UnipertuttiDal 12 al 17 maggio, su iniziativa di diverse associazioni e sigle sindacali del mondo universitario, si terrà l’iniziativa “UniPerTutti”, il cui scopo è sensibilizzare l’opinione pubblica sul fatto che una buona Università pubblica è utile per tutta la società, ed è “di proprietà” di tutta la società. Fermare le politiche che da un lustro stanno smantellando l’università italiana è pertanto nell’interesse della collettività e non solo di chi la frequenta o ci lavora. Durante la settimana UniPerTutti, l’università si aprirà alla società civile attraverso un calendario di inziative e lezioni aperte a tutti. Anche la Redazione di Roars aderisce e sostiene questa iniziativa e segnala ai suoi lettori la possibilità di aggiungere le proprie lezioni a quelle aperte a tutti, consultabili nell’apposito calendario. Una larga adesione costituirebbe un segnale importante, a maggior ragione se si allargasse il numero delle adesioni istituzionali che al momento di scrivere includono lo IULM di Milano, l’Università degli Studi di Napoli Federico II e l’Università degli Studi di Torino, il cui rettore terrà una lezione aperta a tutti intitolata “Back to Keynes?”.

Il calendario di UniPerTutti: CALENDARIO

Apprezzano e supportano: ADESIONI

Link per partecipare: COME PARTECIPARE


La presentazione di UNIPERTUTTI
da: http://www.unipertutti.it/

UniPerTutti2

Università e ricerca hanno una fondamentale funzione culturale, sociale ed economica. Un buon medico non è utile solo al suo portafoglio: è determinante – perfino in termini di vita o di morte – per migliaia di suoi concittadini; un ingegnere competente può rendere migliore e più semplice e sicura la vita di tutti; uno storico capace è fondamentale per la memoria collettiva della società, per mettere in guardia da errori già commessi e per valorizzare tutto il patrimonio materiale e immateriale comune. Coloro che hanno una elevata formazione rendono possibili impieghi migliori, più qualificati e duraturi PER TUTTI, anche attraverso l’indotto che ne deriva. E lo stesso vale per tutti i saperi. Sono proprio i saperi il senso e l’eredità di migliaia di anni di vita sociale. Università e ricerca servono a tutti, e non solo a chi frequenta le lezioni o fa ricerca: in una società complessa come quella attuale, senza ricerca e alta formazione restano possibili – per tutti! – solo gli impieghi peggiori, di minor soddisfazione e retribuzione. Impieghi destinarsi, perdipiù, a ridursi drammaticamente nel tempo, sommersi da una competizione internazionale al ribasso sui salari e sui diritti delle persone. In ogni luogo del mondo, laddove ci sono Università e ricerca attive ed inclusive c’è maggior benessere e miglior lavoro. Per tutti! Senza contare che la formazione incrementa la cittadinanza consapevole, e quest’ultima può contribuire a controllare e indirizzare il sistema amministrativo e politico – e ciascuno sa quanto ne abbiamo bisogno, sia di controllo che di cittadinanza consapevole.

Le politiche che stanno smantellando l’Università pubblica sono disastrose per tutti, e non solo per quelli che nelle università lavorano o studiano. Una buona Università pubblica è utile per tutta la società, ed è “di proprietà” di tutta la società. Tu che leggi queste righe, chiunque tu sia, sei “il proprietario” e il “datore di lavoro” di tutte le Università pubbliche italiane. Tuoi sono gli edifici, spesso nei centri storici delle città, che rischiano ogni giorno di essere svenduti. Ed è grazie a te che è ancora (ma per quanto?) possibile fare ricerca nell’interesse pubblico, comune, e non esclusivo di qualche multinazionale. Per questo ti invitiamo a “visitare” queste tue “proprietà” e a renderti direttamente conto di cosa si fa nelle Università e come e in quali condizioni si insegna, si fa ricerca e si studia. Ti invitiamo a ri-appropriarti di ciò che ti appartiene, prima che ti venga sottratto, che venga smantellato. Avrai come guide docenti, studenti, personale universitario e tutti coloro che hanno a cuore l’Università e la ricerca pubblica: segui questo sito: troverai prossimamente informazioni più precise e dettagliate sulle attività nella tua città.

L’iniziativa mi interessa: come posso contribuire?

