Pubblichiamo una dichiarazione del Consiglio Universitario Nazionale, che in data 16 luglio commenta la pubblicazione dei risultati della VQR. Viene sottolineato il punto di svolta positivo nella cultura della valutazione, ma viene  anche raccomandata cautela nella presentazione e nell’utilizzo dei dati. La valutazione, definita un “imperativo assoluto”, deve essere uno strumento utile per la crescita del sistema e non deve rispondere a logiche punitive: “la logica delle pagelle è la strada sbagliata”.

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Dichiarazione del Consiglio Universitario Nazionale del 16 luglio 2013.

La presentazione dei dati della VQR segna un punto di svolta nella cultura della valutazione e per un diverso accreditamento dell’Università nell’opinione pubblica.

Il Consiglio Universitario Nazionale, quale organo di rappresentanza del sistema universitario, dichiara:

  1. La valutazione è un imperativo assoluto per l’Università italiana. Per consolidarla occorre far sì che l’obbligo di trasparenza e comunicazione dei dati raccolti diventi un’occasione di crescita del sistema e non un processo che ne favorisca divisioni, rivalità immotivate o logiche punitive.
  2. Il dato di partenza dell’importante occasione di oggi, prontamente e correttamente rilevato dal Ministro, è che la quasi totalità del mondo della ricerca ha collaborato col massimo dell’impegno. Da oggi nessuno potrà più dire che l’Università non vuole essere valutata.
  3. Occorre richiamare tutti a una grande cautela nella presentazione e nell’utilizzo dei dati, che eviti la tentazione dello scoop e della semplificazione. Una valutazione rigorosa implica innanzitutto la capacità di fare e pubblicare confronti omogenei, senza centrare l’analisi su dati ad effetto. La valutazione deve essere uno strumento non “di” governo ma “per” il governo, qualcosa che non sostituisca le scelte, ma aiuti le sedi istituzionali a scegliere per il meglio. La logica delle pagelle è la strada sbagliata.

Il CUN pertanto ribadisce quanto già dichiarato in passato: valutazione e non classifiche. Rating e non ranking.

Dichiarazione CUN del 16 luglio 2013 in versione pdf

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29 Commenti

  1. Se oggi siamo a questo punto il CUN nelle sue varie articolazioni temporali, ne e’ un responsabile importante. Infatti e’ sempre stato un elemento di difesa delle corporazioni e della conservazione. Dal CUN non sono mai partite spinte di rinnovamento e di pulizia interna del sistema, poiche’ troppo spesso i suoi componenti hanno rappresentato interessi lobbistici di potenti gruppi di potere. Basta vedere l’ultimo ridicolo tentativo di ingessare le parole chiave dei progetti di ricerca con l’effetto ( a mio avviso cercato) di manipolare la scelta dei referees, proteggendo qualche parrocchia (ambito ristretto quindi referees amici).
    Questo comunicato, da parte di un consesso oramai molto poco credibile, non aiuta a creare seri meccanismi di valutazione. Infatti sovrappone alle giuste critiche alle metodologie ANVUR anche quelle di conservatori (mi stava scappando politicanti ) che una valutazione seria non la vogliono affatto o la vogliono (se possibile) ancora piu’ controllata politicamente.

  2. L’importante e’ che la “logica” non sia:

    “questi sono messi bene, diamo piu’ soldi a quelli che sono messi male”.

    Se ci sono centri di eccellenza scientifica statali che sono diventati tali SENZA particolari o speciali contributi governativi, questi centri devono poter continuare a lavorare al meglio. Ricevendo piu’ soldini dal MIUR, se possibile.

    • Per me un cambiamento c’e’ stato.

      Ora c’e’ un organo che dice che la mia Universita’, Unipd, e’ la migliore d’Italia, tra quelle grosse, cosi come il mio Dipartimento d Fisica.

      Essendo padovano ed avendo contribuito all’evento non posso che gioire.

      Essendo stato in varie universita’ italiane, devo dire che il risultato non mi stupisce molto. Non e’ solo una questione bibliometrica, e’ anche un problema di stutture, di cortesia delle persone, di serieta’ del personale tecnico ed amministrativo.

      Ed anche, e soprattutto, un problema di reclutamento: essendo una citta’ piuttosto ricca gli Arcimboldi Immanicati vanno quasi tutti a lavorare in banca…

    • Per me un cambiamento c’e’ stato oggi*.

