Nei commenti dei colleghi che mi è capitato di leggere sulla nomina dell’ex Iena Dino Giarrusso alla carica di responsabile dell’osservatorio sui concorsi universitari si susseguono reazioni che oscillano tra lo sdegno di fronte a un atto di lesa maestà e l’ironia che si riserva agli sprovveduti o ai parvenu. Presupposto comune a queste reazioni è che l’università è una cosa troppo seria e importante perché se ne possano affidare le sorti a chi non ne capisce nulla, è nominato da un governo di neofiti dilettanti e ha la colpa di provenire addirittura dal mondo dell’intrattenimento televisivo.

Questa faccenda mi ha fatto tornare in mente la favola delle rane che chiedevano a Zeus un re per porre un freno al malcostume a quanto pare dilagante nella loro comunità. Zeus per accontentarle si decise a lanciare nello stagno dove esse vivevano un pezzo di legno accreditandolo come il re che avrebbe riportato l’ordine. Le rane, dapprima timorose, si accorsero ben presto che non si trattava che di un’insignificante materia inerte e pretesero da Zeus che inviasse loro un vero sovrano nel pieno dei suoi poteri. Fu così che Zeus, spazientito, mandò loro una biscia famelica che ben presto cominciò a divorarle una per una, perpetrando orribili stragi e seminando il terrore nella comunità.

Ebbene, mi pare che le rane accademiche che si lamentano del pezzo di legno Giarrusso ,e (intendiamoci) ne hanno ben donde dal momento che in uno stato di diritto il controllo di regolarità dei concorsi spetta alla magistratura, dovrebbero piuttosto preoccuparsi della biscia che è stata scatenata contro di loro da governanti ben più navigati e competenti, e che seguita tuttora a incrudelire indisturbata, l’Anvur, con i suoi non meno fallaci e dilettanteschi criteri di valutazione della qualità della ricerca, i suoi non meno arbitrari interventi a gamba tesa sul sistema universitario, il suo non meno indigesto brodo di coltura fatto di trasparenza panottica, meritocrazia e competizione come norma di condotta. Con in più un non trascurabile svantaggio rispetto alla mossa – che oserei definire involontariamente situazionista – del ligneo Giarrusso: sacrifici assai più devastanti per l’università e, per giunta, costi di gestione infinitamente più elevati.

Evidentemente le rane accademiche devono soffrire di una forma davvero grave di sindrome di Stoccolma se oggi all’unisono gracidano scandalizzate contro il nuovo re di legno mentre paiono ormai irrimediabilmente assuefatte al monarca predatore. Ma forse c’è dell’altro che spiega questa inquietante complicità con l’aggressore, qualcosa che interroga direttamente la loro falsa coscienza, la loro vanagloria, la loro spocchia sapienziale, in fondo la loro intrinseca debolezza spacciata velleitariamente per forza. Del resto si sa: come ci ricorda un’altra favola, per una rana può essere così necessario gonfiare il petto per sembrare più autorevole e meritevole che spesso tende a farlo anche al prezzo di crepare. Come diceva Ennio Flaiano, la situazione è grave ma non seria.

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13 Commenti

  1. Le rane vanagloriose che citi non si sognerebbe mai di chiamare un Zeus Soter. Stanno bene così.
    Caso mai sarebbero le moschine che le rane mangiano a chiamarlo. Le rane di Fedro erano più giudiziose.

    Inoltre, mi pare che le Iene abbiano un effetto piú deterrente della magistratura. Le leggi comminano, cioé minacciano pene e sanzioni contro malandrini che la fanno franca, non essendo tali pene applicate, o non essendo proprio previste pene come in ambito concorsuale. Mentre le Iene condannano la fragranza del misfatto alla pena dello sputtanamento cioé per violazione non delle leggi ordinarie ma delle leggi fondative che regolano da sempre i rapporti di convivenza civile e sociale fra le persone, il che é molto efficace. A questo proposito, vedi servizio della iena Giarrusso su università di TorVergata.
    Un caro saluto Luigi Piga

  2. Non mi ritengo per nulla assuefatto al monarca predatore anvuriano. Sono sempre stato e sono ancora molto preoccupato dall’ANVUR e dai suoi metodi che stanno producendo effetti nefasti per l’università e la ricerca in Italia. Di questo ho scritto a più riprese su Roars, su alcuni quotidiani e recentemente anche su MicroMega http://temi.repubblica.it/micromega-online/il-feticismo-della-bibliometria-ai-tempi-dellanvur/

    Allo stesso tempo, non posso nascondere la mia sorpresa per la nomina di Dino Giarrusso che non conoscevo, in quanto non sono un grande appassionato di programmi televisivi. Da quello che leggo sulla sua pagina Wikipedia, Giarrusso è laureato in Scienze della Cominicazione e prima di essere inviato del programma Le Iene, ha collaborato con La Repubblica e L’Unità, ha svolto attività di aiuto regista e ha partecipato con ruoli minori a due fiction televisive. Si è poi dato alla politica, dove ha avuto scarsa fortuna. Alle recenti elezioni non è stato eletto nel M5S. Ha presentato la sua candidatura come membro del consiglio di ammministrazione RAI, ma anche in quel caso gli è andata male.

