Negli Stati Uniti dove è nata ed è stata messa in pratica l’idea di trasformare le università in aziende si è anche per tempo sviluppata un’ampia letteratura che denuncia i mali ingenerati dall’imprenditorializzazione dell’accademia e della ricerca scientifica. In Italia solo di recente sta emergendo una coscienza critica verso la “commodification” dell’università e della scienza.

La tendenza a concepire il sapere come merce da chiudere nelle maglie della proprietà intellettuale, lo svilimento della didattica, l’ansia della valutazione, l’ipertrofica burocratizzazione, la tensione competitiva per raggiungere la chimera dell’eccellenza hanno instillato goccia a goccia un veleno che corrompe diffusamente e profondamente lo spirito nobile dell’università da identificarsi nell’insegnamento dello spirito critico, nel progresso della conoscenza e nello sviluppo della società tutta.

I sintomi dell’avvelenamento sono evidenti: il sistema delle pubblicazioni consegnato a un oligopolio di imprese che hanno come unica stella polare il profitto, la moltiplicazione delle frodi scientifiche (dalla falsificazione dei dati al plagio), lo sfruttamento dei precari della ricerca, l’indebolimento della ricerca fondamentale a favore della ricerca applicata.

Può l’apertura dei risultati della ricerca scientifica e della didattica restituire all’università il suo spirito nobile? La risposta può essere positiva solo se il termine “apertura” viene concepito in senso ampio cioè non limitato al suo nucleo primigenio: la messa a disposizione gratuita e con diritti di riuso su Internet dei risultati della ricerca e dei materiali didattici. Apertura in senso ampio significa non solo condivisione e trasparenza, ma un radicale cambio di mentalità dei protagonisti del mondo universitario e una nuova strategia degli enti che finanziano e governano l’università. Il senso etico dell’apertura sta nella vocazione alla cooperazione, nella prevalenza dell’intelligenza collettiva su quella individuale, nel contrasto agli oligopoli del sapere, nel saper cogliere e sviluppare le potenzialità di una nuova forma di dialogo basata sulla Rete. Senza una visione ampia e coraggiosa anche l’apertura è destinata – come dimostrano inequivoci segnali – ad essere risucchiata dai potenti (e inesorabili) ingranaggi del mercato e degli oligopoli del sapere.

Pubblichiamo le slide e il video dell’intervento del Prof. Roberto Caso, Presidente di AISA (Associazione Italiana per la Scienza Aperta), tenuto il 24 ottobre 2016 presso l’Università degli Studi di Milano.

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