Si apre per ANVUR la “fase due”: Andrea Graziosi subentra come nuovo presidente a Stefano Fantoni, giunto al termine del mandato. Un giusto riconoscimento per chi, più di ogni altro, si è distinto per solerzia e fedeltà alla causa. Solerte al punto di scriversi da solo un appello a favore della “mediana di qualità” per poi citarlo sul Sole 24 Ore (senza menzionare di esserne l’autore) come dimostrazione del consenso dal basso proveniente in modo apparentemente spontaneo da “circa 20 società scientifiche”. Peccato che si fosse scordato di cancellare le sue “impronte digitali”: bastava un semplice esame delle proprietà del file contenente l’appello per scoprire che l’autore di quell’appello spontaneo (si fa per dire) era il Presidente del GEV 11, Andrea Graziosi. Una carriera quella di Graziosi che può ben dirsi “di Lotta e di governo”. Se da giovane era iscritto a Lotta Continua, non è sceso dalle barricate nemmeno ora che ricopre ruoli istituzionali. L’episodio più recente risale a pochi mesi fa quando, nelle vesti di vice-presidente ANVUR, si è messo a raccogliere firme presso le società scientifiche per bacchettare il Presidente del Consiglio, colpevole di non finanziare adeguatamente la ricerca.

Comunicato_Graziosi

Un comunicato apparso sul sito dell’ANVUR ci informa che Andrea Graziosi dal 2 maggio è il nuovo Presidente dell’Agenzia di Valutazione. A beneficio dei lettori che desiderassero conoscere (o ripassare) le tappe salienti della carriera di Graziosi in seno all’ANVUR, ripubblichiamo i seguenti due post:

Andrea Graziosi nel direttivo ANVUR: escono i medici, entrano gli storici. (23.09.2013)

La nomina di Graziosi viene a colmare la mancanza di umanisti nel consiglio direttivo, circostanza che a suo tempo era stata oggetto di qualche recriminazione. Inoltre, in più di una circostanza Graziosi si era distinto per la solerzia con cui aveva interpretato il suo ruolo di “alto esperto di valutazione” del Gruppo di Esperti della Valutazione dell’area 11 (Scienze storiche, filosofiche, pedagogiche e psicologiche). Graziosi è stato probabilmente il più fedele sostenitore di ANVUR, sempre pronto ad intervenire, talvolta anche a scapito della sua pur vasta reputazione e altrettanto pronto a rinunciare alle sue posizioni in nome dell’obbedienza alla causa. Ci sembra che il modo migliore per salutare la sua nomina, sia quello di rievocare alcuni episodi salienti che lo hanno visto protagonista.

1. Ghost-writer di appelli pro-ANVUR

Il 2 settembre 2012 Andrea Graziosi aveva pubblicizzato attraverso il Sole 24 Ore un appello – firmato da numerose Società scientifiche dell’area 11 – contro il ricorso al TAR dei costituzionalisti. Nel suo articolo, scriveva:

Il rischio che il Tar accetti il ricorso e le conseguenze che ne deriverebbero hanno spinto perciò circa 20 Società scientifiche nazionali (…) a firmare un documento in difesa della mediana contestata. […] Le società chiedono quindi che la terza mediana resti al suo posto “perché non danneggia nessuno, favorisce una categoria particolarmente valorosa di studiosi, e la sua costruzione è stata correttamente impostata”, e che le abilitazioni si svolgano “regolarmente e celermente” nell’interesse degli studi.

L’appello sembrava essere un’iniziativa dal basso – tanto più significativa perché spontanea – che Graziosi portava all’attenzione dell’opinione pubblica per mostrare il sostegno della base.

Peccato che un’analisi delle proprietà del file Word rivelasse che l’estensore dell’appello era proprio Andrea Graziosi, come da lui stesso successivamente riconosciuto:

sono io, e non l’Anvur-Spectre, l’autore della mozione in difesa della terza mediana

GraziosiAppelloSole

In altre parole, le società scientifiche avevano sottoscritto un appello pro-agenzia di valutazione il cui estensore era il capo dei loro valutatori.

Un po’ come organizzare un comizio a sostegno di un amico influente, invitando delle comparse a cui vengono date in mano bandiere e persino i manifesti con la scritta “Vota Antonio!” prestampata. Un gesto di encomiabile dedizione, compiuto a sprezzo del ridicolo che sarebbe seguito se il tutto fosse stato scoperto.

Come è puntualmente accaduto.