      Ora c’e’ un organo che dice che la mia Universita’, Unisi, e’ la migliore d’Italia.

      Pur non essendo senese ho contribuito all’evento e non posso che gioire.

      Essendo stato in varie universita’ italiane, devo dire che il risultato non mi stupisce molto. Non e’ solo una questione bibliometrica, e’ anche un problema di strutture, di cortesia delle persone, di serieta’ del personale tecnico ed amministrativo.

      Ed anche, e soprattutto, un problema di reclutamento: essendo una citta’ piuttosto ricca i Senesi Immanicati andavano (ohinoi) quasi tutti a lavorare in banca.

      *sono stati anticipati i risultati della classifica censis-la repubblica

    • Antonveneta, unione di Antoniana e Popolare Veneta, e’ stata al centro delle croneche…principalmente giudiziarie, degli ultimi 15 anni.

      La presenza in Antonveneta di casse veramente piene (e non solo virtualmente come in molte banche) ha stimolato, come noto, l’appetito di molti manager.

  3. Sui risultati VQR.

    purtroppo dovremo fare i conti “co’ ‘sta roba” per anni, ma ditemi, in tutta sincerità, quale credibilità si può dare a dei documenti con tabelle lunghissime che non riportano l’intestazione a ogni cambio pagina. Non pretendo che gli estensori abbiano esperienza in fatto di presentazione dei dati (o forse dovrebbero perché sono tutto professori?), ma il listinp di Quattroruote non l’hanno mai sfogliato?

    Poi c’è la consultazione pubblica in cui il “sí” affermazione non ha mai l’accento.

    Allora, se sono quisquilie, allora lo sono anche gli 0,2 punti che potrebbero mancare a qualcuno sotto mediana.

    E se mi dite che è colpa del redattore, allora vuol dire che ‘sta gente non ha mai riletto una tesi di laurea.

  4. E questo come va classificato? Non dovevano essere valutate le strutture e non i ingoli?

    Dal sito ANVUR (VQR 2004-2010):

    L’ANVUR comunicherà, esclusivamente agli autori, l’esito delle singole valutazioni dei prodotti VQR 2004-2010 inserendole nella pagina personale di ciascun soggetto valutato cui il prodotto era stato associato e, anche, degli eventuali co-autori afferenti alla stessa struttura. Poiché l’operazione di individuazione degli eventuali coautori non è immediata, l’informazione sarà disponibile sul sito del CINECA a partire dal 20 settembre 2013, e sul sito dell’ANVUR verrà data conferma in prossimità di tale data.

  5. “….singole valutazioni dei prodotti VQR 2004-2010 inserendole nella pagina personale di ciascun soggetto valutato….”
    “Nella pagina personale di ciascun soggetto valutato” allora significa che le strutture sono delle persone?

  6. […] Pare  che a partire dal 20 settembre l’esito di tanta valutazione sulle singole opere verrà comunicato, ma esclusivamente agli autori.  Se mi sarà lecito rendere pubblici i miei giudizi – dovrebbe esserlo, se è solo una questione di privacy -,  lo farò,  anche e soprattutto se dovessero essere negativi.  Le mie pubblicazioni recenti sono tutte ad accesso aperto:  potrebbe dunque essere utile e interessante gettare,  per il poco che posso,  uno spiraglietto di luce sulle catacombe dell’Anvur. Condividi/Share:Mi piace:Mi piace Caricamento… […]

