La lungimiranza e la modernità di Federico II sono esemplificate dalla importanza che fu data alla cultura, all’arte, alla scienza. Sotto Federico II Palermo divenne una delle città culturalmente più importanti d’Europa, e fu fondata, come detto, l’Università di Napoli.  Una Università nata con il compito di formare una classe dirigente adeguata ai compiti di una amministrazione pubblica complessa, nata in funzione di esigenze politico-sociali. Insomma, una modernità davvero stupefacente. E oggi?

Come tutti sanno, l’Universitas Studiorum napoletana per eccellenza, la Federico II, chiamata così dal nome del suo fondatore, è la prima Università laica del mondo. Fu fondata nel giugno del 1224. Esistono altre “Scuole” o “Studia” (così si chiamavano spesso le Università a quei tempi) precedenti, anche di un centinaio di anni e più, ma erano di fatto Università pensate, volute e finanziate da privati. L’Università di Napoli nasce come Università laica e statale, voluta da un sovrano a caratterizzazione “ghibellina” (si pensi al contrario alla più “vecchia” Università di Bologna, il cui anno di nascita si fa risalire al 1088: università privata, a caratterizzazione guelfa, “papalina”); ecco, perché, tra l’altro, quella di Napoli può e deve essere considerata la più antica Università laica e di Stato del mondo.

La modernità e la complessità e vastità dell’opera di un sovrano come Federico II, si apprezzano leggendo ad esempio le “Constitutiones Melphitanae”, un documento di alto rango e valore che configura una vera e propria organizzazione statuale tipica di uno stato centralizzato, caratteristico  nella storia dell’Europa continentale.

Le Constitutiones, o Liber Augustalis, pensate e volute da Federico II, furono stese da una sorta di assemblea legislativa di giuristi, filosofi, scienziati, tra cui Pier Delle Vigne, notaio a Capua, Michele Scoto, matematico e filosofo scozzese, Roffredo di Benevento, e anche abati e vescovi di gran cultura, quali ad es. Giacomo Amalfitano e Berardo di Casacca, arcivescovo di Palermo. Esse hanno come principale obiettivo la regolamentazione di una convivenza civile e ordinata nel regno di Sicilia, in cui vivevano popolazioni di origine italiana, greca, araba, normanna. I principi affermati nelle Costituzioni devono essere rispettati da tutti, ricchi, poveri, nobili, clero, cristiani, ebrei, musulmani, … .

Lo storico Franco Cardini scrive: << Si tratta di leggi che dimostravano come Federico II avesse appreso appieno la lezione bizantina e tenesse nel massimo conto la tradizione normanna: esse miravano infatti a costituire uno Stato centralizzato, burocratico, tendenzialmente livellatore, insomma avviato a concezioni che si possono reputare “moderne” >>.

La lungimiranza e la modernità di Federico II sono esemplificate dalla importanza che, anche nelle Constitutiones, fu data alla cultura, all’arte, alla scienza. Sotto Federico II Palermo divenne una delle città culturalmente più importanti d’Europa, e fu fondata, come detto, l’Università di Napoli.  Una Università nata con il compito di formare una classe dirigente adeguata ai compiti di una amministrazione pubblica complessa, nata in funzione di esigenze politico-sociali. Insomma, una modernità davvero stupefacente.

“Nella detta città saranno dottori e maestri in ogni facoltà, gli scolari, donde che vengano, vengano sicuri di soggiornare, stare o ritornare senza patire alcun danno, tanto nella persona, quanto negli averi. I migliori alloggi che si troveranno nella città si fitteranno agli scolari per due once d’ore di pigione, né l’importo di essa sarà più alto. Tutti gli alloggi si fitteranno per meno di questa somma, e fino all’ammontare di essa, secondo che stimeranno due cittadini e due scolari. Si farà prestito agli scolari, secondo i loro bisogni, dalle persone a ciò designate, dati in pegno i libri …; però, lo scolaro che riceverà il prestito non si allontani dalla città, se prima non abbia riconsegnato i pegni e pagato il prestito … . I predetti pegni non saranno ridomandati dai creditori per tutto il tempo, che gli scolari vorranno rimanere nello Studio”.

Il problema del “diritto allo studio”, così drammatico ai tempi d’oggi, è affrontato e risolto, certo, con una “legge” che però aveva forza per essere applicata. Con indicazioni e … avvertenze.  Residenze per studenti, affitti “calmierati”, borse di studio, libri in prestito: davvero, stupefacente.

Ma non basta. Fuga dei cervelli? (esisteva anche allora, ma per ragioni probabilmente opposte a quelle di oggi): beh, a modo suo, con le “armi” a disposizione a quel tempo, la “coercizione”, Federico II, affronta e risolve anche questo problema: “… nessun scolaro osi uscire dal Regno per ragioni di studio, sotto pena della persona e dei beni; coloro che si trovino presso Scuole fuori del Regno, … tornino per la festa di S. Michele; né alcuno osi apprendere o insegnare altrove all’interno del Regno”.

Il bando di Borgo San Donnino, del 1226, ancora, è un documento attualissimo … in maniera “divertente” e sorprendente: si  ordinava che dalle nemiche città della Padania fossero rimossi Scholas et Studia e che dottori e scolari che avessero continuato a “docere, legere, audire” in quelle località fossero condannati all’infamia perpetua e all’interdizione dai pubblici offici.  Una sorta di lotta ante-litteram al regionalismo differenziato? Metteva in essere azioni “decise” di contrasto.  Azioni, minacce e punizioni … magari lo potessimo fare adesso!

E ancora.  Il tema dell’internazionalizzazione, dell’apertura a docenti e studenti provenienti “da fuori”, che tanto appassiona al giorno d’oggi, viene compreso da Federico II, che corre ai ripari: all’incirca nel  1234, lo “stupor mundi” rivolse una importante e significativa lettera a scolari e dottori del “concorrente” ateneo di Bologna, invitandoli a venire nello “Studio” napoletano, dando un forte segnale di volerlo rinvigorire, con conoscenze ed esperienze “dall’estero” (solo per esperti e appassionati, una specie di art. 18 c. 4, L.240/2010!).

Infine, la cosiddetta “terza missione”. Da vari anni, adesso, formalmente, si chiede all’Università di aggiungere alle tradizionali “mission” della didattica e della ricerca, la cosiddetta terza missione, quella di interagire con la società per trasmetterle, in modo diretto ed immediato, i risultati di conoscenze ed esperienze, per potenziare lo sviluppo civile, economico e culturale, per favorire la mobilità sociale.  Federico II fa anche questo: ribalta l’impostazione dei suoi predecessori, premia capacità e conoscenze e professionalità, le uniche capaci di migliorare la società.  indipendentemente dal censo o dalla nascita.  Famoso(!) l’episodio in cui Federico II redarguisce Tommaso di Montenegro, “giustiziere” di Benevento, per aver scelto come giudice un “illetterato” (magari, era di nobili natali).

Insomma, dopo quasi 800 anni, niente di nuovo: i problemi di oggi sono i problemi di allora; purtroppo, sembra, ai giorni nostri, con una minore voglia e soprattutto capacità, di comprenderli, affrontarli, risolverli, rispetto alla lungimiranza, “autorevolezza” e “autorità” di Federico II.

pubblicato il 13 ottobre 2019 su http://www.laprimapietra.eu

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2 Commenti

  1. Si dice che Federico II abbia fondato l’università nella città più settentrionale del suo regno proprio per togliere da mezzo l’alibi della distanza per chi volesse andare a studiare “all’estero” (i.e. Bologna)

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