La senatrice Bianca Laura Granato, Movimento 5 Stelle, presenta in Parlamento disegni di legge che non sono graditi alle associazioni dei dirigenti scolastici che la accusano di essere pregiudizialmente ostile alla categoria, e le consigliano di “curare la sua ossessione” anziché “scaricare la sua libido repressa contro i dirigenti scolastici”. Cosa sta diventando la scuola? A quale infernale contrapposizione di tutti contro tutti l’ha ridotta la “Buona scuola”? Da dove nasce questa difesa così strenua del potere dei dirigenti scolastici, in una scuola cui la Costituzione e gli Organi Collegiali assegnano un mandato radicalmente diverso, quello di essere laboratorio di democrazia e collegialità? E soprattutto, perché il ministro permette che una rappresentanza dei suoi colleghi, i dirigenti scolastici, si scaglino contro una senatrice della Repubblica, arrivando a offenderla pesantemente e pubblicamente? Ci aspettiamo un suo intervento deciso o sarà inevitabile pensare che, oltre ai docenti contrastivi, anche i senatori contrastivi debbano essere messi a tacere.

Ricordate la definizione di ‘contrastivi’ che fu affibbiata ai docenti che protestavano – e giustamente – contro la legge 107? E ricordate la famosa slide presentata a un convegno di formazione dall’ANP in cui si diceva testualmente che finalmente, proprio grazie alla riforma appena approvata e segnatamente in virtù della ‘chiamata diretta’, i dirigenti scolastici avrebbero avuto “mano libera nei confronti dei docenti contrastivi”?

 

Sospesa dal ministro Bussetti e presentato un ddl che la abolisce definitivamente, la ‘chiamata diretta’, tanto cara all’ANP, non è stata, al contrario, particolarmente apprezzata dai dirigenti scolastici che, nella stragrande maggioranza dei casi, non vi hanno fatto ricorso, affidandosi alle indicazioni dei collegi docenti o optando per l’inerzia, che garantiva, di fatto, l’assegnazione alla scuola da parte dell’USR del docente con maggior punteggio, nella graduatoria per titoli ed esperienza di insegnamento. Come è sempre stato e come è giusto che sia, trattandosi di docenti assunti nei ruoli dello Stato previo superamento di un concorso e non, come accade nel privato, attraverso uno o più colloqui attitudinali. Ma le accuse alla senatrice Granato, prima firmataria del DDL, non sono mancate: secondo l’ANP, infatti, la posizione della senatrice, già insegnante, sarebbe pregiudizialmente ostile alla categoria dei dirigenti scolastici. Quando invece è del tutto evidente che l’istituto della ‘chiamata diretta’, adottato negli istituti privati o con un particolare orientamento religioso, è incompatibile con lo status di insegnante della Scuola pubblica statale.

Tuttavia quel disegno di legge è bloccato, e ci chiediamo quanto legittimamente, negli uffici della Ragioneria, per una valutazione di tipo economico di cui non si comprende la ratio. Nel frattempo, la senatrice ha presentato un altro ddl che prevede, per i docenti interessati, la possibilità di un ricorso amministrativo diretto al direttore generale dell’ufficio scolastico regionale di competenza. Ed ecco che  [dopo un precedente avvertimento datato 3 Dicembre 2018, NdR]

il 4 marzo scorso compare sul sito Dirigenti Scuola Confederati un articolo dai toni assolutamente inaccettabili, che attacca in modo offensivo, rasentando le minacce e la diffamazione, non la proposta di legge della senatrice, ma la senatrice in persona.

 

 

Docente contrastiva? Senatrice contrastiva? Le parole usate per attaccarla fanno riferimento a categorie della salute mentale, dell’equilibrio personale, delle condizioni soggettive di esistenza. Può un sindacato che rappresenta una parte così importante della scuola, la dirigenza scolastica,  esprimersi in questo modo? Può invitare la categoria che rappresenta “a reagire, invitando mail di protesta e messaggi” ai numeri e alle mail istituzionali e addirittura privati della senatrice, paventandole la richiesta di dimissioni o l’attivazione di una task force punitiva?

 

Se i docenti avessero scelto di usare l’armamentario psichiatrico per definire e commentare di volta in volta le proposte e le riforme che si sono abbattute sul mondo della scuola negli ultimi vent’anni, non sarebbe bastato l’intero elenco delle patologie rappresentato dal DSM 5, il più recente manuale diagnostico e statistico dei disturbi mentali in circolazione. Ma non lo hanno mai fatto.