2. L’Armando Diaz della guerra umanisti-scienziati

Quando il fronte degli umanisti vacilla a causa delle controversie relative alla cosiddetta “terza mediana”, Graziosi accorre in soccorso dell’ANVUR sfoderando le sue migliori capacità politiche e strategiche. In un suo messaggio alla SISSCO (Società Italiana di Studio della Storia Contemporanea) inquadra lucidamente il ruolo della terza mediana nella guerra di logoramento tra “humanities” e scienze dure:

Grazie alle tre mediane, per la prima volta abbiamo una % di abilitabili superiore a quella delle scienze dure (che non lo meritano, ma data la ns precedente debolezza un po’ di ‘riequlibrio’ non ci stava male). L’abolizione di una delle tre ci riporterà circa in parità. […]

Ripeto, probabilmente il ricorso passerà, la terza mediana verrà abolita, molti ns soci perderanno la possibilità di diventare commissari o moltissimi quella di ricevere l’abilitazione. Ma non sarà una vittoria delle discipline umanistiche, semmai una loro sconfitta e nelle trincee in cui ci saremo rifugiati finiremo per essere schiacciati.

Non è il momento delle anime belle, sembra dire Graziosi: “à la guerre comme à la guerre“. Dato che gli umanisti devono superare solo una mediana su tre, preservare la terza mediana significa rendere abilitabile anche chi non lo meriterebbe, ma ogni mezzo è lecito per prendersi l’agognata rivincita nei confronti delle scienze dure. Per smuovere gli indecisi, Graziosi ammonisce severo: chi esita dovrà assumersi la responsabilità di aver voluto ripiegare in una trincea dove gli umanisti finiranno schiacciati dalle soverchianti forze nemiche.

3. Contrordine compagni! La classifica non è più solida

Il 16 luglio escono i risultati della VQR. Nel rapporto finale di Area 11, Graziosi, in qualità di Capo-GEV (pardon, “alto esperto di valutazione”) scriveva:

Nel presentare i risultati più significativi del proprio lavoro, il GEV 11 ritiene di dover attirare l’attenzione del lettore sul fatto che le classifiche di strutture e dipartimenti, della cui solidità il GEV è convinto

Insomma, abbiamo lavorato bene e siamo fermamente convinti delle classifiche che stiamo pubblicando.

Passano solo due settimane e l’ANVUR si trova invischiata nel pasticcio delle classifiche “double face”: le classifiche degli atenei diffuse alla stampa sono diverse da quelle desumibili dal rapporto finale della VQR. Ancora peggio, il Corriere della Sera ha distribuito in tutte le edicole un “instant-book”, pieno di numeri come un orario ferroviario dei tempi andati, il quale contiene tutte le classifiche dei dipartimenti italiani. Peccato che siano diverse da quelle che i GEV hanno pubblicato nei loro rapporti d’area perché l’ANVUR ha ritoccato le soglie dimensionali. La situazione è insostenibile. Relativamente alle classifiche degli atenei, sui quotidiani si parla già di “carte truccate” e “bluff delle classifiche ANVUR“. Se diventasse chiaro che per i dipartimenti il Corriere della Sera ha rifilato una sorta di bufala ai propri lettori, la figuraccia sarebbe paragonabile o forse peggiore dell’esilarante epopea delle “riviste pazze”.

L’ANVUR corre ai ripari e il 30 luglio pubblica la seguente nota:

In alcuni dei Rapporti di Area le soglie dimensionali utilizzate per suddividere i dipartimenti nelle tre categorie grandi, medi e piccoli sono diversi da quelli utilizzati nel Rapporto Finale ANVUR. […] Nelle Aree in cui sono stati utilizzati altri criteri, i valori diversi delle soglie inducono differenze marginali, e i GEV consultati suggeriscono di utilizzare le graduatorie del Rapporto Finale ANVUR.

Cosa è successo? Viene a cadere ogni motivo di imbarazzo per il Corriere della Sera, perché i GEV rinunciano alle loro classifiche. Si noti che, sono i GEV che “spontaneamente” suggeriscono di adottare le graduatorie del Rapporto Finale ANVUR (coincidenti con quelle dell’instant-book del Corriere). Una formula di volontaria sottomissione che è stata sottoscritta da tutti i GEV.

Da tutti, tranne uno.

Il GEV 01 di Scienze matematiche e informatiche (Area 01), difende pervicacemente le proprie classifiche e costringe l’ANVUR a modificare le sue versioni apocrife. Costringe persino il Corriere della Sera ad informare i propri lettori che le vere classifiche di Area 01 sono quelle del GEV 01 e non quelle dell’instant-book. La vittoriosa resistenza dei matematici sta a dimostrare che chi era convinto di aver lavorato bene poteva difendere con successo le proprie classifiche.