  7. Questi dati possono sicuramente essere criticati perche’ pieni di difetti di natura scientifica nelle metodologie usate, ma sicuramente forniscono informazioni molto importanti. Il collega fisico di Padova ha comunque ragione ad essere fiero del suo dipartimento, perche’ in ogni caso anche un metodo fallace come quello VQR, segnala sicuramente la presenza di qualita’ media molto alta in quel dipartimento.
    Come pure sono evidenti dei buchi neri che, con qualsiasi metodo valutativo usi, tali sono e tali rimarranno.
    Magari mi fanno un po’ sorridere dei primi posti occupati da strutture con 5 persone, che se poi sbagliano il reclutamento del sesto, precipiteranno rovinosamente in ondo al gruppo.
    Ma il concetto di stabilita’ degli indicatori e’ ignoto ai nostri valutatori.
    Quanto alla discussione valutazione singoli vs strutture, e’ chiaro che queste ultime sono valutato tramite il contributo di prodotti sottomessi da singoli, quindi e’ normale che questi ultimi riservatamente sappiano come i loro prodotti sono stati valutati.
    Estrarre da questi dati valutazioni individuali potrebbe essere un po’ azzardato, ma se uno decide di subire il dominio del pensiero unico bibliometrico, basta ad esempio assegnare a ogni individuo i risultati dei tre migliori prodotti, tra quelli valutati, dove compare il suo nome tra gli autori.
    Personalmente essendo un seguace della religione del “peer review” e trovando disdicevole il culto di stato del totem bibliometrico, non trovo motivi di grandi entusiasmi (tra l’altro la mia universita’, as usual e certo non per colpa della bibliometria, ha fatto l’ennesima figura di m….).

  8. Com’era ampiamente prevedibile è già iniziata la separazione tra chi ha avuto un buon giudizio e dunque “la vqr non è perfetta ma qualcosa misura” e chi ha avuto un giudizio cattivo “la vqr è una porcata”. Riportandoci alla situazione di partenza, quella di una accademia incapace di sapersi parlare con onestà.
    Ora la vqr verrà usata come corpo contundente, assai più che dal ministro, nelle battaglie tra colleghi e non sarà un bel vedere…

    • @Nicola Ciccoli
      Molto vero questo commento. Anche a me, da ieri, è venuta voglia di “rifarmi” un po’ su colleghi e baroni vari di settori che hanno avuto un esito vqr (molto) meno buono del mio. Probabilmente, è proprio questo l’effetto che si voleva ottenere (e che si otterrà, dato l’analfabetismo culturale e civile di un’amplissima percentuale dei docenti universitari): mettere tutti contro tutti, a disputarsi le briciole, a suon di mediane contro vqr e viceversa. Come tanti hanno sottolineato, questo non è propriamente il tipo di competizione “sana” in un sistema di istruzione e di ricerca pubblico.
      Ma la considerazione che mi viene da fare è un’altra: questa valutazione vqr, per criticabile che sia (e lo è), almeno si basa su un criterio anche qualitativo, e non meramente quantitativo. Per fare l’esempio della mia area, la 14, ogni prodotto (volume, articolo, ecc.) inviato è stato sottoposto a due referee che lo hanno letto e valutato. Mi pare un sistema migliorabile, ma infinitamente più serio di un ragionamento basato su mediane e valori puramente quantitativi. Ora, l’assurdo mi pare proprio questo: la valutazione puramente quantitativa è stata applicata nell’abilitazione nazionale, cioè proprio laddove fa danni potenzialmente molto maggiori, determinando i destini dei singoli (l’anno scorso superavo due “mediane” su tre, quest’anno due su tre, ma non le stesse due; l’anno prossimo chissà. Sono per questo un ricercatore migliore o peggiore da un giorno all’altro? Non credo proprio). Invece, un gigantesco referaggio anonimo è stato attivato per la vqr, dove al limite, per valutare l’attività scientifica di una struttura, la valutazione di tipo puramente quantitativo sarebbe stata più sensata. In tutto questo, in questa inversione di criteri, c’è qualcosa di profondamente sbagliato, che non potrà non avere ripercussioni gravi sul futuro dell’Università italiana.

  9. Da segnalare un divertente errore nella versione per la stampa. Nella classifica sulla Qualità della Ricerca a capeggiare le piccole Università nel settore della Fisica è la fantomatica Università di “Chieti e Pesaro”, un Dipartimento di facilissima gestione dati i 250 km che separano le due città….

    (o forse al ministero qualcuno non ricorda che PE è la sigla di Pescara?)

    • Si tratta dell’ Ateneo di Chieti Pescara che non ha un dipartimento di Fisica e neanche un corso di studi in Fisica, ma 11 colleghi tutti del settore FIS/07 FISICA APPLICATA (A BENI CULTURALI, AMBIENTALI, BIOLOGIA E MEDICINA) del dipartimento di Neuroscienze e Imaging. Se nel loro settore sono validi mi pare giusto che gli sia riconosciuto.

