Segnaliamo ai lettori il Decreto sui limiti di spesa delle Università per il triennio 2015-2017, ossia il DPCM 31 dicembre 2014, apparso il 19 marzo 2015 in Gazzetta Ufficiale.


Disposizioni per il rispetto dei limiti delle spese  di  personale  e delle spese di indebitamento  da  parte  delle  università,  per  il triennio 2015-2017, a norma dell’articolo 7,  comma  6,  del  decreto legislativo 29 marzo 2012, n. 49. (15A02094) (GU n.66 del 20-3-2015)

IL PRESIDENTE DEL CONSIGLIO DEI MINISTRI

  • Visto  il  decreto  legislativo  29  marzo  2012,  n.  49,  recante disciplina per la programmazione, il monitoraggio  e  la  valutazione delle politiche di bilancio e di reclutamento degli atenei;
  • Visto, in particolare, l’articolo 7 del  predetto  decreto  recante disposizioni sul rispetto dei limiti per le spese di personale e  per indebitamento, il quale prevede al comma  6  che  dette  disposizioni siano ridefinite per gli anni successivi con decreto  del  Presidente del Consiglio dei ministri, su proposta del Ministro dell’istruzione, dell’universita’  e  della  ricerca,  di  concerto  con  il  Ministro dell’economia e delle finanze e  con  il  Ministro  per  la  pubblica amministrazione e la semplificazione, da emanare  entro  il  mese  di dicembre antecedente  al  successivo  triennio  di  programmazione  e avente validita’ triennale;
  • Visto l’articolo 66, comma  13-bis,  del  decreto-legge  25  giugno 2008, n. 112, convertito, con modificazioni,  dalla  legge  6  agosto 2008, n. 133, inserito dall’articolo 14, comma 3, del decreto-legge 6 luglio 2012, n. 95, convertito,  con  modificazioni,  dalla  legge  7 agosto 2012, n. 135, e successive modificazioni,  il  quale  prevede: «Per il biennio 2012-2013 il sistema delle universita’ statali,  può procedere ad assunzioni di  personale  a  tempo  indeterminato  e  di ricercatori  a  tempo  determinato  nel  limite  di  un   contingente corrispondente ad una  spesa  pari  al  venti  per  cento  di  quella relativa al corrispondente  personale  complessivamente  cessato  dal servizio nell’anno precedente. La predetta facolta’ e’ fissata  nella misura del 50 per cento per gli anni 2014 e 2015, del  60  per  cento per l’anno 2016, dell’80 per cento per l’anno  2017  e  del  100  per cento  a  decorrere  dall’anno  2018.   L’attribuzione   a   ciascuna universita’ del  contingente  delle  assunzioni  di  cui  ai  periodi precedenti e’ effettuata con decreto  del  Ministro  dell’istruzione, dell’universita’ e della ricerca, tenuto  conto  di  quanto  previsto dall’articolo 7 del decreto legislativo 29  marzo  2012,  n.  49.  Il Ministero dell’istruzione, dell’universita’ e della  ricerca  procede annualmente al monitoraggio delle assunzioni effettuate comunicandone gli esiti al Ministero dell’economia e  delle  finanze.  Al  fine  di completarne l’istituzione delle attivita’, sino al 31 dicembre  2014, le  disposizioni  precedenti  non  si  applicano  agli  istituti   ad ordinamento speciale, di cui ai decreti del Ministro dell’istruzione, dell’universita’ e della ricerca  8  luglio  2005,  pubblicato  nella Gazzetta Ufficiale n. 178  del  2  agosto  2005,  18  novembre  2005, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale n. 279 del 30 novembre 2005, e 18 novembre 2005, pubblicato nella Gazzetta  Ufficiale  n.  280  del  1° dicembre 2005.»
  • Visto il decreto legislativo  27  ottobre  2011,  n.  199,  recante disciplina  del  dissesto  finanziario  delle   universita’   e   del commissariamento degli Atenei;
  • Visto il decreto-legge 24  giugno  2014,  n.  90,  convertito,  con modificazioni, dalla legge 11 agosto 2014, n. 114, e  in  particolare l’articolo 14, comma 4.
  • Vista la legge 14 gennaio 1994, n. 20 e, in particolare, l’articolo 3;
  • Visto il  decreto  legislativo  30  giugno  2011,  n.  123,  ed  in particolare  l’articolo  5,  comma  3,  come  da  ultimo   modificato dall’articolo 33, comma 4, del decreto-legge 24 giugno 2014,  n.  91, convertito, con modificazioni, dalla legge 11 agosto 2014, n. 116.
  • Considerata la necessita’ di  procedere  alla  ridefinizione  delle disposizioni di cui all’articolo 7 del decreto legislativo n. 49  del 2012,  per  la  determinazione  delle  facolta’  assunzionali   delle
    universita’ relative al triennio 2015-2017;
  • Ritenuta l’opportunita’ di assicurare ad ogni ateneo un contingente minimo assunzionale per una spesa media  pari  al  30  per  cento  di quella  relativa  al  personale  cessato   dal   servizio   nell’anno precedente  e,  esclusivamente  per  le  universita’   con   migliori indicatori di bilancio,  la  possibilita’  di  disporre  di  maggiori margini assunzionali proporzionali alla situazione di bilancio;
  • Su proposta del Ministro dell’istruzione, dell’universita’ e  della ricerca;
  • Di concerto con il Ministro dell’economia e delle finanze e con  il Ministro per la semplificazione e la pubblica amministrazione;