Graziosi, invece, pur convinto della validità delle sue classifiche, obbedisce prontamente al contrordine che viene dal quartier generale ANVUR.

La fede cieca, pronta, assoluta in qualsiasi cosa dica ANVUR, dicono sia necessaria per ambire ad alti incarichi MIUR.

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Di lotta e di governo: Anvur raccoglie firme per bacchettare Renzi (22.02.2016)

Mentre il governo Renzi è impegnato a chiedere all’Europa margini di flessibilità sulle questioni economiche, Andrea Graziosi, vicepresidente di ANVUR, scrive alle società scientifiche sollecitandole a firmare una petizione che chiede all’Europa di costringere il governo italiano a finanziare adeguatamente la ricerca. Nel frattempo un altro membro del consiglio direttivo di ANVUR sostiene che le università i fondi di ricerca li hanno, solo che li distribuiscono “in modo singolare”.

 Nella protesta #stopvqr il dodicesimo giocatore in campo è l’ANVUR, che con le cabale numerologiche dei settori bibliometrici ha fornito un assist fondamentale ai vari fronti della protesta. Questo risultato è però una delle unintended consequences della valutazione anvuriana. Ciò che neanche la Redazione Roars riusciva a immaginare è che ANVUR scendesse apertamente in campo per chiedere all’Unione Europea di fare pressione sul Governo Renzi perché finanzi adeguatamente la ricerca in Italia.

Stiamo parlando della petizione promossa da Giorgio Parisi, il cui successo ha permesso di scrivere che “i ricercatori” si sarebbero “scatenati contro il governo”.

ricercatori_contro_governo

 

Nei giorni scorsi è circolata tra le società scientifiche italiane, verosimilmente di area umanistica, una mail a firma Andrea Graziosi, membro del direttivo di ANVUR, in cui chiede di sostenere la petizione che accusa il governo Renzi, oltre ai precedenti, di non finanziare adeguatamente la ricerca italiana. La lettera è stata inviata dall’indirizzo mail di uno dei collaboratori di ANVUR, ed è giunta per conoscenza anche al prof. Fantoni.

graziosi_lotta_governo

firma_anvur

 

 

 

Quindi mentre il governo Renzi è impegnato a chiedere all’Europa margini di flessibilità sulle questioni economiche, il vicepresidente di ANVUR chiede alle società scientifiche, i cui membri sono sottoposti a valutazione di firmare una petizione che chiede all’Europa di fare pressioni sul governo italiano perché finanzi adeguatamente la ricerca. E lo fa dopo aver discusso con il promotore della petizione ed informandone il presidente dell’Agenzia di Valutazione. Che sia il prof. Graziosi a promuovere questo cortocircuito istituzionale (lo ripetiamo: una agenzia governativa che inviata a firmare petizioni contro il governo) non dovrebbe meravigliare. I lettori di Roars ricorderanno che a suo tempo (2 settembre 2012) Graziosi, prima di essere scelto quale membro del direttivo ANVUR, aveva pubblicizzato attraverso il Sole 24 Ore un appello -firmato da numerose Società scientifiche dell’area 11 – a favore di ANVUR contro il ricorso un ricorso al TAR dei costituzionalisti. E ricorderanno anche che Roars aveva documentato che l’estensore dell’appello, presentato come inziativa spontanea delle società di area 11, era proprio lui. Questa volta l’estensore della petizione non è lui, ma utilizza il suo ruolo per spingere alla firma della petizione di Parisi, distintosi come lui per fedeltà anvuriana come presidente di GEV nella VQR 2004-2010.

Per non farci mancare nulla, un altro membro del consiglio direttivo di ANVUR, Susanna Terracini, non nuova a esternazioni via Facebook, qualche tempo prima aveva sostenuto una tesi diametralmente opposta: che nelle università non è che “i fondi di ricerca non esistano”, ma “sono distribuiti in modo singolare”.

i fondi di ricerca esistono

 

Il commento della Terracini è un piccolo capolavoro. La Terracini prima scrive: “Non credo nemmeno che abbia senso che il consiglio direttivo dell’Anvur esprima una posizione ufficiale … sulla scarsità dei fondi di ricerca”. Che è quello che fa Graziosi con la lettera alle società scientifiche. Ma è anche quello che la stessa Terracini fa subito dopo quando scrive che i fondi ci sono, perché, ci permettiamo ancora di ricordarlo, il suo parere, ai sensi del codice etico di ANVUR, non può che essere ufficiale.

