«Il governo Letta ha già invertito la tendenza», «ho trovato quattordici milioni di euro e ne ho messi cento stabili»: nei suoi tweet il Ministro Carrozza sottolinea che il governo Letta torna a investire nelle borse di studio universitarie. Sottoponiamo queste affermazioni a “fact-checking”. Tra il 2012 e il 2013 il Fondo integrativo statale per le borse di studio è sceso da 163 a 151 milioni di Euro. Con il governo Letta si passa a circa 113 milioni, accelerando il “trend negativo”. È da notare che il Diritto allo studio partiva già una situazione di grave sofferenza. In Italia, dal 2006/07 al 2011/12 il numero di studenti beneficiari – già basso – è calato del 22%, mentre in Francia è cresciuto del 32%, in  Germania del 33% e in Spagna del 59%.

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Il decreto-legge che detta Misure urgenti in materia di istruzione, università e ricerca[1] è stato accompagnato da una campagna mediatica che enfatizzava il cambio di rotta in tema di investimenti in istruzione rispetto ai precedenti governi, giusto in concomitanza con la ripresa dell’anno scolastico. Alcuni giornali, ricalcando le parole del Presidente del Consiglio dei Ministri in conferenza stampa, titolavano la notizia: Decreto scuola, Letta: “Si torna a investire”; Letta: Ritorna il diritto allo studio

Lo stesso decreto-legge è stato denominato «L’istruzione riparte». Ma è proprio così? Per quel che concerne il diritto allo studio universitario si è tornato ad investire?

All’art. 2 il decreto-legge stabilisce che, a decorrere dal 2014, il Fondo integrativo statale per la concessione di borse di studio sia incrementato di 100 milioni di euro annui[2]. Questa cifra determinerà effettivamente un aumento del Fondo per le borse di studio universitarie rispetto agli anni passati? Osservando il trend degli stanziamenti dal 2000 al 2013 (Fig. 1), si nota che 100 milioni di euro corrispondono grosso modo alla cifra più bassa assegnata al Fondo negli ultimi quattordici anni. In breve, il decreto-legge stabilisce soltanto che a partire dal prossimo anno verranno ripartiti tra le regioni non meno di 100 milioni di euro per finanziare le borse di studio, una quota corrispondente al minimo storico.

Allora perché nel decreto-legge si parla espressamente di incremento? Poiché a tale quota potrà essere aggiunto uno stanziamento in sede di legge di stabilità; ad esempio quest’ultima stanzia per il Fondo, nel 2014, 12,8 milioni di euro: numeri che parlano da soli.

L’ammontare del Fondo statale integrativo, anni 2000-2013 (valori in milioni di euro)
Fig. 1 – L’ammontare del Fondo statale integrativo, anni 2000-2013 (valori in milioni di euro)

Il fatto che attraverso la legge di stabilità si possa aumentare annualmente il finanziamento del Fondo rispetto ai 100 milioni non significa che ciò accadrà, è evidente. È per tale ragione che sono stati presentati diversi emendamenti in fase di conversione in legge del decreto «L’istruzione riparte» per incrementare significativamente la cifra “base” – tra virgolette base, perché potrebbe essere anche quella complessiva. Ma alla fine nessuno di questi emendamenti è passato, e nella legge di conversione la quota è rimasta invariata[3].

Differentemente è stata approvata la proposta emendativa[4] che stabilisce che al Fondo per la concessione delle borse di studio siano trasferite il 3% delle somme liquide del Fondo unico giustizia (FUG), sempre con la finalità di “rimpinguarlo”[5]. Una buona notizia, ma se si analizzano nel dettaglio le cifre si scopre che è meno buona di quanto ci si aspettasse. Difatti, su circa 950 milioni di euro di risorse liquide, sulla base di stime precauzionali, una parte molto esigua, tra il 10 e il 25%, è reputata assegnabile (l’altra, più consistente, è “congelata”)[6]; nell’ipotesi migliore andrebbero al Fondo integrativo meno di 10 milioni di euro. Si tratta in breve di risorse incerte – sia relativamente all’ammontare che ai tempi di trasferimento – e scarse (se non vengono applicati dei correttivi normativi).

In conclusione, da questo quadro emergono due evidenze:

  1. la prima, che il prossimo anno il Fondo ammonterà a circa 113 milioni di euro (100 milioni più 12,8 previsti nella legge di stabilità), 40-50 milioni in meno della cifra ripartita negli ultimi due anni, dunque nessun incremento all’orizzonte bensì una contrazione di risorse;
  2. la seconda, che lo stanziamento, ancora una volta, non si basa sulla stima del fabbisogno finanziario necessario a pagare la totalità delle borse di studio – tenendo conto delle entrate da tassa regionale per il DSU e delle risorse investite dalle Regioni –, ma è il risultato di una combinazione di elementi, non ultimo quello dell’andamento storico: si dà ciò che, anno fortunato più, anno fortunato meno, si è sempre dato.

Quali saranno gli esiti appare in modo evidente dalla figura 2: la figura dell’idoneo non beneficiario di borsa non verrà debellata, nonostante i proclami politici, e né i borsisti né tanto meno gli aventi diritto alla borsa aumenteranno.

Abitualmente si attribuisce la responsabilità del mancato investimento nella politica per il DSU alla recessione economica che sta attraversando il Paese. Il caso spagnolo smonta questa possibile obiezione perché, pur soffrendo di difficoltà finanziarie non dissimili a quelle dell’Italia, ha incrementato il numero di borsisti del 59% in sei anni; nel 2011/12 i beneficiari di borsa sono stati 305mila, 2,5 volte quelli del nostro Paese, per una spesa di oltre 900 milioni di euro. Il confronto (imbarazzante) con la Germania e la Francia mette in luce, invece, che in questi Paesi anche nel periodo pre-crisi, un numero nettamente superiore di studenti beneficiava di borsa.