Decreta:

Art. 1

1. Al fine di  assicurare  il  rispetto  dei  limiti  di  cui  agli articoli 5 e 6 del decreto  legislativo  29  marzo  2012,  n.  49,  e successive modificazioni, nonche’ la  sostenibilita’  e  l’equilibrio economico-finanziario e patrimoniale delle universita’,  fatto  salvo quanto previsto dal decreto legislativo 27 ottobre 2011,  n.  199,  e ferme restando le disposizioni limitative in materia di assunzioni  a tempo indeterminato e a tempo determinato previste dalla legislazione vigente, che definiscono i livelli  occupazionali  massimi  su  scala nazionale, per il triennio 2015-2017 si prevede che:

a) ciascun ateneo che al 31 dicembre dell’anno precedente riporta un valore dell’indicatore delle spese di personale pari  o  superiore all’80 per cento o con un importo delle spese di  personale  e  degli oneri di ammortamento superiore all’82 per cento delle entrate di cui all’articolo 5, comma 1, del decreto legislativo n. 49 del  2012,  al netto delle spese per fitti passivi di cui all’articolo 6,  comma  4, lettera c), del medesimo decreto, puo’  procedere  all’assunzione  di personale a tempo indeterminato e di ricercatori a tempo  determinato con oneri a carico del proprio bilancio per una spesa media annua non superiore al 30 per cento di quella relativa al personale cessato dal servizio nell’anno precedente;

b) ciascun ateneo che al 31 dicembre dell’anno precedente riporta valori inferiori a quelli di  cui  alla  lettera  a)  puo’  procedere all’assunzione di personale a tempo indeterminato e di ricercatori  a tempo determinato, con oneri a carico del proprio  bilancio  per  una spesa media annua non superiore al 30 per cento di quella relativa al personale cessato dal servizio nell’anno precedente, maggiorata di un importo pari al 20 per cento del  margine  ricompreso  tra  l’82  per cento delle entrate di cui  all’articolo  5,  comma  1,  del  decreto legislativo n. 49 del 2012, al netto delle spese per fitti passivi di cui all’articolo 6, comma 4, lettera c) del medesimo  decreto,  e  la somma delle spese di personale e degli oneri di ammortamento annuo  a carico del  bilancio  di  ateneo  complessivamente  sostenuti  al  31 dicembre dell’anno precedente;

c)  gli  atenei  con  un  valore  dell’indicatore  per  spese  di indebitamento pari o superiore al 15 per cento e con un importo delle spese di personale e degli oneri di ammortamento superiore all’82 per cento delle entrate di cui  all’articolo  5,  comma  1,  del  decreto legislativo n. 49 del 2012, al netto delle spese per fitti passivi di cui all’articolo 6, comma 4, lettera c), del  medesimo  decreto,  non possono contrarre nuovi mutui e  altre  forme  di  indebitamento  con oneri a carico del proprio bilancio;

d)  gli  atenei  con  un  valore  dell’indicatore  per  spese  di indebitamento  superiore  al  10  per   cento   o   con   un   valore dell’indicatore delle spese di personale superiore all’80  per  cento possono contrarre ulteriori  forme  di  indebitamento  a  carico  del proprio bilancio subordinatamente all’approvazione del bilancio unico d’ateneo  di  esercizio  e  alla  predisposizione  di  un  piano  di sostenibilita’ finanziaria redatto  secondo  modalita’  definite  con decreto   della   competente   Direzione   generale   del   Ministero dell’istruzione,  dell’universita’  e  della  ricerca,   di   seguito denominato Ministero, e inviato, entro 15 giorni dalla  delibera,  al Ministero  e  al  Ministero  dell’economia  e   delle   finanze   per l’approvazione.

