Davide Viero

Nato ad Arzignano (Vi), il 03/11/1980. Insegnante di sostegno in quella che è stata denominata “primaria”, insofferente verso la scuola vissuta da studente prima e da insegnante poi, ho faticato a concettualizzare come avrebbe dovuto essere il discorso educativo al di fuori delle forme date. L’averlo concettualizzato (anche grazie ad alcune esperienze informali nell’università) mi ha permesso di praticarlo nella concretezza quotidiana portandomi verso la marginalità rispetto alla scuola dominante; questo ostracismo vissuto è la conseguenza della mia concezione educativa, coincidente col compimento di ognuno, che si può solo intuire. Un ribaltamento dell’educativo che così non ha più una base oggettivata (potere, conoscenza, professionalizzazione, asservimento etc.) su cui reggersi  se non l’uomo nel suo costante mutarsi e divenire. Un educativo che si condensa tutto nell’ultimo istante, impastato con schegge di passato da compiere nel futuro e che non permette rapporti di dominio ma solo di umana attenzione verso il prossimo perché nulla è ipostatizzato.

Da tutto questo sono nati un articolo pubblicato su “Studium educationis”, Pensamultimedia, Lecce (N°. 1/2012), un saggio dal titolo “Tra finito ed infinito. Educare alla speranza” all’interno del libro “Filosofia e  politica in Ernst Bloch. Lo spirito dell’utopia un secolo dopo”, a cura di C. Collamati, M. Farnesi Camellone e E. Zanelli, Quodlibet, Macerata, 2019 e “La scuola del macchinismo. Passaggi per un’altra antropologia”, Mimesis, Milano, in uscita ad agosto 2020.

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