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9 Commenti

  1. La situazione è grave: Lo diceva Habermas 40 anni fa!

    Sono assolutamente daccordo su quanto proposto. Credo che tale posizione possa essere arricchita e rafforzata se le misure del governo italiano in tema di università vengano collocate all’interno di uno scenario che tenga conto anche delle considerazioni di Habermas (Legimationsprobleme in Spatkapitalismus, 1973!!!) in tema di inutilità del welfare state come espressione dello Stato democratico fiscale. Nei fatti viviamo proprio in un pease in cui, forse più e prima che altrove, lo Stato democratico da fiscale si è fatto debitore. Dunque la sua attuale declinazione in senso capitalistico richiede come dice Bauman (Capitalismo parassitario, Laterza 2009) “che lo Stato lo sia nella misura in cui garantisce la disponibilità continua di credito e la capacità dei consumatori di ottenerlo”. Pertanto non è più necessario avere una forza lavoro (e un esercito) in buona salute (servizi sanitari) e ben formata (scuola e università). Ad esempio, i cittadini sono, dice Bauman, “utili” in senso capitalistico solo se gli si dà denaro per sostenere i consumi. Dunque il ruolo dello Stato non è più offrire servizi costosi (come scuola e l’università), ma sostenere il sistema del credito per garantire i consumi e dunque il capitale. Il lavoro non è più un fine, ma un mezzo, e i lavoratori una sorta di “servi della gleba” paradossalmente precari e intercambiabili e dunque debitori con un elevato rischio di insolvenza. Ovvio che tali lavoratori non debbano essere dotati di competenze specifiche, capacità originali e innovative. Ovvio dunque che l’università sia percepita come appendice inefficiente e da tagliare. Inoltre, uno Stato del genere deve anche reprimere (si pensi ai alla tentazione di svolte autoritaristiche n Europa e in Italia) le “tensioni sociali potenzialmente esplosive” che derivano dalle polarizzazioni delle condizioni di vita, con la presunzione che i cittadini “se ne faranno una ragione” tanto per usare parole oggi in Italia molto di moda in ambito governativo.
    Bene. secondo me noi universitari abbiamo l’obbligo morale di “non farcene una ragione” ma di trasmettere ai cittadini e agli studenti che le politiche e le strutture economiche, giuridiche, sociali, scientifiche non sono “divine” (lo chiedono i Mercati, lo chiede l’Europa…), ma che sono il risultato di interazioni fra idee, persone, prospettive e che dunque da sempre si sono modificate e potranno essere sempre modificate. Il nostro ruolo è svegliare le coscienze e aumentare la consapevolezza cognitiva, ed è un ruolo oggi fastidioso.
    (PS: Scusate la sintesi e la ipersemplificazione)

  2. Ecco la mia lezione aperta:
    ___________________________
    Quell’oscuro oggetto del desiderio: le classifiche internazionali degli atenei
    ___________________________
    Giovedì 15 maggio
    Università degli Studi di Pavia
    presso l’Aula Grande del Dipartimento di studi politici e sociali
    Strada Nuova 65, Pavia
    13:00-14:00
    (accesso dal cortile delle torri, scalinata a destra, seconda porta a destra)

    • Dato che ho un corso anche a Mantova, terrò anche una seconda lezione aperta:
      ____________________
      Quanto sono incerti i sondaggi elettorali?
      Mercoledì 13 Maggio
      sede di Mantova dell’Università di Pavia
      Via Scarsellini 2, Mantova
      Aula 8, ore 15:15-16:00

  3. Un appello ai romani: le università di Roma raccolgono oltre il 10% di tutti gli studenti/docenti universitari, eppure fino ad adesso ci sono pochissime adesioni. Personalmente, vorrei assistere ad una lezione in un campo molto lontano dal mio, tipo filosofia, storia dell’arte o diritto, perché ogni volta che mi confronto con persone con un background diverso imparo qualcosa e apprezzo di più l’università.

    Segnalo anche la mia lezione:

    “Chiralità e Organocatalisi dall’Università all’Industria”
    ———-
    Marco Bella Lunedì 12 Maggio, ore 14.00
    Sapienza Università di Roma, (Città Universitaria), P.le Aldo Moro 5, 00185 Roma
    Dipartimento di chimica, Edificio Cannizzaro (ex vecchio edifico di Chimica, il secondo sulla destra entrando da piazzale Aldo Moro), I piano, Aula C.

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