2. Sono in ogni caso consentite:

a) le assunzioni di personale riservate alle categorie  protette, nei limiti della quota  d’obbligo,  e  quelle  relative  a  personale docente e ricercatore coperte da finanziamenti esterni secondo quanto previsto dall’articolo 5, comma 5, del decreto legislativo n. 49  del 2012;

b)  la  contrazione  di  forme   di   indebitamento   con   oneri integralmente a carico di finanziamenti esterni.

3. Il piano di cui al comma 1, lettera d), predisposto  dall’ateneo e corredato da una relazione analitica e dalla relazione del collegio dei   revisori   dei   conti,   e’   approvato   dal   consiglio   di amministrazione. Nella predisposizione del piano l’ateneo tiene conto anche della situazione di indebitamento degli enti e  delle  società partecipate.

4. Il Ministero dell’istruzione, dell’universita’ e  della  ricerca procede annualmente alla verifica del valore degli indicatori di  cui al comma 1, lettere a), b), c) e d) nonche’ alla successiva  verifica del rispetto dei limiti di cui al medesimo comma 1,  comunicando  gli esiti alle universita’ e al Ministero dell’economia e delle finanze.

5. La maggiorazione della spesa di cui al comma 1,  lettera  b)  è determinata fino a concorrenza dei limiti di  spesa,  ove  esistenti, fissati a livello nazionale dalle disposizioni vigenti sul turn  over del sistema universitario e non puo’ comunque determinare annualmente una attribuzione  di  facolta’  assunzionali  a  livello  di  singola istituzione universitaria superiore rispettivamente a:

a) per le universita’ statali, centodieci per cento dei risparmi da cessazioni dell’anno precedente;

b) per gli istituti universitari ad  ordinamento  speciale,  cinque per cento della spesa equivalente del personale a tempo indeterminato e dei ricercatori a tempo determinato  in  servizio  al  31  dicembre dell’anno precedente.

6. Le procedure e le assunzioni ovvero la contrazione di spese per indebitamento disposte in difformita’ a quanto previsto al comma 1:

a) determinano responsabilita’ per danno erariale nei confronti dei componenti degli organi dell’ateneo che le hanno disposte;

b)  comportano  penalizzazioni  nelle  assegnazioni  del  Fondo  di finanziamento ordinario  delle  universita’  (FFO)  da  corrispondere all’ateneo nell’anno successivo a quello in cui si verificano, per un importo pari al doppio della maggiore spesa disposta in difformita’.

Il presente decreto sara’ trasmesso alla Corte  dei  conti  per  il controllo preventivo di  legittimita’  e  al  competente  Ufficio  di controllo per il controllo  preventivo  di  regolarita’  contabile  e pubblicato nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica italiana.

Roma, 31 dicembre 2014

Il Presidente
del Consiglio dei ministri
Renzi

Il Ministro dell’istruzione,
dell’universita’ e della ricerca
Giannini

Il Ministro dell’economia
e delle finanze
Padoan

Il Ministro per la semplificazione
e la pubblica amministrazione
Madia

Registrato alla Corte dei conti il 6 marzo 2015 Ufficio controllo atti P.C.M. Ministeri giustizia  e  Affari  esteri, Reg.ne Prev. n. 551

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12 Commenti

  1. Se ho ben capito, per quanto riguarda la distribuzione dei punti organi relativa al turn-over, non dovremmo più assistere alle distribuzioni anomale (tipo dal 20% al 200%). La forbice massima dovrebbe articolarsi tra il 30% per gli Atenei “cattivi” e il 110% per gli Atenei “buonissimi”.
    Ho capito bene?
    Naturalmente rimane il concetto di Sistema Universitario Nazionale quando si calcola la percentuale del turnover medio (per il 2014 ed 2015 il 50%) che, a mio parere, individua “abusivamente” i singoli Atenei come sedi periferiche dipendenti da un sistema nazionale e centralizzato della istruzione superiore.