A questo punto delle due l’una. O la lettera a firma Graziosi pubblicata qua sopra è opera di qualche burlone che l’ha recapitata a Roars. Oppure il presidente ed il vicepresidente di ANVUR dovrebbero spiegare perché hanno ritenuto di inviare una mail alle società scientifiche per sostenere una petizione che accusa il governo Renzi di sottofinanziare la ricerca, chiedendo l’intervento dell’Europa.

A noi viene da domandarci cosa altro debbano fare ancora i membri del direttivo ANVUR per essere rimossi dai loro incarichi.

 

 

 

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25 Commenti

  1. Interrogando Google con le chiavi
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    Andrea Graziosi Lotta Continua
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    salta fuori un suo articolo del 1976 che permetterà interessanti comparazioni tra il linguaggio anvuriano e quello della sinistra extraparlamentare anni ’70:


    • “Il processo di unificazione del proletariato…”. Cosa significa “proletariato”? “Una volta dicevamo, ed era vero: i padroni attaccano la classe operaia forte”, “organizzazione operaia”, “sfruttare gli operai, senza fare investimenti”, “coscienza operaia”, “la ripresa è basata su uno sfruttamento intensivo micidiale del lavoro operaio”. A 40 di distanza, in quali concetti si sono tramutati?
      In un’intervista del 2011 riflette sulle cause che determinarono il crollo dell’Unione Sovietica e attribuisce particolare rilevanza a fattori di natura economica e sociale. Ma no … Come russista dovrebbe conoscere la definizione di Lenin della politica – che sarebbe l’espressione più concentrata dell’economia – e soprattutto dovrebbe dichiarare di conoscerla, anche nel 2011.

  2. In realtà, la parentela che era saltata all’occhio di qualcuno era sempre a sinistra, ma diversa. Giorgio Israel aveva parlato di una “tragicomica Lubjanka accademica”:
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    https://www.roars.it/online/giorgio-israel-sullanvur-una-tragicomica-lubianka-accademica/
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    Per scherzo (ma non troppo), si potrebbe parafrasare la Rossanda: «chiunque sia stato comunista negli anni Cinquanta riconosce di colpo il nuovo linguaggio dell’ANVUR. Sembra di sfogliare l’album di famiglia: ci sono tutti gli ingredienti che ci vennero propinati nei corsi Stalin e Zdanov di felice memoria”.

  3. Davvero interessante la trafila carrieristica di questi personaggi, nella quale riconosco molti colleghi,zelanti applicatori di norme anvuriane. Hanno un vero fiuto per le scelte vincenti. Non posso che ammirarli.

  4. Comunque sia, l’idea dell’appello fintamente spontaneo che il Presidente GEV scrive e sottopone alla firma (“spontanea”) di chi è da lui valutato non richiama Lotta Continua, ma potrebbe ben figurare in un film di Peppone e Don Camillo (soprattutto immaginando Peppone – Gino Cervi che si fa cogliere con le mani nel sacco). In un romanzo di Guareschi, Peppone sarebbe stato incastrato dalla matrice di un ciclostile scovata nel cestino da don Camilo – Fernandel. Adesso sono le proprietà di un file a tradire Graziosi, ma il divertimento resta assicurato.

  5. Alla faccia della rottamazione, il PD rovista nella spazzatura della storia: un comunista a capo dell’ANVUR, un comunista a capo dell’agenzia delle tasse. Almeno con l’ANVUR sarà possibile rifiutare di collaborare.

  6. Lotta continua la dobbiamo fare noi, contro l’ANVUR e la valutazione burocratica all’Italiana.
    All’Università di Firenze pochi giorni fa abbiamo ricevuto l’esito della valutazione di una nostra proposta di nuova laurea magistrale, pomposamente denominato “Protocollo di Valutazione Esperti Disciplinari ANVUR per l’Accreditamento”.
    E’ di una sciatteria e superficialità agghiacciante.
    Si confonde l’Università di Firenze con quella di Parma, a chiara dimostrazione di operazioni di taglia e incolla che evidentemente dopo il caso Miccoli si sono rapidamente diffuse nell’ANVUR, contiene false affermazioni e riferimenti inesatti, contiene espliciti riferimenti a comunicazioni di lobbisti esterni non ricomprese nella documentazione prodotta dall’Università che ANVUR era chiamata a valutare ai sensi del DM 30 gennaio 2013 n. 47.
    E’ frustrante essere valutati in questo modo, da burocrati incompetenti che nemmeno conoscono le norme, quando a noi viene richiesta precisione maniacale in innumerevoli e spesso bizantini adempimenti.
    Sono pronto a produrre documentazione di quanto affermo e a scriverci sopra un articolo se non riceveremo da ANVUR adeguata risposta alle controdeduzioni che abbiamo dovuto inviare per difendere almeno la nostra dignità istituzionale.
    Lotta continua: ribellarsi è giusto!