I disegni di legge, le proposte di riforma vanno commentati, supportati o combattuti, culturalmente e politicamente. Noi docenti lo facciamo nelle assemblee sindacali, nei convegni che organizziamo, nelle manifestazioni, negli scioperi, negli articoli che scriviamo, nelle riunioni cui partecipiamo, sacrificando tanta parte della nostra vita privata, per difendere la Scuola e il suo mandato istituzionale, e non puri e semplici interessi di categoria. Non difendiamo un potere che vediamo minacciato da questo o quel disegno di legge, ma i principi fondamentali della Costituzione: libertà di insegnamento, democrazia, laicità, pari opportunità per i nostri studenti. Da oggi, anche la libertà parlamentare, pericolosamente attaccata da chi, nell’esercizio delle sue funzioni, dovrebbe rappresentare la Scuola, la società, il bene comune, e non semplicemente sé stesso.

Esprimiamo alla senatrice Bianca Laura Granato tutta la nostra solidarietà. Non di docenti, di cittadini.

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7 Commenti

  1. Di Dirigenti Scolastici ho una lunga esperienza, essendo stato per molti anni un «docente contrastativo», secondo la definizione proposta dall’Associazione Nazionale Presidi.
    Togliere loro la possibilità della «chiamata diretta» dei docenti sarebbe un necessario gesto di liberazione, che -certo- i Dirigenti non stanno molto apprezzando. Reagendo con insulti e minacce, questi dirigenti stanno confermando la loro natura, della quale ho parlato anche qui: https://www.biuso.eu/astuzia-della-ragione/

  2. Si stenta a credere che una qualunque associazione sindacale di categoria, e per di più di dirigenti della Repubblica, possa esprimersi in quei termini – denigratori e dall’aria persino minacciosa – nei confronti di un rappresentante del popolo sovrano (quale che sia lo schieramento politico di appartenenza, qui del tutto irrilevante). C’è da augurarsi che la senatrice Granato, cui va la solidarietà di chi scrive, metta la questione nelle mani di un buon legale, magari in grado di far valere l’art. 289 cp.

    Ma c’è anche da chiedersi, in questa incredibile vicenda, se non sia doveroso un intervento del dirigente generale del competente Ufficio Scolastico regionale, diretto superiore del dirigente scolastico, volto a stabilire se non vi siano gli estremi per contestare una condotta antidoverosa sul piano disciplinare, considerati gli obblighi stringenti previsti dall’art 26 del CCNL per la dirigenza scolastica (dicembre 2018):

    1. Il dirigente conforma la sua condotta al dovere costituzionale di servire la Repubblica con impegno e responsabilità e di rispettare i principi di buon andamento
    e imparzialità dell’attività amministrativa, anteponendo il rispetto della legge e l’interesse pubblico agli interessi privati propri e altrui. Il dirigente osserva il codice
    di comportamento di cui all’art. 54 del d.lgs. n. 165/2001, nonché lo specifico codice di comportamento adottato dall’amministrazione nella quale presta servizio.
    (…) nello svolgimento della propria attività, mantenere una condotta uniformata a principi di correttezza e di collaborazione nelle relazioni interpersonali, all’interno
    dell’amministrazione, con gli altri dirigenti e con il personale, astenendosi, in particolare nel rapporto con gli utenti, da comportamenti lesivi della dignità della
    persona o che, comunque, possano nuocere all’immagine dell’Amministrazione.

    Chissà: offese personali a una senatrice della Repubblica da parte di dirigenti pubblici dipendenti saranno considerabili come nocumento “all’immagine dell’Amministrazione”?

  3. conoscete la definizione di persona soppressiva usata da Scientology? Con conseguente divieto per gli altri della setta di parlare con loro? Non sta succedendo lo stesso nella scuola e, ahimé, anche Università? Forse succedeva anche prima, ma ora è legittimato…

  4. Perché usare il plurale quando è una sola l’associazione, con circa il 5% di rappresentanza e il cui presidente, detto per inciso, è stato espulso dall’ANP? L’intervento dell’associazione in questione è inaccettabile, ma l’articolo di ROARS a cosa mira davvero?

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