  2. Mi sembra il solito premio alla rovescia. Ovvero se sei bravo ti punisco meno…
    Il turnover doveva essere del 50% nel 2015, dell’60% nel 2016 e del 80% nel 2017.
    Gli atenei “spendaccioni” sono costretti al 30 percento, mentre quelli “virtuosi” che spendono meno dell’80% in personale, e non sono molto indebitati, possono raggiungere quella soglia se hanno sufficienti entrate. Ovviamente se lo fanno prima del 2017, saranno anche loro bloccati li.
    Niente soldi in più, e di fatto, saranno pochi gli atenei a discostarsi significativamente dal 30%, immagino anche che la maggioranza saranno ben lontani del 60% e dall’80% a cui avrebbero avuto diritto rispettivamente nel 2016 e 2017.
    Insomma si continua a tagliare.

  3. Ho fatto un po’ di conti, basandomi sui dati del 2014, e credo si possano trarre le seguenti conclusioni.

    1. L’impalcatura della ripartizione non è cambiata.
    Si continua a perseverare nel meccanismo – da alcuni ritenuto incostituzionale – per il quale alcuni atenei debbano cedere quote del proprio turn-over ad altri atenei, solo perché questi ultimi li precedono nella classifica basata sull’ISEF.

    2. Si continua a legare il turn-over di un ateneo alla tassazione studentesca, senza considerare il limite alle tasse previsto dalla legge.

    3. Le clausole di salvaguardia sono, almeno per quest’anno, abbastanza fittizie. Infatti non sono tantissime le università che avrebbero superato un turn-over del 110% (comunque molto alto rispetto ad un turn-over di sistema al 50%!! – discorso diverso tra due anni, quando il turn-over di sistema sarà all’80%, ma temo che per allora il limite del 110% sarà aumentato).

    4. Qualcuno dice: “non assisteremo più a turn-over del 200%”. Invece sì! infatti il limite massimo del 110% NON si applica alle “Istituzioni ad ordinamento speciale” e assimilati, per le quale è previsto un tetto massimo molto più blando. A conti fatti, se questi criteri fossero stati adottati lo scorso anno, a titolo di esempio la Sant’Anna avrebbe avuto un turn-over del 306%

    • Quello che non capisco è perché gli atenei penalizzati da questa sperequazione del turn-over la subiscono passivamente. Già è difficile mantenere in regola il bilancio in regime di sottofinanziamento, a questo si aggiunge pure la non certezza di quanto torna indietro dalle cessazioni.
      Tuttavia, nell’opera di distruzione del sistema universitario, al MIUR stanno lavorando con machiavellica precisione. Se il trend dovesse continuare, vedremo università accorparsi per non chiudere del tutto.

    • “Se il trend dovesse continuare, vedremo università accorparsi per non chiudere del tutto.”

      E’ esattamente quello che vogliono fare.

  4. Sbaglio, o c’è un altro aspetto innovativo nell’impalcatura, e cioè il fatto che il ritorno del turnover non sia calcolato come percentuale del valore nominale delle cessazioni, ma sul loro valore reale (in altre parole, non più P.O., ma budget)?

    • Non puoi saperlo ora. I P.O. sono stati introdotti con una circolare: una nuova, semplice circolare, nel disprezzo delle Leggi vigenti, potrebbe riesumarli o crearne una nuova mutazione. Solo quando il foglione excel avrà dato i risultati pre-determinati e sarà stato allegato al Decreto di assegnazione delle risorse agli atenei statali, potremo capire qual è la nuova “unità di conto”.

    • In realtà un qualche meccanismo analogo ai P.O. (o proprio i P.O.) sembra previsto: infatti si parla di “oneri al proprio bilancio per una spesa media annua…”. E il P.O. è proprio definito come spesa media annua per un professore ordinario. Quindi è davvero presto per pensare che i PO siano stati eliminati.

    • Rispetto al vecchio decreto manca ogni riferimento ai punti organico, quindi inventeranno qualcosa di nuovo. Inoltre non vedo alcun riferimento al turnover al 100% sui ricercatori rtda degli atenei virtuosi. Come si combina il dpcm con la finanziaria?

  5. Questo decreto mi sembra equo e giusto, specialmente per quanto riguarda il limite del centodieci per cento dei risparmi da cessazioni dell’anno precedente.
    Non dimentichiamoci, infatti, delle esagerazioni avvenute recentemente a favore di alcuni Atenei (a titolo di esempio Catanzaro ha avuto + del 500%!!….. vi sembra ragionevole???).

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