  10. Non avrei ne’ tempo ne’ voglia di entrare in un dibattito in cui sembra che, esaltati o depressi dai risultati, quasi tutti abbiano rinunciato al distacco critico. Ma non posso proprio tacere di fronte al commento di p. marcati, che si permette di formulare giudizi apodittici su cio’ che dimostra di non conoscere affatto. A quanti siano in buoba fede interessati a conoscere le posizioni del CUN sulla valutazione consiglio la lettura del relativo dossier pubblicato nel sito CUN, e in particolare il documento del 25 marzo 2010 (data non sospetta, l’ANVUR non era ancora nata) in cui il tema di “come” (non “se”) fare la valutazione era abbondantemente sviscerato e molti degli errori commessi
    in seguito erano preannunciati come rischi possibili (e pertanto evitabili, avendone la consapevolezza).
    Chi ama le “gare” e le classifiche dovrebbe leggere la Gazzetta dello Sport, non i rapporti ANVUR, chi ama l’università e la ricerca dovrebbe studiare le esperienze di valutazione piu’ avanzate a livello mondiale, a cominciare da quella inglese, e soprattutto dovrebbe leggresi la terza parte del rapporto VQR, dove si mostra che l’università italiana, nei campi (e sono ormai la maggioranza) in cui e’ possibile una valutazione bibliometrica, è all’altezza dei migliori paesi europei per risultati, e ha un’efficienza doppia nel rapporto risultati/investimenti. Ma questo non piace ha chi ha fatto cassa per l’Alitalia, le quote latte, gli F35, il MPS, gli autotrasportatori depredando il sistema universitario pubblico.

    • Non sono tifoso di nessuno nella competizione tra CUN e ANVUR, ma semplicemente sottolineare che se negli anni, con i loro comportamenti e i loro silenzi, i membri del CUN non avessero distrutto la credibilita’ dell’ organo di autogoverno dell’ Universita’, forse oggi non ci troveremmo una agenzia di valutazione che di fatto ha commissariato il sistema universitario. Per cui vedere certi comunicati e’ francamente irritante. in certi casi il silenzio e’ d’oro.

  11. Quando ero bambino mi hanno insegnato che basta impegnarsi al meglio in una cosa che piace, senza spirito competitivo.

    Dopo la laurea pero’ e’ iniziata la competizione con tutto e tutti per poter SOPRAVVIVERE nel sistema ricerca italiano.

    Quando ci sono pochi ossi i cani diventano rabbiosi.
    Non sono diventato docente univ. nei meravigliosi anni 70 e 80, ma nel 2011.

  12. Di quali comportamenti e di quali silenzi si sta parlando? Tutti i documenti del CUN a partire dal 2007 sono accessibili in rete (nel frattempo si sono avvicendati 4 ministri, per tre dei quali si puo’ gia’ dire a consuntivo che hanno ignorato i suddetti documenti, commettendo cosi’ una serie di errori che avrebbero benissimo potuto essere evitati, essendo stati quasi tutti preannunciati. Vorrei sapere quali tra quei documenti sono riprovevoli e su quali temi di interesse universitario il CUN non si e’ pronunciato.
    Fare affermazioni gratuite sull’unico organo che sta cercando di rappresentare al meglio il sistema universitario e’ squalificante per chi le fa e dannoso per il sistema.
    PS: non esiste una competizione CUN-ANVUR: esistono ruoli profondamente diversi, previsti dalle norme, e interpretati da ciascun organo in scienza e coscienza.

  13. Non credo basti mettere in archivio dei documenti per sostenere di aver fatto qualcosa. Quei documenti, peraltro caratterizzati da un certo spirito di conservazione, sono stati, come onestamente riconosce il collega Rossi, letteralmente “trashed” da tutti i ministri che si sono succeduti. Dal CUN non ricordo reazioni apprezzabili o minacce di dimissioni in massa. Abbiamo avuto un decennio di orrori concorsuali e non ricordo azioni degne di nota. Vi sono gruppi accademici che sono da decenni presenti al CUN e non ho avuto l’impressione che da questi siano venute grandi spinte riformatrici, ho visto molta attenzione invece verso la bassa cucina. Temo che il collega ( stimato fisico) cada nell’ errore di pensare che tutto il mondo accademico che si rappresenta nel CUN, sia una felice isola di scienza, come probabilmente accade nel suo settore.

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