvero la contrarietà di alcuni colleghi.

    • @ Marco Bella:
      Sarà, ma proprio non capisco perché alcuni concetti che a me paiono molto semplici (tipo: 1- il lavoro in più (se è effettivamente tale) va pagato; 2- potersi riposare dopo una vita di lavoro è giusto e bello; 3- a far parte di commissioni e a esercitare ruoli di alta responsabilità gestionale è bene siano persone in piena attività, e non sull’orlo della pensione; 4- poter liberamente dedicarsi a studio e ricerca è tutt’altro che “demotivante”, ecc.) non debbano potersi applicare alla nostra categoria. Evidentemente, è un mio limite.
      (p.s.: mi chiamo Fausto)

  11. …fermate le abilitazioni!!! Dobbiamo prima piazzare gli abilitati coraggiosi e certamente più meritevoli di tutti gli atri…poveri sfortunati bloccati dalla sospensione (legittima?) delle procedure abilitative…

  12. mio zio aveva l’idoneità ed era bravo. una mia amica ha preso l’abilitazione contro il parere del solo straniero, ma era bravissima. uno che conosco dopo l’abilitazione ha deciso che l’Italia non lo meritava perchè si riteneva troppo bravo.
    Che delusione! Ma un’analisi un po’ più scentifica degli aneddoti?

    • Il documento è autentico e, come osservato da Baccini, è a suo modo rappresentativo.

  13. Se già fanno lo stesso lavoro di chi, avendo un titolo diverso, viene pagato di più, potrebbero auto-ridursi il carico didattico in proporzione. Sarebbe più dignitoso che scrivere lettere untuose ad una ministra senza laurea.

  14. La redazione ha come politica editoriale quella di dare spazio alle diverse voci del mondo universitario e dunque in genere pubblichiamo, senza entrare nel merito e soprattutto senza necessariamente condividerle, le lettere da parte di gruppi di persone che riceviamo. In questo caso il mittente della lettera, da noi sollecitato, non ci ha ancora fornito l’elenco dei firmatari. Se lo farà volentieri lo pubblicheremo. In ogni caso la redazione ha valutato che questo documento, pur non condividendone i contenuti, fosse interessante per il suo aspetto sociologico sull’università italiana del 2017.

  15. “L’immissione in ruolo degli abilitati a PO
    permetterebbe una migliore gestione dell’attività amministrativa universitaria tramite
    figure apicali e rilancerebbe la ricerca tramite la capacità attrattiva di fondi competitivi,
    generalmente riconosciuta a professionalità di profilo elevato e ampio bagaglio di
    ricerca.”

    Frasi come questa fanno capire l’utilità dell’anonimato. Istituto tanto deprecato, ma evidentemente irrinunciabile. 😉

    • Tranquillo: senza firme riconducibili a un nome e un cognome, un documento del genere è nullo. Ed è tale agli occhi di tutti. Meglio continuare a non sapere chi l’abbia redatto.

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