    Alla fine, in virtù di questo curriculum, il sottosegretario del MIUR Fioramonti ha deciso di inserire Giarrusso nel suo staff con l’incarico di ” dirigere la comunicazione, mantenere i rapporti istituzionali tra l’ufficio del sottosegretario e gli altri enti e di dirigere l’osservatorio sui concorsi nell’università e negli enti di ricerca”.

    Di fronte alla reazioni per la nomina, Fioramenti ha dichiarato che non comprende “quali possano essere le ragioni delle polemiche seguite alla mia scelta, se non la paura di avere maggiore trasparenza e maggiore meritocrazia nel mondo dell’Accademia e della Ricerca”.

    Mi auguro che davvero Giarrusso possa riuscire nel difficile compito assegnatogli da Fioramonti, portando maggior meritocrazia e trasparenza, ma sinceramente, più che un pezzo di legno o una biscia, avrei preferito un bel ciglio, una persona con capacità e competenze dichiarate nel settore specifico di università e ricerca, ce ne sono ancora, per fortuna.

  3. Giarrusso o non Giarrusso, che è una barzelletta e in quanto barzelletta, molto partecipata, la parte seria è la costituzione di un OSSERVATORIO. Voglio proprio vederli come e cosa osserveranno. Certamente non l’Anvur, eppure fa parte del processo concorsuale. Ciò che invece da anni osservano altri senza costituirsi in un Osservatorio, non vale un fico secco.

    • Un osservatorio servirebbe se ci fossero oggetti da osservare. Le cosiddette “pubblicazioni” che i candidati presentano ai concorsi non sono quasi mai effettivamente pubbliche, a meno che i candidati non abbiano scelto, di propria iniziativa, di renderle accessibili a tutti o tramite il deposito di preprint o postprint in un archivio aperto istituzionale o disciplinare o tramite forme di pubblicazione nativamente ad accesso aperto. Che cosa succederebbe se le pubblicazioni presentate ai concorsi fossero effettivamente rese pubbliche – come sarebbe lecito disporre – sul sito ASN?
      Fermo restando che i processi di valutazione hanno un margine di soggettività inevitabile e tutto sommato pure benefico, forse una simile disposizione renderebbe teoricamente più difficile promuovere i candidati più “imbarazzanti” – ammesso e non concesso, naturalmente. che i valutatori abbiano un minimo di sensibilità.

  4. Mescolare ANVUR e Giarrusso è offensivo per chi lavora nell’università. Risolviamo le follie di ANVUR con Giarrusso? No. ROARS sta diventando il portavoce del grillismo e questo non mi piace. Per parlare con voce del ‘popolo’ e della ‘gente’ : scema che ho buttato via i 100 euro che ho dato a sostegno di ROARS! Che idiota!

    • Mi scusi, ma mi pare che abbia frainteso del tutto il senso del post. Con un tweet sintetizza il punto perfettamente Maria Chiara Pievatolo:

    • Rassicuro la lettrice che si è sentita offesa dal mio pezzo: in primo luogo non ho mai inteso sostenere che potremmo risolvere le “follie di Anvur con Giarrusso” (ma in verità credo che basti leggere il pezzo per rendersene conto, del resto una follia non elide l’altra ma vi si somma), in secondo luogo l’articolo porta la mia firma e quindi del suo contenuto devo essere ritenuto responsabile esclusivamente io e non Roars, che peraltro ringrazio per avermi dato la possibilità di esprimere la mia opinione

  5. A costo di essere pedante, vorrei ricordare che il post di Davide Borrelli ha alle spalle almeno due pezzi di discussione che sono passati per roars.

    1. Il tema del controllo autoritario/governativo sulle attività dei docenti. Declinata da più prospettive: leggete in questo blog i post di Maria Chiara Pievatolo, o la recensione di Roberto Ciccarelli al libro Valutare e punire di Valeria Pinto.

    2. i professori universitari ritratti come rane vanagloriose che gracidano la loro volontà di essere valutati ha invece origine nel libro di Beatrice Vidallet, Valutatemi la cui recentissima traduzione italiana è stata curata proprio da Borrelli per Novalogos.

    Francesca Coin ha proposta una sintesi radicale delle due prospettive nella postfazione al libro di Vidallet che abbiamo potete leggere qua.

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