    • Suvvia, meglio una cattiva valutazione che nessuna valutazione. E all’ANVUR lo snno bene. La loro valutazione è perfettibile. Perché lamentarsi sempre. Vedrai che alla fine ci sarà convergenza perché loro avranno dettato gli standard (cit.).

    • «tentò di realizzare il socialismo non con una spinta dal basso, secondo gli insegnamenti di Marx, bensì con una cooptazione dall’alto. Per Stalin, infatti, lo Stato e il partito, non il popolo, dovevano essere i fautori della società socialista. Unico mezzo per realizzare questo disegno: la forza. Per questo prima di tutto, sin da quando era ancora allievo di Lenin, iniziò a circondarsi di una cerchia di fedelissimi, che cambieranno con gli anni ma che formeranno la burocrazia imperiale su cui si reggerà parte del suo potere. Attraverso questa cerchia di fedeli, tra cui si faceva chiamare “padrone”, Stalin comandava la polizia politica; attraverso di essa comandava il partito, che a sua volta comandava il popolo. Si capisce allora che tutte le stragi e le epurazioni che furono il volto più sadico e sanguinoso del suo potere, furono svolte in nome della realizzazione della rivoluzione socialista e rivolte contro chi, in quel determinato momento, era di intralcio a questo progetto.»

    • “Those who cast the votes decide nothing, those who count the votes decide everything”

      “Those who produce research decide nothing, ANVUR who ranks research products decide everything”.

  7. Anche Mussolini, da socialista antimonarchico diventò fascista appoggiato dai Savoia. Cambiare idea è legittimo, l’hanno fatto in tanti… l’ha fatto anche Scilipoti, Razzi. Non lo vedo come un problema, anzi, significa avere ampie vedute e soprattutto non avere pregiudizi di sorta. Anche Fede, da juventino diventò milanista.

    • Solo i morti e gli stupidi non cambiano mai opinione. (James Russell Lowell)

  8. La circostanza che il nuovo MegaPresidenteGalattico si è scaldato i muscoli in Lotta Continua è la più evidente dimostrazione di come l’Università Italiana sia interamente e completamente governata dagli universitari la cui formazione è prevalentemente Comunista e Marxista Leninista. Niente a che vedere con la leggenda del complotto liberista. D’altra parte chiunque sa che in Italia ed a maggior ragione nell’Università i Liberisti non ci sono!

  9. Nel saggio citato di Amato e Graziosi (Grandi illusioni. Ragionando sull’Italia, dal quale peraltro si evince chiaramente quanto di LC, di ‘marxista’ e di ‘comunista’ sia rimasto nel taglio interpretativo adottato da Graziosi, e cioè nulla – evidentemente è maturato anche lui come altri con i suoi trascorsi, sempre troppo pochi a giudicare dall’alto tasso di ipocrisia ideologica che continua a contraddistinguere l’accademia e la pseudo-intellettualità italiota presente nei media – tanto che avrebbe potuto scriverlo Hayek) dei quali certo non sono un difensore, non sfigurerebbero questa pagina e i commenti in calce. Fior fior di ricercatori persi nel chiacchiericcio da porta a porta, nella ricerca di nemici che vanno dal ‘comunismo’ a Confindustria/Bocconi al ‘liberismo’, con tanto di liste, e nell’arrabattare qualche pillola di informazione qua e là tra wiki e ritagli d’epoca senza mostrare, piuttosto, una minima conoscenza – solida e rigorosa, come si confà ad ogni buon ricercatore degno di questo nome, che altrimenti tace invece di sproloquiare – di ciò di cui vorrebbero trattare. Evidentemente il pessimo giudizio che vien fuori dal saggio succitato, a proposito dell’università italiota, della quale pure il Graziosi è almeno in parte un prodotto, coglie pienamente nel segno. Lieto di aver abbandonato codesto italico malsano ambiente e buona ‘ricerca’ a tutti.

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