L’impressione è che in Italia il DSU, più che ripartire, sia ingolfato nelle stesse vecchie inadeguate logiche.

Gli studenti universitari beneficiari di borsa in Italia, Spagna, Germania e Francia, a.a. 2006/07, 2010/11 e 2011/12 a confronto.
Fig. 2 – Gli studenti universitari beneficiari di borsa in Italia, Spagna, Germania e Francia, a.a. 2006/07, 2010/11 e 2011/12 a confronto.
Fonte: MIUR, www.destatis.de, Datos y cifras del sistema universitario espanol 2012-2013, www.pleiade.education.fr.

Note

  1. Decreto-legge 12 settembre 2013, n. 104, «Misure urgenti in materia di istruzione, università e ricerca».
  2. D.L. n. 104/2013, art. 2, co. 1: Al fine di garantire una programmazione degli interventi per il diritto allo studio a decorrere dall’anno 2014, il Fondo integrativo statale per la concessione di borse di studio di cui all’articolo 18, comma 1, lettera a), del decreto legislativo 29 marzo 2012, n. 68, è incrementato nella misura di 100 milioni di euro annui.
  3. Il decreto legge è stato convertito in legge lo scorso 7 novembre, «Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 12 settembre 2013, n. 104, recante misure urgenti in materia di istruzione, università e ricerca».
  4. Per la precisione l’emendamento in questione recita: 2-quater. Dopo il comma 1 dell’articolo 48 del codice delle leggi antimafia e delle misure di prevenzione, di cui al decreto legislativo 6 settembre 2011, n. 159, è inserito il seguente: «1-bis. L’Agenzia versa il 3 per cento del totale delle somme di cui al comma 1 al fondo integrativo statale per la concessione di borse di studio, di cui all’articolo 18 del decreto legislativo 29 marzo 2012, n. 68».
  5. L’art. 48, co. 1 del decreto legislativo 6 settembre 2011, n. 159 sancisce: «L’Agenzia versa al Fondo unico giustizia:
    a) le somme di denaro confiscate che non debbano essere utilizzate per la gestione di altri beni confiscati o che non debbano essere utilizzate per il risarcimento delle vittime dei reati di tipo mafioso;
    b) le somme ricavate dalla vendita, anche mediante trattativa privata, dei beni mobili, anche registrati, confiscati, compresi i titoli e le partecipazioni societarie, al netto del ricavato della vendita dei beni finalizzata al risarcimento delle vittime dei reati di tipo mafioso. Se la procedura di vendita è antieconomica l’Agenzia dispone la cessione gratuita o la distruzione del bene;
    c) le somme derivanti dal recupero dei crediti personali. Se la procedura di recupero è antieconomica, ovvero, dopo accertamenti sulla solvibilità del debitore svolti anche attraverso gli organi di polizia, il debitore risulti insolvibile, il credito è annullato con provvedimento del direttore dell’Agenzia»
    .
  6. Si veda a tal proposito questo dettagliato resoconto della Camera dei deputati sul FUG, o questo articolo de Il Sole24Ore.
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13 Commenti

  1. C’è poco da dire, i dati parlano chiaro, ma i nostri politici continuano con proclami e annunci vuoti. Come se proclami e annunci si concretizzassero magicamente.

    Come ho già scritto, nel 1848 Victor Hugo sosteneva che la crisi si combatte raddoppiando i fondi alla cultura e non tagliandoli. Una verità sconosciuta a buona parte dei nostri governi che da sempre identificano proprio nella cultura il capro espiatorio!

  2. Per curiosità, qualcuno sa mica velocemente ricreare la Fig. 1 aggiustata all’inflazione/costo della vita, posto che quello che chiedo abbia un senso?
    (so che dovrebbe essere una cosa semplice, ma a farlo io ho paura di mancare qualche possibile sconosciuta sottigliezza)

  3. L’osservazione è assolutamente sensata, e anzi la ringrazio per il suggerimento. Rielaborando la figura 1, con i valori del Fondo attualizzati al 2012 al tasso di inflazione, appare con maggiore evidenza che l’”integrazione” di 100 milioni di euro stabilita nel decreto-legge «L’istruzione riparte» corrisponde al minimo storico stanziato negli ultimi 14 anni. L’ammontare del Fondo nel 2014 sarà prossimo a questo valore minimo. Tutt’altro che ripartire.


  4. Il decreto-legge (divenuto legge lo scorso 7 novembre) stanzia 100 milioni di euro per il Fondo statale: questa quota è fissa.
    Poiché la legge di stabilità ne prevede altri 12,8 per il 2014, il prossimo anno il Fondo ammonterà complessivamente a 112,8 milioni di euro, a meno che non si aumenti lo stanziamento nella legge di bilancio, come auspico.

    • Mi scusi, sa poi mica cosa è successo in legge di stabilità? Non mi riesce trovare la parte sulle borse di studio…

  5. Nella Legge di stabilità 2014 non è successo nulla, per questo non riesce a trovare la parte sulle borse di studio. Come ho scritto nell’articolo, il fatto che sia possibile un’integrazione del Fondo in sede di legge di stabilità non significa che ciò avvenga. E difatti, non è stato previsto alcun stanziamento aggiuntivo per tale voce di spesa.
    In breve, sono confermati i 100 milioni del decreto-legge «Misure urgenti in materia di istruzione, università e ricerca», cui vanno sommati i quasi 13milioni stanziati nella Legge di stabilità 2012.

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