«È la cosa più orribile che abbia visto in vita mia» dice il poliziotto nella sigla del programma Blob su RaiTre. Chi si occupa di università e ricerca, se guarda indietro all’anno appena trascorso, è tentato di dire la stessa cosa.

Tutti gli anni.

E il 2015 non fa eccezione, come testimoniato dal seguente sommario.

Qual è il record italiano di più alta percentuale di turn-over in una pubblica amministrazione? Se nel 2014 era difficile insidiare il 200% dell’ateneo della Scuola Scuola Sant’Anna di Pisa dal Ministro Carrozza, nel 2015 c’è chi ha raggiunto il 528%. Intanto, in quattro anni il Nord si è preso l’equivalente di 400 ricercatori dal Centro-Sud.

L’Agenzia di valutazione continua a seguire la policy dei “documenti a cucù”, pubblicati sul suo sito e subito dopo ritirati.

Secondo la Grande Guida Censis-Repubblica, l’Università Roma Foro Italico surclassa i Politecnici nella ricerca di ingegneria industriale e dell’informazione. Peccato che Roma Foro Italico non offra corsi di ingegneria. Va anche detto che qualche anno fa il CENSIS chiedeva 20.000 Euro agli atenei per partecipare alla calibrazione degli algoritmi di ranking che avrebbe poi usato per stilare le classifiche.

Ai giorni nostri, invece di scrivere “Aspettando Godot”, Samuel Beckett avrebbe scritto “Aspettando ASN”. Il 13 febbraio Scuola24 (Sole 24 Ore) scriveva: «L’abilitazione a sportello – con domande che potranno essere presentate in ogni momento – partirà il 1 marzo di quest’anno». È finito l’anno e stiamo ancora aspettando che la “salsiccia dell’ASN“, venga cotta a puntino.

Al Politecnico di Torino applaudono Matteo Renzi che vuole distinguere tra atenei di serie A e di serie B, ma non si rendono conto che, secondo le classifiche ANVUR, in serie B ci andrebbe proprio il Politecnico di Torino, insieme a Firenze e Bocconi.

L’ANVUR continua la sua battaglia contro i falsi tabù dell’aritmetica, convinta che tra adulti consenzienti sia lecita anche la divisione per zero.

«Università, altro che merito. E’ tutto truccato» tuona l’Espresso. La dimostrazione? La mancata carriera di un aspirante professore che nei suoi “quasi dieci anni di esperienza accademica” aveva pubblicato un articolo scientifico su rivista internazionale ed un solo altro lavoro in inglese apparso in un volume che raccoglieva gli atti di un congresso.

Luigi Zingales ci avverte che non abbiamo un futuro nelle biotecnologie «perché purtroppo le nostre università non sono al livello». Intanto, l’ANSA ci fa sapere che è tutto italiano il «primo farmaco con staminali che ridà vista».

In vista del varo della Buona Università, il Partito Democratico organizza  una giornata di ascolto, ma le conclusioni erano già state scritte un mese e mezzo prima.

Per convincere  l’ANVUR a rispettare le sentenze, non resta che affidarsi all’Autorità Anticorruzione: il TAR Sicilia ha ribadito l’obbligo per ANVUR di consentire ai ricorrenti l’accesso agli atti della VQR, nominando il segretario generale dell’Autorità Anticorruzione quale commissario ad acta. L’ANVUR ci è costata come Balotelli: lui 100.000 Euro a passaggio, l’Agenzia 100.000 Euro a delibera.

Esce il nuovo libro di Abravanel e D’Agnese, i quali definiscono “nerd con la testa tra le nuvole” i laureati in fisica di Padova, ma hanno letto male le statistiche AlmaLaurea: il tasso di occupazione ad un anno dalla laurea dei laureati in fisica di Padova è 96,1%.

A proposito della Buona Scuola, Attilio Oliva, il presidente dell’Associazione TreeLLLe, sgrana un rosario di fatti e numeri, smentiti uno per uno dalle statistiche OCSE e persino dalle pubblicazioni della sua associazione, le cui tre “L” stanno per Life Long Learning (della cui urgenza Oliva è il miglior testimonial possibile).

È noto che le classifiche delle università sono volatili e si contraddicono a vicenda, ma quelle del Sole 24 Ore si avviano a battere ogni record. Quest’anno il Politecnico di Torino brillava al primo posto della classifica che misura l’occupazione dei laureati, ma in meno di 10 giorni sprofonda al 22-esimo posto. Cosa è successo? Il 24 luglio Roars intitolava Classifica Sole 24 Ore: un “aiutino” e … voilà, la LUISS scavalca il San Raffaele. Passano pochi giorni ed ecco che il Sole “ricalcola” le classifiche, riportando il San Raffaele al secondo posto degli atenei non statali, seppure a pari merito con la LUISS. Ma la pezza è peggio del buco, perché adesso è il Politecnico di Torino a subire un serio danno di immagine, derivante dall’adozione di un indicatore del tutto inadeguato.

Gli elaborati dei candidati al direttivo ANVUR sono un’antologia degna di “Io speriamo che me la cavo”: refusi, nonsense, divagazioni esilaranti sulle gioie famigliari e sull’alta velocità. Ma, soprattutto, la nomina di Paolo Miccoli, il cui elaborato presentava curiose coincidenze letterali con quattro testi non citati, scritti da altri autori.

Stefano Feltri, sottolinea la saggezza delle proprie scelte (laureato alla Bocconi) rispetto a chi sbaglia facoltà e sceglie gli studi umanistici, ma fraintende i numeri dello studio che cita e – ben più grave – i contenuti. E non se la cava molto meglio quando cerca di puntellare le sue tesi con dati OCSE maldigeriti, che nei documenti originali dicono altro.

L’edizione 2015 della classifica QS ha cambiato i criteri in modo così radicale da assimilare la nuova classifica ad un “ballo del qua qua” in cui c’è chi va di qua e chi va di là solo perché sono cambiate le regole del ballo. E quasi tutte le università italiane sono sprofondate, anche quelle che, inebriate da effimeri successi, avevano incautamente attributo incongrue patenti di scientificità ad una delle classifiche meno solide e più discusse.

Sempre a proposito di classifiche, chi vince e chi perde nella classifica MIUR del “reclutamento virtuoso”? Essendo entrambe basate sui dati della VQR 2004-2010, le classifiche 2014 e 2015 dovrebbero essere identiche. Ma – a sorpresa – sono molto diverse.  Quando il Ministro era Maria Chiara Carrozza, il suo ateneo, la Scuola Superiore Sant’Anna, aveva stravinto con un +116% rispetto ad un’ipotetica ripartizione uniforme, ma un anno dopo, sotto il Ministro Giannini, la Sant’Anna è scesa al quarto posto con un più modesto +16%.

«È bella, bionda, studia canto. E prova un piacere speciale quando riesce a disegnare la spiga di grano sul cappuccino che serve nel bar dove lavora»: Donna (pre)Moderna ci spiega che si può vivere felici e realizzati anche senza andare all’università.

Matteo Renzi, in nome della lotta ai campanilismi, sceglie l’Istituto Italiano di Tecnologia di Genova per coordinare il progetto Human Technopole sui terreni di Expo. Eppure, bibliometricamente parlando, il Politecnico di Bari è almeno due volte più efficiente.

Ce l’abbiamo fatta: nessuna nazione OCSE ha meno laureati di noi. L’edizione 2015 del rapporto OCSE Education at a Glance certifica che siamo stati sorpassati anche da Turchia e Cile.

I criteri bibliometrici della VQR si basano sulla somma di percentili di indicatori bibliometrici. Ma da più di 20 anni si sa che i percentili «cannot be aggregated in any meaningful way». Un errore arcinoto, che, oltre a essere oggetto di quiz per le high school, è stigmatizzato in numerosi libri di testo e anche in articoli scientifici, secondo i quali «The only reason for using percentile ranks is ignorance, and it is questionable whether a defense of ignorance will be viable».

Come già fatto nel 2012 e nel 2013, (l’anno scorso vi avevamo proposto uno “Speciale” – non meno agghiacciante – dedicato ai maître à penser de noantri) la Redazione ha preparato per voi un vero e proprio “Blob di fine anno“: una cavalcata attraverso gli eventi salienti del 2015, riassunti attraverso i titoli e le copertine di una selezione di articoli pubblicati su Roars.

Munitevi di antiacido e buona lettura! (si fa per dire)

 

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9 Commenti

  1. Il solito ROARS-standard: tutto fa schifo; ieri era meglio di oggi che sarà meglio di domani; ogni cambiamento è pessimo; noi siamo tutti invalutabili, bellissimi e assoluti; noi siamo buoni e loro cattivi; il Sud è come il Nord; è tutto un magna magna; volemose bene.

    • Troppo spumante? Buon 2016 anche a leonardo, con l’augurio di leggere Roars prima di scrivere commenti generici e inesatti: non abbiamo mai scritto che “tutto fa schifo; ieri era meglio di oggi che sarà meglio di domani; ogni cambiamento è pessimo;” e nemmeno che “noi siamo tutti invalutabili, bellissimi e assoluti; noi siamo buoni e loro cattivi; il Sud è come il Nord”, etc, etc. Già che c’era, leonardo poteva attribuirci espressioni ancora più classiche come “si stava meglio quando si stava peggio” o “aridatece er puzzone” (un citazionismo che ci avrebbe commosso). Ma che a Capodanno i nostri critici siano un po’ annebbiati è comprensibile (non che vada molto meglio negli altri 364 giorni, a dire il vero).
      Auguri!

    • L’anno prossimo, invece di “Io sono Anvur figlio di Miur”, abbiamo in programma il video della redazione Roars che canta in coro “Meno male che Anvur c’è” sulle note dell’inno del PdL.

    • Nell’espressione “figli di ANVUR che non siete altro” colgo una sfumatura non propriamente elogiativa 😉

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